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Se questo è un uomo

Primo Levi

relazione di narrativa di Emiliano Ventura - Seconda D

VITA E BIBLIOGRAFIA DELL’AUTORE

Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Cesare Levi e da Ester Luzzati. A partire dal 1934 comincia a frequentare il Ginnasio-Liceo “D’Azeglio” dove mostra una buona disposizione per le materie scientifiche. Ottenuta la licenza liceale si iscrive all’Università torinese dove frequenta la facoltà di Scienze e si laurea nel 1941.
Trova subito lavoro come chimico in una cava d’amianto e l’anno dopo entra in un’industria farmaceutica di Milano, la Wander. Nel 1943 lascia questo lavoro per prendere parte alla Resistenza e partecipa ad un’azione clamorosa ai danni della milizia fascista di Ivrea provocando un rastrellamento massiccio durante il quale viene catturato. Interrogato più volte, confessa di essere ebreo e viene inviato a Fossoli, in un vasto campo d’internamento. Il 22 febbraio 1944 inizia il doloroso viaggio verso il Lager di Auschwitz dove resterà prigioniero fino al gennaio 1945, ma viene rimpatriato soltanto nell’ottobre.
Trova subito lavoro nella fabbrica di vernici Duco-Montecatini e inizia anche la sua attività di scrittore. Sposa Lucia Morpurgo ed ha due figli. Cambia di nuovo lavoro e diventa direttore generale in un’altra piccola industria di vernici. Viene intanto conosciuto come scrittore, collabora al quotidiano torinese “La Stampa” e inizia interventi pubblici specie se si tratta di fatti inerenti alla condizione ebraica. Quando nel 1982 Israele invade il Libano e nei campi palestinesi avvengono massacri, Levi interviene condannando la “protervia sanguinosa” del fatto compiuto.
L’11 aprile 1987 Primo levi si suicida nella casa della sua nascita, anche se ancora oggi non è stato del tutto sciolto il dubbio che il suo volo nella tromba delle scale sia stato un suicidio o un tragico incidente
La bibliografia di Primo Levi è abbastanza ricca. Tornato dal Lager scrive “Se questo è un uomo”, spinto dall’impulso di voler raccontare un’esperienza terribile e poi il romanzo “La tregua”.
A questi, seguono due raccolte di racconti tecnologici:
“Storie naturali” e “Vizio di forma” e poi riprende a scrivere libri: “Il sistema periodico”, “La chiave a stella” nel 1978 (Premio Strega), Lilìt e altri racconti (1981), “La ricerca delle radici” (1981), “Se non ora,quando?” (1982- premio Viareggio e Campiello), “L’altrui mestiere” (1985), “racconti e saggi” (!986). Proprio nel 1986 viene pubblicata la sua opera più lucida e straordinaria “I sommersi e i salvati”, scritta sotto la spinta di contrastare il revisionismo di alcuni storici tedeschi e del francese Faurisson che nega la realtà documentaria dei Lager.

RIASSUNTO

Primo Levi è stato catturato dalla Milizia Fascista nel dicembre 1943 a seguito di un’azione partigiana alla quale aveva preso parte e, prigioniero nel campo di internamento di Foppoli, a seguito di pressanti interrogatori, dichiara di essere un ebreo. All’alba del 22 febbraio 1944 viene deportato nel campo di concentramento di Auschwitz insieme ad una gran numero di gente spaventata e sconosciuta. Il viaggio è lungo e terribilmente doloroso, nessuno sa dove si stia andando e perché. Arrivato al campo, così come è per tutti i suoi compagni di viaggio, viene spogliato di tutti i suoi averi, gli vengono rasati i capelli e tolto perfino il nome: da allora si chiamerà 174 517, numero che gli viene tatuato sul braccio sinistro. Egli così ha perso ogni suo diritto ed anche la sua dignità di uomo, perché, come lui dichiara, chi perde tutto, perde anche se stesso.
Inizia a lavorare, come uno schiavo nei campi gelati del Lager. Un giorno, mentre trasporta del materiale di ferisce ad un piede e viene ricoverato in Ka-Be, l’infermeria del campo. Qui egli conosce per la prima volta le selezioni, infatti i malati vengono selezionati secondo criteri dei medici. Dopo venti giorni di degenza, Primo Levi viene dimesso e mandato in una nuova baracca dove incontra il suo migliore amico, Alberto e questi sebbene nel Block 45 goda di una certa popolarità, non riesce ad ottenere di dormire con l’amico nella stessa cuccetta. Durante il lavoro Primo conosce Reisnyk, un uomo generoso che lo aiuta molto e con il quale condivide la cuccetta. Passa un breve periodo di tempo e il nostro scrittore viene scelto, assieme ad altri prigionieri, per andare a far parte del Kommando chimico, ma prima deve sostenere un esame. Mentre aspetta di affrontarlo, gli viene dato l’incarico di aiutare Jean a trasportare la zuppa fino alla baracca, ed è proprio durante questo triste tragitto che recita al suo compagno alcuni versi della Divina Commedia, spiegandogli il significato.
Nell’ottobre 1944 arrivano al campo altri prigionieri, quindi iniziano di nuovo le selezioni. Primo Levi riesce a salvarsi perché, superato l’esame di chimica, viene scelto per andare a lavorare nel laboratorio con alcune donne civili. Nel frattempo le armate russe si stanno avvicinando e i prigionieri iniziano a sperare in una vicina liberazione.
Una notte, un prigioniero, accusato di aver sabotato un forno crematorio a Birkenau, viene impiccato, mentre i russi iniziano a bombardare il campo. Primo Levi si ammala ed è di nuovo ricoverato al Ka-Be, invece gli altri prigionieri vengono evacuati in circa ventimila. Essi nella quasi totalità scompaiono durante la marcia, Alberto è tra questi. All’arrivo dell’ordine di lasciare il campo, soldati, guardie e le SS disumane fuggono, riescono a sopravvivere Primo Levi e gli altri ammalati rimasti in infermeria, liberati dai Russi.

TEMI FONDAMENTALI

Due sono i temi fondamentali del romanzo: la descrizione della vita nei Lager, quindi la testimonianza sconvolgente sull’inferno di quei luoghi di morte, e la demolizione dell’uomo, umiliato, offeso, degradato prima di essere soppresso nello sterminio dettato dalla violenza inferta ai deboli ed alle minoranze, e dalla paura del diverso.

ANALISI DEL TITOLO

Il titolo del romanzo “Se questo è un uomo” riassume in sé uno dei temi fondamentali della narrazione: la particella dubitativa “se” mette in evidenza che un uomo privato di tutto, anche del suo nome, perché ridotto ad essere un numero, e senza più dignità, perché costretto a vivere come una bestia, non può più essere definito “uomo”.

PERSONAGGI

PRIMO LEVI

E’ il protagonista del romanzo, deportato nel campo di sterminio di Auschwitz nel febbraio del 1944, perché ebreo. Egli è un chimico, laureato a pieni voti, e dopo mesi e mesi trascorsi lavorando nel Lager come uno schiavo nelle tormente di neve, nel fango primaverile e nell’arsura estiva, dopo aver sperimentato il dolore fisico nell’infermeria del campo, riesce, superando un esame, a far parte di un Kommando che lavora in un laboratorio scientifico. Fisicamente egli si descrive come un uomo non molto alto, dal collo sottile e torace così smagrito da mettere in evidenza le costole; la fatica, il freddo, e le altre sofferenze si rivelano nelle palpebre e nelle guance gonfie. Dopo un primo smarrimento all’ingresso nel Lager e al modo di vivere che gli si presenta, Primo Levi, con intelligenza, riesce a svolgere le mansioni a lui assegnate e pian piano si adegua alle circostanze che gli permettono la sopravvivenza, per cui diventa furbo, deciso e coraggioso. Difficilmente lo si sente imprecare, e raramente si ribella: la condanna all’orrore di quanto sta vivendo riesce a manifestarla con i suoi pensieri, le sue riflessioni, i suoi sogni e i suoi ricordi.

ALBERTO

E’ il più caro amico di Levi all’interno del Lager. E’ un giovane di ventidue anni, italiano, dotato di una grande capacità di adattamento messa in atto non appena entrato nel campo. Ha subito capito che la vita in Buma è una lotta, e, sostenuto dalla sua intelligenza e dal suo istinto,
non ha perso tempo a commiserarsi, ma, ragionando con giusta misura, ha trovato il modo per sopravvivere, infatti comprende presto chi bisogna corrompere, evitare, impietosire. E’ un ragazzo leale e comunicativo, cerca di comprendere quando gli parlano in una lingua diversa dalla sua e risponde in italiano, aiutandosi con i gesti per farsi capire. La sua amicizia per Levi è genuina e priva di invidia e ciò lo manifesta quando schiettamente si congratula con lui perché ammesso nel “paradiso del laboratorio”.

CHARLES

E’ un insegnante di trentadue anni e Levi lo conosce quando viene ricoverato nel Ka-Be per scarlattina. E’ un francese, un provinciale dei Vosgi, rastrellato dai tedeschi in ritirata dalla Lorena. Appare nell’ultimo capitolo del libro, ma la sua presenza come uomo forte sia fisicamente che moralmente è decisiva per azioni di coraggio e sostentamento.

I SOMMERSI E I SALVATI

In questo capitolo centrale del libro Levi presenta con particolarità tre personaggi, evidentemente impressi in modo particolare nella sua memoria.
- L’ingegnere Alfred L., un uomo che con rigida disciplina interiore riesce a mettere in atto il suo principio: un aspetto rispettabile è la miglior garanzia di essere rispettato.
- Elias Lindzin, è un “nano”, dotato di una muscolatura incredibile, dalla sua persona emana un senso di vigore bestiale. E’ dotato di un’astuzia istintiva, propria degli animali selvatici. Nel Lager prospera e trionfa, è un forte lavoratore rispettato da capi e compagni.
- Henri è un giovane di ventidue anni, intelligentissimo e molto colto. Ha una sua teoria: tre sono i metodi per sfuggire all’annientamento: organizzazione, pietà e furto. Nel Lager si comporta in modo estremamente disciplinato in modo di essere notato dal Blockaltester e quindi entra a far parte del “salvati”.

LUOGHI

Se si esclude il primo capitolo, intitolato “Il viaggio” che racconta la triste odissea vissuta in un vagone bestiale di un treno, il resto della vicenda è ambientata nel Lager di Auschwitz. Qui troviamo ambienti aperti, innevati, fangosi o aridi secondo la stagione,
dove i prigionieri sono costretti a lavorare come schiavi per ore e ore.
I luoghi chiusi sono le baracche, squallide ed estremamente inospitali, piene di cuccette sovrapposte dove i deportati trascorrono qualche ora notturna e consumano la zuppa serale, il Ka-Be, l’infermeria, poco pulita ed anch’essa gremita di cuccette dove i malati vengono a stento curati, il laboratorio di scienze, un luogo finalmente riscaldato, pulito anche se poco fornito di materiale scientifico.

TEMPO

La vicenda si svolge durante la seconda guerra mondiale. Inizia il 13 dicembre 1943, quando lo scrittore viene catturato dalla Milizia fascista e si chiude il 27 gennaio 1945 con l’arrivo delle truppe russe nel campo di Auschwitz.

NARRATORE

Il narratore del libro è interno e coincide con l’autore che narra in prima persona gli eventi della sua vita trascorsa ad Auschwitz (io narrato). La focalizzazione è interna fissa.

STILE

Lo stile con cui Primo Levi racconta la sua terribile esperienza come deportato nel Lager di Auschwitz è sobrio e incisivo, nello stesso tempo elegante nella sua crudezza e privo di enfasi. Egli non usa una narrativa da romanzo, né cerca di commuovere, parla di quanto ha vissuto e, con una scrittura limpidissima, descrive sofferenze e brutalità. Usa un tono quasi distaccato, esprimendo riflessioni che vogliono rendere chi legge partecipe di una tragedia universale e non dell’esperienza di un singolo.
Nella stesura del racconto, Levi usa spesso il discorso indiretto libero con cui porta in sintonia la propria voce su quella dei personaggi, e, in particolare figure retoriche, quali il polisindeto (e…e…e…e…e…cap. I “il viaggio”)che imprime al periodo un’andatura sussultante e commossa, l’anafora (con queste… con questi… con questi…cap. 10 “esame di chimica”) che marcano il sentimento della vergogna e l’ossimoro, considerando il fatto che il Lager è un luogo di contraddittorietà.

DESTINAZIONE DEL ROMANZO E BREVE VALUTAZIONE

Questo libro non è facile da leggere per gli orrori descritti che i deportati erano costretti a vivere nel Lager dove era continuamente presente la morte. Ci sono pagine che non si possono dimenticare, Levi fa un’analisi lucida sugli spietati meccanismi della violenza, raccontando la pura verità in quanto da lui vissuta in prima persona.
Il romanzo è destinato alle persone mature perché non dimentichino e, richiamandosi al ricordo dell’Olocausto, facciano del tutto perché tali orrori non possano ripetersi, e ai giovani perché, come dice lo scrittore stesso nella prefazione, sia “un monito che lega la tragedia avvenuta a tutte le tragedie ancora e sempre possibili.

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