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Istruzione professionale

A chi affidarla?

di  A. Lalomia

La proposta di affidare il segmento dell’istruzione professionale alle regioni -che peraltro promuovono e gestiscono già corsi ad hoc-  dovrebbe essere accolta favorevolmente, soprattutto nel caso degli IPSIA.

Con questa scelta, infatti, si realizzerebbero almeno tre obiettivi particolarmente importanti:

1.  un notevole risparmio per l’Amministrazione scolastica;

2. sicuri benefici per gli allievi, i quali non sarebbero costretti ad affrontare viaggi di centinaia di km per raggiungere una determinata scuola e a studiare materie che nulla  (o, nella migliore delle ipotesi, ben poco) hanno a che vedere con il titolo che intendono conseguire, come accade invece oggi nei suddetti professionali di Stato e quindi potrebbero concentrarsi esclusivamente nelle discipline in cui devono acquisire le dovute conoscenze, competenze e abilità che sono necessarie per svolgere con successo un certo lavoro;

3. il mantenimento in organico di quei docenti che possono insegnare soltanto nei professionali e in particolare negli IPSIA, docenti che sono già soprannumerari - in diversi casi in forma totale -  e come tali vengono utilizzati, in base alla norma, in qualità di supplenti all’interno della loro scuola, magari in altre materie, per l’intero orario a disposizione (che spesso corrisponde a quello di cattedra). 1

Non bisogna dimenticare, tra l’altro, che non pochi IPSIA sono frequentati - quantomeno nei corsi serali -  da studenti già provvisti di diploma di scuola superiore, di laurea e in qualche caso addirittura di master.  Ha un senso costringere una laureata in Lettere a seguire le lezioni di Italiano e di Storia e a ripetere la prima prova in sede di esami di Stato?  2

Oltretutto, negli IPSIA, la presenza di allievi stranieri che giungono in 3^, in 4^ o in 5^ con una conoscenza scarsissima  (e comunque inadeguata rispetto ai programmi di certe materie)  della nostra lingua 3 , aumenta in misura rilevante ogni anno e crea gravi problemi ai docenti di Italiano e agli studenti di madrelingua italiana, visto il tempo che i suddetti docenti devono impiegare per sforzarsi di far comprendere ai ragazzi immigrati significati di parole e concetti che agli allievi italiani sono già noti 4 .  Di fatto, in questo modo, la componente italiana della classe viene pesantemente discriminata e penalizzata, a tutto vantaggio degli stranieri. 

Non mi sembra un dato trascurabile, soprattutto quando si (stra)parla di xenofobia che esisterebbe nelle nostre scuole.

Liberandosi dall’impegno finanziario di questi istituti, l’Amministrazione realizzerebbe risparmi notevoli, risparmi che potrebbero essere impiegati per assicurare ai docenti i quali attualmente operano in questo segmento educativo, ma che insegnano materie ‘tradizionali’ 5 , sedi più rispondenti ai loro titoli, alle loro competenze e al loro stato di salute 6  (magari creando nuovi corsi serali per i licei e gli istituti tecnici)  e per premiare i docenti più meritevoli.

Peraltro, il trasferimento alle regioni del segmento oggi rappresentato dagli IPSIA, consentirebbe alle stesse di razionalizzare e pianificare meglio la presenza sul territorio di particolari istituti pubblici, che attualmente sono concentrati  (ma in numero assai modesto)  soltanto nel capoluogo di regione.  Nel Lazio, ad esempio, per conseguire determinate specializzazioni (indispensabili per poter aprire un laboratorio artigianale), esistono delle scuole statali  (ma in misura molto limitata)  soltanto a Roma, per cui chi abita nelle altre province della regione deve affrontare pesanti sacrifici per poter frequentare tali corsi.

Di qui l’inevitabile abbandono da parte di non pochi allievi.

Ovviamente, alcune specializzazioni sono offerte anche da istituti privati che si trovano sia a Roma che in altre province, ma il prezzo dell’iscrizione per moltissimi aspiranti allievi è proibitivo.

Tutto questo potrebbe facilmente essere superato, appunto, con la promozione e la gestione da parte delle regioni di questi corsi, aprendo una sede, che potremmo definire  ‘polispecialistica’, almeno in ogni  capoluogo di provincia e aumentando così le opportunità sia per l’utenza che per i docenti.

È possibile che, nel momento in cui il segmento educativo rappresentato oggi dagli IPSIA divenga di competenza delle regioni, il personale che attualmente vi opera perda lo status di dipendente statale in senso stretto.

Io però non credo che tale prospettiva debba essere giudicata in modo sfavorevole, se si pensa alla ‘generosità’ di alcune regioni nei confronti dei loro dipendenti.

         -----------------------------------

                                                    Note

 La norma risponde ad una logica ben precisa, che è quella di evitare ulteriori impegni finanziari per un supplente esterno, quando dentro lo stesso istituto si trova un docente con diverse ore  -o addirittura, appunto, con l’intero orario di cattedra a disposizione.

 Sull’argomento, cfr. tra l’altro  “Corsi serali statali. Assenze degli allievi e riconoscimento dei crediti”.”, facilmente acquisibile attraverso GOOGLE facendo seguire il titolo del testo dalla stringa  “A. Lalomia”.

E forse bisognerebbe chiedersi come mai si verificano questi casi.  Non è possibile che ‘la caccia agli iscritti’   (che magari avviene pure con notevole ritardo), non tenga conto di una conoscenza ragionevole  (a livello scolastico)  della lingua italiana, anche perché poi, ad uscirne compromessa, è l’immagine dell’intero istituto.

In tal senso, la proposta di dar vita a  ‘classi ponte’  avanzata dall’esecutivo, non solo va accolta positivamente, ma dovrebbe essere resa operativa al più presto.

Sul tema, Cfr. ad esempio  “Classi ponte. Brevi riflessioni.”, reperibile secondo le modalità indicate nella nota n. 2.

5  Per esempio: Italiano, Storia, Inglese, Matematica.

6  A quanti considerano questi docenti come ‘quelli che sono sempre assenti’, vorrei consigliare di leggere almeno i testi  “Modesta proposta relativa alla domanda di trasferimento.”  e  “Trasferimenti, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie dei docenti. Un appello ai parlamentari.”, acquisibili sempre secondo le suddette modalità.

Tali signori, che si permettono di ironizzare sui loro stessi colleghi, forse non sanno che, in qualche caso, il docente con gravi problematiche fisiche, oltre a compromettere ulteriormente la sua salute recandosi a scuola  (pur potendo rimanere a casa per intere settimane), lavora in perdita, perché riesce a spostarsi soltanto in taxi e deve sostenere spese sanitarie aggiuntive.

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