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Volontariato e giustizia
Nei giorni scorsi sono stato invitato come relatore a un corso di formazione
di volontariato-giustizia, rivolto ai nuovi volontari che entreranno in un
istituto penitenziario a svolgere la loro opera di accompagnamento, divenuta nel
tempo fondamentale per il recupero del detenuto, nonché a disegnare gli attuali
processi di cambiamento e la molteplicità delle sindromi a rischio.
La domanda che più spesso è stata posta: cosa si possa fare per essere
maggiormente incisivi, per essere o diventare un volontariato davvero di aiuto.
Per arrestare la deriva carceraria occorrono competenze professionali e capacità
comunicative, attraverso la messa in rete, strumento di intervento in cui
interagiscono le idee e le intuizioni, che a loro volta diventano terreno
fertile per la sperimentazione di innovazioni necessarie a non rimanere fuori
dalla porta del tempo, per evitare al carcere un futuro di ulteriore
degradazione
Allargando la referenzialità a tutta una collettività attenta, si spingerà il
volontariato a presentarsi come una realtà efficace, non frammentata, mai
elitaria, bensì autorevole e quindi credibile.
In questa direzione vi è la possibilità di consegnare a quella sorta di terra di
nessuno, occasioni e opportunità di cambiamento, certamente richiesti in primis
al detenuto, ma allo stesso tempo all’organizzazione penitenziaria, per
sostenere quelle modifiche tendenti al superamento delle consuete pratiche del
mero contenere, a discapito del recuperare le persone detenute, nella semplicità
del confrontarsi sui problemi che alimentano demotivazioni, e spesso rese
ingiustificate.
Fare rete significa perseguire obiettivi comuni e condivisi, essere volontariato
sottende contrasto all’emarginazione, significa essere voce degli esclusi,
perciò assumere fin’anche un ruolo politico: un volontariato autorevole non
accetta di svolgere supplenze, né di colmare vuoti istituzionali, perché
sarebbero soluzioni di paglia, significa lavorare per una sinergia degli
obiettivi comuni costruita sui mattoni della carta costituzionale.
E’ attraverso l’impegno e la collaborazione che sarà possibile smetterla con un
dispendio sorprendente di parole truccate, tutte, o quasi, formulate con voce di
tuono, per far passare in sordina leggi partorite da buona politica, che però
rimangono solo carta scritta.
Forse occorre re-interrogarsi, imparando a credere non più negli
acquartieramenti ideologici, ma alla possibilità che attraverso sensibilità
diverse si possa giungere allo stesso obiettivo: riconsegnare alla persona un
senso, attraverso la storia di un uomo e di una croce, o la storia di tanti
altri uomini che lasciano dietro di sé orme e tracce indelebili, alle quali è
impossibile sfuggire.
Quando incontro il mondo del volontariato mi viene da pensare ad un sacerdote
che non c’è più, Mons. Giuseppe Baschiazzorre, per tanti anni Cappellano del
Carcere di Voghera, con la sua straordinaria capacità di essere e continuare a
rimanere tra incudine e martello, essere sacerdote tra l’alto e il basso della
piramide, essere e rimanere santo di fronte al male, fino a raggiungere il cuore
più nero.
Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia novembre 2007
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