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Internet ha un corpo?

da Libertà di educazione

 n. 20 - ottobre 2009

di Luigi gaudio, webmaster di atuttascuola e gaudio.org

La risposta più spontanea e immediata ad una domanda del genere è “no!”.

All’inizio io stesso mi cono chiesto come si può giustificare un articolo su internet in un numero di “Libertà di educazione” dedicato alla corporeità? E io, conoscitore e frequentatore della rete, sono il primo a dire che di fronte all’invadenza dei mezzi di comunicazione e di informazione di massa, c’è proprio bisogno di recuperare una materialità, un valore del nostro corpo,uno spazio e un tempo dedicati ad esso, come descrivono gli altri articoli di questo numero. Tuttavia, lasciamoci ugualmente provocare dalla domanda del titolo e chiediamoci: “c’è una modalità didattica che coinvolge il corpo nell’uso di internet? Io l’ho trovata, in questi anni, nella multimedialità, e particolarmente nella creazione e distribuzione di file audio. A dir la verità, il video coinvolge il corpo ancora di più, ma tant’è, non si può fare tutto, e già coinvolgere l’udito è un bel passo rispetto alla staticità del freddo schermo con cui si interagisce spesso passivamente. Pensiamo per esempio alla lezione scolastica. La lezione scolastica è davvero una cosa in cui il docente è coinvolto non solo intellettualmente, ma anche corporalmente. Pensate a come è importante che lui diventi padrone dello spazio dell’aula, che non ci siano dei punti nascosti in cui gli alunni si fanno i fatti loro (scusate se assumo la prospettiva dell’insegnante,ma questo sono e non posso farci niente). Parliamo quindi in questo caso di prossemica, ma anche la gestualità è coinvolta nelle lezione di un docente. Tutto il suo corpo comunica, non solo la voce, ma fermiamoci per un attimo alla voce, perchè è da lì che sono partito. Sapete che dal 2006 mi è successa una cosa davvero strana: ho iniziato a registrare le mie lezioni e mi sono”sentito” insegnare. La cosa è stata davvero buffa, vi assicuro, all’inizio. Poi è diventata una passione e un lavoro. Fare questo mi ha permesso di riconoscere che le nostre parole vengono emesse non tutte alla stessa intensità. La registrazione di una lezione, tramite un programma di editing audio ci fa capire proprio questo. Potete usare il programma gratuito Audacity, oppure Windows Movie Maker, o, se siete fortunati, il fantastico programma Garage Band della Apple, se avete un computer Macintosh. Comunque, in tutti questi casi vi renderete conto che alcune parole, generalmente quelle terminali di una frase, sono pronunciate ad un livello decisamente basso, e quindi difficile da percepire. Soprattutto, però, vi renderete conto che le nostre parole disegnano delle onde molto irregolari, con punti molto deboli, per non parlare di quelli che si mangiano le parole, ma anche con picchi esagerati. Chi si intende di musica e di registrazioni professionali, sa infatti che la voce umana è uno “strumento musicale” particolarmente bizzarro, da addomesticare con apparecchi appositi, che si chiamano “compressori”, un termine italiano che, per una volta, è più usato del corrispondente inglese “limiter”. Concretamente, nel programma che io utilizzo che si chiama “Goldwave”, e che non è gratuito come Audacity, quasi sempre utilizzo il comando “reduce peaks” (il programma è in inglese), che mi permette appunto di attenuare i picchi . La cosa, però, che faccio più frequentemente è quella di eliminare (tagliare) parti errate o inutili delle mie registrazioni,come la bidella, pardon, collaboratrice scolastica, che entra in classe con la circolare, il collega che chiede una informazione, o, più spesso, le mie sfuriate contro gli alunni distratti. A dir la verità, mi sono anche accorto di sbagli ed errori grossolani solo ascoltandomi in questo modo, ed sono quindi tornato in classe il giorno dopo dicendo: “ragazzi, quella cosa che ho detto ieri era sbagliata”. Qualche anno fa ho fatto utilizzare questo programma anche ai miei alunni, che hanno registrato degli approfondimenti di storia, e poi li hanno sistemati con il programma “Goldwave”. Questi alunni, che erano del Liceo Scientifico Tecnologico di Magenta, hanno trovato questo lavoro estremamente interessante. Essi si sono coinvolti nel lavoro di editing del file audio, al punto da ricercare anche nei tempi morti, o nelle ore di supplenza, il modo di lavorare su questi file. Da qui ho avuto l’ulteriore conferma che la nostra scuola è troppo incentrata sugli aspetti intellettuali o mnemonici,e non valorizza a sufficienza l’operatività. L’esempio che vi ho portato è solo uno. Ripeto, bisognerebbe sperimentare di più nel campo del video, sfruttando le possibilità di interdisciplinarietà offerte dal mezzo. Comunque, ritornando all’inizio del nostro discorso, io non so se internet ha un corpo. Noi però certamente sì. L’importante è che noi siamo a scuola,come dappertutto, con tutto noi stessi, non solo con una parte.

Luigi gaudio, webmaster di atuttascuola e gaudio.org, ha scritto per Libertà di educazione anche l'articolo La storia di una condivisione (i miei siti web)

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