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Giordano Bruno

Giordano Bruno: vita e pensiero; il processo e la condanna

Prof.ssa Giovanna Megna

Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548. Veste l’abito domenicano ma presto viene redarguito e processato per eccessiva libertà di pensiero, per aver nascosto nella propria cella alcune opere di autori condannati dall’Inquisizione. Nel 1576 una nuova accusa di eresia lo costringe a fuggire dal convento e a rifugiarsi a Ginevra presso i calvinisti. La sua sete di conoscenza lo porta ad abbracciare la fede calvinista da cui, però, si distacca tre anni dopo. Si trasferisce in Francia presso la corte di Enrico III durante gli scontri tra cattolici e ugonotti. Nel 1583 si trasferisce a Londra dove pubblicherà la maggior parte delle sue opere a seguito delle quali le accuse di eresia si moltiplicarono. Il processo continua per sette anni. Il 21 dicembre 1599 Bruno dichiara apertamente “di non volersi pentire, di non avere di che pentirsi, di non sapere di cosa pentirsi”. L’8 febbraio 1600 viene dichiarato “eretico impenitente”e come tale affidato all’Inquisizione. Il 17 febbraio 1600 viene arso sul rogo nella piazza di Campo dei fiori a Roma.

Durante tutta la sua vita egli mantenne, e forse ingenuamente o presuntuosamente, un atteggiamento anticonformista. Era convinto di poter convincere con le sue validissime argomentazioni, chiunque, e rimaneva sorpreso quando ciò non accadeva. Ma forse il suo unico errore di calcolo dipendeva dall'aver scelto il secolo sbagliato nel quale nascere. Precursore del pensiero scientifico-filosofico moderno, Bruno non poteva essere compreso, nonostante si esprimesse in maniera molto chiara e corretta e nonostante affiancasse alle sue teorie, validissime e inconfutabili prove.

Il suo pensiero si basava sul modello platonico in contrasto con quello aristotelico che costituiva il pilastro dell’ideologia ufficiale del tempo. Sul piano cosmologico, Bruno non accettava il sistema tolemaico o geocentrico aderendo alle ipotesi avanzate da Niccolò Copernico secondo cui è la terra a ruotare intorno al Sole. Bruno, in base a questa ipotesi credette nell’esistenza di un universo infinito e, come tale, nella pluralità dei mondi. Bruno sostenne, inoltre che lo Spirito Santo coincidesse con lo spirito del mondo. In tal modo ogni cosa avrebbe rappresentato lo Spirito divino (panteismo). Auspicava ad una unificazione delle Chiese cristiane, viste come strumento etico tra gli uomini, al di sopra delle quali vi era la filosofia che priva di ogni condizionamento, aveva l’obiettivo della ricerca della verità.

Qui di seguito viene riportato un passo della deposizione all’Inquisizione dopo la condanna a morte:

“ho lottato, è molto: credetti poter vincere (ma alle membra venne negata la forza dell’animo) e la sorte e la natura repressero lo studio e gli sforzi. È già qualcosa l’essersi cimentati; giacchè vincere vedo che è nelle mani del fato. Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte animosa ad un’imbelle vita”

Giordano Bruno

Giovedì mattina in Campo di Fiore
fu abrugiato vivo quello scelerato frate domenichino da Nola,
di che si scrisse con le passate eretico obstinatissimo,
ed avendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro la nostra fede,
ed in particolare contro la SS. Vergine ed i Santi,
volse obstinatamente morire in quelli lo scelerato,
e diceva che moriva martire e volentieri, e che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso.
Ma ora Egli se ne avede se diceva la verità.

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