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Il mondo alla fine del mondo

di Luis Sepùlveda

Compito di Italiano di Alissa Peron

1. Evidenzia le differenze tra fabula e intreccio.

1. Nel racconto fabula e intreccio coincidono solo in rari casi. Infatti si fonda soprattutto su racconti di persone che parlano del loro vissuto, che commentano fatti avvenuti in quegli stessi luoghi prima del viaggio, o su ricordi. Perciò è frequentissimo l’uso della tecnica del flash back.

L’autore inizia con un ricordo di gioventù di un suo viaggio per mare e del suo primo incontro con dei balenieri. Si trova all’aeroporto e sta per intraprendere un viaggio in Cile, il suo paese natale, poiché vi è stato chiamato da una corrispondente di Greenpeace. Mentre attende l’aereo rievoca immagini di anni prima legate a quei luoghi. Le sue impressioni sulla caccia alle balene sono piuttosto negative ed è subito chiaro che il giovane ama il mare e la vita del marinaio, ma si adopererà per la difesa dell’ecosistema marino e non ne sarà causa di rovina. I suoi compagni di viaggio comprendono le sue impressioni e dimostrano di capire che l’ambiente marino è in pericolo e che è necessario tutelare i suoi abitanti.

Mentre si trova sull’aereo il protagonista ripensa alle motivazioni che lo hanno spinto ad intraprendere il viaggio che sta compiendo e a quando ha conosciuto i suoi soci. Tempo prima, parlando con tre giornalisti indipendenti, aveva scoperto che tutti e quattro condividevano molti punti di vista e aveva deciso di creare un’agenzia giornalistica alternativa alla stampa seria, che si occupasse soprattutto di problemi ecologici e che smentisse quanto dicevano i paesi ricchi sullo sfruttamento dei paesi poveri. Da questo ricordo emerge il desiderio del protagonista di esprimere e di far sapere il proprio disappunto per la situazione ambientale di quegli anni e la voglia di contrastare quel fenomeno di sfruttamento dell’ambiente che si sta sempre più diffondendo. Anche per questo naturale desiderio accetta di partire per il Cile; tuttavia ci sono anche altre cause legate ad avvenimenti più specifici. Nel rievocarli l’autore utilizza un lungo susseguirsi di flashback, l’uno all’interno dell’altro: il fax ricevuto quattro giorni prima che lo informava della perdita di diciotto membri dell’equipaggio da parte della nave giapponese Nishin Maru; il racconto di Arianne, portavoce di Greenpeace, riguardo ai permessi concessi dai cileni ai giapponesi per cacciare balene azzurre a scopo scientifico, al Nishin Maru e ad episodi accaduti precedentemente tra la nave e Greenpeace; l’atto terroristico di cui fu vittima una barca di Greenpeace; le parole dette da Nilssen, uomo di mare che si trovava in Cile e conosceva la situazione, che chiedeva un aiuto da parte degli ecologisti. Questi flash back hanno funzioni diverse: Arianne, che ha sentito direttamente dal Cile quanto stava accadendo, cerca di evidenziare la gravità dei fatti che stanno avvenendo in sud America. In particolare quando cita il momento in cui il Nishin Maru e Greenpeace si sono incontrati per la prima volta, vuole dimostrare al contempo quanto sia pericolosa e spietata la nave giapponese e quanto siano determinati i membri dell’associazione ambientalista nel combattere le loro battaglie pacifiche. Infatti il Nishin Maru aveva ottenuto un permesso fraudolento per la caccia di balene nane in chiaro pericolo di estinzione, ma Greenpeace aveva impedito alla nave di disancorare e mentre quattro gommoni le rendevano impossibile l’uscita dal porto, gli ambientalisti venivano ricevuti dai governanti delle capitali europee e facevano annullare il permesso. Il capitano giapponese non accetta la sconfitta e si comporta in modo spietato con il marinaio ecologista che coraggiosamente gli fa notare che ha perso la battaglia e gli impone di non tornare a navigare in quelle acque. Gli ecologisti sono la prova del fatto che tante formiche insieme spostano un elefante: la loro flotta è nei mari di tutto il mondo combattendo contro la barbarie, essi sono decisi e credono nelle proprie idee; tutto ciò li porta a vincere un gran numero di battaglie pacifiche. La perdita di una barca, vittima di un odioso atto terroristico compiuto dai francesi, è molto sentita da tutti i membri di Greenpeace, che la ricordano come una compagna fedele nel contrastare la barbarie.

Il protagonista continua a far scorrere nella mente altre immagini e ripensa alla scoperta che ha fatto riguardo alla demolizione della nave giapponese: era risaputo e confermato da documenti che il Nishin Maru era stato demolito in quanto non più nelle condizioni adatte per navigare; in realtà invece la nave saccheggiava da un anno i mari del Sud come nave fantasma. I giapponesi avevano chiamato un'altra nave con lo stesso nome e questa navigava, secondo le informazioni pervenute alle autorità, nei pressi del Madagascar. Le autorità però pensavano che esistesse un solo Nishin Maru, mentre la nave fantasma navigava liberamente nei mari australi. Questo fatto impressiona molto l’autore e e lo rende ancora più inquieto di prima: il capitano del Nishin Maru aveva dichiarato tempo prima agli esponenti di Greenpeace che il suo sogno era rendere possibile la caccia alle balene su larga scala; scoperto l’inganno della demolizione il protagonista del romanzo comprende che il capitano è disposto a fare tutto il possibile per realizzare il suo terribile progetto.

Poco dopo il giornalista incontra nuovamente Arianne e sente dalla voce di Nilssen, che Arianne aveva registrato mentre parlava al telefono, l’indescrivibilità di ciò che sta succedendo in Cile al Nishin Maru. L’uomo afferma che è necessario che qualcuno si rechi in Cile e veda la nave con i propri occhi poiché le parole non sono sufficienti. Dopo tre ore Nilssen richiama, parla con il protagonista ed egli acconsente a partire prima possibile per rendersi conto personalmente dei fatti del Cile. In realtà la notizia che lo spinge ad accettare con convinzione la proposta di Nilssen è l’aggressione della loro corrispondente, avvenuta poco prima. La ragazza è ricoverata in ospedale ed è in pericolo; è stata aggredita per aver scattato fotografie al Nishin Maru. I soci dell’agenzia giornalistica non possono abbandonarla nel suo sacrificio per informarli dell’accaduto. Così il protagonista parte, incoraggiato da tutti ma senza sapere cosa lo aspetta nel mondo alla fine del mondo.

Una volta arrivato in Cile riporta alla luce ricordi legati a Santiago, agli anni che ha trascorso in quelle terre, in particolare alla sua infanzia. Ritorna con la mente agli anni che ha trascorso in carcere e all’esilio, sorte allora comune a molti. Ritornare a Santiago gli procura emozione anche se teme di non trovare la stessa città che ha nella memoria.

La sera il protagonista conosce di persona Nilssen, che gli parla della sua vita e dei suoi genitori. Anch’egli utilizza la tecnica del flash back per raccontare di se stesso e della sorte dei suoi genitori. Sua madre era una donna india che era stata vittima del genocidio perpetrato dai bianchi in modo orribile nei primi decenni del Novecento. Il padre di Nilssen pianse a lungo quella donna uccisa da coloro che sono ricordati come “paladini del progresso”, venuti in quelle zone per civilizzare ma macchiatisi di uno dei maggiori eccidi della storia. Questo ricordo fa soffermare l’attenzione sull’altra faccia della diffusione del progresso: chi aveva l’obiettivo di portare civiltà, in realtà ha distrutto la vita e le tradizioni delle popolazioni preesistenti. Era iniziata una vera e propria caccia all’indio, per terra e per mare, che avrebbe significato lo sterminio di tutti gli Indios. Nilssen in gioventù conobbe una vecchia che scoprì dopo essere l’ultima degli Hona.

Egli era un uomo nato e sempre vissuto in mare, abituato alla solitudine e diffidente. Nel suo racconto ricorda i suoi viaggi nei Caraibi, nell’Oceano indiano e nel Pacifico meridionale, e il suo ritorno a navigare nei canali del Sud del mondo all’età di sessant’anni. Parla poi del suo compagno di viaggio dal suo ritorno in America meridionale, Puedro Chico, della loro intesa e del loro modo di vedere il mare, del loro continuo navigare insieme nei canali del Sud. Durante i loro viaggi vennero a conoscenza dei danni ecologici e dei disboscamenti che si stavano compiendo più a Nord in quello stesso periodo e presto ci furono ripercussioni anche nei mari del Sud: navi con bandiere di paesi ricchi aspiravano con tubi enormi il mare e ne distruggevano la vita. Cercavano infatti sostanze animali per potenziare l’industria dei paesi sviluppati. Questo fu un episodio che turbò e irritò i due marinai e spinse Puedro Chico a raccontare a Nilssen dove si nascondono le balene “pilota”, che sono ciò che i paesi ricchi cercano. Per questo motivo, quando Nilssen vede il Nishin Maru nelle acque del Cile, capisce la ragione per cui la nave vi si trova.

Il giorno successivo Nilssen e il protagonista partono diretti prima a Nord per vedere il Nishin Maru, poi a Sud per raggiungere il Finisterre, barca di Nilssen. Durante la navigazione l’ordine cronologico dei fatti è compromesso solo dal racconto di Nilssen di alcuni aneddoti risalenti a qualche anno prima e di una leggenda. I due incontrano poi Puedro Chico e procedono insieme a lui con il Finisterre sempre verso Sud e poi attraverso dei fiordi, fino all’insenatura dove si nascondono le balene “pilota”. Qui Nilssen racconta quanto era successo alcuni giorni prima, mentre il Finisterre si trovava in quello stesso luogo. I giapponesi del Nishin Maru avevano ucciso molte balene provocando una vera carneficina. Puedro aveva calato in acqua una scialuppa e si era spinto verso la nave. I marinai attaccarono la scialuppa, ma molti cetacei emersero dall’acqua e colpirono il Nishin Maru, sospingendo la scialuppa di Puedro verso il Finisterre. Questa storia coinvolge il protagonista, che se ne sente parte, si sente certo per la prima volta di essere di quelle terre. Vedere poco dopo il luogo dell’accaduto e i resti della carneficina gli lascia dentro un segno ancora più profondo e lo spinge a conservare in sé quello che ha visto e sentito.

Nella parte finale, durante il viaggio in aereo verso Amburgo, alcuni giorni dopo il viaggio, ricorda le ultime parole di Nilssen e tutto ciò che quel viaggio ha rappresentato per lui. Quindi le parole del capitano e gli ultimi avvenimenti prima della partenza per Amburgo vengono espressi con un flash back.

2. Spiega il ruolo che hanno all’interno del racconto leggende o racconti popolari.

2. Leggende e racconti popolari vengono citati in particolar modo in due punti del libro: in un ricordo del protagonista che quando aveva quattordici anni lesse la storia di uno scrittore cileno, Francisco Koloane, e la leggenda della nave fantasma Kakafuego che Nilssen gli racconta durante la navigazione. Nel primo caso lo scrittore, che prima di dedicarsi a scrivere aveva molto navigato, racconta di aver visto nelle acque della baia Desolata un relitto galleggiante con aggrappato il cadavere di un indio ucciso accidentalmente dal freddo mentre cacciava foche. Quell’immagine, commenta lo scrittore, è il simbolo di tutti gli Indios sterminati dai profanatori di quelle terre: sembrava far segno di allontanarsene, di non turbarne la pace. L’autore vuole trasmettere la propria impressione sul tema dell’eccidio degli Indios attraverso un’immagine, fornendo una testimonianza molto diretta in quanto vive e naviga in quelle terre e quindi vicino alla realtà che sta raccontando.  Utilizzando un’immagine può rendere più chiaro il suo messaggio di denuncia nei confronti dell’opera dei bianchi in quelle terre.

Nel secondo caso Nilssen racconta una leggenda riguardo a dei pirati e ad una nave fantasma, il Kakafuego. La leggenda racconta le vicende di questa nave carica d’oro e d’argento e dei suoi pirati disposti a tutto per quelle ricchezze, anche a disobbedire agli ordini del capitano e a resistere per giorni ad un assedio da parte di navi spagnole che li cercavano da tempo. Alla fine riescono a fuggire dagli assedianti, forse a causa della nebbia, e da quel momento la nave non fu più vista. Tuttavia molti Indios raccontano in varie leggende di aver scorto una nave che trasporta un carico pesante o uomini che ne svuotano le stive nelle isole, per poi ritrovarle piene al ritorno. L’autore pone l’accento, dopo aver raccontato la leggenda, sul gran numero di navi fantasma di cui si parla nei racconti popolari riguardo al mare. Ciò dimostra la complessità dello stesso, la vita incerta che si trascorre sulle sue onde, i pericoli che si corrono. Infatti il Kakafuego è insidiato nel suo percorso anche da tempeste e venti. La leggenda riassume alcune caratteristiche dei popoli che l’hanno composta, i loro timori, le loro convinzioni e i valori in cui credono: emerge che percepiscono il mare imprevedibile, che l’eccesso d’oro rende disposti a tutto, anche all’ammutinamento, e che la codardia viene punita molto duramente e quindi il coraggio è un valore molto importante.

Le leggende e i racconti popolari nel libro sono la parola delle persone che vivono nel Sud del mondo ed esprimono il loro pensiero sulla realtà di quei tempi in modo chiaro e diretto. Molte leggende citate sono opera della fantasia degli Indios che, per quanto pochi, conservano le proprie tradizioni e convinzioni e le tramandano con i racconti popolari.

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