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Una parte di mondo brutalmente mutilato
Accedere a internet, viaggiare e cambiare sistematicamente percorso appare
come una liberazione, perché c’è sempre la possibilità di sganciarsi dai tanti
interrogativi che opprimono. Eppure non è sempre così. Inavvertitamente
cliccando su una opzione è apparso un filmato sulla guerra in Cecenia ( poi ho
scoperto che ci sono molteplici filmati prodotti da tutti i contendenti in campo
).
Tutte le guerre, ogni conflitto, detiene il proprio record di orrore, di sangue,
di strategie più o meno involute e più o meno sofisticate, per cui lo
sbalordimento è mitigato dall’eccesso mediatico che ogni giorno ci investe per
tramite della televisione.
Eppure nell’osservare il filmato su quella parte di mondo brutalmente mutilato,
ho riflettuto sulla follia di nascondere all’umanità la cancellazione di ogni
diritto, tranne quello di morire in silenzio: infatti le televisioni non
trasmettono nulla o quasi di quel genocidio.
A differenza di altre parti del pianeta in fiamme, dove intere città, persone e
cose, sono fotografate tra gli scoppi al plastico e i cappi in bella mostra, in
Cecenia macellai e carne da insacco, a ruoli alterni e ben delineanti, sono e
rimangono ben mimetizzati, mentre una intera nazione, un intero popolo, sono
polverizzati sotto il tallone di un imperativo categorico, quello della vittoria
a tutti i costi, poco importa se a discapito della democrazia.
In medio oriente la violenza, i bombardamenti, sono, sì, inaccettabili, ma è
documentata l’incoffessabilità tra soldati e ribelli, le strategie disumane, le
statistiche di chi cade e muore, su chi vive e violenta.
In paesi deturpati, violati, massacrati, c’è comunque il colpo di coda della
democrazia, anche quella che veste i panni degli interessi, dei confini a aprire
a occidente, quella democrazia che non è proprio figlia di una pluralità che
valorizza le differenze.
Ma ci sono guerre diverse, non per giustezza di essere tali, la guerra è sempre
sbagliata, sono diverse perché hanno perso di vista il proprio limite, il
proprio delirio di onnipotenza, badando unicamente al risultato da ottenere,
attraverso la negazione a riconoscere il valore della vita umana, in particolar
modo di quanti sono minoranza.
Ci sono guerre e contendenti in campo, ci sono bandiere e ingiustizie, ma nel
sangue che scorre a fiumi, c’è pure la dignità di un mondo che osserva a fare la
differenza.
In Cecenia a ogni uomo è stato tolto passato, presente e futuro, depredata la
propria storia, e lo si continua a fare nel silenzio più colpevole, un
silenzio-assenso diventato ladro di coraggio umano, culturale e politico, un
silenzio dimentico di un preciso dovere, di un irrinunciabile valore, quello
della giustizia, la quale induce a schierarsi apertamente verso coloro che non
vedono riconosciuti i propri diritti, quelli elementari della libertà.
Quella giustizia che non sta in nessuna guerra di religione e di petrolio, bensì
consente di comprendere chi è calpestato nei suoi inalienabili diritti, tra cui
quello di poter vivere e non più sopravvivere.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia agosto 2007
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