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La scuola della linea Maginot a diga del bullismo
La scuola chiude i battenti anche per quest’anno, e ancora una volta nelle
classi gremite di alunni di oggi e professionisti di domani, ho avuto modo di
incontrare vittime e carnefici, in quel bullismo endemico all’istituzione
scolastica come alla collettività all’intorno.
Mi sono confrontato con la prima linea professorale, cosiddetta Maginot, per
professionalità, e esperienza educativa, ma anche con quell’altra della
retrovia, e ho incontrato quella genitorialità che non ammette sentenze di
appello, quando si tratta dei figli altrui.
Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale, che attraversa le nostre
famiglie, scuole, città, strade, a causa delle nostre ripetute e reiterate
mancanze e inefficienze, e nessuno può sentirsi autorizzato a non farci i conti.
Per tentare di arginare questo cratere di diseducazione virulenta, è necessario
non fare spallucce alle nostre lentezze, e soprattutto alle nostre belle
certezze, che non ci consentono di conoscere fino in fondo i dubbi che
delimitano aree problematiche di così grande spessore e pericolo per un futuro a
misura di uomo.
E’ l’esperienza a darmi man forte, è la somma degli errori a rendere obbligante
un intervento che non può essere procrastinato, tanto meno amputato nella sua
incisività da forme di rigetto baronali o peggio padronali, in ambiti che sono
demarcati da confini, sì, sottili, ma diventati frontiere da percorrere in lungo
e in largo per conoscerne le reali misure di contenimento.
Indipendentemente da chi farà un passo indietro per porsi dove c’è l’intera
panoramica da indagare, è in quest’ottica che dovranno essere presenti quattro
poli convergenti: genitori, insegnanti, studenti, territorio, per comunicare tra
loro e trasmettere informazioni, movendo una sinergia non di facciata, ma
realmente improntata al raggiungimento di obiettivi comuni.
La scuola è di tutti, soprattutto è comunità e condivisione, allora ciascuno
abbia il coraggio di mettersi nei panni dell’altro, e una volta tanto, lo faccia
con voce liberante, obbligando la scuola, e così se stessi, dalle gabbie di
partenza, quelle recintate con il filo spinato delle deleghe inospitali.
Occorre sfuggire a quegli atteggiamenti ottusi, in cui è difficile affrontare
con un minimo di onestà e umiltà il dibattito per arginare il fenomeno del
bullismo, e in cui si preferisce rifugiarsi in fuorigioco, creando una
disattenzione che autorizza l’accantonamento del rispetto delle regole,
premiando i soliti furbetti dallo spinello facile.
Occorre sul serio prendere in esame iniziative volte a indagare non più e non
solo il mondo degli adolescenti, ma quello adulto, e non solo a scuola.
E’ necessario approntare servizi di consulto nell’istituzione scolastica,
affinché chi è deputato a leggere oltre che a scrivere un voto, possa ritrovare
equilibrio e serenità per riconquistare rigore e autorevolezza, rientrando a
pieno titolo nel gioco delle relazioni.
Forse è anche il caso di spiegare a chi genitore lo è, sulla carta, che lo è
pure sulla linea mediana della tutela, e che solamente insieme si fa promozione,
e prevenzione, sviluppando capacità di partecipazione per progettare interventi
rivolti ai ragazzi, azioni di sostegno e accompagnamento urgenti in attesa
dell’incontro con il proprio futuro.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia giugno 2007
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