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Soluzioni

degli Esercizi di linguistica testuale

del Prof. Manzoni Luca, basato su una lezione della prof.ssa Scilla Palla della Università degli Studi di Firenze

Soluzioni

1.  Si rimanda alla lettura diretta della sezione teorica.

 

2. Prima di affrontare l’esercizio è bene ricordare che un’enunciazione ha lo status di testo quando possiede le caratteristiche di unità e autonomia e adempie (in un gioco d’azione comunicativo) una funzione riconoscibile per i partecipanti alla comunicazione. Alla luce di tutto ciò, ‘enunciazioni’ come un racconto, una ricetta di cucina, una conferenza, una barzelletta, sono ovviamente da considerarsi ‘testi’.

Più problematica è l’interpretazione di una data o di una firma: senz’altro si tratta di enunciazioni dotate di unità (veicolano un contenuto preciso, ‘contenendolo’ tutto e senza bisogno di aggiungere alcunché); ma sono dotate anche di autonomia? Adempiono una funzione riconoscibile per gli interlocutori? La risposta è affermativa quando una firma o una data sono poste in calce a una lettera, ad esempio. In questo caso i principi della situazionalità, dell’intertestualità, dell’intenzionalità e dell’accettabilità assicurano autonomia e riconoscibilità. Per converso, una firma o una data sulla porta di un ascensore avrebbero senso solo se chi le leggesse fosse anche a conoscenza delle circostanze extratestuali in cui sono state scritte. In situazione contraria, è arduo che il ricevente possa attivare la propria enciclopedia e riconoscere il messaggio come un testo.

Nel caso di una riga di un romanzo, una proposizione di un periodo, dieci righe di un libro di storia, una terzina di un sonetto, l’attribuzione della testualità è ancor più critica, se così si può dire. Oltre a mancare di autonomia queste enunciazioni non sono unitarie (o lo sono solo in maniera fortuita), perché estrapolate a caso da un testo che le circonda. Certo, imbattersi nella lettura di una terzina estratta da un sonetto studiato in precedenza, cambia le carte in tavola: il principio d’intertestualità ci aiuterebbe a comprendere il senso di quei contenuti, anche se poi i principi della situazionalità e dell’accettabilità ci farebbero rigettare quel testo se non riuscissero a trovare una giustificazione valida della sua esistenza ‘emancipata’. Similmente si deve ragionare analizzando i casi di una riga di un romanzo, di dieci righe di un libro di storia, ecc. Per essere considerata un testo, una sequenza di frasi deve presentare unità e coerenza di contenuto e rispettare le regole grammaticali della lingua italiana, facendosi portatrice di significati che vanno al di là del semplice contenuto proposizionale di ogni singola frase.

 

3.  Tutti i quattro esempi sono ‘testi’: a. per il principio della situazionalità (in una biblioteca, in direzione di qualcuno che sta parlando, ad esempio). b. per il principio della situazionalità (scritta sopra l’ingresso di un negozio) e per il principio dell’intertestualità (si tratta di un’insegna, cioè di un tipo di messaggio che riconosciamo come familiare nei nostri paesaggi urbani, e che rispecchia determinati canoni: è ben visibile, colorata, luminosa ecc.). c. formula che rispetta tutti i principi della testualità: è coesa perché segue la ‘grammatica’ matematica; è coerente perché soddisfa l’universo delle conoscenze matematiche; soddisfa i principi dell’intenzionalità e dell’accettabilità (tra due persone che abbiano almeno frequentato la scuola media), nonché della situazionalità (magari si troverà all’interno di un’espressione o di una funzione) e dell’intertestualità (tutti i ‘quadrati’ di a+b si sciolgono in a² + 2ab + b²). d. Apparentemente non coeso, questo testo risponde a esigenze di intertestualità e situazionalità (di norma, gli annunci sui giornali si scrivono in stile telegrafico, per risparmiare denaro); grazie a questi principi e a quelli dell’intenzionalità e dell’accettabilità, il ricevente ricostruisce facilmente la coesione sparita in superficie ma rimasta a livello profondo.

 

4. a. coerente. b. incoerente: dal nostro “pacchetto” di conoscenze sul mondo sappiamo che un padre amorevole non può festeggiare la morte del figlio. c. incoerente: mancano i nessi logici d. coerente: rispecchia il nostro schema mentale di un fuggevole, ma intenso, incontro tra un uomo e una donna (quest’ultima sessualmente connotata dal profumo e dallo sguardo). e. coerente: può essere la risposta a chi ci ha appena chiesto se conosciamo queste tre persone. f. incoerente: mancano i nessi logici. g. può essere ritenuto coerente se letto in un romanzo fantascientifico, ove si descriva il cielo di un pianeta diverso dalla Terra. h. coerente: la sequenza è disordinata e incompleta, ma rappresenta una situazione-tipo che accende un determinato schema mentale, in questo caso quello relativo al partecipare a una festa. i. incoerente: nonostante la presenza di un iperonimo (fiori) e di un iponimo (rosa), gli enunciati non costituiscono un testo. l. coerente: è stato ripristinato il passaggio logico tra un’informazione e l’altra.

 

5.  Non sempre la chiarezza è il fine principale della comunicazione. La produzione e l’interpretazione dei testi risulta regolata anche dall’informatività. Essa è molto alta in (a): gli elementi testuali proposti sono inattesi e, per capire il senso del messaggio, è necessario compiere una elaborazione inferenziale molto impegnativa (bassa efficienza); però, l’efficacia è massima, perché il testo colpisce il suo lettore. Per converso, (b) è più efficiente (si comprende facilmente), ma è scarsamente informativo ed efficace.

 

6.

 

 

anaforico

cataforico

1. L’innalzamento della temperatura potrebbe causare lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari. Una simile contingenza comporterebbe conseguenze disastrose.

proforma

anafora semantica:

capsula

 

2. Le insegnanti consegnarono i giochi ai bambini, ma essi avevano deciso di rifiutarli.

proforme

anafore sintattiche

 

3. Solo le gigantesche dimensioni sembrerebbero accomunare elefanti e balene. Molto più numerose sono in realtà le caratteristiche comuni ai due mammiferi.

proforma

anafora semantica: iponimi vs iperonimo

 

4. Vi avremmo raggiunto già da due giorni; ma abbiamo avuto problemi con il lavoro e arriveremo a Londra solo sabato.

 

proforma

catafora sintattica

5. I giovani esploratori potrebbero perdere l’orientamento nella giungla: le liane rendono il paesaggio sempre uguale; gli strani versi degli uccelli distraggono la mente; la palude è molto insidiosa per il rischio di sabbie mobili; la paura di incontrare serpenti velenosi è paralizzante.

proforma

anafora semantica: meronimia

 

6. Quarantotto ore alla verità. Fra due giorni, infatti, sarà possibile conoscere l’esito della perizia.

proforma

anafora

semantica: sinonimia

proforma

catafora semantica:

capsula

7. Il professor Rossi si è dedicato allo studio dei disturbi neurologici infantili. Il direttore della clinica universitaria è infatti noto grazie a una serie di cure che si sono rivelate nel corso degli anni efficaci e sicure.

proforma

anafora

pragmatica

 

8. Hai visto il mio temperino? È una cosa che perdo sempre.

proforma

anafora semantica

 

9. Che fine ha fatto ?? Forse ? si nasconde? Forse ? è gravemente ferita? La principessa Gloria von Thurn è scomparsa da una settimana.

 

ellissi cataforica del soggetto

 

7.

“L’intelligenza umana: che cos’è?”

La questione può sembrare oziosa, visto che quando si parla d’intelligenza tutti capiscono di che cosa si tratta, anche se poi entrano subito in contrasto se sono richiesti di dare una definizione precisa. Soprattutto le discordanze affiorano quando si cerca di definire i confini e le origini: infatti alcuni diranno con sicurezza che l’intelligenza è ciò che distingue l’uomo dagli animali attraverso la capacità di ragionamento logico e pianificazione, altri che anche gli animali possono pensare, nel senso di apprendere, ricordare, formulare piani e persino usare un linguaggio. Analogamente l’origine dell’intelligenza può essere attribuita all’ereditarietà, alla trasmissione dell’informazione genetica, all’evoluzione biologica della specie, oppure all’ambiente culturale, all’apprendimento attraverso la trasmissione delle conoscenze e l’imitazione sociale. Entrambi gli aspetti – confini e origine – sono legati poi  a una definizione qualitativa dei caratteri specifici dell’intelligenza, che la distinguono da concetti affini, come successo, capacità di adattamento, capacità di ragionamento logico e simbolico, originalità. Come avviene in molti altri concetti, vi è un nucleo centrale di caratteristiche che tutti attribuiscono all’intelligenza (per esempio la capacità di ragionamento, la soluzione di problemi), mentre i margini sono più o meno sfocati con caratteristiche che appartengono a elementi isolati o, meglio, riconosciuti solo da alcuni, come le capacità emozionali e pratiche, le abilità corporee; le differenze di definizione nascono anche dal fatto che il problema è stato affrontato di volta in volta da scienze diverse […]; infine, i tentativi di usare l’intelligenza come criterio per educare, istruire o selezionare persone nei più diversi campi e nelle più diverse età hanno continuato ad arricchire la lista degli elementi da considerare […]. Per tutte queste ragioni le definizioni d’intelligenza sono cambiate nelle varie epoche storiche e quando si è cominciato a usare questo concetto non per questioni filosofiche o per dispute intellettuali ma per scopi pratici, si è preferito orientarsi piuttosto sugli aspetti di valutazione studiando l’affidabilità e la capacità predittiva delle varie tecniche in situazioni di scuola e lavoro.

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