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Esami di Stato 2010.

Un elogio per le tracce. (1)

di A. Lalomia

Come già in passato, anche quest’anno le tracce per la prima prova scritta elaborate dal MIUR hanno sollevato consensi e qualche critica.

Per quanto mi riguarda, ritengo che i consensi siano ben superiori alle obiezioni (2) . Soprattutto, sono convinto che al Ministero abbiano cercato di rendere questa verifica alla portata di tutti i candidati, assicurando un ventaglio di opzioni all’interno delle quali si poteva scegliere in assoluta autonomia ed eliminando quei punti che negli anni scorsi hanno fatto pensare a questo appuntamento come ad uno spauracchio.

Il risultato di questo sforzo è stato una prova rassicurante, con tracce precise, concrete, attuali, coinvolgenti, che dimostrano una forte disponibilità per gli interessi e le aspettative dei maturandi, senza però perdere di vista i programmi e mettendo a disposizione dei candidati materiale di sicura valenza didattica e formativa.

Cerchiamo di motivare queste affermazioni.

1. Per la tipologia “A” (Analisi del testo), si è puntato su un autore di grande spessore etico e civile come Primo Levi, un autore presente ormai in quasi tutte le antologie scolastiche e che viene affrontato anche per le opportunità di approcci interdisciplinari che offre (3) . Primo Levi, per l’Italia, è un po’ quello che Anne Frank rappresenta per la Germania, un lucido e accorato testimone dell’olocausto, della barbarie a cui conduce ogni ideologia fondata su pregiudizi razziali.

Il testo proposto è poco noto, ma, oltre ad essere molto suggestivo e di facile comprensione, possiede un preciso risvolto pedagogico, perché fa capire agli studenti quanto sia importante, per la formazione personale, la lettura, anche se confusa e disordinata, come quella che Levi sostiene di aver praticato per anni (4). Inoltre, le domande che sono state poste al candidato quest’anno erano pienamente inerenti al brano e quindi il lavoro dello studente è risultato senz’altro più semplice rispetto a quello degli anni scorsi, quando si chiedeva per esempio di mettere a confronto l’opera dell’A. con quella dei suoi contemporanei e di delineare il quadro storico-culturale in cui era vissuto.

Insomma, forse per la prima volta, la tipologia “A” si è dimostrata abbordabile anche in quegli istituti -per esempio gli IPSIA- in cui di solito veniva scartata a priori.

2. Per la tipologia “B” si è snellito notevolmente l’apparato delle consegne, lasciando così il candidato libero di produrre un testo senza quei vincoli e quei dubbi che lo obbligavano a controllare di continuo se il suo modo di procedere rispondeva appunto a quanto richiesto dal Ministero. Le indicazioni sulle consegne, quest’anno, erano più sobrie, più chiare, più dirette, più lineari, comprensibili già dopo la prima lettura (al contrario di quanto accadeva prima). Niente più ansie o incertezze, dunque.

Anche qui, è apprezzabile lo sforzo di mettere a proprio agio il candidato e di assicurargli la possibilità di esprimersi come meglio credeva, secondo le capacità e le conoscenze del ragazzo, le sue attitudini e la sua creatività.

3. Ottima poi l’idea di dedicare un intero ambito (quello storico-politico) della tipologia “B” al ruolo dei giovani nella storia e nella politica, con citazioni di grande impatto sulla psicologia giovanile e di eccezionale rilevanza storica. Notevole, per inciso, la scelta dei nomi e la loro successione (verrebbe da dire, l’abbinamento) : Mussolini-Togliatti, Moro-Giovanni Paolo II. Quasi un chiasmo.

4. Innovativa, ancora, la scelta di far entrare gli alieni -vale a dire un argomento che in genere viene snobbato in ambito accademico- nelle tracce degli esami di Stato. Credo che non esista ragazzo che durante l’ infanzia e l’adolescenza (ma spesso anche oltre) non abbia ‘divorato’ volumi e volumi di fantascienza, o non abbia cercato di placare la sua bulimia di realtà extraterrestri rimanendo incollato per ore alla poltrona di una sala cinematografica. Nelle tracce d’esame compaiono anche risvolti filosofici -com’è giusto che sia-, ma ciò, semmai, fa diventare l’argomento ancora più intrigante per gli appassionati del genere.

5. La traccia della tipologia “C” rende finalmente giustizia ad un tema di cui si parla ancora troppo poco nelle nostre scuole, vale a dire quello delle persecuzioni di cui furono vittima all’indomani della seconda guerra mondiale gli Italiani che vivevano nel ‘confine orientale’ . Quasi un genocidio, di cui però per molti anni gran parte della popolazione ha ignorato persino l’esistenza, complice un certo clima ideologico imperante all’interno del Paese e anche a causa dei condizionamenti internazionali (5) .

Non so quanti candidati siano stati in grado di sviluppare questa traccia in modo dignitoso, ma inserirla in una tappa così importante del percorso scolastico merita senz’altro un elogio.

6. Una totale apertura al mondo giovanile è costituita dalla traccia della tipologia “D”, quando si pensi al ruolo fondamentale che occupa la musica nella vita dei ragazzi. Credo che molti candidati si siano gettati ‘a capofitto’ in un argomento che conoscono senz’altro meglio dei programmi di Italiano e di Storia e che li gratificava di più, visto tra l’altro che si chiedeva di parlare delle loro esperienze personali, delle loro emozioni, del loro vissuto quotidiano. Questa traccia, però, provoca anche un po’ di tristezza, tenuto conto che è stato necessario spiegare chi era Aristotele. D’altra parte, va ricordato che le tracce non sono destinate soltanto ai licei classici.

Insomma, per i candidati che avevano veramente voglia di lavorare e qualcosa da dire, esisteva soltanto l’imbarazzo della scelta. Niente terrore del foglio bianco o di non saper superare le due colonnine.

Mi accorgo che finora ho trovato soltanto elementi da elogiare.

E le critiche ? Le lascio ad altri.

Ci sarà sempre qualcuno che dirà che sono state proposte tracce maschiliste, oppure che citare una frase di Mussolini in una prova di maturità equivale a fare apologia del fascismo. Per carità: ognuno è libero di pensare ciò che vuole (nel rispetto del buonsenso, possibilmente). Peccato però che quella frase rappresenti una delle prove più schiaccianti della demagogia rivoluzionaria, della protervia e della propensione alla violenza di Mussolini, e che proprio per tale motivo viene citata in molti manuali scolastici. D’altra parte, pensare che Mussolini, ai suoi tempi (e anche in seguito), non sia stato davvero considerato un leader, significa ignorare completamente tutto del personaggio (6) .

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Note

(1) Con maggiore competenza di chi scrive, Laura Cioni ha dedicato all’argomento un brillante articolo apparso il 23-06-10
su www.ilsussidiario.net/  (“Studenti protagonisti con tracce prive di banalità”:
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2010/6/23/MATURITA-2010-Studenti-protagonisti-con-tracce-prive-di-banalita/2/94904/ ).
Si veda pure Adolfo Scotto di Luzio, “La Gelmini fa Novecento”, su www.ilriformista.it/  del 23-06-10
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/241796/ , anche se non condivido le sue osservazioni su Primo Levi.

(2) Ammesso che le seconde siano fondate.

(3) Cfr. al riguardo “Primo Levi a New York”, presente nella mia pagina all’interno di questo stesso portale.

(4) Vorrei spingermi oltre: quel brano dovrebbe essere affisso in ogni aula delle nostre scuole, in formato manifesto, in modo da risultare ben visibile anche da lontano.

(5) D’altronde, la questione è tutt’altro che chiusa, visto che la comunità italiana che vive in quelle zone risente ancora
di certi pregiudizi.

(6) Basti ricordare la monumentale opera di Renzo De Felice su Mussolini e sul fascismo nel suo complesso. Parlare di apologia del fascismo equivale anche a non aver letto, per esempio, “Il garofano rosso”, di Elio Vittorini.
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