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IN BARBA AL PROFETA E A GESU’ SULLA CROCE

Queste feste Natalizie stavano portando molti di noi, indifferenti, alle
orecchie del Bambino, foss’anche per ottenere una giustificazione alle nostre
innumerevoli assenze.
Natale stava riuscendo a viverci, addormentando la nostra smania di vincere la
vita, questa volta eravamo davvero vicini al miracolo del Bambino.
Invece come una spada di Damocle appesa sulla ragione dell’umanità, costretta
perennemente a replicare se stessa, ecco che dall’altra parte del pianeta è
stata recapitata nelle nostre case la notizia del dittatore Saddam Hussein
appeso a una corda, e non contenti di questa comunicazione diretta e
spropositata, ci sono state scagliate in dono, le immagini della sua esecuzione:
il primo dono è stato un indomito Saddam pochi attimi prima di tirare gli
ultimi, il secondo dono un albero di natale a mò di forca, lì, ben posizionato
per gli sguardi più morbosi.
A tutto ciò si sono aggiunte le molte voci peraltro inadeguate di tanti e troppi
personaggi famosi, che non hanno perso tempo a giustificare e anche definire
coraggioso e pieno di dignità il Rais al cospetto della morte. Dimenticando che
quel coraggio era imbottito di farmaci e droghe, e quella composta dignità una
lontana parente del rispetto verso se stesso e gli altri, persino in quel
momento.
Forse per i tanti protagonisti di questo scempio della pietà è tempo di
arrossire dalla vergogna, mussulmani e cristiani, religioni diverse, culture
distanti, si sono incontrate oltre la linea rossa, condividendo la scelta di
uccidere un uomo, l’ultimo degli uomini, il peggiore, partecipando al banchetto
di una nuova costituzione da poco scritta e già sporca di sangue.
Il dittatore è alla gogna, il macellaio è stato macellato, giustizia è fatta,
ognuno si può sentire in pace con il Corano, con la Bibbia, con la propria
coscienza.
Con il Corano che non consente perdono quando chi lo legge è abbagliato da
sempre nuove conquiste, perciò è dimentico delle tante e spesso dovute sviste
politiche.
Con la Bibbia che perdona sempre perché il Signore è buono e misericordioso, ma
porgendo l’altra guancia consente ai nemici della pace di diventare martiri
della libertà.
Con la propria coscienza che non contempla equità e giustizia, quando in palio
c’è la supremazia di una parte sull’altra, con la propria coscienza che non
consente di possedere memoria sui tanti tiranni osannati, su quelli salvati in
corner, su quegli altri perdonati a furor di popolo, tutto in barba al Profeta
relegato in solitudine, a Gesù sulla croce scarnificato.
Con la propria coscienza nelle parole spese male, come quelle che ci hanno
consegnato un barbaro redento per il laccio stretto al collo.
Quanto è accaduto ieri in Irak, quanto accade oggi in quel paese, quanto
accaduto intorno a quel patibolo, non autorizza nessuno a mostrare la propria
arroganza e saccenza, a esibire il proprio infinito sapere per un rimedio ultimo
come quello sbattuto in faccia perfino ai non belligeranti.
Questo Natale cristiano, ma pure questo giorno di festa mussulmano, occorreva
viverlo attraverso le proprie origini, quelle origini che non conoscono
distanze, nell’umiltà che non è mai simulazione, perché se così non fosse,
persino la morte per “progetto” di un Saddam, risulterebbe peggiore
dell’orgoglio manifesto in ogni vendetta.
Il Bambino è nato, il rais è morto, le lodi si alzano fino al cielo, confondono
i cuori e barano con le menti, parole come giustizia e perdono rimbalzano come
scorza dura su ogni possibile riconciliazione, sfuggendo a Colui che
distribuisce speranze.
In questo Natale di foschie e sofferenze quel Bambino è nato senza pretesa di
dover insegnare a tutti, piuttosto di farci imparare che la storia non è un
concetto, un’opinione, una favola inventata, ma qualcosa da cui ripartire:
ricordo il carcere di Spandau, un uomo, Rudolf Hess, in secoli trascorsi a
invecchiare sui propri detriti, fino a diventare un respiro di pietà, nonostante
la tragedia inenarrabile dell’olocausto.
Io ricordo bene quella sentenza, ricordo ancora quella pena, ricordo il valore
di quell’esempio per combattere davvero la negazione della pace e della libertà.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia dicembre 2006
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