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Docenti autori

Una categoria anomala?

di  A. Lalomia

La figura del docente autore, in Italia, rappresenta  -tranne che in campo universitario-  una presenza anomala, una specie di marziano da cui tenersi doverosamente alla larga.

Trovo deplorevole il fatto che  (tanto per circoscrivere l’esempio)  docenti i quali da anni producono testi che sono utilizzati da non pochi dei loro colleghi (testi che sono costati moltissimo agli autori, in termini di tempo, di energie e di spese personali), non ricevano alcun segno di riconoscimento  (neanche a livello verbale)  dalle autorità competenti. 

Peraltro, il totale disinteresse verso questi docenti autori, produce inevitabilmente un effetto particolare tra l’utenza più sensibile e preparata.  So di allievi i quali, nel momento in cui hanno appreso dal docente di cui hanno esaminato sul web decine e decine di testi  (relativi soprattutto al mondo scolastico), che il suddetto docente non ha ricavato alcun beneficio – neanche sul piano amministrativo  (per esempio nella graduatoria interna o nei trasferimenti) per questa sua attività extra -  hanno espresso la loro incredulità,  accompagnandola con giudizi che non mi sembrerebbe azzardato definire poco lusinghieri (e certo non per il docente).  Invano lo stesso docente ha fatto notare che, in assenza di una norma precisa, sarebbe difficile ottenere dei benefici o dei premi  ‘al merito’.  Il giudizio degli allievi non è mutato di una virgola.

Ma ancora più deplorevole è l’indifferenza, o l’aperta ostilità, da parte di ‘colleghi’  (e non solo)  nei confronti di chi ha avuto ‘l’ardire’ di far sapere, sia pure in modo del tutto estemporaneo e senza alcuna volontà di protagonismo, che può vantare delle pubblicazioni.  

Come ho scritto in passato 1 :

“La scuola pubblica italiana non potrà mai avere quel prestigio che chiede e che merita fino a quando si darà per scontato che l’unico testo di qualche valore che un docente ha pubblicato nella sua vita  (se mai l’ha pubblicato)  è la tesi di laurea.

La pubblicazione di testi su argomenti scolastici dovrebbe rappresentare uno dei parametri più importanti per il controllo qualitativo del lavoro svolto dal singolo docente, per la valutazione della sua attività, per l’eventuale avanzamento di grado e per una maggiore gratificazione economica.”.

In qualunque altro comparto produttivo, a partire appunto dall’università, il dipendente che, oltre al normale lavoro, pubblica  (in forma cartacea oppure on line)  testi relativi al settore in cui opera e comunque compatibili con il lavoro che svolge  (testi che, visti il numero di copie vendute o di download - e che magari sono stati  ‘catturati’  da più siti -  evidentemente non sono da scartare),  viene considerato con rispetto e ammirazione e allo stesso dipendente sono riservati incentivi in diversi casi rilevanti.  Anzi, in campo universitario, un docente che non pubblica con una certa regolarità viene etichettato come improduttivo e non ha alcuna possibilità di far carriera e comunque di distinguersi a livello professionale  (e quindi anche economico).

Nella scuola questo principio elementare non solo viene del tutto ignorato, ma il docente autore è oggetto spesso di atteggiamenti di sufficienza, di fastidio, di scherno, di disprezzo e addirittura di ostracismo  (ai limiti del mobbing),  come se le esperienze pubblicistiche fossero qualcosa di cui doversi vergognare e comunque da tenere rigorosamente celate  (anche quando i ‘colleghi’ usano materiale dell’autore che hanno di fronte a loro e che giudicano un alieno).

È evidente che tali comportamenti sono possibili soltanto perché da parte dell’esecutivo non è esistito quasi mai  (con l’esclusione senz’altro dell’attuale titolare del Ministero dell’Istruzione)  alcun interesse nei confronti di questa categoria di docenti, malgrado la retorica e la prosopopea sulla ‘qualità del servizio’, sulla ‘valorizzazione delle eccellenze’, sulla ‘meritocrazia’, sui premi assegnati a chi ha dimostrato particolare senso del dovere, competenze e professionalità e altre belle formule ad effetto impiegate per l’occasione (soprattutto nei periodi elettorali)  da non pochi dei precedenti responsabili della politica scolastica italiana  (e non soltanto da loro)  e mai seguite da fatti concreti.

Vale peraltro la pena evidenziare un dato che secondo me non viene neppure percepito dalla maggioranza: e cioè che il docente il quale pubblica anche su riviste o quotidiani on line o su un suo sito personale, è vero che riesce a far conoscere in tempo reale  (o quasi)  le sue idee e che ha un target che si potrebbe definire ‘planetario’ e comunque molto più vasto di quello che può raggiungere chi sceglie soltanto lo strumento cartaceo, ma è altrettanto vero che è assai più vulnerabile di chi ha optato per la strada del cartaceo. 

Il docente che pubblica on line, infatti, proprio perché si mette in discussione su una scala molto più ampia  (visto che i suoi testi possono essere letti e scaricati quasi sempre gratis in ogni angolo della Terra in cui esista il libero accesso alla rete), si espone alle critiche e ai giudizi  (che possono anche essere non favorevoli)  di quanti leggono i suoi lavori. 

In più, corre anche il rischio che i suoi testi vengano riprodotti (ovviamente senza il suo consenso)  in modo maldestro e senza rispettarne l’integrità su altri siti, dove viene commentato in modo lapidario e superficiale  (nella migliore delle ipotesi).  Si tratta di aspetti che non mi sembrano da sottovalutare.

Questo docente, insomma, dimostra un coraggio non trascurabile, un coraggio che in buona sostanza deriva dal fatto che egli non ritiene sufficiente quella  ‘autoreferenzialità’  a cui la stragrande maggioranza dei docenti italiani è ormai abituata  (salvo poi indignarsi per certe campagne di stampa che presentano i docenti in modo impietoso, facendo peraltro di ogni erba un fascio).

 Forse è per questo motivo, a ben vedere, che i docenti autori  (in particolare, appunto, quelli che pubblicano in rete)  vengono visti spesso con sospetto, quasi come dei ‘guastafeste’;  probabilmente, appunto, perché gran parte dei loro ‘colleghi’  non accetta il principio di vedersi ‘giudicata’ dall’esterno.

O forse, molto più prosaicamente, per pura e semplice invidia, perché questi ultimi si rendono conto che essi, al di là dell’importanza che si danno (quasi fossero degli amministratori delegati di una grande azienda, mentre nella realtà magari sono pure soprannumerari totali, senza neanche un’ora di lezione),  non sono capaci di produrre alcun tipo di materiale degno di essere pubblicato.

All’insipienza, alla millanteria e all’arroganza di questi soggetti si dovrebbe rispondere in un solo modo: spostandoli in un’altra Amministrazione, con compiti puramente e bassamente esecutivi.

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 Note

V. “Materiale per il nuovo anno scolastico.”, acquisibile facilmente attraverso GOOGLE, facendo seguire il titolo del file dalla stringa “A. Lalomia”.

Sul tema, cfr. anche "Trasferimenti, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie dei docenti. Un appello ai parlamentari.", reperibile sempre secondo le suddette modalità.

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Video "Docenti autori" del prof. Gaudio

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