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NELLA NOSTRA CONSUETA IMPOTENZA
In Italia c’è una bambina Bielorussa che è stata nascosta dai genitori
adottivi, i quali hanno deciso di infrangere una norma e quindi rischiare la
galera, pur di non farla rientrare nel suo paese, o meglio nel
brefotrofio-orfanotrofio che la ospitava, e in cui è stata sottoposta a
umiliazioni e violenze inenarrabili, in sequenze miserabili raccontate non
solamente dalla stessa bimba, ma soprattutto, dai coetanei, carnefici, rei
confessi.
Violenza sui bambini, infamia tracotante di viltà.
Fin troppo facile dare briglia sciolta all’emozione, fin troppo facile rimanere
incollati al televisore, a tal punto da imbrigliare la colpa, quella colpa che è
sempre di altri, ma ci sbatte addosso la nostra consueta impotenza.
Bambini sottratti a una vita ancora tutta da venire, bambini rapinati della
propria età e dei propri passi, bambini perduti nello strapotere dei confini
eretti a stati distratti, dimentichi del rispetto della regola più naturale,
quella che ci fa essere e rimanere uomini, persone, senso e parte di una umanità
che sta ontologicamente dalla parte dei bambini.
La piccola Maria è in Italia, in attesa che il suo paese di origine metta di
lato l’orgoglio nazionale, ponendo al centro l’amore per la sua giovane
cittadina, nella comprensione per la nuova famiglia incontrata.
Occorre avere il coraggio di guardare fino in fondo in quegli occhi, non
fermarsi alla periferia esistenziale che ci coglie sovente impreparati, è
necessario dire basta alla inaccettabilità di un qualunque stato, paese,
nazione, che permette la schiavitù, la tortura, la violenza sui bambini, in
forza di una norma non scritta, ma assai più introiettata di qualsiasi legge,
quale la povertà.
Bambini negli scantinati, nelle strade, nelle miniere, bambini in catene
invisibili, lacerati alle caviglie come nel cuore, senza più occhi per vedere il
domani, cancellato dalla negazione allo studio, alla conoscenza, e perfino bimbi
in armi e tuta mimetica, altri piagati dalla fatica, altri ancora intervistati e
denudati di ogni rimasuglio di libertà, così spudoratamente da far apparire la
vicenda dell’infanzia negata e brutalizzata un aspetto quotidiano della vita.
Maria la piccola dell’est, rimane nascosta, in attesa di un segno, di
un’attenzione sensibile, che possa salvaguardarne l’innocenza, quanto meno nel
suo carico di futuro.
Sale alta la richiesta di attenzione e di tutela per un’adolescenza mal riposta,
per i tanti bambini costretti ai ceppi dell’ignominia, prigionieri della loro
solitudine imposta, dietro le immagini satellitari o digitali terrestri, che
fanno da schermo alle ingiustizie protratte, mentre noi ben infagottati nelle
nostre incredulità, persistiamo a tollerare l’intollerabile.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia settembre 2006
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