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Maschere teatralmente scomposte
articolo sui diritti degli animali
Viaggiavo in autostrada e davanti alla mia auto, transitava un tir, di quelli
che trasmettono a pelle un certo fastidio, con tante piccole finestrelle sulle
fiancate, tante piccole celle, ravvicinate, troppo ravvicinate.
Avevo la radio accesa, eppure nel momento del sorpasso, un suono acuto,
lacerante mi ha colpito le orecchie e di più il cuore.
Ho rallentato la corsa affiancandomi al mezzo, in bella mostra stavano dorsali
color rosa e piccole code svolazzanti, ma non c’era sorriso in quella allegra
scampagnata, piuttosto faceva pensare a ben altro carro merci e a ben altra
carne da macello.
Ho visto tanti, davvero tanti animali in continuo sballottamento, appiccicati
alle inferriate, con i musi che parevano maschere teatralmente scomposte.
Percepivo il terrore e lo smarrimento di quegli animali, era palese che
tremassero non solo per il sobbalzare dell’autotreno, ma anche e soprattutto per
il freddo e per la paura.
L’autoarticolato è entrato in una area di ristoro, l’ho seguito, fermandomi a
pochi passi dalla motrice, sono sceso dall’auto rimanendo a guardare l’infamia
di fronte ai miei occhi.
In spazi sporchi, angusti, ridotti all’inverosimile, stavano inscatolati vivi
maiali di grosse proporzioni, un fetore indicibile saliva alle narici, suoni
incontrollati si incrociavano a sguardi perduti.
Ho allungato una mano per sfiorare una di quelle schiene, tremava come una
foglia al vento, la sua pelle era ghiacciata, i peli induriti come chiodi
ferivano le dita.
Mi sono chiesto come sia possibile constatare e accettare tanto dolore, come sia
“normale” porre termine a eventuali conflitti di coscienza, affermando che in
fondo si tratta unicamente di animali da reddito, materiale di base per
realizzare guadagno e profitto, per dar da mangiare a una società sempre più
moderna e sempre più affamata, forse solamente sempre più violenta con i più
indifesi.
Ma esistono leggi esaurienti a tutelare gli animali? Tutti, anche quelli che non
definiamo “carinamente” di casa, leggi e norme che pongano fine a uno spettacolo
del genere, che insegna “diseducativamente “ a banalizzare la tragedia.
In quella piazzetta gremita di persone mi sono chiesto in quanti avranno fatto
caso all’ingiustizia buttata lì, anonimamente, in quanti hanno gettato uno
sguardo compassionevole verso quegli animali ridotti a “nulla”, o se veramente
per ognuno nella propria indifferenza, ciascuno di “quei cosi” avesse perso la
propria dimensione di essere vivente con il diritto inalienabile di essere
rispettato per quello che è.
Mi sono chiesto se il bisogno di masticare carne in abbondanza affida a ogni
essere umano il potere di tormentare un altro essere vivente, fino a farlo
diventare una cosa, un oggetto, obbligato a rimanere per lungo tempo sulle
zampe, incollati gli uni agli altri, a urlare e ferirsi per la paura.
Su quel camion non c’è giustizia umana, né giustizia della scienza, ottusamente
inascoltato il consiglio a riflettere ad avere maggior riguardo per quelle
“bestie” che sentono come noi, che stanno male come noi, che amano come noi.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia ottobre 2007
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