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Condizione giovanile

Società complessa e istanze educative

Essere se stessi è la cosa più difficile al mondo. 
In ogni occasione della vita si indossano maschere a seconda del momento, del ruolo, della persona o delle persone con cui si parla. La società infatti obbliga le persone ad assumere ruoli ed atteggiamenti non naturali.
Anche in famiglia dove si potrebbe abbandonare questa maschera,spesso se ne indossa una più leggera, meno spessa, ma pur sempre maschera. Altre volte ancora, i giovani indossano una maschera “interna” anche quando sono soli con se stessi. Sul tempio dell’oracolo di Delfi c’era scritto a grandi lettere: “CONOSCI TE STESSO”, forse proprio perché è la cosa più difficile per chiunque.

Nel 1900, prese corpo in occidente una vera e propria psicologia dell’età evolutiva, interessata ad elaborare teorie specifiche dello sviluppo.
Nacque così, e venne studiata solo allora quella fase di vita chiamata adolescenza, compresa tra l’età infantile e quella adulta.
Si potrebbe dire che l’adolescenza si sa quando inizia ma non quando finisce , dato che sono in aumento i giovani che per motivi economici o di studio prolungano la permanenza in casa dei genitori e la dipendenza da loro.
In questa fase avviene così un rinvio artificiale, su basi sociali, della maturità.
I primi medici, pedagogisti e psicologi consideravano l’adolescenza come una “seconda nascita”, definendola una età critica della vita.
Hall per primo usò la descrizione “tempesta e stress” per riferirsi al periodo della pubertà.
Anna Freud invece, vedeva l’adolescenza come uno “stato disturbato” e un “periodo di squilibrio psicologico”.

Erikson parla di “crisi d’identità”
Kretschmer la interpreta addirittura come “un incremento delle caratteristiche schizoidi”.
Oggi sappiamo che l’adolescenza non deve essere necessariamente una fase di crisi, ma anche che l’entrata nella maturità spesso implica ansie e frustrazioni date dai cambiamenti biologici del corpo e dal totale mutamento d’identità.
Il disagio adolescenziale rappresenta ed interpreta un passaggio di transizione esistenziale verso un processo di autonomia ed un percorso di progressiva emancipazione dalle figure cardine della prima infanzia.
La percezione di inadeguatezza adolescenziale comporta la volontà di superamento dei modelli della fanciullezza, dei suoi affetti, delle sue norme, dei suoi tabù e divieti.
Sul piano sessuale l’adolescente sperimenta l’abbandono del corpo infantile per acquisirne uno adulto.
Compaiono i caratteri sessuali secondari e si raggiunge la maturità riproduttiva.
Per alcuni ragazzi tutto ciò può essere sconvolgente perché si sentono impreparati e impotenti di fronte all’esplosione del loro corpo.
La tempesta ormonale tipica di questa età può mettere a disagio perché la società chiede di controllare le proprie pulsioni sessuali, originando ansie e tensioni.
Alcuni possono reagire cercando di nascondere la nascente sessualità per prolungare il più possibile la propria infanzia mentre altri possono esasperarla assumendo precocemente dei comportamenti e abbigliamento “da grandi” per sentirsi più adulti.
L’adolescenza, oltre alla crescita corporea, è contrassegnata dalla definizione dell’identità.
Il ragazzo abbandona lentamente il concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori per sostituirlo ad una considerazione di sé derivata dai giudizi dei coetanei, per la quale sono di fondamentale importanza l’aspetto fisico, l’attrazione sessuale, l’intelligenza.
L’adolescente può sentirsi valutato negativamente in alcuni di questi settori e ciò comporta inevitabilmente ansia, frustrazione o l’atteggiarsi in modo compensativo, nel tentativo di primeggiare in ambiti in cui si è considerati poco abili.
Con riferimento alla complessità dell’esperienza adolescenziale e ai percorsi che l’adolescente è chiamato ad affrontare, Havighurst parla di        “compiti di sviluppo” che definisce:
“I compiti che un individuo deve affrontare, i compiti di sviluppo della vita, sono il presupposto di una crescita sana e soddisfacente nella nostra società.
Un compito di sviluppo è un compito che si presenta in un determinato periodo della vita di un individuo e la cui buona risoluzione conduce alla felicità e al successo nell’affrontare i problemi successivi, mentre il fallimento di fronte ad essi conduce all’infelicità, alla disapprovazione da parte della società e a difficoltà di fronte ai compiti che si presentano in seguito”
Polmonari interpreta i “compiti di sviluppo” come “nodi problematici” che l’adolescente è chiamato ad affrontare.
Polmonari sottolinea in particolare i seguenti compiti di sviluppo:
Compiti di sviluppo in rapporto con l’esperienza della pubertà
Compiti di sviluppo in rapporto con l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo
Compiti di sviluppo in rapporto con l’esigenza di autonomia e di inserimento sociale
La fase dell'adolescenza caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudine all'irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari (fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste ed esigenze.
La comunicazione fra genitori e figli può, quindi, diventare difficile, i genitori possono sentirsi insicuri, poco informati, e i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori.
L’ingresso nell’adolescenza comporta anche il perfezionare la capacità di ragionare in astratto, sapere valutare differenti ipotesi, valutare le conseguenze di una scelta..
Il raggiungere la capacità di riflettere sul proprio pensiero e su quello degli altri permette al giovane di prendere in considerazione idee differenti dalle proprie e la qualità delle relazioni muta, venendo meno il carattere egocentrico dell’epoca infantile.
 La capacità di pensare a differenti possibilità rispetto alla situazione presente fa sì che l’adolescente possa diventare piuttosto critico nei confronti della sua realtà, immaginando soluzioni di vita ideali.
     La possibilità di pensare in astratto permette al giovane di fare i primi progetti per il futuro, immaginarsi “da grande” , scegliere quale persona diventare e di conseguenza si cerca di aderire o si creano dei valori e degli ideali a cui credere.
     Spesso però quest’ultimi non rispecchiano totalmente la volontà del giovane, al contrario nascono dal bisogno di apparire “perfetti”, sempre belli e sempre vincenti.
Guai a ledere questa maschera.
Essere se stessi è forse ancora troppo difficile da accettare, rende vulnerabili e permette alle persone vicine di entrare nel proprio intimo.
Le maschere che si indossano tutti i giorni non sono altro che una difesa inconscia contro le possibili sofferenze.
E’ forse questo il motivo principale per il quale i giovani spesso preferiscono l’apparire piuttosto che l’essere, perché in una società come quella odierna, in una situazione di continua competizione con tutto e tutti, la casa più bella, l’auto più recente, le vacanze più esclusive, i ristoranti più alla moda, premiano sicuramente di più di essere se stessi.

  • torna all'indice della tesina multidisciplinare Essere o apparire  di Silvia Angelotti - a.s. 2006/2007 - Liceo Socio-Psico-Pedagogico “G. Caetani” - Classe  V sezione E

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