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La dipendenza dal cellulare

Attività di italiano – Educazione linguistica

di Luca Manzoni

1.      Leggi almeno 3 volte il testo.

2.      Individua i connettivi logici o gerarchici che collegano tra loro i vari paragrafi.

3.      Scrivi la parafrasi dei paragrafi, semplificando il lessico.

4.      Scrivi la sintesi di ogni paragrafo.

5.      Rispondi alle domande di comprensione.

LA DIPENDENZA DAL CELLULARE

di Luca Manzoni

                Con la crescita del numero e dei modelli di cellulari, nonché dei servizi  offerti attraverso il telefonino, si assiste infatti all’incremento di  casi di quella che, in alcuni paesi, è già diventata una “malattia sociale” e che è stata definita “telefonino-dipendenza”, “cellularomania” o “cellulare-addiction”.

            La nascita e lo sviluppo del mercato della telefonia mobile ha avviato  profonde trasformazioni sociali, attribuendo nuove funzioni psicologiche al telefonino rispetto a quelle assolte dal telefono tradizionale. La tendenza di questo moderno e trasportabile strumento di comunicazione telefonica a diventare nel giro di poco tempo alla portata di tutti, indipendentemente dall’età o dallo status socio-economico, insieme allo sviluppo di crescenti ed innumerevoli caratteristiche tecniche, implicano  delle riflessioni relative alle principali funzioni sociali e psicologiche che il telefonino attualmente assolve.

            Inizialmente, infatti, il cellulare era uno strumento essenziale, alla portata di pochi, il cui possesso assolveva alla funzione di rendere costantemente rintracciabili in tempo reale un numero privilegiato di utenti “socialmente impegnati ed importanti”, come per esempio alti dirigenti, manager o medici.

Ben presto il cellulare ha cominciato ad essere fruito da gente comune per rispondere ed alimentare il bisogno comune di essere vicini, superando i confini dello spazio e del tempo, trasformando profondamente le possibilità delle relazioni quotidiane, favorendo la possibilità di aumentare le occasioni di intimità.

            Così, di pari passo alla moltiplicazione delle funzioni tecniche di un telefonino ( sms, msm, connessione Internet, radio ...)  si sono trasformate anche le sue funzioni psicologiche: il cellulare oggi è uno strumento che accompagna ogni momento della giornata e che aiuta ad organizzare ed a  gestire ogni momento della vita, dal lavoro (con le agende, le sveglie, le rubriche, l’orologio) ai momenti di svago (con i giochi, le fotocamere, le videocamere).

            Una delle principali funzioni psicologiche del cellulare è quella di regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni .

Infatti, attraverso il telefonino ci si può avvicinare o allontanare dagli altri: ci si può proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando una  risposta alle proprie insicurezze relazionali, alla paura del rifiuto ed  ai sentimenti di insicurezza; ma ci si può altresì mantenere vicini e presenti costantemente alle persone a cui si è legati affettivamente, gestendo l’ansia da separazione e la distanza, costruendo un “ponte telefonico” che attraversa infiniti spazi in pochissimo tempo.

            Gli adolescenti sono più spesso esempio dell’utilizzo del telefonino come strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione, sia nella fase di iniziale di conoscenza che in quelle di trasformazione e gestione delle relazioni.

            I genitori invece, sempre più spesso sostenitori del precoce possesso del telefonino da parte dei bambini e ragazzi, trovano nel telefonino una risposta al proprio bisogno di restare costantemente presenti nella vita dei propri figli, adoperando il cellulare come ciò che è stato definito un “guinzaglio telematico” (Carlini R., Cozzolino G.).

      Un rischio della dipendenza dal cellulare  è che il cellulare, piuttosto che diventare uno strumento di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, diventi uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. In tal modo è possibile che la “comunicazione telefonica” diventi un sostituto della “comunicazione reale” , che lo strumento tecnico prenda il sopravvento finisca per sostituirsi alla realtà, creando e alimentando una equazione  “comunicazione telefonica = comunicazione reale”

Infine, esiste il rischio che la facilità a prendere le distanze, quanto    quella ad avvicinarsi, acceleri eccessivamente alcuni processi di distacco emotivo che prima avevano tempi più “umani” rispetto a quelli tecnologici offerti dal telefono mobile, nel corso dei quali gli irrinunciabili scambi  faccia-a-faccia potevano portare a riflessioni importanti, oggi talvolta impossibili.

            Un’altra importante moderna funzione psicologica del cellulare è quella di  rappresentare un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento, assumendo quasi il ruolo di “antidepressivo o ansiolitico multimediale”, nei confronti del quale diviene ben presto facile diventare dipendenti. In questo senso il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro”, che è un’entità sempre a portata di mano. Da ciò nasce conseguentemente un estremo investimento affettivo del telefonino che può trasformarlo in una specie di oggetto-feticcio ed il suo possesso può essere ribaltato verso la dimensione dell’“essere posseduti”, in cui spegnere il cellulare diventa quasi come diventare trasparenti e incapaci di entrare in altro modo in relazione.

            Una terza funzione ormai crescente del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per vivere e dominare la realtà , con le sue innumerevoli possibilità tecniche in grado di regalare l’idea di poter essere presente e capace di “fermare il tempo”, con una o più immagini, un’illusione di potere che può essere spinta fino alla sensazione estrema di onnipotenza.

I rischi dell’abuso di queste funzioni sono maggiori nei ragazzi, in quanto l’età evolutiva è il momento dell’apprendimento delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni.

             Infatti, la comunicazione attraverso il telefonino potrebbe finire per  divenire l’unica capacità di mettersi in relazione e contemporaneamente la sua perpetua possibilità di contatto non stimola né la capacità di controllare il rinvio della soddisfazione dei bisogni che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che si sviluppa nell’attesa.

            In tal modo, il pensiero lascia sempre più spazio all’azione, al prezzo dell’incapacità crescente di reggere la lontananza e il distacco, perdendo di vista che essi non sono esclusivamente pesi da alleviare, ma anche spazi che è possibile colmare coltivando quelle importanti dimensioni psicologiche rappresentate dalla fantasia e dalle immagini interiori.

            Come tutte le cosiddette “nuove dipendenze”, anche la “cellularomania” tende a innestarsi ed a manifestarsi soprattutto in relazione agli aspetti più fragili della persona. Se, ad esempio, la persona ha dei problemi di autostima il telefonino, rispondendo al bisogno di compensare tale problema, tenderà ad essere utilizzato come strumento per affrontarlo.

            Allo stesso modo avviene per le persone con predisposizione alle dipendenze nei confronti delle persone, in cui esso diviene strumento per gestire i bisogni emotivi. Spesso la dipendenza dal telefonino si associa ad altre tradizionali o moderne dipendenze che sono secondarie alla cellularomania, quali ad esempio la sindrome da shopping, la dipendenza affettiva e la videomania.  Queste ultime possono essere considerate conseguenza della “cellular addiction” quando si manifestano in relazione ad essa, ossia  rispettivamente con acquisti compulsivi nel settore della telefonia (telefonini, accessori e offerte telefoniche), con l’uso del cellulare per assecondare comportamenti di dipendenza affettiva (controllo e continuo  contatto) e con l’abuso di videogiochi presenti tra le funzioni del telefonino stesso.

            Il sistema dei messaggini telefonici ha trovato ben presto grande diffusione in relazione alle possibilità di conciliare un mezzo di comunicazione economico, scritto (e quindi conservabile) e indiretto quanto una lettera.

Prima, infatti, chi non riusciva ad esprimere qualcosa verbalmente, poteva farlo attraverso una cartolina o con una lettera. Oggi ciò è possibile attraverso una e-mail o, più velocemente e più alla portata di tutti, attraverso un sms.     

            Il rapporto con il cellulare è potenzialmente rischioso per tutti, perché spesso solo parzialmente controllabile, dal momento che si possono gestire soprattutto le chiamate effettuate e meno quelle ricevute.  È per questo che la prevenzione di questa forma di dipendenza è importante quanto l’intervento su di essa nella sua forma più acuta. Esiste infatti la possibilità che, in un periodo particolarmente difficile della vita il telefonino diventi un oggetto su cui canalizzare uno stato di disagio (affettivo, relazionale, ecc.).

            Pertanto, è importante allenarsi ad un rapporto equilibrato con il cellulare, limitato nel tempo e capace di autocontrollarsi, concedendosi talvolta qualche pausa dalla sua presenza rassicurante.

   DOMANDE: ( NB: segui sempre il Vademecum degli errori !!! )

1.    Esponi quali sono le funzioni psicologiche che il cellulare può assolvere nella società moderna, dal punto di vista sia degli adolescenti sia dei genitori.

( 10 -15 righi )

2.    Esponi quali sono i rischi legati alla “dipendenza dal cellulare”?

( 7 – 10 righi )

3.    Esprimi una tua opinione personale sulle potenzialità positive e negative del cellulare, partendo dalla tua esperienza personale ( 10 – 15 righi ).

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