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Le funzioni linguistiche – testuali

del Prof. Manzoni Luca, basato su una lezione della prof.ssa Scilla Palla della Università degli Studi di Firenze

Quali sono i mezzi / funzioni linguistiche  per ottenere la coesione e la coerenza  testuali?

a.     I FÓRICI ( o PRO-FORME o SOSTITUENTI )

b.     LA ELLISSI;

c.      LA COLLOCAZIONE

d.     I CONNETTIVI

e.      LA DEISSI

 

L’etimologia della parola testo (dal lat. textus ‘tessuto’, insieme di parti collegate e strette da una rete di rapporti) pone l’accento su un aspetto importante della testualità: la connettività. Il testo infatti è un’unità comunicativa coerente e compiuta, a prescindere dall’estensione e dal canale scritto o orale, le cui componenti di superficie sono connesse tra loro da un sistema di dipendenze grammaticali e di relazioni semantiche che trascendono la struttura della frase, assicurando la tessitura dei fili del discorso e la progressione tematica.  Frequentemente si usano mezzi di coesione che accorciano o semplificano il testo di superficie:

 

·         I FORICI ( o PRO-FORME o SOSTITUENTI)  

            i  FORICI ( o PRO-FORMA o SOSTITUENTI ) sono parole economiche, brevi e prive di significato particolare che possono presentarsi nel testo di superficie per far le veci di espressioni determinate che attivano un contenuto. Esse consentono agli utenti del testo di tenere il contenuto a portata di mano nella propria memoria senza dover ripetere tutto ( quindi,  importantissime nel processo di traduzione, per esempio, dal latino !!! ).

            I FORICI più noti sono i pronomi che svolgono la funzione di “conferire con il sostantivo al posto del quale vengono usati ( Cfr. Etimologia “PRO” – NOMEN = “ al posto del nome” !!!): è come se nome e pronome sostituente fossero collegati nel testo da un filo invisibile che rende il testo coeso ( metafora del textum = tessuto con trame ben fitte e unite = coese ! ).

I pronomi che “conferiscono” con un termine detto in precedenza nel testo ( = fisicamente a sinistra ) è detto ANAFORICO (ex. “Ho preso un gelato e l’ ho sbranato” );

Gli anaforici si possono classificare in:

 

o           anaforici di tipo sintattico, come quelli realizzati con i pronomi o con la ripetizione dell’antecedente preceduto dall’articolo determinativo (ad esempio, “ritirai il pacco e lo consegnai a Marco”; “Una fioriera è caduta da un davanzale al quinto piano. La fioriera è rimasta intatta, ma un passante si è rotto la testa.”).

o         anafore di tipo semantico, caratterizzati da relazioni di sinonimia: “Gli insegnanti elementari sono in soprannumero; il provveditore cercherà di destinare alcuni maestri a mansioni d’ufficio”. Iponimia: “Giuseppe ha finalmente comprato un’automobile nuova; è stato a lungo incerto tra una Fiat e una Ford[5]. Meronimia: “Luisa attraversò il corridoio; aprì la porta della camera da letto ed entrò nel bagno attiguo” (relazione ‘parte di’ senza la menzione del nome sopraordinato). Incapsulamento: “I ragazzi vorrebbero andare a Milano con l’aereo. Questa soluzione mi sembra troppo dispendiosa.” (ripresa di un’intera parte del testo attraverso un sintagma nominale generico).

o         anafore di tipo pragmatico, in cui il rapporto di coreferenza si instaura in base a conoscenze extralinguistiche condivise dal ricevente; questo tipo di anafora può essere però un modo per trasmettere all’ascoltatore/lettore nuove informazioni: “Arrigo Sacchi parteciperà a un nuovo programma di sport. L’ex allenatore della nazionale di calcio svolgerà il ruolo di commentatore”.

 

Se invece il pronome “conferisce” con un termine posto dopo ( = fisicamente a destra nel testo ), esso è detto CATAFORICO  (es. “Silvia lo aspettava ormai da diversi giorni, quando all’improvviso lui si fece vivo con una telefonata. La sua voce aveva un tono preoccupato, e Silvia pensò che Giovanni fosse di nuovo nei guai”).[6]

Anaforici e cataforici permettono al lettore / ascoltatore di “muoversi” fisicamente nel testo,  a sinistra o a destra, attivando significati che rendono coeso il contesto ( ex. “Ragazzi! Vi dico questo …” L = ??? ).

 

·         ELLISSI

Chi produce il testo può omettere componenti strutturali, a condizione che in qualche punto vicino si manifesti la loro versione completa (ad esempio, “Carlo è arrivato tardi e ? si è scusato” – ellissi del soggetto).

 

·         COLLOCAZIONE

La coesione può essere assicurata anche da gruppi di parole che tendono a presentarsi insieme così da costituire una combinazione stabile e privilegiata, come ad esempio nel caso “Ho saputo che fra un mese al comune sarà bandito un concorso per un posto da geometra”, in cui le parole bandire e concorso sono spesso ‘collocate’ l’una a fianco dell’altra.

 

 

 

·         CONNETTIVI

L’uso di espressioni “giuntive” (dette anche connettivi), che la grammatica tradizionale chiama tutte indistintamente congiunzioni è un chiaro dispositivo per segnalare le relazioni fra avvenimenti e situazioni. Generalizzando, quattro sono i tipi di giunzione:

 

o      I connettivi ( o congiunzioni ) coordinanti, che collegano cose dello stesso status, sul medesimo piano sintattico, in un rapporto di GIUSTAPPOSIZIONE, per cui la frase coordinata PUO’ sussistere in modo autonomo, avendo un senso proprio compiuto:

- connettivi coordinanti copulativi = entrambe le cose sono vere nell’ambito del mondo testuale, ad esempio:  (e, inoltre, anche, oltre a ciò, ecc.);

- connettivi coordinanti disdgiuntivi = collegano due cose di cui una soltanto può essere vera nel mondo testuale , ad esempio: (o, o…o, né…né, oppure, altrimenti);

- connettivi coordinanti avversativi = le due cose risultano come incongruenti o inconciliabili nell’ambito del mondo testuale, ad esempio: una causa ed un effetto inattesi , ad esempio (ma, però, invece, tuttavia, comunque, ecc.);

- connettivi coordinanti dichiarativi = collegano due cose delle quali la seconda spiega / dichiara / specifica i contenuti della prima, ad esempio (infatti, difatti, oppure il segno di interpunzione dei 2 punti : );

- connettivi coordinanti conclusivi = collegano due cose correlate da un rapporto di causa – effetto, ad esempio ( quindi, dunque, perciò …).

o      I connettivi ( o congiunzioni subordinanti , che collegano cose per le quali lo status di una dipende da quello dell’altra, in un rapporto GERARCHICO = SUB-ORDINATO, per cui la  frase subordinata NON PUO’ essere autonoma, non avendo un proprio senso compiuto.

 

La funzione di connettivo può essere svolta anche da AVVERBI (ad esempio: AVVERBI DI LUOGO = “qui, laggiù, dove …”; AVVERBI DI TEMPO = “ieri, allora, anticamente …”)e da LOCUZIONI (ad esempio: LOCUZIONI DI TEMPO = “da allora, nei tempi antichi, alla fine …”; LOCUZIONI LOGICHE: “in base a ciò, per tutte queste ragioni, in primo luogo / inoltre / infina …) che svolgono sempre questa funzione di congiunzione logica / temporale al fine di conferire coesione al testo

            In base al tipo di relazione instaurata – prescindendo quindi dalla categoria grammaticale di appartenenza – si può abbozzare un altro elenco dei principali legamenti sintattici e testuali[7]:

 

relazione di…

 

tempo

Dapprima, in un primo tempo, all’inizio, allora, il giorno dopo, due mesi prima, poi, più tardi, in seguito, successivamente, dopo di che, alcuni giorni dopo, l’anno dopo, da ultimo, alla fine, infine, ora, mentre, intanto, contemporaneamente ecc.

luogo

– Dal significato generico: qui, da questa parte, su, giù, lì, là, sopra, sotto ecc.

– Indicano nei singoli testi con le forme più varie circostanze di luogo particolari e specifiche.

causa-effetto

Perché, poiché, giacché, dato che, sicché, a causa di, per via di, in seguito a, in conseguenza di, per effetto di, per tutte queste ragioni, perciò, (ragione) per cui, è per questo che, da ciò deriva che ecc.

ordine

Prima di tutto, innanzitutto, in primo luogo, inoltre, poi, e poi, in secondo luogo, si aggiunga, infine, da ultimo, per finire, da… a, fra l’altro ecc.; numeri cardinali e ordinali

simmetria o opposizione

Da una parte… dall’altra, da un lato… dall’altro, per un verso… per un altro, non tanto… quanto, non solo… ma anche, d’altronde, al contrario, invece, piuttosto, peraltro ecc.

argomentazione o dimostrazione

Se si ammette che, se è vero che, dando per certo che, immaginiamo, supponiamo, ipotizziamo che… ne dedurremo, avremo, troveremo che, ebbene, infatti, in realtà, per la verità, in effetti, effettivamente, come si può notare, come tutti sanno, com’è evidente, ovviamente, cioè, naturalmente, comunque, in tal caso, allora, in ogni caso, in fondo, ad esempio, quindi, dunque, insomma, in conclusione, si potrebbe obiettare che, ti domanderai perché ecc.

valutazione

A mio/nostro giudizio/avviso/parere, secondo me, ritengo che, direi che, per fortuna, finalmente, purtroppo, incredibilmente, certamente, senza alcun dubbio, si spera che, sarebbe giusto che, sottolineo, ribadisco, sia ben chiaro ecc.

struttura

Come abbiamo già visto, ritornando all’ipotesi di partenza, a pag. … abbiamo già spiegato che…, tratteremo ora di…, in questo paragrafo ci occuperemo di…, come vedremo più avanti, avremo modo di riprendere questo discorso ecc.

 

·         I connettivi di suono e di ritmo; i fenomeni intonativi (nel parlato) e la punteggiatura (nello scritto).

 

·         LA DEISSI

Per garantire la coesione di un testo esiste anche un procedimento mediante il quale, utilizzando particolari elementi linguistici, i deittici, si mette in rapporto l’enunciato con la situazione spazio-temporale cui si riferisce. I deittici in senso stretto possono essere personali, sociali, spaziali, temporali e testuali.

·         La deissi personale riguarda la codifica del ruolo dei partecipanti all’evento comunicativo e include: i) i pronomi tonici: la I persona singolare (io), indica il riferimento dell’emittente a se stesso, la II persona (tu) indica il riferimento dell’emittente al ricevente e la III persona (egli) indica un riferimento a persone assenti; ii) i pronomi atoni o clitici (ne, lo, la, ecc.) che, come si è visto, sono usati per riprese anaforiche o cataforiche; iii) gli appellativi (chi); iv) gli allocutivi (Signora, hei, Lei, ecc.).

·         La deissi sociale esprime il rapporto di ruolo che lega i partecipanti all’interazione. Gli allocutivi naturali (tu) si usano nei rapporti paritari, mentre nei rapporti gerarchici si usano gli allocutivi di cortesia (Lei, Voi).

·         La deissi spaziale riguarda la codifica delle collocazioni spaziali relativamente alla posizione dei parlanti nell’evento comunicativo. I principali deittici spaziali sono: i) gli avverbi di luogo (qui, qua, , ) che situano l’oggetto rispetto al luogo in cui si trovano i parlanti; ii) i pronomi dimostrativi (questo, codesto, quello) che situano l’oggetto rispetto ai singoli interlocutori; iii) alcuni pronomi personali (costui, colui, coloro, ecc) che situano le persone (talvolta in maniera spregiativa) rispetto agli interlocutori o al contenuto del testo.

·         La deissi temporale codifica i punti e gli intervalli di tempo relativamente al momento in cui viene pronunciato l’enunciato; sono deittici temporali gli avverbi di tempo (ora, poi, ecc.).

·         La deissi testuale concerne l’uso, all’interno di un enunciato, di espressioni che si riferiscono a una parte del discorso che contiene tale enunciato (comunque, inoltre, ecc.) o di espressioni temporali per fare riferimento a porzioni di discorso (l’ultimo passaggio, il primo verso, la frase precedente, ecc.). Nella categoria della deissi testuale rientra anche l’articolo: la scelta fra l’articolo determinativo e l’articolo indeterminativo è definita infatti dalle caratteristiche del referente e dall’organizzazione informativa del testo. Se il referente è costituito da una categoria generale si usa l’articolo determinativo (il gatto è un felino); se invece il referente è costituito da un termine che indica un individuo specifico si usa l’articolo indeterminativo (ho visto un gatto nero). Rispetto alla struttura informativa, se l’articolo riguarda un referente già menzionato (dato) si usa l’articolo determinativo, altrimenti, nel caso di un referente nuovo, cioè menzionato per la prima volta in quel punto del testo e non presente nelle conoscenze condivise degli utenti, si usa l’indeterminativo (C’era una volta un re […] il re disse).

 

Cogliere la differenza tra i concetti di anafora/catafora e deissi non è affatto immediato. È bene sottolineare che assolvono entrambe la funzione indicativa, ma attraverso due diverse modalità: di indicazione oggettuale la deissi, poiché si riferisce direttamente al mondo degli oggetti effettivamente presenti nel contesto, inteso come mondo extratestuale; di indicazione sintattica l’anafora/catafora, facendo riferimento a elementi che appartengono al discorso, che si radicano nel testo stesso. Non è sempre facile, tuttavia, decidere se un’espressione sia propriamente deittica o anaforica perché aspetti intratestuali ed extratestuali appaiono spesso strettamente combinati (si veda il caso della deissi testuale).

 


 

 

[6] Sia l’anafora sia la catafora fanno affidamento sulla possibilità che emittente e destinatario riconoscano la salienza di una particolare unità del testo.

Ad esempio, si legga come segue: “Ieri sul giornale c’era un lungo articolo sul nuovo libro di Eco. Anche la televisione ne ha parlato. Io l’ho letto e l’ho trovato molto interessante.” Qui il pronome anaforico “lo” può richiamare il termine “articolo” oltre che “libro”. Che quest’ultimo vada però individuato come regione saliente del testo è indicato dal fatto che “articolo” è più lontano di “libro”; inoltre, è quest’ultimo il focus del discorso: si fa riferimento all’articolo di giornale solo per parlare delle novità che riguardano Eco. Senza la nozione di esperienza intersoggettiva, di memoria comune, la referenza anaforica non potrebbe essere spiegata. Anche alcuni dati della ricerca psicolinguistica confermano quest’ipotesi: i bambini di circa 5 anni, nel narrare una storia illustrata, utilizzano il pronome per il personaggio che viene concettualizzato come protagonista della storia, mentre si riferiscono ad altri personaggi con il nome pieno, anche quando esso suona come una ripetizione.

[7] Cfr Massimo Prada, Laboratorio di scrittura, LED, Milano 2004, pp. 93-4.

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