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Stand by me

analisi del film

di LUCA MANZONI

ANALISI FILM “STAND BY ME”, ispirato alla novella “Il corpo “ (The body) di Stephen King (dalla raccolta “Stagioni diverse”: Different Seasons, 1982).

Per la classe 2 Scientifico C

… È la fine dell’estate del 1960. Quattro ragazzini fanno un viaggio di due giorni attraverso i boschi che circondano la cittadina di Castle Rock, Maine, (Stati Uniti, costa est) per andare a vedere il corpo di un coetaneo scomparso tempo addietro, che ora giace tra i cespugli e gli alberi, gli occhi perennemente aperti che non vedranno mai più la luce. Quattro ragazzini di 13 anni in viaggio per vedere il loro primo cadavere, soli, di nascosto. La settimana successiva la scuola riprenderà, e sarà il loro primo anno al liceo…

Il significato simbolico è talmente evidente e forte che non c’è bisogno che ve lo dica,

anche perché il narratore stesso non si preoccupa di nasconderlo: è un rito di passaggio: il passaggio dalla fanciullezza alla età adulta, attraverso l’adolescenza.

Gordie, Chris, Teddy e Vern seguiranno i binari del treno che attraversano i boschi come l’essere umano segue quelli della vita. E alla fine del percorso troveranno un cadavere. Di più, scelgono di seguire quei binari consapevoli che quello che andranno a raggiungere sarà proprio la morte.

Questo racconto è di un vero che fa male: è l’essere umano, la vita e il suo viaggio davanti ai nostri occhi, dataci senza alcun giro di parole, nessuna dolcezza, esattamente come è: cruda e senza confezione regalo. Infatti ci ricorda che il fanciullo scopre di non essere più fanciullo quando prende consapevolezza che la propria esistenza ha un termine, una meta finale, ineluttabile[1], cioè scopre di essere mortale!

Immagino che voi, cari allievi, stiate facendo fatica ad accettare questa interpretazione, sia perché voi stessi siete adolescenti e quindi forse non vi siete mai posti il problema della morte, sia perché, nella società moderna, il rapporto con la morte sta diventando sempre più virtuale (pensiamo alle immagini di morti per guerra o per fame trasmesse quotidianamente in tv: nonostante la drammaticità delle immagini, spesso rimaniamo insensibili; poi, quando muore una persona a noi cara, magari siamo in difficoltà perché non sappiamo come comportarci, quali parole usare di fronte alla morte reale…)… magari qualcuno di voi ora sta facendo scongiuri perché il solo pensiero della morte è un qualcosa da scacciare attraverso gesti apotropaici[2]!!!

Invece vi invito a riflettere razionalmente su ciò che comporta la constatazione che la vita umana è mortale, riflessione che costituisce uno dei messaggi forti del film: se la vita ha un limite, allora essa non va né sprecata né “vissuta a metà” (come dice un cantautore moderno italiano: “Sei già dentro un happy hour, vivere vivere costa la metà…”), cioè accontentandosi del minimo sforzo; al contrario, ciascuno è chiamato a viverla in pieno, cercando di fare più esperienze possibili, purché facciano maturare, e non solo divertire.

 Dunque l’autore del racconto parte da una constatazione cruda e amara (= il bambino diventa adulto quando scopre che la sua vita ha una fine), ma propone ad un messaggio positivo di speranza: l’esistenza, proprio perché ha una durata limitata, va vissuta in pieno, senza sconti o scorciatoie, affrontando le fatiche e gli ostacoli, alla ricerca del bene della vita di ciascuno.

Quale sia questo bene non viene detto esplicitamente nel film, anche se possiamo dedurlo dal dialogo tra Chris e Gordie (Cfr. sotto): il bene sta nel discernere i propri talenti, nel capire cioè a che cosa siamo chiamati nella vita, e poi nel perseguire questa “vocazione” senza timore, facendo scelte concrete in funzione della meta da raggiungere, anche se ciò comporta fatiche e rinunce.

 

LA NARRAZIONE: TECNICA DELL’ANALESSI O FLASHBACK

Narrato con un’analessi (= flashback) in prima persona da GORDIE, ormai trentacinquenne, e dal suo “senno di poi” che interviene sulle scene per spezzare il ritmo e rimettere gli eventi al loro posto cronologico nei cassetti della vita.

L’espediente del flashback è letterariamente efficace, in quanto aggiunge significato e valore al racconto, ma è anche l’espediente sincero dello scrittore che senza alcun timore mette a nudo se stesso (= chi si ferma a riflettere sulla propria vita passata, guarda, con occhi più adulti ciò che riguarda fatti della fanciullezza e quindi può riconsiderare i fatti in modo più maturo, scoprendo magari verità non sempre felici… vi è mai capitato di riflettere sul passato?? …no…!?... forse è il momento di farlo…  J ) .

A scrivere realmente, infatti, è lo scrittore di Best sellers, che guadagna soldi a palate semplicemente scrivendo i suoi “facciamo finta che…”, e Gordie, colui che scrive nella finzione, è uguale. Non sarebbe corretto dire che narratore e autore coincidano, però senza dubbio sono molto vicini.

 

 

ANALISI DEI PERSONAGGI 

I personaggi sono delineati, caratterizzati e approfonditi nelle cose che realmente contano.

1)     GORDIE

Le sofferenze di un ragazzino di 13 anni non sono facili da raccontare, per farlo bisogna avere la giusta memoria e il giusto coraggio. Bisogna che lo scrittore si renda conto che il vero fulcro di un ragazzino di quell’età è la famiglia. GORDIE Lachance vive una situazione familiare drammatica che lo segnerà per tutta la vita. È un bambino molto intelligente, scaltro, ma “invisibile”, messo in ombra dal fratello prima, e dalla morte del fratello al tempo del racconto. Il suo dolore e la sua rabbia lo seguono per tutto il racconto, rendendolo un personaggio vivo, che si racconta senza timore. I sentimenti di Gordie hanno un sapore universale. Universale perché non incentrano la storia, ma ne fanno parte, esattamente come fanno parte della vita, e universale perché il lettore non ha alcuna difficoltà a sentirli, a mettersi nei suoi panni. Eppure difficilmente sono narrati davvero.

 

Il racconto preferisce mostrare le situazioni:

“Quando arrivai a casa la macchina non c'era e mi ricordai che mia madre e qualcuna delle sue amiche erano andate a Bo­ston a un concerto. Grande frequentatrice di concerti, mia ma­dre. E perché no? Il suo unico ragazzo era morto e lei doveva pure far qualcosa per distrarsi. Probabilmente suona un po' amaro. E probabilmente se foste stati lì avreste capito perché la sentivo a quel modo”.

È solo l’inizio di un paragrafo che racconterà della vita di GORDIE in famiglia e del suo senso di invisibilità che lo tormenta. A Gordie non è concesso il conflitto, semplicemente perché la madre non c’è, mentre il padre, come raccontano le parole che seguiranno, è presente ma troppo impegnato a osservare l’acqua che innaffia il giardino per accorgersi di suo figlio.
È il dolore che accentua le distanze
, che crea un muro invalicabile tra le persone.

Non c’è nulla di più vero.

Ognuno dei quattro personaggi appartiene a situazioni familiari disagiate e drammatiche perché la società contemporanea è ricca di queste situazioni che spesso, tuttavia, tendono ad essere coperte e mascherate dagli adulti per timore di affrontarle; il fatto che siano quattro adolescenti i protagonisti del racconto sta a significare che l’adolescenza, per l’autore,  è sì un’età di dubbi e di paure, ma queste possono essere affrontate e superate! è come se l’autore volesse lanciare un messaggio di speranza agli adolescenti: la crisi adolescenziale è necessaria per maturare, quindi occorre affrontarla (per chi è fortunato anche con l’aiuto degli adulti, per chi lo è meno, con le proprie forze e scegliendo modelli positivi), perché solo superandola si diventa adulti; se si finge che non vi siano problemi, si rischia di rimanere “adolescenti” anche a quaranta o sessant’anni !...

 

2) CHRIS

Il padre di CHRIS (personaggio centrale) è alcolizzato, il ragazzo vive in una famiglia disagiata, subisce le violenze del genitore e del fratello senza che nessuno alzi un dito per difenderlo. Peggio che mai, Chris è segnato dall’appartenere ad una famiglia malfamata, viene additato come delinquente senza che gli sia mai concessa la possibilità di dimostrare che non è così. È il suo cognome che lo perseguita.

CHRIS è un ragazzo cresciuto troppo in fretta, la sua esperienza lo ha messo fin da subito di fronte alla crudeltà degli adulti. Della gente. Forse è per questo motivo che ha un carisma particolare, una maturità e una fermezza che lo incorona di diritto capo di questa piccola compagnia. È l’unico che sa comprendere il protagonista.

Sua infatti è la frase più significativa riguardo al senso dell’amicizia nel film: dialogando con Gordie, Chris lo esorta infatti a NON ADEGUARSI AL BASSO LIVELLO CULTURALE SUO E DEGLI ALTRI DUE COMPAGNI DI VIAGGIO, MA A VALORIZZARE I SUOI TALENTI, PUR SAPENDO CHE CIO’ AVREBBE COMPORTATO PRIMA O POI L’ALLONTANAMENTO DI GORDIE DAL GRUPPO, MAGARI PER ANDARE A STUDIARE ALL’UNIVERSITA’… in questo passaggio è racchiuso il senso più profondo dell’amicizia: il vero amico è colui che vuole IL BENE DELL’ALTRO, anche se ciò comporta RINUNCIARE ALL’ALTRO!!! Quante volte invece l’egoismo induce a vincolare a sé gli amici, per nostra interesse, come con una catena, senza preoccuparci se questo sia un bene o un male per l’altro !?

Nel momento in cui Gordie legge i suoi racconti alla piccola compagnia scopriamo che solo Chris è in grado di comprenderli realmente. Mentre Teddie e Vern (GLI ALTRI DUE DEL GRUPPO) rimangono perplessi, Chris sa esattamente cosa Gordie aveva voluto dire.
Chris è il ragazzo per cui il Gordie adulto scriverà la novella Il Corpo, è per ritrovare lui, oltre che se stesso, che il narratore scrive.

Dietro questo personaggio si nasconde tutta l'essenza disincantata della pubertà, e l'amarezza che accompagna la vita ma, nonostante ciò, Chris è il portatore di un sentimento di riscatto, di quella carica vitale tipica del bambino e dell'adolescente.

3) TEDDY

TEDDY è un altro personaggio particolare. Nel gruppo assume il ruolo del buffone, un ragazzino non troppo intelligente, spavaldo fino all’idiozia, la cui infanzia è segnata da un episodio di violenza terrificante: suo padre, uscito di senno per via della guerra (e che strano…), gli ha bruciato entrambe le orecchie sulle piastre di ferro della cucina elettrica. Al momento del racconto il padre di Teddy si trova in un ospedale psichiatrico.

Teddy non odia suo padre, tutto il contrario. Nutre per lui un amore puro, quasi un'idolatria nei confronti del genitore che gli ha bruciato le orecchie.
La malattia del padre è anche il suo punto debole, e diventa funzionale al racconto per mostrare un altro aspetto dell’umanità, qualcosa di cui King ci parla con grande forza: la crudeltà gratuita della gente, il talento innato che gli uomini possiedono per ferire.

Guardate / leggete questa scena, una delle più intense dell’intero racconto. Ecco il litigio tra Milo, il custode della discarica e Teddy. Teddy sta avendo la meglio, finchè Milo non trova il bottone giusto:

«Piccolo bastardo figlio di un mentecatto! Ci penso io a far avere a tua madre un invito per andare a parlare col giudice in tribunale per quello che hai fatto al mio cane!» «Come mi hai chiamato!!??» fece Teddy roco. Aveva smesso di saltellare. Gli occhi si erano fatti grandi e vitrei, e la pelle era plumbea. Milo aveva chiamato Teddy in un sacco di modi, ma fu in grado di risalire senza la minima difficoltà a quello che era an­dato a segno — è da allora che ho cominciato a notare l'abilità della gente in queste cose... nel trovare il bottone MENTE­CATTO giù dentro, e non soltanto schiacciarlo, ma darci sopra col martello.

Quello che succede in seguito è il crollo di Teddy. Il ragazzino spavaldo che sfida i camion a investirlo sulla statale viene completamente abbattuto dalla parola giusta. Inutile dire che soltanto Chris sarà in grado di trovare il modo

per spegnere le lacrime dell’amico.

 

4) VERN Tessio

Di VERN Tessio c’è poco da dire. Anche lui vive in una famiglia disagiata, tormentato dal fratello più grande (il fratello di Vern e il fratello di Chris stanno con la banda del bullo del paese). Vern è in realtà il personaggio meno definito, di lui sappiamo solo che è un codardo, e che è stupido. Non dico che la sua presenza sia inutile, tutt’altro: è lui ad aver saputo del cadavere giù nel bosco, ma soprattutto serve a dividere il gruppo di quattro in due gruppi di due, in modo che Gordie abbia la possibilità di parlare da solo con Chris.
È un personaggio funzionale, insomma. Ma certo non è un personaggio delineato (ma se qualcuno di voi scopre aspetti nascosti su Verne, si faccia avanti senza timori… la valutazione ne terrà conto J !!!!!!!)

 

I TEMI DEL RACCONTO: L’AMICIZIA E IL VIAGGIO

Il cuore di questo racconto è il viaggio verso la crudeltà della vita adulta, ma è un viaggio in compagnia degli amici. È l’amicizia il suo filo conduttore. L'osservazione di questo sentimento è tutt'altro che superficiale:

Non ho mai più avuto amici, in seguito, come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, e voi?

Una semplicissima domanda che è in grado di spiazzare il lettore (se abbastanza sensibile, ovviamente), coinvolgerlo e costringerlo a rimettere in discussione la sua vita e il suo passato.
Il legame dell'amicizia non è tutto rose e fiori, è risaputo. Stephen King se ne rende certamente conto, e lo comunica al lettore:

«I tuoi amici, loro ti trascinano giù, Gordie. Non lo sai?» Indicò Vern e Teddy, che si erano fermati e aspettavano che li raggiungessimo. Stavano ridendo di qualcosa; Vern, anzi, era piegato in due dalle risate. «I tuoi amici. Sono come quelli che ti annegano attaccandosi alle gambe.
Non puoi salvarli. Puoi solo annegare con loro.»

Gli amici che ti trascinano giù prima, poi gli amici che ti voltano le spalle. La traversata verso il mondo adulto si conclude con un cadavere, ma anche con l’essere abbandonati proprio nel momento del bisogno. Quello che gli amici non dovrebbero mai fare, ma che invece fanno.
Lo fanno sul serio.
Sull’amicizia la conclusione di King è amarissima, ma molto reale:

Gli amici entrano ed escono nella nostra vita come camerieri in una sala di ristorante, lo avete mai notato? Ma quando ripenso a quel sogno, i corpi morti sott'acqua che tirano implacabili le mie gambe, mi pare giusto che debba essere così. Qualcuno va a fondo, ecco tutto. Non è giusto, ma succede. Qualcuno va a fondo.

Qualcuno va a fondo. E l’innocenza, la purezza del fanciullo è completamente morta, morta come il corpo del ragazzino che i protagonisti vanno a osservare nel bosco.
E quale corpo hanno visto davvero? Gli occhi di un estraneo? O il loro riflesso nello sguardo cieco di quell'altro?

Il rito di passaggio si conclude nel peggiore e nell'unico modo, ovvero con l’ingresso nell’età adulta.

Sfogliare questo racconto significa avere tra le mani qualcosa di importante, che ti guarda dritto negli occhi, e fa male.

Il lettore prende parte al viaggio, insieme ai suoi ricordi, cammina sulle rotaie, sente il calore del sole sulla schiena, la pelle sudata, trema insieme ai protagonisti, ride e piange con loro. È completamente partecipe, grazie all’abilità di uno scrittore che per una volta ha saputo scavare a fondo in fondo a se stesso, condividendo quella parte del suo cammino che ci accomuna tutti quanti.


 

[1] Ineluttabile: che non si può evitare, certa e necessaria.

[2] Apotropaico: scaramantico.

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