Digita qui sotto quale materiale gratuito cerchi su atuttascuola, oppure mp3 didattici su www.gaudio.org

 

 

Home

Tesine

Relazioni

Riassunti

Temi

Italiano

Latino

Storia

Matematica

Ecdl

Forum maturità

Scienze

Inglese

Economia

Informatica

Università  

Esami stato

Greco

Geografia

Filosofia

Diritto

Fisica

Arte

Elettronica

Elementari

Medie

Professionali

Alternanza scuolalavoro

AltreMaterie

Dirigenti scolastici

Legislazione scolastica

E-mail

Newsletter

 

 

Le Moire nell'arte

di Alessandro Felisi - 1° liceo scientifico A - Istituto S. Ambrogio Milano

supervisione del professor Luca Manzoni

Senza dubbio, le figure mitologiche hanno fortemente influenzato tutti gli aspetti della cultura classica, greca e romana in primo luogo, e, quindi, è frequente trovare delle rappresentazioni iconografiche in questa epoca storica. I Greci, infatti, hanno convissuto con i loro miti, che sentivano onnipresenti e reali. Attraverso la loro iconografia possiamo cogliere le diverse forme particolari in cui il mito entrava nel loro mondo visibile, poiché nella rappresentazione dei miti prendeva forma ciò che era altrimenti soltanto immaginato e raccontato. Le famose tradizioni degli eroi che vennero in soccorso dei Greci in battaglia durante le guerre persiane dimostrano la facilità con cui il mito stesso poteva prendere corpo e diventare presenza visibile.[1] Un altro esempio è la monumentale statua di Zeus ad Olimpia, costruita tra il 433 e il 431 a.C. dallo scultore greco Fidia, che fu considerata a lungo una delle sette meraviglie del mondo antico.[2][3]

Tuttavia, nelle arti figurative dei greci, le Moire compaiono raramente, forse in quanto costituivano una figura considerata addirittura superiore agli dei dell’Olimpo e, per questo, in qualche modo temute e non evocabili. Esse erano, infatti, originariamente le personificazioni della parte (dal gr. moira) di fortuna assegnata agli uomini e, più tardi, le dee del destino.[4] Secondo gli antichi, la vita è soggetta al destino: al momento della nascita viene stabilito per ogni uomo quali saranno le vicende a cui questi andrà incontro e il momento in cui morirà. Le Moire sono tre: Cloto, la “filatrice”, Lachesi, la “distributrice”, che assegna all’uomo il fato, e Atropo, “l’inflessibile”, colei che recide il filo. Sono spesso raffigurate mentre filano e tagliano il filo della vita umana, secondo la lunghezza corrispondente al numero dei giorni spettante ad ognuno. Possono essere raffigurate sole, negli Inferi, o in complesse scene allegoriche in cui si scorge, talvolta, anche l’immagine della Morte.[5]

Le Parche (come erano chiamate dai romani) sono rappresentate sui sarcofagi, in relazione a scene legate alla nascita o alla creazione degli uomini da parte di Prometeo. Su raffigurazioni sepolcrali a Ostia (II e III sec. d.C.) sono ritratte, sole o insieme, con i loro attributi tipici: il filo, il fuso e le cesoie (Figura 1).[4]

Figura 1. Bertel Thorvaldsen, The Fates, 1864

Nell’arte rinascimentale, le troviamo raffigurate in una misteriosa tela, a lungo ritenuta opera del Sodoma, dipinta dal pittore senese Marco Bigio. L’opera raffigura le tre Parche intente a filare il destino degli uomini accompagnate da una folta schiera di personaggi allegorici (Figura 2). Sulla destra, Cloto, che presiede alla nascita, svolge il filo dal fuso; a sinistra, Lachesi tesse il filo diventato rosso a significare l’amore fisico dell’età matura, al quale allude anche la giovane nera con quattro mammelle, simbolo di fecondità. Atropo, la Parca al centro, recide il filo della vita decretando il momento della morte. Sullo sfondo si scorgono l’albero di Adamo ed Eva, un altro albero secco con un rapace appollaiato, e uno scheletro con la falce, simbolo di vanitas.

Figura 2. Marco Bigio, Le Parche, 1540 - 1550 ca.

Il vecchio con la clessidra, allegoria del tempo, tiene nella piega della veste delle medaglie con nomi di personaggi storici, come quelle a terra, su cui si accapigliano due putti. I tre diversi metalli (oro, argento e bronzo) alludono al diverso valore dei personaggi: gli uccelli che popolano la scena ripescheranno dal fiume Lete, rappresentato sullo sfondo, solo quelle con i nomi degli uomini meritevoli di fama eterna, e non quelle con i nomi di chi cadrà nell’oblio. Attualmente, l’opera, una tela di 200x212 cm proveniente dalla collezione Pieri ed acquistata dallo Stato nel 1935, si trova presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini a Roma.[6] 

A Firenze, presso la Galleria Palatina, invece, è esposta l’opera di Francesco Salviati (Figura 3). La tela, un olio su tavola di 61x83 cm, è dipinta in monocromi e appare concepita come un bassorilievo marmoreo, in cui le figure, modellate in modo netto, sono poste in forte risalto sul fondo scuro. Le filatrici, rappresentate come delle vecchie donne, portano i segni del corpo umano che fiorisce e che decade; l’anziana Atropo recide il filo della vita.

Figura 3. Francesco Salviati, Le tre Parche, 1550 ca,

Caratteri del dipinto:

  1. I Turbanti e abbigliamento antico.

  2. Lachesi, raffigurata come una maschera greca,  regge il fuso.

  3. Cloto e Atropo  si scambiano uno sguardo d’intesa.

  4. Atropo recide il filo della vita

  5. Le figure nette sono in forte risalto sul fondo scuro

Sono vestite all’antica, con turbanti che richiamano l’iconografia delle Sibille nella Cappella Sistina. Il gruppo è serrato in una studiata concatenazione di linee: le due Parche, in primo piano, quasi abbracciate, si scambiano uno sguardo d’intesa; della terza, in secondo piano, si vede solo il viso simile a un mascherone greco. Sono presenti il fuso e le cesoie, attributi tipici dell’iconografia delle tre divinità.[7]

Nell’opera di Luca Giordano, “L’antro dell’eternità” (Figura 4), olio su tela di 81x67 cm, esposto a Londra alla National Gallery, vediamo sempre il filo della vita che sta per essere reciso dalla Parca Atropo, la rocca è retta in mano da Cloto, mentre Lachesi lo misura.

Figura 4. Luca Giordano, L’antro dell’eternità, olio su tela di 81x67 cm,

Nella parte inferiore, il serpente che si morde la coda simbolizza l’Eternità. La figura incoronata di Giano regge il vello da cui le tre Parche traggono il filato. Il personaggio incappucciato è Demogorgone, essere mitologico considerato il supremo custode delle potenze occulte o capostipite degli Dei, che riceve doni dalla Natura, dalle cui mammelle sgorga il latte. Seduta all’ingresso dall’antro, è rappresentata la figura alata di Crono, che rappresenta il Tempo. Il dipinto fa parte di un gruppo di dieci modelli, o studi eseguiti ad olio, fatti in preparazione dei progetti di affresco che Giordano creò per Palazzo Medici Riccardi di Firenze. In particolare, questo dipinto riguardava il soffitto della Galleria.[8]

Un’altra classica rappresentazione dello stesso mito è il soggetto di un’opera di Sebastiano Mazzoni, olio su tela (Figura 5), attualmente facente parte della collezione del Barber Institute of Fine Arts di Birmingham. Cloto viene raffigurata nella parte superiore mentre regge in mano un fuso rotante dal quale viene dipanato il filo, che è retto da Lachesi e tagliato da Atropo con le cesoie. Le Moire sono accompagnate da un serpente, simbolo del diavolo, e sullo sfondo una colonna spezzata simboleggia una vita breve. La scelta di Mazzoni di rappresentare delle giovani donne, invece di vecchie brutte e spaventose, aggiunge un altro elemento sinistro. L’artista stesso ha subito fortemente gli eventi del destino, in quanto morì cadendo dalle scale.[9]

Figura 4. Luca Giordano, L’antro dell’eternità, olio su tela di 81x67 cm,

 In generale, l’iconografia tradizionale delle Moire risulta servire come ammonimento contro la vanitas dei potenti, sottolineando il fatto che anche la loro vita è destinata a finire e che il tempo concesso è determinato da potenze superiori che esulano dal controllo dell’uomo.

 

Bibliografia

[1] Margot Scmidth, Iconografia del Mito, Storia dell’Arte Einaudi, Torino 1997

[2] Autori Vari, Biblioteca di Repubblica - l’Enciclopedia, De Agostini Utet, Novara 2003

[4] E. M. Moormann – W. Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico. Dizionario di storia, letteratura, arte e musica, Bruno Mondadori, Milano 1997

[5] Lucia Impelluso, I Dizionari Dell’Arte - Eroi e dèi dell’antichità, Mondadori Electa, Milano 2008

Sitografia

[3] Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Statua_Di_Zeus

[6] Galleria Nazionale d’arte Antica in Palazzo Barberini, http://galleriabarberini.beniculturali.it/

[7] Web Gallery of Art, http://www.wga.hu

[8] The National Gallery, http://ww.nationalgallery.org.uk

[9] The Barber Institute of Fine Arts, http://www.barber.org.uk

approfondisci qui sotto:

  • Le Moire di Alessandro Felisi - 1° liceo scientifico A, supervisione del professor Luca Manzoni

Top twentytwo collaboratori attivi

1-Paola Viale (1045 file)

2-Miriam Gaudio (676 file)

3-Carlo Zacco (394 file)

4-Vincenzo Andraous (354 file)

5-Gianni Peteani (294 file)

6- Giovanni Ghiselli (288 file)

7-Enrico Maranzana  (266 file)

8-Piero Torelli (153 file)

9-Luca Manzoni (147 file)

10-Sandro  Borzoni (133 file)

11-Maria Concetta Puglisi (117 file)

12-Irma Lanucara (104 file)

13-Gennaro Capodanno (92 file)

14-Elio Fragassi (85 file)

15-Laura Alberico (70 file)

16-Alissa Peron (63 file)

17-Francesco Avolio (59 file

18-Rosalia Di Nardo (54 file)

19-Silvia Sorrentino (47 file)

20-Vittorio Tornar (46 file)

20-Cristina Rocchetto (46 file)

22-Samuele Gaudio (44 file)

 

 

Pagina facebook Atuttascuola

Pagina facebook Cantastoria

iscriviti al gruppo facebook di Atuttascuola se sei un docente o al gruppo facebook di Maturità 2017 se sei uno studente

 

 

Temi svolti

Tesine

Invalsi

Esami di stato

 

 

 

 

 

 

 

Didattica, Pedagogia, Musica, Ed. fisica, Religione, Software, Corsi online, Francese, Tedesco, Spagnolo, AltreMaterie, Atuttascuola 2.0, Docenti, Studenti, Biblioteca di letteratura italiana, Autopresentazione del webmaster, Hanno scritto di noi, Collabora con noi, Segnala un sito, Note legali, E-mail, Newsletter

Compra i libri di

 

 

Privacy Policy