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Ade , il dio degli Inferi

di Laura Bompani - 1° liceo scientifico A - Istituto S. Ambrogio Milano

supervisione del professor Luca Manzoni

Ade

Ade, «l’invisibile » (in greco Ἅδης, ,, in latino Hades), è figlio di Crono e Rea, titani discendenti di Urano e Gea (rispettivamente il Cielo e la Terra). I primi due, oltre a lui, ebbero altri cinque figli, Hestia, Demetra, Era, Poseidone e Zeus (il più piccolo). Il padre, tuttavia, credendo che uno dei figli l’avrebbe presto ucciso, appena la moglie partoriva, inghiottiva il bambino vivo, scongiurando il pericolo. Rea, scioccata da questo comportamento, decise di mettere in salvo il figlio minore, affidandolo alla capra Amaltea, fino alla sua giovinezza. Quando divenne adulto, Zeus scoprì il delitto commesso dal padre e decise di vendicare i fratelli: Meti, una titana, gli diede un erba da mescolare alle bevande di Crono, al fine di farlo vomitare; il piano funzionò e il titano rigurgitò tutti i cinque fratelli di Zeus illesi. I sei dèi decisero allora di andare in guerra contro i titani, alleandosi con i giganti centimani (mostri enormi con cinquanta teste e cento mani) e i Ciclopi (lampo, tuono, fulmine), i quali donarono ai tre fratelli maschi la folgore, il tridente e l’elmo dell’invisibilità.

Dopo dieci anni di conflitto, ebbero la meglio i figli di Crono e Rea, diventando padroni dell’Universo con Giove come capo. Successivamente i tre uomini stabilirono di dividersi i possedimenti sulla terra, estraendo a sorte anche i doni ciclopici. A Poseidone spettò il tridente e il governo del mare, a Zeus la folgore e il regno della Terra e del Cielo (compresi gli umani) e infine ad Ade appartenne per diritto l’elmo e il Regno dell’Oltretomba, con il titolo di Signore dei Morti.

Le ombre che discendono agli Inferi devono entrare nel bosco di pioppi bianchi vicino al fiume Oceano muniti di una moneta, posta dai parenti sotto la lingua durante il rito funebre. Questo spicciolo serve a pagare Caronte, il cupo traghettatore di anime condannato per l’eternità a trasportare ombre da una riva all’altra del fiume infernale Stige (‘odiato’). Questo corso d’acqua, inoltre, ha come tributari l’Acheronte (‘fiume di guai’), il Flegetonte (‘che brucia’, riferito sia alla cremazione dei corpi che al fuoco delle pene nell’inferno), il Cocito (‘gemente’), l’Averno (‘senza uccelli’, erronea traduzione del l’italico Avernus) e il Lete (‘oblio’), tutti passanti per il Tartaro (probabilmente raddoppio della base pre-ellenica tar, riferita a località dell’Occidente).

Le ombre prive di denaro sono costrette ad attendere in eterno sulla riva (da qui l’importanza di ricevere un adeguato funerale nell’antica Grecia) o, se riescono, possono provare a scappare dalla loro guida Ermete, non incappando tuttavia in Cerbero, mostruoso cane a tre teste posto a guardia dell’Oltretomba, per controllare che nessun vivo entri e che nessun dannato scappi.

Nella prima zona del Tartaro si trova la triste Prateria degli Asfodeli (da asphodelos, ossia ‘nella valle di ciò che non è stato ridotto in cenere’), dove le anime degli eroi vagano senza meta insieme a quelle di chi ha avuto una vita mediocre; infatti, nel regno dei morti ogni uomo era uguale all’altro, nonostante fosse stato un re, un sacerdote o un semplice contadino. In questa steppa i pochi pallidi fiori formano un velo evanescente nell’incerta luce di un perpetuo crepuscolo. Era, come si può capire, un luogo scialbo e malinconico, nel quale si era persa la gioia di “vivere”, se non con l’unico piacere concesso, ossia quello di bere il sangue dei sacrifici animali compiuti dai  vivi.

Oltre questa prateria si trovano l’Erebo e il palazzo del Re degli Inferi, alla sinistra del quale vi sono un bianco cipresso e la fonte del fiume Lete, dove le ombre comuni si riuniscono per bere. Le anime iniziate preferiscono invece dissetarsi alla fonte della Memoria, vicino alla celebre divisione delle tre strade nelle quali i condannati vengono mandati, giudicati da Radamante (per gli asiatici), Eaco (per gli europei) Minosse (per i casi più complicati). La prima delle tre vie conduce alla Prateria degli Asfodeli, precedentemente descritta; la seconda al campo di punizione del Tartaro, dove i dannati scontano le proprie colpe con pesanti pene inflitte da Ade. L’ultimo percorso convoglia ai Campi Elisi, vicino al palazzo divino. Essi sono un luogo di gioia dove splende il giorno per l’eternità e si compiono solo svaghi quali la musica, i giochi e le feste. I morti possono così ritrovare la felicità abbandonata in vita, essendo essi stati brava gente e onesti cittadini.

Al di là di questi prati vi sono le Isole Beate, dimora di chi, pur nascendo tre volte, è riuscito a condurre tre esistente virtuose, come ad esempio le ombre di Achille ed Elena, probabili amanti.

Gli spiriti dei morti vivevano nei loro sepolcri o in caverne sotterranee, dove potevano trasformarsi in serpenti, sorci o pipistrelli, senza la possibilità di reincarnarsi in esseri umani. Le anime dei re sacri vagavano, ben visibili, nelle isole funebri in cui venivano seppelliti. Secondo una terza versione per le metempsicosi, le ombre potevano tornare a vivere insinuandosi in fave, noci o pesci, per essere poi mangiate dalle loro future madri. Per una quarta, esse si spingevano nell’estremo Nord, dove il Sole non sorge mai e ritornavano alle loro terre come venti fertilizzanti. Un’ultima variante crede le ombre trasportate dopo la morte nel lontano Occidente, in un mondo simile a quello dei vivi.

Ade, regnando sui morti, è molto geloso delle prerogative che questo governo gli offre, e di conseguenza preferisce rimanere nel sottosuolo più che salire sul monte Olimpo, dove vivono gli altri dodici dèi (Zeus, Era, Poseidone, Afrodite, Ares, Efesto, Atena, Apollo, Artemide, Dioniso, Hestia e Demetra). Una delle poche volte che è salito al Mondo Superiore è stata quando ha tentato di sedurre la Ninfa Minta, fermato tuttavia subito dalla gelosa moglie Persefone, la crudele regina dei morti. Alla fine di questo mito, la dea trasforma Minta in un’erba profumata, la quale era as-sociata forse all’abbondante utilizzo di questa pianta per eliminare l’odore di sangue durante i sacri-fici.

La moglie Persefone, figlia di Zeus e Demetra, fratelli di Ade vive con il marito solo per tre mesi l’anno, accordo prestabilito durante l’episodio del rapimento, passato alla storia come il “Ratto di Persefone”. Un giorno, mentre sorvolava la Terra con il suo cocchio dorato, il dio dell’oltretomba si innamorò di una giovane dea, Core; decise allora che sarebbe diventata sua sposa e andò dal padre Zeus a chiederne la mano. Il fratello tuttavia, sapendo che Demetra avrebbe sofferto molto alla notizia che la figlia sarebbe vissuta per sempre agli Inferi,e che non poteva offendere il compagno maggiore, pensò fosse meglio non rispondere. Ade si sentì allora autorizzato a rapire la ragazza mentre stava raccogliendo fiori con le amiche presso un lago ad Enna. La giovane si spaventò molto, gridando a più non posso di voler tornare sulla Terra, ma la carrozza nera scomparve in una frazione di secondo nel sottosuolo. Quale la disperazione di Cerere alla notizia della figlia rapita! Vagò disperata per nove giorni e notti, senza mai fermarsi, né bevendo né mangiando, rifiutandosi di salire all’Olimpo e di continuare a fornire agli uomini campi e messi fertili (facendoli deperire). Un giorno giunse finalmente da Elio, colui che vede ogni cosa, e si fece confessare il sequestro del fratello maggiore; andò quindi a lamentarsi con il padre degli dèi, il quale dovette chiedere ad Ade di liberare la nipote, per evitare conflitti. Egli allora accettò e la riportò in superficie, facendole tuttavia prima mangiare qualche chicco di melagrana, il cibo dei morti che la legava per sempre a loro. Visto questo imprevisto, Giove trovò un accordo per i due fratelli: Core avrebbe vissuto nove mesi all’anno con la madre sulla Terra, e i rimanenti tre nell’Oltretomba con il marito, sotto il nome di Persefone.

Ade, insomma, era il più temuto degli dèi, e gli antichi preferivano non nominarlo, per paura che si adirasse, scegliendo di designarlo con degli eufemismi come Plutone (‘il ricco’, allusione all’abbondanza di ricchezza sia nella terra coltivata, che nelle miniere che essa contiene).

Esiodo, nella sua opera Theogonia (455-56), lo descrive come: “Il forte Ade, che sotto la terra ha la sua dimora, spietato nel cuore”. Infatti, pulάrtēs (‘guardiano della porta’, un altro epiteto per indicare la divinità) è un dio crudele e impietoso, che non permette a nessuno dei suoi sudditi di tornare fra i viventi. Gli unici due episodi in cui questo accadde, tuttavia, vennero puniti con la morte.

Il primo narra la storia di un ragazzo, Orfeo, e sua moglie, la bella Euridice; lui fu il più famoso poeta e musicista mortale mai esistito, allievo delle Muse stesse, le figlie di Apollo. Con il suono della sua lira riusciva ad ammansire le belve feroci, ma anche gli alberi e i massi sul suo cammino. Un giorno, tuttavia, mentre la moglie fuggiva per scappare da un malintenzionato, inciampò in un serpente e morì per il suo morso; Orfeo, disperato, decise coraggiosamente di discendere nell’Ade con la speranza di ricondurla sulla Terra. Grazie alla sua portentosa maestria nell’usare la lira, incantò sia il traghettatore Caronte che il cane a tre teste Cerbero, sia le stesse pene dei dannati, e con quelle anche il cuore dello spietato Plutone. Quest’ultimo, alle suppliche del giovane, acconsentì a restituire la moglie ad una condizione, ossia che Orfeo non si guardasse alle spalle finchè Euridice non fosse giunta alla luce del Sole. La ragazza seguì il marito su per l’oscura voragine, guidata del suono dello strumento; appena sorse la luce, tuttavia, lui non potè fare a meno di girarsi, per guardare la bella sposa rinata, ma era troppo presto e la perdette per sempre.

Il secondo passaggio in cui Ade punì un’ombra che tentava di tornare al mondo dei vivi, fu nel mito di Asclepio. Quest’ultimo, figlio del dio Apollo e del suo amante Coronide (dal quale venne “prelevato” il corpo del bambino, mentre bruciava vivo su una pira), è diventato dio della medicina grazie agli insegnamenti del saggio centauro Chirone. Divenne famoso anche perché riuscì a strappare dal mondo dei morti almeno sei uomini, tra i quali Ippolito, un protetto di Artemide (dea della caccia); decise di risuscitare quest’ultimo con un’erba apposita e delle formule magiche, ma mentre stava compiendo il rituale, venne interrotto da Ade, adirato per questo “furto” di anime. Il dio dei morti decise quindi di chiedere al fratello Zeus di punire Asclepio colpendolo mortalmente con la folgore, ma, dopo il colpo, il padre degli dèi ebbe pietà di lui e lo riportò in vita.

Il regno dell’Ade è anche famoso per la crudeltà delle pene inflitte ai dannati nel Tartaro, disumane quanto la loro vita sulla Terra; le più note sono senz’altro quelle assegnate a tre giovani, i quali hanno anche tentato di ingannare Plutone, senza successo.

Sisifo, giovane fondatore di Corinto, assistette quasi per caso al rapimento di Egina da parte di Zeus; nel momento in cui il padre della ragazza passò per la città, lui decise di non dir niente, ma quando l’anziano gli promise qualcosa in cambio, raccontò tutto. Giove, adirato, comandò al fratello Ade di trascinare Sisifo nel Tartaro e condannarlo con una pena atroce, merito per aver tradito i segreti divini. Tuttavia il ragazzo riuscì a trarre in inganno il dio dei morti, chiudendolo nei ceppi a lui destinati, dopo averlo pregato di mostrargli come funzionano. Ade rimase così imprigionato per giorni, impedendo ai vivi di morire, creando una situazione gravissima (e impedendo ad Ares di svolgere i suoi interesse, il quale dopo risolverà la situazione). Recuperato Sisifo, che tentò di ingannare anche Persefone, venne assegnata a lui una pena esemplare: gli venne consegnato un grosso masso con l’ordine di spingerlo fino alla sommità di una collina, per poi spingerlo giù. Il dramma, tuttavia, sta nel fatto che il masso, arrivato a pochi centimetri dal cucuzzolo, inizia a rotolare all’indietro travolgendolo fino a valle, per l’eternità.

Un’altra vicenda nella quale i protagonisti tentarono di sfidare i divini dell’Oltretomba fu quella di Teseo e Piritoo, i quali avevano stretto un patto tra loro, ispirati da un oracolo, ossia quello di entrare da vivi nel regno dei morti per sposare Persefone stessa. Arrivati al palazzo di Ade, vennero accolti cordialmente dal dio, calmo e stranamente ospitale...con l’intento tuttavia di legarli entrambi alle Sedie dell’Oblio, seggiole che divennero subito carne della loro carne, straziandoli perpetuamente. Il supplizio durò comunque solo quattro anni, dopo i quali Ercole (semidio figlio di Giove, giunto al Tartaro per compiere la 12° fatica, il rapimento di Cerbero) andò a liberare Teseo tirandolo, metodo che non funzionò con Piritoo.

Le pene erano così fantasiosamente crudeli con lo scopo di essere da monito per i greci nel condurre vite felici e non delittuose, in quanto in una vita dopo la morte, avrebbero scontato tutti i misfatti commessi.

Concludendo, Ade, il più misterioso degli dèi, colui che vive nell’ombra, coperto dall’elmo invisibile, ma anche dalla coltre di timore che incute sugli altri, è forse il più affascinante degli dèi (nonostante non compaia spesso nei miti e al quale non sono dedicati neanche templi o santuari), governando con la consorte Persefone per l’eternità sul regno dove “non sorge mai il Sole”.

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  • Ade secondo Disney di Laura Bompani - 1° liceo scientifico A, supervisione del professor Luca Manzoni

 

Fonti:

Bibliografia

·        ROBERT GRAVES, I miti greci, Longanesi & C., Milano 1983

·        LUCIA IMPELLUSO, I Dizionari Dell'Arte. Eroi e dèi dell'antichità, Mondadori Electa, Milano 2008

·        PIERRE GRIMAL, Mitologia, Garzanti Libri, Milano 2004

·        LUISA BIONDETTI, Dizionario di Mitologia Classica. Dèi, Eroi e Feste, Baldini & Castoldi, Milano 1997

·         HANS BIEDERMANN, L'Universale.  Simboli, Garzanti Libri S.p.a., Milano 2004

·         ELISABETTA C. VITZIZZAI, Storie di Dèi e di Eroi, Mursia Scuola, Milano 2009

 

Sitografia

·         Ade, www.wikipedia, Ultima modifica per la pagina: 20:33, 18 apr 2011.

·         Persefone, www.wikipedia, Ultima modifica per la pagina: 23:00, 11 apr 2011.

·        Il Ratto di Proserpina (Bernini), www.wikipedia,  Ultima modifica per la pagina: 17:55, 28 feb 2011.

·        Il Ratto di Proserpina (Giordano), www.settemuse, consultato alle 20.30, 27 apr 2011

·        Hercules (film 1997), www.wikipedia, Ultima modifica per la pagina: 01:43, 28 mar 2011.

·        Hercules, www.disneyano.altervista, consultato alle 21:07, 27 apr 2011

 

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