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Occidente e mondo islamico

Compito di Italiano scritto

Traccia per una prova sui rapporti tra Occidente e mondo islamico

 di  A. Lalomia

Si propone in questa sede una traccia su un tema di grande attualità e su cui mi sembra doveroso richiamare l’attenzione degli studenti  (quantomeno di quelli delle classi terminali delle superiori)  per invitarli a riflettere anche in una prospettiva interdisciplinare.  La traccia si presta infatti ad un approccio concreto soprattutto tra Italiano, Storia, Religione, Diritto e Geografia.

Ogni docente  -a partire ovviamente da quello di Italiano-  dovrà spiegare l’argomento in modo ragionevolmente dettagliato, in base alle prospettive della sua materia.

Il docente di Italiano dovrà poi predisporre  -con la collaborazione dei colleghi che decideranno di partecipare alla prova-  il materiale necessario per consentire agli allievi di affrontare il compito con profitto 1 .

Naturalmente, ogni docente di Italiano potrà adattare la traccia al contesto in cui opera.

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      I rapporti tra Occidente e mondo islamico.

I ripetuti e spesso sanguinosi episodi di intolleranza religiosa verificatisi in diversi paesi islamici, ripropongono con particolare urgenza il tema delle differenze che esistono tra l’ Occidente cristiano e le aree geografiche di confessione musulmana.

Queste differenze, secondo alcuni osservatori, rendono particolarmente problematici i rapporti tra i due mondi, anche se le dichiarazioni ufficiali di leader politici occidentali si preoccupano spesso di stemperare i toni delle controversie, soprattutto con quegli stati che vengono ritenuti alleati fedeli dell’Occidente stesso o dei quali l’Occidente ha comunque bisogno per la sua difesa e per la sua economia.

Sulla base delle riflessioni che sono state sviluppate recentemente in classe, servendoti del materiale che ti è stato consegnato dal docente di Italiano -e facendo uso di dati e di documenti che hai acquisito in sede extrascolastica-  fornisci una tua valutazione su questo tema, accompagnandola con proposte che potrebbero risultare funzionali al superamento dei contrasti tra i due mondi.

Nel tuo lavoro, cerca soprattutto di prendere in esame i punti che vengono riportati di seguito.

1. Il concetto di sacralità della vita umana che esiste in Occidente e il rispetto che in questo stesso mondo viene garantito sul tema delle libertà individuali e collettive, a partire dalla libertà di parola, di fede religiosa, di stampa, di tutela dei propri interessi giuridici ed economici, di associazione e di movimento.

Questa sacralità e questo rispetto non trovano quasi mai riscontro  (tranne che in alcune rarissime eccezioni)  nei paesi islamici.

Sporadici episodi di goliardismo giornalistico e politico di scarsa considerazione verso la religione musulmana non possono certo sminuire il valore di tali principi e di queste libertà, che rappresentano ‘il fiore all’occhiello’ dell’Occidente e di cui bisogna mostrarsi orgogliosi.

2. La separazione dei poteri che caratterizza l’ Occidente tra legislativo, esecutivo e giudiziario, una separazione che assicura sia le libertà elencate nel punto n. 1 (V. sopra),  sia la diffusa presenza di regimi democratici  -e comunque ispirati a principi democratici o liberali-  che contraddistingue politicamente l’Occidente.

Questa separazione non esiste quasi mai nel mondo musulmano e non è certo un caso che quasi tutti i paesi di quest’area  (con pochissime eccezioni) presentano governi illiberali, antidemocratici, quando non addirittura dispotici e tirannici, governi che sono condannati sistematicamente in sede internazionale per le continue, sistematiche e brutali violazioni dei diritti umani più elementari. 

3. Le accuse di intolleranza e di blasfemia che diversi capi religiosi islamici lanciano contro l’Occidente, colpevole secondo loro di non rispettare il valore della dottrina musulmana.

Tali accuse stridono fortemente, per esempio, con l’alto numero di moschee che si trovano in molti stati occidentali, a cominciare dal nostro  (una presenza che peraltro non ha riscontro in quasi tutti i paesi islamici, dove la costruzione di una chiesa cristiana è vietata per legge e comunque ostacolata con norme vessatorie); con la libertà di conversione alla fede musulmana che esiste in Occidente  (mentre per un musulmano la conversione al cristianesimo è punita spesso con la pena di morte sia nei paesi arabi, che in quelle aree dove comunque esiste una maggioranza islamica); ma soprattutto con gli atti di terrorismo religioso  (oltreché politico)  che vengono riportati quasi quotidianamente dagli organi d’informazione.

In tal senso, si fa molta fatica a comprendere ad esempio per quale motivo una vignetta  (sia pure di cattivo gusto)  su un tema religioso e una citazione storica ad opera del Pontefice nel corso di una lezione universitaria  -e diffusa da parecchi media in modo distorto, fazioso e strumentale-, debbano essere considerate infinitamente più gravi  (e tali addirittura da meritarsi, oltre alle immediate proteste di governi che pure si professano ‘laici’, gli anatemi delle autorità religiose islamiche, le richieste di scuse ufficiali e una taglia sull’autore della vignetta stessa da parte di iman e di ayatollah)  del gesto di un terrorista musulmano che si fa saltare in aria dentro una moschea, provocando una strage di fedeli altrettanto musulmani, ma ‘colpevoli’ di appartenere ad una setta diversa dalla sua.

4. La volontà che le diverse chiese cristiane  (ad iniziare da quella cattolica, nella figura stessa del Pontefice)  hanno espresso, e non da oggi, di rivedere e ridiscutere la loro storia, ammettendo gli errori commessi in passato e nel presente e proponendosi come validi interlocutori di quelle stesse minoranze (p.e. gli ebrei)  verso le quali nei secoli scorsi hanno manifestato talvolta riserve e chiusure.

Non esistono prove concrete che ciò accada nel mondo islamico e, anzi, sono sempre più frequenti gli episodi di intolleranza e di incitamento all’odio verso i ‘nemici storici’ del mondo musulmano  (a cominciare dagli ebrei e dai cristiani), episodi che non di rado vedono al centro figure di indubbio prestigio istituzionale di questo stesso mondo  (i quali però possono poi visitare tranquillamente alcuni dei paesi che considerano ostili).

5. Il superamento di qualunque propensione temporalistica da parte delle chiese cristiane e la sostanziale laicità  (per non dire l’ ‘iper-laicismo’)  dei paesi in cui queste stesse chiese rappresentano la maggioranza  (una laicità che, per quanto ci riguarda, non è certo contraddetta, come ha stabilito nel 2006 il Consiglio di Stato, dalla presenza nelle aule scolastiche del simbolo religioso per eccellenza della fede cristiana, vale a dire il Crocifisso, di cui peraltro le classi sono quasi sempre sprovviste, malgrado le disposizioni ministeriali).

Questo superamento è in netto contrasto con quanto accade ancora oggi in alcuni stati musulmani, caratterizzati da regimi teocratici o addirittura ierocratici e dalla presenza dei tribunali islamici, che giudicano in base ai precetti del “Corano”  (la ‘Sharja’).

6. La volontà ecumenica che anima le chiese cristiane di giungere ad una qualche forma di riunificazione dopo le scissioni del passato (Scisma d’Oriente e Riforma protestante), una volontà fondata sul principio della comune origine, sul rispetto reciproco, su valori condivisi dalle gerarchie ecclesiastiche, dal clero nel suo complesso e dai fedeli e sulla difesa di principi universali quali la pace, la solidarietà e l’aiuto verso le masse di oppressi, di inermi, di emarginati, di quanti devono lottare ogni giorno per la pura e semplice sopravvivenza.

Non si ha notizia che nel mondo islamico esista questa volontà; semmai, si ha la certezza che le contrapposizioni dottrinarie si acuiscono sempre di più, fino a degenerare in forme di fanatismo che sono assolutamente inconcepibili agli occhi dei cristiani  (e per la verità anche degli appartenenti ad altre confessioni religiose).  Ci si riferisce in particolare a quanto evidenziato nel punto n. 3.

7.  Il  ‘senso di colpa’, l’imbarazzato silenzio e i sottili distinguo riduzionisti e giustificazionisti che in Europa e in altre aree dell’Occidente accompagnano le violenze contro i cristiani e gli occidentali in genere che si sono verificate e continuano a verificarsi nel mondo islamico.  Un silenzio che rende ancora più deplorevole la totale assenza di qualunque riferimento alle radici cristiane dell’Europa nella Costituzione europea, rinunciando così a quel  “dovere dell’identità”  che autorevoli esponenti del mondo culturale italiano cercano di ribadire con pacata ma determinata fermezza, come principio cardine irrinunciabile per la costruzione di una scala di valori che regoli anche i nostri rapporti internazionali, in primo luogo con i paesi islamici.

8.  Il diffuso e talvolta opprimente laicismo che contraddistingue le società occidentali, un laicismo che considera il credo religioso come un fattore ingombrante e comunque esclusivamente soggettivo e privato, di cui bisogna quasi vergognarsi e in ogni caso da non manifestare in pubblico, privandolo di qualunque riflesso nella vita quotidiana.

Questa prospettiva  ‘mondana’  e  ‘secolarizzata’  di gran parte degli occidentali è quanto di più lontano esista dalla visione  ‘totalizzante’  che assume la religione nei paesi islamici, soprattutto a livello di mentalità popolare, per la quale non esiste alcuna distinzione tra  ‘sacro’ e  ‘profano’, essendo ogni aspetto della vita materiale permeato profondamente di spirito religioso.

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Note

Si suggerisce di partire dalla ricca documentazione presente in questo portale  (V. le aree dei singoli collaboratori e delle  “Altre materie”).

Ulteriori, importanti fonti sono rappresentate dal quotidiano “Avvenire”  (www.avvenire.it), dalla Fondazione “Magna Carta”  (www.magna-carta.it), e da  www.magdiallam.it, che hanno dedicato al tema diverse pubblicazioni e iniziative.

Di indubbia utilità potrà risultare anche www.israele.net.

Infine, vorrei segnalare il testo “Religione, ateismo, laicità, laicismo e altro”, acquisibile agevolmente attraverso GOOGLE facendo seguire il titolo appena citato dalla stringa  “A. Lalomia”.

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Indicazioni bibliografiche

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