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DROGARSI NON E’ NORMALE PER NIENTE
In questi giorni personaggi autorevoli si affannano e si infuriano per
mettere in discussione la nuova normativa in materia di sostanze stupefacenti,
che eleva la possibilità di detenere cannabis da 0,5 a 1 grammo, spostando il
margine di contrasto dell’azione penale sullo spaccio e di quella amministrativa
sull’uso personale.
Personaggi politici e non, rivendicano il concetto che ogni droga fa male, e
nessuna droga è accettabile, bendando gli occhi del vicino sul problema del
tabagismo, nonché su quello altrettanto allarmante dell’alcolismo, lo si fa con
voce chiara, persino dagli scranni parlamentari protetti e adibiti a consumo
quotidiano di ben altre e più deleterie sostanze.
Si va tutti in avanti, disperatamente, per tentare di arginare la deriva, quella
amoralità di certe scelte definite irresponsabili, che coinvolgono il cuore
impavido del mondo adulto, abbandonando ai vicoli ciechi i giovanissimi,
sprovvisti di strumenti di difesa, ma ben imbottiti di tecnologie di offesa,
prima di tutto verso se stessi, poi di quegli adulti improvvisamente battuti in
ritirata.
In questo bailamme di buone intenzioni c’è chi ascolta e nulla intende, c’è chi
osserva ma nulla vede, se non il rumore incessante di una socialità malata, di
una politica perennemente tumulata dalle parole spese male.
Non di rado le Istituzioni sono offese e mutilate, eppure per mantenere alta
l’attenzione sul problema droga non c’è bisogno di trucchi sofisticati o di
eccessi forcaioli, anzi in questa sovrapposizione di titoli altisonanti per
creare giustizie ingiuste ed etiche crasse, c’è il rischio di schierarsi per
partito preso, per spirito di contraddizione, non certamente per amore di
conoscenza.
Persino chi scrive poco capisce dell’arrembaggio dialettico mediatico, poco
riesce a dedurre dalle montagne di parole scagliate per opporre una resistenza a
quel provvedimento che ne innalza la soglia di detenzione.
Forse è meglio rifugiarsi sul duro della realtà, quella almeno evita i fronzoli
degli inganni, sta al petto di ognuno per richiamare dignità, soprattutto dove
essa è stata perduta, e peggio, è stata rapinata.
Chi lavora in una comunità terapeutica e di servizio come la Casa del Giovane di
don Franco Tassone a Pavia, ben sa cosa significa rimanere in vita
dimenticandosi di esistere, ben sa quanta tristezza traspare da due occhi
atterrati dalla resa, ben sa quale fatica c’è da incontrare per poter risalire
dal baratro.
Chi lavora in comunità ed ha la fortuna di scrivere della propria vita
personale, e di tante storie vissute, blindate, anonime, è privilegiato
nell’apporre una negazione, che non è ottusa né conclusa, bensì convissuta.
Per l’ultimo libro che sto scrivendo sul disagio ho svolto una piccola ricerca,
a circa 180 ragazzi e ragazze incontrati ho posto semplicemente una domanda:
come è nata la scelta del vicolo cieco?
La risposta che ne è venuta ancora più semplice è stata: tutto è iniziato con
qualche canna, tanto per fare gruppo e non essere da meno degli altri.
Durante un incontro di formazione con alcuni allievi di un liceo, dibattendo
sull’uso e l’abuso di sostanze, un ragazzo ebbe a dirmi che la mia avversità e
il mio allarmismo nei riguardi della droga, tutta, erano inappropriati, infatti
lui qualche spinello se lo faceva, ma non si considerava tossicodipendente,
persino i suoi genitori che in gioventù avevano fatto qualche tiro, oggi sono
dei professionisti affermati.
A quel ragazzo ho risposto che ero ben felice per i suoi genitori, un po’ meno
per lui e per le troppe cose date per scontate, gli ho raccomandato di buttare
un pensiero a tutti quei ragazzi che avevo intervistato, a quelli meno
fortunati.
Un po’ di cannabis non conduce alla dipendenza, eppure per me che osservo la
capacità di metamorfosi e il mutamento esistenziale che può indurre, a dispetto
degli opinion leaders del momento, di esponenti dei mass media e dello
spettacolo, del mondo politico e istituzionale, per me il farsi una canna non è
per niente normale, come non lo è picchiarci il grugno a tredici anni o giù di
lì.
Effetti indotti, farmacologici e psicologici, sembrano risultanze
incomprensibili, invece esprimono la pericolosità che sta a fronte della
disattenzione e del disorientamento causati da una allucinazione consumata nella
velocità più virtuale…….il più delle volte però, quella realtà prende il
sopravvento, reclamando tutti i dazi da pagare, e tragicamente facciamo i conti
con tante e troppe esistenze ridotte a miserie umane.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia novembre 2006
Libri
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A nord del cuore. L'esperienza drammatica della droga come via di fuga
da sé Simone Maura ; L'Autore Libri Firenze
€ 7,80
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Cara droga. Cannabis, ecstasy, cocaina, eroina e «nuove droghe». Guida
pratica per familiari, volontari, insegnanti, operatori e consumatori Lavazza
Susanna ; Franco Angeli € 14,50
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La droga: rischio sociale. Un libro per tutti Lai Guaita M. Pia ; Carocci
€ 26,00
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Vincenzo Muccioli. In nome della vita Florio Regina; Zois
Giuseppe; Ferrari Grafiche € 12,91
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