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MACERIE CHE CI LASCIAMO ALLE SPALLE
Articolo sulla droga
Giovani e adulti, facoltosi e meno abbienti, ognuno a “farsi grande” con
l’uso di sostanze stupefacenti.
In questo consumo smodato di illusioni in pillole, non esistono confini
sufficienti a identificare le ideologie nè le culture.
Eppure non fa difetto l’eredità pesante che ci portiamo addosso, quell’esperienza
dolorosa a indicatore di quei giovani che soccombono nella dose quotidiana.
Continuiamo ad azzuffarci per decidere se sia meglio punire o prevenire, o
ancora meglio assolvere chi sniffa, chi si buca, chi fuma.
Mentre inarchiamo le sopracciglia per l’ennesimo giovane perduto, noi
replichiamo la sconfitta nella prossima legge emanata a furor di popolo, la
quale ammalia il voto ghermito a quattro mani, ma non porta il risultato voluto.
Viviamo questa vita come fossimo “turisti per caso “, camminiamo tra le
incertezze che ci colgono, senza preoccuparci delle macerie che ci lasciamo alle
spalle.
Nelle scuole i cani poliziotto delineano scenari incredibili, dove gli
adolescenti di ieri appaiono improvvisamente travestiti di tanti domani…. nel
fumo di una canna.
Nelle discoteche tribù di giovani si muovono nervosamente, imbottiti di energia
in polvere, per guarire da fragilità e solitudini.
Nelle fabbriche, nei laboratori, negli uffici, uomini e donne, ben intruppati
nella trasgressione, non più visibile come tale, divenuta piuttosto una
dimensione, una sintesi sgangherata, per tentare di arginare le proprie rese
all’efficienza.
Così nelle strade, nei tanti sguardi stanchi, avamposti alla berlina, per
calcolo o per inadeguatezza politica, postazioni mobili del dolore, per
nascondere la nuova e logora assunzione di droghe, per una tantum, per tappe
intermittenti, solo per qualche volta, per qualche momento…….
Chissà forse il volo pindarico causato dalla droga sta davvero a divertimento, a
svago, a tendenza che attrae, nulla di più e nulla di meno di un tentennamento
della ragione.
Forse è proprio così…………….perché il nostro è proprio il paese di Pirandello:
sappiamo urlare, disperarci, condannare, scrivere a caratteri cubitali che non
esiste una droga buona, che ogni droga fa male.
Ma poi quando cala il sipario sulle grandi adunate, sulle tracce lasciate
indietro dai nobili ideali, ecco che dal Golgota laico, coloro che vergano le
leggi per tutelare l’inalienabile diritto alla vita ( che non può essere
interpretato come diritto alla sopravvivenza ), improvvisamente, sconfessando se
stessi, indossano il passamontagna per rapinare anonimamente la possibilità di
una scelta, soprattutto nei riguardi di chi ancora questa possibilità non
possiede, trasformando quello che dovrebbe essere il compito più alto, in un
dialogo a senso unico.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia ottobre 2006
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