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Era, la madre degli dei

di Ilaria Rossi - 1° liceo scientifico A - Istituto S. Ambrogio Milano

supervisione del professor Luca Manzoni

Etimologia del nome:

sp. era; fr. Ère: dal latino aera (plurale) di aes – genitivo aeris – rame, bronzo, moneta. Era usato per significare i segni o gettoni per calcolare cifre e più tardi un numero dato e specialmente quello dal quale si comincia a contare e, nei libri dei conti gli articoli o capi delle partite. – punto fisso nella storia, detto anche epoca, da cui si cominci a contare una successione di anni; poi la serie stessa dei periodi, per esempio “l’era dei maomettani”.

Il nome Era o Hera, interpretato come parola greca, significa “Signora” che probabilmente deriva da “Herwa”: la protettrice. Ella è la Grande Dea pre-ellenica, venerata soprattutto a Samo e ad Argo, nonostante gli arcadi si vantino di essere stati i primi a inventare il culto.

Esito storico:

Era, la madre degli dei, gemella e moglie di Zeus, nacque dal legame fra la titanica Rea e il titano Crono nell’isola di Samo, o come altri dicono, ad Argo. Fu poi portata in Arcadia da Temeno e le sue nutrici furono le stagioni. Appena nata, il padre la inghiottì, rimanendo quindi nella pancia paterna insieme ai suoi quattro fratelli: Ade, Estia, Demetra e Poseidone, finché Zeus, salvato da Rea subito dopo averlo partorito, ingannando quindi Crono, riesce a far vomitare il padre cosicché gli altri possano ritornare alla libertà. Il dio riuscì a bandire Crono e a impadronirsi del potere, dividendolo con Poseidone, dio del mare e Ade, divinità degli inferi.

In seguito raggiunse sua sorella Era, per alcuni in Argolide, secondo altri a Creta, e la corteggiò. In un primo momento senza successo, ma riuscì a conquistarla, ingannandola; infatti si trasformò in un cuculo infreddolito, la dea, per pietà, lo riscaldò sul proprio seno e Zeus, una volta riassunto il suo aspetto, la violentò; fu quindi costretta a sposarlo. Questa modifica da parte di Zeus è interpretata e ricorda quando il dio Idra si trasforma anch’esso in cuculo per corteggiare una ninfa; Zeus eredita lo scettro di Era con sopra l’animale.

Le nozze fra i due dei si celebrarono nel giardino delle Esperidi, che è il simbolo della fecondità. I mitografi affermano che i pomi d’oro delle Esperidi furono donati a Era da Gea (la Terra). Omero narrò che Era e Zeus si unirono sopra la cima dell’Ida. La leggenda di Era costretta a sposare Zeus, ricorda la conquista di Creta e della Grecia Micenea. La notte di nozze durò trecento anni, si pensa perché l’annata sacra di Samo, come quella etrusca, era composta di dieci mesi di trenta giorni. Ogni giorno fu prolungato in un anno, contemporaneamente si vuole far capire che passano tanti anni prima che gli Elleni riescano a imporre la monogamia ai sudditi di Era. 

 Da quest’unione nacque Efesto, il dio del fuoco, tecnologia, ingegneria, scultura e metallurgia. Alcuni sostengono che il padre non sia Zeus, ma che Era l’abbia messo al mondo senza il principio maschile, per vendicarsi della nascita di Atena partorita dalla testa di suo marito. Poi c’è Ares, dio della guerra, Ebe, dea della gioventù e ancella delle divinità che serve nettare e ambrosia. Infine Ilizia, dea che causa i dolori del parto, fu poi venerata dai cretesi come la divinità della fertilità. Alcuni sostengono che Ares e la sua gemella Eris furono concepiti dalla dea quando toccò un fiore, Ebe quando premette su una lattuga e che Efesto nacque da Era e da Talo, il nipote di Dedalo. Alcuni sostengono che il dio sia nato per partenogenesi; Efesto, non credendo a questa diceria, imprigionò la madre Era, facendola accomodare su una sedia meccanica la quale i braccioli si ripiegavano su chi vi era seduto, costringendo così a dichiarare la verità. Ad Argo c’è una statua della dea che sedeva su un trono d’oro e d’avorio; la storia appena raccontata, quella in cui Efesto imprigiona la madre, ha origine dall’usanza greca di legare le statue degli dei ai troni, per “impedire che fuggissero.”  

Ella fu tradita molte volte con altre dee oppure con mortali. Da questi tradimenti, il dio generò tanti figli con altre donne, ma furono solo infedeltà, poiché il loro matrimonio fu sempre considerato una delle unioni divine garanti e modello per tutti gli altri matrimoni umani. Era, non solo perseguitava le donne di suo marito, ma anche i figli che concepivano, ne sono un esempio Eracle, figlio di Alcmena; infatti fu lei a ideare le “12 fatiche”, mandò anche due serpenti nella sua culla per uccidere il bimbo, ma Eracle li strozzò. Mentre l’eroe faceva ritorno da Troia, la dea scatenò una tempesta; Zeus, irritato, la sospese nel vuoto dopo aver legato un’incudine ai suoi piedi. Fu in questo momento che Efesto, cercando di liberare la madre, attirò l’ira di Zeus e fu fatto precipitare giù dall’Olimpo. Si riconcilierà poi con Ercole. La dea sarà riappesa un’altra volta al cielo, con due bracciali d’oro ai polsi e le incudini legati a ogni caviglia. Fu sospesa nel cielo da Zeus poiché aveva progettato (e riuscita) a legare il padre degli dei a un letto grazie all’ausilio di corde di cuoi, annodate cento volte, cosicché non potesse muoversi. Mentre festeggiavano la Nereide Teti, avendo previsto una guerra sull’Olimpo, lo andò a liberare grazie all’aiuto delle centimane Briareo che sciolse tutti i nodi molto rapidamente usando tutte le sue mani. Era fu liberata solo dopo che Zeus fece promettere agli altri dei complici dell’imprigionamento, che non si sarebbero più vendicati.

Come dicevo prima, la dea perseguita anche altri figli, per esempio Io, suggerendo ai Cureti di farne sparire il figlio Epafo. Cerca di impedire a Latona di partorire la dea della caccia, Artemide e il fratello Apollo, dio della musica, scienza e dell’arte. Le vendette di Era non sono tutte causate dalla gelosia, ma anche per altri motivi; infatti Era e Zeus litigavano spesso, ad esempio, un giorno, stavano discutendo su chi fra l’uomo e la donna sentisse più profondamente i piaceri dell’amore. Era sosteneva che fosse l’uomo, mentre Zeus la donna. Andarono perciò da Tiresia, poiché aveva fatto esperienza dei due sessi. Poiché quest’ultima diede ragione al dio, Era le tolse la vista. Oppure, in un altro episodio, la dea, durante la guerra di Troia, si schierò con i greci, poiché Paride non l’aveva scelta come “la più bella” fra Afrodite e Atena e inoltre era anche la protettrice naturale di Achille, siccome aveva allevato sua madre Teti; rese immortale Menelao estendendo così la sua protezione verso il re. Durante la lotta con i Giganti, la dea fu assalita da Porfirione che provava un grande desiderio per lei. Fu anche violentata da Issione, ma Zeus modellò una nuvola che lo ingannò, così sua moglie fu salva. Era scoprì anche l’avventura segreta tra suo marito e Semele, la Luna. Decise perciò di assumere le sembianze di una vecchia vicina e consigliò alla donna, incinta di sei mesi, di chiedere al suo amante di essere sincero e di non ingannarla più, ma Zeus si rifiutò, negandole il letto. Pazzo furioso, il dio fulminò Semele, ma il bimbo che aveva in grembo fu salvato da Ermete che lo cucì nella coscia di Zeus. È per questo motivo che Dioniso è detto “nato due volte”.

La dea non commetteva solo cattive azioni, ma aiutò anche delle persone, per esempio è la protettrice della nave degli Argonauti che aiutò a oltrepassare le Simplegadi e poi Scilla e Cariddi.  

Curiosità:

Era è la protettrice delle donne e fu venerata con nomi diversi, per esempio come Iuno Pronuba che presiedeva al matrimonio oppure come Iuno Lucina aiutava le donne nel parto, poi c’era Iuno Regina era la particolare consigliera e protettrice dello stato romano. La festa a lei dedicata, i Matronalia, si celebrava il primo giorno di marzo. Il mese di giugno prese il nome da lei.

Il suo attributo più caratteristico e ordinario sono i pavoni che trainano il suo carro. Dalle loro piume si può vedere l’immagine degli occhi di Argo, il guardiano che la dea aveva posto presso di Io.  

Ogni anno Era, come Afrodite, si bagnava a Pafo per recuperare la verginità.

Già Omero parla di Era come una donna ostinata, gelosa e molto litigiosa; anche Zeus a volte è impaurito da sua moglie che si vendica di lui quel tanto che basta da non costringere il marito a fulminarla.

Di solito è ritratta come una donna austera. Può indossare un diadema o una corona e nella sua mano possiede uno scettro. Veniva ritratta come una figura maestosa e solenne, spesso seduta sul trono mentre porta come corona il "Polos", il tipico copricapo di forma cilindrica indossato dalle dee madri più importanti di numerose culture antiche. In mano stringeva una melagrana, simbolo di fertilità e di morte usato anche per evocare il papavero da Oppio. Omero la definiva la Dea dagli occhi "bovini" per l'intensità del suo regale sguardo.

Qualche volta, nelle rappresentazioni degli amori di Zeus, compare nello sfondo, nascosta fra le nubi, pronta poi a vendicarsi!

Una delle città in cui Era ha avuto un culto a lei dedicato è stato a Corinto. Il suo tempio è molto isolato e difficile da raggiungere. Ogni anno giovani ragazzi e ragazze sono selezionati per trascorrere trecentosessantacinque giorni nel suo tempio. Quest'anno sono stati simbolicamente fatti 'morire'. Si dovevano vestire di nero in ogni momento ed è stato richiesto di tagliare i capelli.

Bibliografia:

ROBERT GRAVES, I miti greci, Longanesi & c., Milano 1983;

LUISA BIONDETTI, Dizionario di Mitologia classica, Dei, eroi, feste, Baldini&Castoldi, Milano 1997;

LUCIA IMPELLUSIO, I dizionari dell’arte, Eroi e dell’antichità, Mondadori Printing, Verona 2008;

 

Sitografia:

http://it.wikipedia.it , 26 aprile 2011

http://kidslink.bo.cnr.it/ilaria/dei/dei.htm , 27 aprile 2011

http://www.etimo.it/?term=era

http://didascienze.formazione.unimib.it/lucevisione/pittura/copernico.htm , 29 aprile 2011

 

La Via Lattea:

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Questo quadro fu dipinto da Jacopo Robusti, chiamato il Tintoretto, nato a Venezia il 29 settembre del 1518 e morto sempre nella città natale il 31 maggio del 1594. È stato un pittore italiano, uno dei più grandi esponenti della scuola veneziana e quasi sicuramente anche l'ultimo grande pittore del Rinascimento italiano. Il soprannome di "Tintoretto" deriva dal mestiere paterno, tintore di stoffe.

Creò molti quadri, tra cui “L’origine della Via Lattea”, dipinto del 1575 circa. Si trova a Londra al National Gallery. Rappresenta infatti la nascita della galassia in cui ci troviamo, Era, Ercole, Mercurio (secondo il mito), il pavone, e degli angioletti. In questo quadro è rappresentato anche Zeus sotto forma di aquila. Si nota che Mercurio adagia sul seno di Era, il figlio di Alcmena, ma quando scopre che è anche il figlio di Zeus, si toglie il bambino. Egli, non riuscendo a trattenere nella bocca il latte appena succhiato, rigurgitò, formando così la Via Lattea. Come dicevo prima, viene raffigurato anche il suo attributo più caratteristico, ovvero il pavone. Si vede anche Zeus che trattiene fra gli artigli fulmini e saette.

I colori sono vivaci, quelli predominanti sono il rosso, blu, bianco e l’oro.

Era è appoggiata su più lenzuoli con il capo sul cuscino. Attorno a lei è rappresentata la vicenda.         

 

 

Era e Argo:

Questo dipinto è stato realizzato da Peter Paul Rubens nato nel a Siegen il 28 giugno del 1577 e morì ad Anversa il 30 maggio del 1640. È stato un pittore fiammingo.
Dipinse molti quadri tra cui “Era e Argo”.

In questo quadro ricopre un certo interesse la teoria dei colori, nel quale appare un arcobaleno formato dai tre dei colori semplici: giallo, rosso e azzurro.

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La scala cromatica è formata da cinque colori semplici: bianco, giallo, rosso, azzurro, nero e da tre colori composti à arancio, verde, porpora. Il giallo è il colore più vicino al bianco, perché è il più luminoso, per la ragione opposta l'azzurro è il più vicino al nero.

In questo quadro i protagonisti sono Io, Era e Argo. Quest’ultimo  significa “che tutto vede". È un gigante che ha, secondo alcuni miti, un occhio, secondo altri quattro, due davanti e due dietro. Altri ancora sostengono che ne aveva cento, dormiva chiudendone cinquanta per volta. Infine ci sono quei racconti che dicono che ne aveva infiniti su tutto il corpo.

Questo quadro rappresenta il gigante che venne posto a guardia della ninfa Io, uno degli amori di Zeus tramutata dal dio in una giovenca per nascondere a Era, sua moglie, la vera identità della ninfa. La dea, sospettosa di un possibile tradimento del marito, riuscì ad ottenere l'animale in dono. Zeus, infatti, acconsentì alla richiesta per fugare ogni sospetto di tradimento, ed Era pose la fanciulla sotto la sorveglianza di Argo, che legò l'animale ad un ulivo che cresceva in un bosco sacro a Micene. Il gigante, grazie ai suoi infiniti occhi, riusciva a non dormire mai, chiudendone, per riposare, solo due per volta. Zeus, dispiaciutosi per Io, incaricò Ermes di liberarla. Quest’ultimo, trasformatosi da pastore, si avvicinò ad Argo suonando una melodia. Il gigante, affascinato dal suono, invitò Ermes a sedersi con sé. Il dio, accompagnandosi col suono, iniziò a narrare la storia di Pan e Siringa, finché non riuscì a far chiudere tutti gli occhi al mostro. Ermes uccise il gigante addormentato tagliandogli la testa con la spada, liberando Io. Era prese gli occhi dalla testa di Argo e li pose sulle piume del pavone, l'animale a lei sacro.

Era seduta:

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Questa statua non si sa chi l’ha creata, poiché è stata scoperta solo nel 2003, ma fu costruita tra il terzo e il secondo secolo a.C. E’ stata ritrovata ai piedi del monte Olimpo la montagna greca più alta, considerata dalla mitologia la dimora degli dei. E’ una statua a grandezza naturale che mostra la divinità femminile seduta su un trono; non è la prima volta che si può vedere la dea in questa posizione. La statua di Era, secondo i primi accertamenti, avrebbe decorato l’ingresso di un tempio dedicato a Zeus, il re degli dei. In un primo momento si diceva ch consisteva in un pilastro lungo e di aver assunto solo una forma umana solo dopo molto tempo. Era in oro e avorio e, come si diceva prima, di grandi dimensioni. Teneva in mano una melagrana, simbolo del suo matrimonio e nell’altra uno scettro su cui sedeva il cuculo. Sulla testa aveva una corona ornata da due figure: Cariti (Grazie) e Horae.  

Era:

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Questa scultura la creò Cheramyes, costruita tra il 570-560 a.C. circa. Il materiale utilizzato è il marmo di Samo ed è alta 192 cm. In questo momento si trova à Ubicazione Museo del Louvre, a Parigi.

La statua riassume in sé tutte le caratteristiche della scultura ionica: la forma quasi cilindrica della figura viene enfatizzata dalle pieghe verticali e dritte del chitone ionico, mentre il mantello obliquo è animato dal movimento del braccio che viene portato al petto. Nonostante la forma cilindrica, simile a una colonna, i volumi suggeriti dalle vesti eliminano l'idea di immobilità, dando alla figura un'aria di maestà.

La κόρη (kòre) è formata da una base cilindrica sulla quale si posa il busto nascosto da un himation dal quale esce solo un braccio (è stata ritrovata acefala e senza il braccio sinistro). Le scanalature sul chitone e quelle sull'himation, da cui nasce l'idea della colonna scanalata del tempio greco, mostrano come la luce si identifichi con la materia nel momento del contatto con questa statua.

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