|
Home
Tesine
Relazioni
Temi
Italiano
Latino
Storia
Matematica
Ecdl
Forum maturità
Scienze
Inglese
Economia
Informatica
Università
Esami stato
Greco
Geografia
Filosofia
Diritto
Fisica
Arte
Elettronica
Elementari
Medie
Professionali
AltreMaterie
E-mail
Newsletter
| |
Il problema SCUOLA
Errori, elusioni e omissioni sono all’origine del disservizio
Enrico Maranzana – docente a riposo
**** Le decisioni strategiche sempre ribaltate nel momento applicativo ****
Il legislatore, per affrontare la dinamicità e la complessità della società
moderna, ha superato l’obsoleto modello di scuola fondato sulla trasmissione di
conoscenza orientando il sistema formativo alla promozione e al potenziamento
delle qualità intellettive ed operative dei giovani. La legge
53/2003 all’art. 2 comma a), ad esempio, afferma la strumentalità di
conoscenze e abilità rispetto allo sviluppo di capacità e di competenze.
Nel successivo articolo, al comma b), per valutare l’efficacia del servizio, dà
mandato all’INVALSI di “effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle
conoscenze e abilità degli studenti” istituendo il feedback non sulle finalità
ma sugli strumenti.
Un altro esempio è opportuno: i programmi ufficiali degli istituti tecnici
commerciali (IGEA e Mercurio), per orientare l’operatività delle scuole,
specificano le capacità che devono caratterizzare la figura professionale di
quanti concludono il percorso quinquennale. E’ sufficiente prendere visione dei
piani dell’offerta formativa elaborati dalle singole scuole per constatare il
divario esistente tra la norma e la sua concretizzazione.
**** La cultura dell’organizzazione è assente ****
A partire dal 1969 il legislatore ha ridefinito le finalità della scuola per
renderle funzionali al contemporaneo contesto socio-culturale. A tal fine è
intervenuto sull’assetto organizzativo dando mandato al Consiglio di
Circolo/Istituto di “elaborare i criteri generali per la programmazione
educativa” [TU 297/94 art. 10/d] indicando, al contempo, funzioni e organi
scolastici.
L’adempimento del mandato avrebbe comportato l’introduzione di una terminologia
univoca e la specificazione di sicuri riferimenti concettuali e strutturali.
Ecco cosa poteva essere fatto:

L’assenza di un sicuro riferimento concettuale ha sterilizzato la legge. Si
pensi, ad esempio, al mandato assegnato al collegio dei docenti relativo alla
gestione della programmazione educativa, mandato snaturato dal fatto che il
termine educazione non viene assunto nel suo significato etimologico ma è,
ordinariamente, associato al galateo.
**** Le figure del controllore e del controllato sono coincidenti ****
Il Consiglio di Circolo/Istituto ha potere deliberante in materia di
“organizzazione e programmazione della vita e dell'attività della scuola” [T.U.
297/94 art. 10/3] e, pertanto, avrebbe potuto disegnare una struttura
capitalizzando l’esperienza delle aziende ospedaliere: i dipartimenti
disciplinari corrispondono ai reparti delle diverse specialità (i coordinatori
dei dipartimenti disciplinari, analogamente ai primari degli ospedali,
indirizzano i lavori del gruppo di lavoro per standardizzare protocolli
d’insegnamento. L’esercizio della corrispondente libertà trova, nella
collegialità, il necessario banco di prova), i consigli di classe all’équipe
medica che segue un paziente, la commissione valutazione efficacia del servizio
al laboratorio analisi che misura l’evoluzione dello stato di salute dei
degenti. Essa opera per monitorare i processi evolutivi delle capacità.

Il dipartimento interdisciplinare, composto dai coordinatori dei due
organismi discendenti, potrebbe avere il compito di
§ Elaborare proposte da
sottoporre al collegio riguardanti la programmazione educativa e il
coordinamento;
§ Sanare eventuali
contrapposizioni che sorgono tra i due organi discendenti;
Uniformare, nei limiti del possibile, l’attività didattica della scuola;
Produrre resoconti sull’andamento dei lavori, da sottoporre al Collegio dei
docenti.
La commissione misurazione abilità e conoscenze è costituita per superare due
anomalie presenti nella scuola. La prima riguarda l’ambiguità del rapporto
docente-discente: da un lato l’insegnante, per essere incisivo, deve ottenere
l’assoluta fiducia dello studente che, senza remore, a lui chiede sostegno,
confidandogli difficoltà e mancanze; dall’altro lato il docente è un giudice che
raccoglie ogni informazione per formulare oggettive valutazioni. La seconda
anomalia riguarda la coincidenza tra controllore e controllato: le valutazioni
espresse dal docente sono ordinariamente assunte come parametro dell’efficacia
del servizio e, conseguentemente, della validità dell’insegnamento da lui
impartito. La normalizzazione si ottiene affidando al professore la valutazione
formativa, funzionale al monitoraggio degli apprendimenti; la commissione
misurazione abilità e conoscenze sovraintende alla valutazione sommativa, che
risolve gli aspetti amministrativi. La struttura organizzativa proposta,
inoltre, incide anche sull’efficienza del servizio: più della metà del tempo
scuola è ordinariamente assorbito dalle prove scritte e dalle interrogazioni.
La commissione valutazione efficacia servizio opera per misurare il grado di
maturazione delle capacità degli studenti. La sua operatività è caratterizzata
dalla formulazione di quesiti analoghi a quelli in uso nelle Olimpiadi della
matematica. Le prove devono proporre situazioni del tutto nuove per gli
esaminandi: solo evitando la riproduzione di esperienze pregresse è possibile
l’osservazione delle capacità.
**** L’ordinaria prassi didattica è improduttiva ****
La ridefinizione della funzione docente come attività progettuale, di ricerca,
collegiale è il fondamento dell’ammodernamento della scuola. L’aver posto lo
studente a cardine del sistema scolastico attribuisce ai docenti un compito del
tutto analogo a quello assegnato a una squadra di operai che realizza un
progetto. Il successo del lavoro dipende dall’unitarietà e dal coordinamento dei
singoli interventi.
Molti sono gli impedimenti a questa riqualificazione. Tra questi risalta per
importanza la latitanza degli organismi collegiali che hanno il compito di
definire, nel rispetto delle direttive ministeriali, gli obiettivi formativi e
gli obiettivi educativi. Il mancato adempimento del mandato conduce a una
situazione che mette i docenti in un’insostenibile e mortificante situazione
d’indeterminatezza.
**** La chiave di volta: definire i risultati attesi ****
L’attività educativa può essere governata solamente se i risultati da conseguire
sono dettagliatamente espressi.
La complessità del servizio scolastico implica la sua scomposizione in parti e
l’assegnazione delle responsabilità relative al conseguimento degli obiettivi a
organismi diversi.
Il primo raffinamento del problema è operato dal Collegio dei docenti che ha il
compito di “curare la programmazione dell’azione educativa”. I momenti salienti
di tale attività sono due: la specificazione delle capacità da perseguire e
l’indicazione della strategia per il loro conseguimento.
Si supponga che sia stato deciso di individuare gli obiettivi prevalenti di ogni
anno scolastico: al loro conseguimento sarà orientata, in modo sistematico e
intenzionale, l’attività scolatica senza escludere che, a seconda delle
circostanze, altri obiettivi possano essere anticipati, ripresi, ampliati e
aprofonditi. I traguardi sono espressi in termini di capacità che, come noto,
simboleggiano processi: la loro semplice enunciazione non garantisce
l’uniformità degli interventi didattici.
Si trascrive uno stralcio del documento di programmazione di un Collegio:
Classe
|
Capacità
|
Descrittori di processo
|
Prima
|
Applicare modelli
…..
|
·
Utilizzare efficacemente regole, principi, leggi
·
Ottenere risultati corretti
|
Classe
|
Capacità
|
Descrittori di processo
|
Quarta
|
Argomentare/documentare
……
|
·
Definire l’obiettivo
·
Formulare ipotesi significative/elencare i dati necessari
·
Riconoscere/assumere punti di vista differenti
·
Costruire concatenazioni causa-effetto per pervenire a coerenti
conclusioni
·
Formalizzare il ragionamento
·
Registrare puntualmente tutte le azioni/decisioni prese nel corso
dello sviluppo di un processo
|
Il secondo raffinamento è affidato ai dipartimenti disciplinari che, per ogni
anno e per ogni capacità selezionano le conoscenze utili allo sviluppo delle
qualità intellettive indicate dal Collegio. L’associazione delle conoscenze alle
capacità genera le competenze, gli obiettivi dell’apprendimento.
Si trascrive uno stralcio del documento predisposto dal dipartimento di lettere
del biennio:
DIPARTIMENTO DI LETTERE DEL BIENNIO
Anno di corso: primo
Capacità: applicare
modelli
|
Conoscenze
|
Competenze
|
Prestazioni osservabili
|
I promessi sposi, antologia di testi narrativi(novelle, brani di
romanzi, eccc), romanzi
…..
|
Analizzare e interpretare testi utilizzando modelli noti
….
|
·
Individuare l’organizzazione testuale (sequenze, parole-chiave
ecc)
·
Riconoscere le strutture e le comvenzioni proprie dei diversi
tipi di testo
·
Risalire, attraverso procedure interpretative semplici, dal
significato primario al senso indiretto del testo
·
Definire, in base a precisi riferimenti testuali, la tematica
delle letture fatte
|
Il terzo raffinamento compete al dipartimento interdisciplinare e di
programmazione che, ricevute le elaborazioni dei dipartimenti disciplinari, ne
valuta l’adeguatezza. Le competenze, superato il controllo, vengono tabulate al
fine di accertare la reciproca compatibilità. Si trascrive il documento
predisposto a tal fine:
Classe ….
Tavola sinottica di
programmazione: capacità – competenze
Capacità ………….
|
Italiano
|
·
|
Storia
|
·
|
Lingua straniera
|
·
|
……
|
·
|
Il quarto raffinamento è affidato ai consigli di classe che, conoscendo gli
studenti, predispongono i piani di intervento.
Il quinto raffinamento è a carico dei docenti che progettano e gestiscono
occasioni di apprendimento, funzionali ai traguardi da conseguire.
**** I riferimenti culturali sono inadeguati ****
La conoscenza è l’elemento caratterizzante la vita della scuola: nel secolo
scorso rappresentava il suo fine mentre, nella società contemporanea dinamica e
complessa, è lo strumento, l’ambito del lavoro scolastico. Al cambiamento di
prospettiva avrebbe dovuto seguire la ricerca del significato di “conoscenza”.
In passato esso coincideva con quanto era insegnato nelle università;
oggigiorno, vista la sua strumentalità rispetto alla crescita qualitativa dei
giovani, il rimanere ancorati a tale assunto appare riduttivo e inidoneo al
perseguimento dei traguardi educativi.
E’ pertanto essenziale analizzare le discipline di studio per individuarne i
tratti funzionali al raggiungimento delle nuove mete. L’indagine prenderà avvio
dallo studio della storia dell’evoluzione delle conoscenze, focalizzerà i
problemi che, nel tempo, sono stati affrontati, i procedimenti che sono stati
utilizzati per la risoluzione delle questioni poste, la formalizzazione degli
argomenti che hanno dato risposta ai quesiti iniziali. Una metafora
rappresenta puntualmente tale immagine: le discipline sono dei folletti che
saltellano per il mondo e le conoscenze sono le tracce da loro lasciate. Il loro
spirito vitale risiede nell’energia, nella curiosità, nella determinazione e
nella vivacità del loro carattere. Quale meraviglia manifestano quando
percepiscono nuovi problemi, quanta attenzione dimostrano quando ne
circoscrivono l’ambito! E che dire della precisione che esibiscono quando
scavano per trovare la soluzione e dei trilli di gioia quando catturano nuove
questioni.
Il compito dei docenti, pertanto, riguarderà la graduazione di situazioni
problematiche da sottoporre agli studenti che, oltre ad acquisire specifiche
nozioni, praticheranno i metodi delle diverse discipline. Durante l’attività di
ricerca i giovani esibiranno comportamenti strettamente connessi alle capacità
messi in gioco, segnali che il docente metterà a frutto per governare i processi
di apprendimento.
La progettazione d’itinerari di studio fondata sui problemi e sui metodi non è
cosa nuova: una traduzione dal latino, materia la cui potenzialità formativa è
universalmente riconosciuta, richiede l’analisi dei dati, la formulazione e
l’applicazione di ipotesi, la validazione dei risultati ottenuti.
**** Il concetti di “qualità” è stato snaturato ****
La certificazione dell’attività della pubblica amministrazione è stata
un’occasione propizia per riportare l’ordinaria gestione scolastica nell’alveo
istituzionale.
La certificazione della qualità è la dichiarazione scritta della conformità del
servizio a vincoli e a specifici requisiti: nella scuola trova applicazione
generalizzata.
La certificazione impegna l’istituzione a prestazioni corrispondenti a standard
che garantiscono l’efficacia dei servizi forniti.
La certificazione deve corrispondere alla natura del servizio e, nel caso
specifico, alla formazione dei giovani, problema la cui complessità è stata
riconosciuta, affrontata e risolta dal legislatore.
La legge individua e specifica le funzioni vitali del sistema e, per ognuna di
esse, puntualizza i compiti e individua il soggetto responsabile della relativa
soluzione.
Per chiarezza di esposizione si richiamano cose precedentemente dette:
* Il rapporto intercorrente tra l’istituto scolastico e la società è curato dal
Consiglio di Istituto che ELABORANDO E ADOTTANDO GLI INDIRIZZI GENERALI elenca
le capacità e alcune delle competenze che caratterizzeranno gli studenti al
termine dell’itinerario formativo. In tal modo la scuola dichiara i caratteri
del servizio erogato;
* La programmazione e il controllo dell’efficacia dei processi formativi,
rispetto ai traguardi fissati dal Consiglio di Istituto, sono affidati al
Collegio dei Docenti;
* L’adeguamento della strategia educativa generale alla peculiarità della
singola classe e la scelta delle modalità di convergenza degli insegnamenti
verso obiettivi comuni competono al Consiglio di Classe.
I relativi procedimenti attuativi rappresentano l’ossatura portante dell’intero
sistema di certificazione di qualità: un'efficace gestione della scuola non può
prescindere dell'assunzione di responsabilità degli organismi collegiali. Essi
sono chiamati a determinare gli obiettivi, a programmare e controllare i
processi educativi.
La certificazione delle relative procedure non consentirebbe alle scuole di
sottrarsi alle responsabilità derivanti dalla puntuale applicazione della legge.
In particolare non si potrebbe più trascurare il fatto che l’accettazione di
un’iscrizione impegna l’istituto scolastico nel suo complesso e che la crescita
integrale di uno studente è un problema irrisolvibile per il docente che opera
isolatamente.
Nella scuola, invece, la certificazione appare come una formale enunciazione di
atti e procedure, secondari rispetto al servizio che deve essere fornito e,
conseguentemente, demotiva chi ha l’obbligo di compilare documenti di lampante
inutilità.
libri
| |
Top ten
collaboratori
1-Paola Viale (395 file)
2-Vincenzo Andraous (216 file)
3-Alissa Peron (85 file)
4-Elena (84 file)
5-Sandro Borzoni (57
file)
6- A.Lalomia (56 file)
7-Francesco Avolio (51 file)
8-QuartaC (49 file)
9-Silvia
Sorrentino (47 file)
10-Stella (35 file)
|