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Il naso dei filosofi

dalla tesina interdisciplinare "Il profumo" di Elena Squellerio, classe 5°A - a.s. 2007-2008

Contrariamente a scrittori e poeti, i filosofi sono stati per lo più molto riservati riguardo agli effluvi. Questo atteggiamento deriva sia dalla straordinaria varietà di profumi esistenti, sia dalla difficoltà nella loro caratterizzazione. Gli odori infatti resistono ad un’analisi oggettiva, e la loro soggettività riguarda anche la terminologia impiegata per definirli.

Ambivalenza dell’odorato

Uno dei primi ad interessarsi a questo effimero ma affascinante mondo fu Platone. Il filosofo prova una certa stima per i piaceri del naso che insieme a quelli di vista udito e scienza colloca tra le sensazioni pure e le gioie nobili. Gli odori infatti non dipendono da alcun bisogno o desiderio e per la loro verità e purezza sono legati ad intelligenza e saggezza. Il filosofo tuttavia attua una discriminazione tra i sensi capaci di dispensare soddisfazioni che elevano l’anima e quelli, che suscitando piaceri carnali allontanano dalla conoscenza e dalla contemplazione. Nonostante gli apprezzamenti, Platone sottolinea anche l’ambiguità dei profumi; essi infatti possono avere valore in sé oppure essere relativi. Nel primo caso ci troviamo di fronte a fonti piacere estetiche la cui gradevolezza o sgradevolezza non deriva dall’appetito; nel secondo caso invece si tratta di profumi soggettivi e legati alle diverse necessità di ognuno di noi.

A differenza di Platone, nella filosofia di Aristotele l’olfatto è definito come il più mediocre di tutti i sensi e il nostro apparato olfattivo risulta irrimediabilmente imperfetto; esso infatti è influenzato dalla fuggevolezza degli odori e dalla forza affettiva degli stessi. L’handicap del nostro strumento percettivo viene inoltre sottolineato dalla difficoltà di riconoscere gli odori. Essi infatti, poiché sprigionati da corpi instabili ed in trasformazione, appaiono in una condizione intermedia, ovvero come un “genere dimezzato”. Situato a metà strada tra i sensi della distanza (vista e udito) e del contatto (gusto e tatto), l’olfatto, risulta essere ambivalente, poiché appartenente ad un doppio registro sensoriale. Da tale ambiguità deriva l’imprecisione e l’evanescenza dell’odore.
Un ulteriore aspetto negativo dei profumi, è l’assenza in essi di una propria identità. Questo deriva dal fatto che la percezione è necessariamente accompagnata ad una sensazione di piacere o dolore; l’organo sensoriale quindi, non è in grado di abbandonare la sua zavorra corporea.

Un senso antisociale ed escluso dall’estetica

Nonostante i pensatori del secolo dei lumi nutrano un nuovo interesse verso l’olfatto, riabilitando la sua importanza in campo organico, il filosofo Kant rimane fuori da tale corrente manifestando diffidenza nei confronti del più sensuale di tutti i sensi. Nella sua gerarchia sensoriale l’olfatto occupa una posizione ambigua: è allo stesso tempo il più necessario e il più ingrato. Affine al gusto viene anch’esso considerato senso del contatto e del godimento che agisce in modo soggettivo senza dare precise informazioni qualitative degli oggetti esterni. Partecipando debolmente alla conoscenza tramite l’esperienza, l’odorato si oppone alla libertà e alla socievolezza, il che lo rende ancora più indegno. La percezione olfattiva inoltre avviene nella maggior parte dei casi in maniera involontaria e quindi non potendo essere evitata o eliminata si impone senza possibilità di scelta. Inoltre, essendo più numerosi gli oggetti della nausea, il senso manca di urbanità e la sua unica utilità consiste nel fatto che ci indica ciò che è meglio evitare.

L’olfatto, inteso come senso del desiderio legato al consumo, viene escluso dall’estetica di Hegel in modo ancora più esplicito che in Kant. All’origine di tale rifiuto vi è la posizione del naso nel volto. Esso è un organo di collegamento collocato in posizione strategica tra due parti antinomiche: una teoretica e spirituale (fronte, occhi, orecchie)in cui risiede appunto lo spirito, e una pratica (bocca) destinata alla nutrizione. Hegel ritiene che il naso appartenga ad entrambi i sistemi e che sia suddito sia dell’entità speculativa sia di quella materiale. L’olfatto risulta quindi diviso tra interessi contraddittori e diversamente da vista e udito, che si rivolgono alla forma degli oggetti lasciandoli intatti, contribuisce a distruggerli: le cose si offrono all’odorato solo in quanto subiscono un processo che le porta a dissolversi nell’aria. L’odorato infine, a causa della sua incapacità nel dare giudizi estetici disinteressati, risulta incompatibile con gli interessi dell’arte e dell’intelligenza. La dignità di tale senso per il filosofo è pensabile solo in seguito alla rinuncia della sua attività primaria e naturale e alla rimozione dei suoi legami con il corpo.

I filosofi che hanno naso

Magritte : La lampada del filosofo. Mette in relazione filosofia, pensiero e conoscenza. Una candela serpentina ( la conoscenza) e una testa che fuma se stessa ( il pensiero filosofico concentrato su se stesso) sono la rappresentazione ironica del sapere.

La svalutazione dell’olfatto di Kant ed Hegel fa  parte, secondo la filosofia di Feuerbach di un idealismo di cui la filosofia hegeliana costituisce l’apogeo. La sua critica riguarda innanzitutto l’alienazione e la divisione dell’uomo attuata dai filosofi precedenti . Feuerbach condanna vigorosamente questo pensiero impoverito e mutilato che si priva dei sensi, affermando che essi sono necessari ai fini della conoscenza. Rompendo con il sistema idealista del suo maestro si accorge che a questa filosofia manca “un naso”. Con questa affermazione il filosofo sottrae l’olfatto dalla sua degradante animalità e gli restituisce l’autonomia che gli veniva negata; invece di essere un senso che intrattiene con gli oggetti unicamente dei rapporti distruttivi, l’odorato è capace di atti spirituali e scientifici che possono servire tanto la conoscenza quanto l’arte. L’olfatto, grazie a Feuerbach, abbandona finalmente l’etichetta di bisogno bestiale assumendo un significato e una dignità autonomi e teoretici. Tuttavia vengono posti dei limiti: l’olfatto può essere definito “umano” solo se non è subordinato ad oggetti precisi. Questo limite nonostante riduca la sua potenza e forza permette di guadagnare in libertà ed universalità. Si può dunque concludere che la rappresentazione dell’olfatto proposta da Feuerbach rientra nella concezione di un uomo totale che rivendica i propri legami con il corpo e pensa in armonia con esso; l’universalità e la libertà che caratterizzano l’essere umano quindi non dipendono unicamente dalla ragione, ma dall’ ”essere totale”, in grado di ridare valore ai sensi più bassi mettendoli sullo stesso piano di quelli più elevati.

Ancora più radicale è la rivalutazione compiuta da Nietzsche riguardo l’olfatto, del quale si serve come strumento per criticare l’idealismo e il cristianesimo. Il filosofo infatti fiuta fin da subito la corruzione che impuzzolentisce le loro morali più edificanti e la decomposizione di quei pensieri ormai in declino. Gli effluvi nauseabondi dell’”officine in cui si fabbricano gli ideali” lo costringono spesso a chiudere il naso. Nietzsche rivendica, per l’odorato in particolare e per l’uomo in generale, l’animalità di cui si vuole privarlo. Da animale più forte, perché più astuto, l’uomo si è trasformato in anima perfetta racchiusa però in un cadavere di corpo. Questo a causa della privazione delle sue forze istintuali che hanno portato l’umanità a soffrire di se stessa e della propria esistenza. Il cristianesimo ha contribuito in maniera significativa alla manifestazione della patologia dell’istinto: ha insegnato all’uomo a frenare i suoi impulsi e a fraintendere il suo corpo. Dopo la critica al cristianesimo Nietzsche muove guerra anche ai filosofi che disprezzano il corpo, tra i quali Shopenhauer è il bersaglio principale. Quest’ ultimo nega all’olfatto qualunque facoltà intellettuale e lo colloca, insieme al gusto, tra i sensi inferiori in quanto soggettivi. L’odorato inoltre, viene inteso dallo stesso come servo del desiderio e fonte di sofferenza di cui bisogna liberarsi tramite la negazione della volontà di vivere e la conversione all’ascetismo e alla castità. Di questa filosofia cupa che emette “odore di cerimoniere funebre”, che si ritorce conto la vita, Nietzsche decide di essere l’esatto contrario proponendo una vera e propria apologia dell’olfatto. Il filosofo infatti al di là della sua funzione primaria affida all’olfatto una funzione di “sesto senso”: il senso della conoscenza intuitiva. Il naso infine diviene un arma filosofica, nonché un temibile alleato della verità in grado di sondare anime e cuori.

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