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La televisione della commiserazione e
dell'invettiva
Accade sempre più sovente che personaggi pubblici, di quelli che bucano il
video, che guadagnano milioni di euri per contratto televisivo o per pensione
acquisita, dimentichino che, sì, la storia è creata dagli individui, ma
solamente se determinata dall’azione del soggetto in questione.
Succede non di rado che dal video sbuchino volti sorridenti, che nel tentativo
di condurci per percorsi educativi, scelgono di mostrarci strade esistenziali
più o meno morbose, più o meno inebetenti, più o meno costruite a misura per
quelle fragilità collettive, ereditate di generazione in generazione, e
alimentate dalle ingiustizie sociali e generate dal benessere da raggiungere… a
tutti i costi.
Questi famosi conduttori, che non sono quelli della famigerata “ isola”, ma
fiore all’occhiello dell’etere nazionale, irrompono nelle nostre coscienze senza
mai prospettarci una incertezza, infondendoci certezze salvifiche, con l’unico
risultato di gettare chi è già nel panico esistenziale, in un inquietante
stordimento.
Qualcuno insiste a dire che la televisione occorre ingurgitarla a piccole dosi,
è un consiglio che quasi mai viene preso in considerazione, eppure
nell’ascoltare le parole e nell’osservare gesti dei professionisti dello
spettacolo e della politica c’è la conferma della pericolosità di questa
televisione, perché continuamente la commiserazione e l’invettiva sono piccole
interpretazioni, che diventano pura duplicazione di atteggiamenti privi di un
linguaggio comprensibile, quindi ancor meno condiviso.
Quando la televisione attrae per mezzo di eroicità inconcludenti, con volti
sorridenti ma senza capacità di accompagnamento educative, rimangono le tante
fisicità, non certamente le intuizioni mentali, eroi televisivi appunto,
distanti anni luce da ciò che l’eroe non è e non deve essere.
Qualunque persona di buon senso intuisce che non è possibile conversare se non
si è almeno in due, figuriamoci se siamo in tanti e conversiamo unicamente con
noi stessi.
Chi attraverso la televisione accetta la sfida del secolo, cioè del cambiamento,
partecipando alla costruzione dell’avvenire, dove nessuno è condannato a vincere
per essere il migliore, non ha necessità di possedere sempre tutte le risposte,
mentre per le domande c’è tempo un’altra volta.
In conclusione, forse è il caso, per chi pensa di avere doti soprannaturali, di
reperire l’umiltà sufficiente per reinventarsi, per riprogettare un linguaggio
che non propone commiserazione, ma spirito critico, proprio come il famoso
grillo parlante, interprete propositivo della realtà in cui vive.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia marzo 2007
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