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Manca l' informazione, quella seria
E’ di questi giorni la polemica sulla pubblicazione di alcune intercettazioni
telefoniche, e soprattutto su come è condotta la televisione di stato.
“Un oltraggio alla civiltà del diritto” è stato sentenziato, un’offesa alla
dignità della persona coinvolta ingiustamente, è stato affermato.
Intercettazioni e contrattazioni si sommano volgarmente, diventano gossip,
peggio, terreno di conquista politica.
Le vittime designate non risulteranno i protagonisti della vicenda, bensì i
soliti cittadini dal silenzio imposto democraticamente.
Insomma che la fa da padrona è la scolara ripetente a nome ingiustizia, anche la
carta stampata non si sottrae a questo andazzo, e senza andare a parare sui
paragrafi irreggimentati dei giornali di partito, è sufficiente dare un’occhiata
su qualche quotidiano nazionale.
La recita è talmente intenzionale e persistente da indurre a credere che sia
l’utente a richiedere notizie disegnate su fiumi di sangue, sparate dagli
effetti speciali, sempre chi legge a preferire l’immagine dell’orrore a
discapito di una obiettività che risiede nella realtà vera delle cose.
Tutto ciò è quanto meno suggestivo.
Fare informazione non contempla la misura o la ricerca di una patologia da
soddisfare, piuttosto sta nel raccontare i fatti, belli o brutti che siano, ma i
fatti e solo quelli.
Per esempio, illustrare lo svolgimento di un convegno sull’importanza di offrire
occasioni di lavoro ai detenuti, perché ciò da un lato elimina l’innalzamento
della famigerata recidiva, dall’altro è fonte certa per il ripristino della
legalità e della sicurezza, non è cosa di poco conto, soprattutto se lo si fa
licenziando con fermezza i toni buonisti.
Ma scriverne e titolare l’articolo usando la pratica della mazza e del tridente
sguainati, con spreco di neretto e cubitale sul nome di qualcuno che vi ha
partecipato, insieme a molti altri, solo perché personaggio dal passato vergato
a tragedia, di cui da trent’anni sta pagando le conseguenze, è una dinamica
pennivendola, atta solo a incuriosire chi il giornale non lo legge.
Questo tipo di libera circolazione dell’informazione non mi pare l’ingrediente
fondamentale per sostenere che siamo in democrazia, soprattutto non mi sembra
intellettualmente onesto che, per fare risultare quel giornale visibile e
interessante, debba esprimersi-sprecarsi in furbizie, piuttosto che spendersi
con argomentazioni complete, sintetiche, ordinate.
Non è l’utente a richiedere al giornalista di stilare articoli o immagini
scatenanti impulsi animali, credo invece sia l’esatto contrario, un certo
professionismo giornalistico a creare e alimentare se stesso, attraverso la
divulgazione del morboso, del male che banalmente affascina, senza rendere
giustizia alla informazione, quella seria.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia dicembre 2007
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