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RITARDO MENTALE MEDIO

La definizione di ritardo mentale è stata elaborata nel 1983 dall’American Association on mental retardation (Aamr) e fatta propria del Dsm-III-R (Diagnostic and Statistical manual of mental disorders dell’ American Psychiatric Association).

Tale definizione fa riferimento a degli aspetti principali: un livello di funzionamento intellettivo generale sotto la media (misurato con test d’intelligenza standardizzati), una concomitante incapacità di adattamento nell’ età evolutiva.

Attualmente la classificazione che si prende come riferimento è quella del manuale diagnostico della suddetta Dsm:

·        Viene ritenuta affetta da ritardo mentale una persona con quoziente intellettivo (QI) inferiore a 70;

·        Esistono due o più aree di adattamento che risultano deficitarie in merito a questa patologia (il sapersi prender cura di sé, rapportarsi agli altri, avere capacità organizzative, abilità domestiche, svolgere un lavoro, sapersi muovere in società etc);

·        Queste condizioni si manifestano prima del 18° anno di vita.

I fattori eziologici alla base del ritardo mentale possono essere molteplici: aberrazioni cromosomiche, turbe del metabolismo e cause pre-natali e post-natali.

Ci sono differenti opinioni riguardo la natura del ritardo mentale. I ritardati mentali non raggiungono i massimi livelli di sviluppo cognitivo, pur rispettando le tappe dei normodotati, e percorrendole con un ritardo più o meno accentuato, altri ancora ritengono che tale affermazione non sia sufficiente a spiegare la natura del ritardo che, per altro, è il risultato di situazioni estremamente varie e diversificate oltre a presentare un’ altrettanta elevata variabilità all’interno della stessa sindrome.

Ritornando invece alle cause del deficit mentale da un punto di vista prettamente biologico si possono annoverare nella seguente tabella:

 

      Rischi prenatali

      Rischi perinatali
    Rischi postnatali

Malattie infettive durante la gravidanza(es.rosolia)

Nascite premature.

Infezioni come la meningite.

Intossicazioni farmacologiche o incompatibilità del sangue materno e fetale.

Sofferenza alla nascita: asfissia o ipossiemia.

Veleni o tossine ambientali.

Malnutrizione in gravidanza.

Infezioni di herpes genitale materno.

Malnutrizione.

Problemi cronici di salute materna (es.diabete).

Trauma cranico durante il parto.

Trauma cerebrale.

 

Comprendere meglio i meccanismi che governano l’handicap cognitivo richiede l’esame di alcune capacità:

·        Percezione ed attenzione: sono alla base dell’immagazzinamento delle informazioni e quindi dell’apprendimento. Anche in situazioni di normalità, questa capacità, segue modelli particolari e differenziati ed è soggetta a processi destrutturati a causa di numerose variabili. Nei soggetti con handicap il sistema di percezione e di catalogazione spazio-temporale, finalizzato all’apprendimento, è più o meno compromesso, comportando inevitabilmente un anomalo e carente potere di analisi, comparazione, integrazione e categorizzazione. Tale carenze compaiono velocemente e permangono anche durante il periodo dell’adolescenza. A ciò è da sommare l’incapacità di mantenere a lungo l’attenzione su di un compito, o di mantenerla, ma focalizzandola su dei particolari banali ed irrilevanti alla risoluzione di un problema.

·        Motricità: i soggetti con ritardo mentale hanno più o meno dei disagi dal punto di vista motorio. Tali disagi sono in parte imputabili al deficit cognitivo ed in parte legati alla carente capacità di controllo neuromotorio. I problemi motori incidono negativamente sull’evoluzione e sulla manifestazione dell’intelligenza. Si evidenziano difficoltà nella manifestazione di schemi prassici e lo stesso dicasi per lo sviluppo posturo-cinetico del soggetto.

·        Memoria: anche nel recupero di informazioni e nel relativo immagazzinamento il soggetto affetto da deficit cognitivo presenta difficoltà, con una carenza nei processi di richiamo e assimilazione dei dati.

Da un punto di vista educativo i soggetti affetti da deficit mentale possono essere distinti in tre categorie:

Educabili: gli handicappati psichici che non possono trarre un completo beneficio dall’istruzione scolastica predisposta per i normodotati, a causa delle loro condizioni cognitive al di sotto della media.

Addestrabili: coloro che generalmente non sono in grado di ottenere un apprendimento scolastico rilevante, ma possono trarre comunque profitto dall’attuazione di un progetto educativo personalizzato, mirante, nel loro caso, non tanto ad ottenere l’apprendimento di nozioni, quanto a renderli autonomi ed il più possibile indipendenti nella loro vita adulta, compatibilmente con le loro capacità mentali.

Gravi: sono i soggetti il cui livello intellettivo è limitato a tal punto da renderli bisognosi di una forma di assistenza continua, o comunque di supervisione. Per questi soggetti che costituiscono una percentuale abbastanza ridotta, i programmi educativi devono essere ridimensionati in modo ancora maggiore, stimolando, mirando a stimolare lo sviluppo il più possibile, compatibilmente con una valutazione realistica delle effettive possibilità di miglioramento, che in questi casi sono sempre molto scarse e possono essere limitate ad aree che non comprendono l’autonomia personale.

Il ritardo mentale medio è all’incirca ciò a cui si faceva riferimento quando si parlava della categoria educazionale degli addestrabili. Tali soggetti che costituiscono una percentuale pari al 10% della popolazione acquisiscono capacità comunicative durante il periodo della fanciullezza, sono in grado di eseguire compiti di facilità e avere anche una certa autonomia personale, ma difficilmente da un punto di vista scolastico riescono ad andare oltre il livello della seconda elementare. Così come le relazioni sociali sono caratterizzate o da comportamenti infantili o da una certa riservatezza. Per cui necessitano comunque di una supervisione, anche se non in maniera costante.

 di Angelo Stumpo

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