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La razzia degli intelletti
Mi chiedo spesso perché sull’extracomunitario da rimandare alla riva opposta,
ci si spende in tanti, mentre sono davvero pochi quelli che prendono in
considerazione con lo stesso furore ideologico la possibilità che c’è un’altra
umanità, ed è lasciata al caso, peggio, dimenticata sul ciglio di una strada,
quasi sempre sotto gli occhi indifferenti del cittadino.
E’ disumana la razzia degli intelletti posti sotto il tallone delle ideologie
fast food, ma forse ancor più miserabile è l’accettazione di un massacro di
carne e ossa e sentimenti così ben consolidato da non creare ulteriore vergogna:
l’assassinio sistematico degli animali attraverso la pratica ben oliata del loro
abbandono.
Certamente sono due intendimenti diversi, ma entrambi forme occulte di razzismo,
comportamenti imparentati all’incultura, per cui ci si rifiuta di integrarsi da
una parte, di fare proprie le regole del vivere civile dall’altra.
Sono operazioni neppure tanto sottotraccia, che hanno la pretesa di passare
inosservate nel rifiuto a osservare quelle misure di prevenzione, che sono
sinonimo di promozione e accoglienza umana.
In questo vicolo cieco, andare a sbattere non è casuale, la domanda scava nel
fianco, mal tolleriamo i diversi da noi, e mal operiamo per renderli cittadini
migliori.
Così ogni giorno raccogliamo animali abbandonati, raccattiamo resti inguardabili
di animali lacerati, animali denutriti, picchiati, lasciati al sole e alla
catena, senza acqua e senza cibo.
L’incultura più pericolosa è proprio il non rispetto dell’altro, perché è
sostanza estranea al fattore umano che dovrebbe ricorrere in ognuno di noi,
quando anche un animale in quanto essere e fratello vivente, è preso a calci,
con l’impunità che deriva dal concetto tutto italiano, che tanto è costume, è
tradizione, che al primo caldo si sciolga l’affetto e l’alleanza con l’amico a
quattro zampe.
Non credo di essere razzista a fare questi accostamenti, non riconosco piani
differenti sul valore universale della solidarietà e sul richiamo a fratellanze
allargate, non nutro sentimenti di avversione per chi è diverso da me
culturalmente o per epidermide più o meno abbronzata dalla natura, ma neppure
intendo avallare la stortura di un potere che muove le sue pedine per darla a
bere a questo e a quell’altro, per rendere meno indigesta l’inadempienza a
discapito della giustizia, la quale tutela l’uomo, e non accetta distacco per
l’ammazzamento persistente degli animali.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia luglio 2007
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