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Impegno musicale sulla pena di morte

Prof.ssa Giovanna Megna

La musica più di una volta è stata al centro di progetti di solidarietà, impegnando front-man e band popolarissime su diversi fronti. Seguendo il credo che alcuni tipi di messaggi si veicolino con più facilità se passati attraverso testimonial e personaggi famosi, anche il mondo musicale non si è tirato indietro, creando un repertorio di canzoni e band impegnate nell’ambito sociale. Così anche la lotta contro la pena capitale è da anni un campo di battaglia cruento per quanto riguarda la conquista dei diritti umani, ed i musicisti non si sono tirati indietro. Cantautori “impegnati”, ma anche innumerevoli band, hanno appoggiato la campagna per l’abolizione della pena capitale, miscelando arte ed argomentazioni, musica e parole. Dando uno sguardo al panorama internazionale, è Bruce Springsteen il musicista che ha lasciato il ricordo più indelebile nella lotta alla pena di morte. La sua “Dead man walking”, inserita nella colonna sonora dell’omonimo film diretto da Tim Robins, è un viaggio nella testa di un omicida recluso, in un breve e tormentato racconto di una vita tragica. Ma buona parte del soundtrack del film ospita canzoni incentrate sul tema, ed è impossibile scordarsi Fall of Troy di Tom Waits. La scena musicale statunitense si è poi più di una volta mossa a favore di una ripetizione del processo a Mumia Abu-Jamal, considerato colpevole dell’omicidio del poliziotto Daniel Faulkner. Il comitato a difesa di Mumia è stato appoggiato da artisti di calibro internazionale, quali Beastie Boys e Rage Against the Machine, Bad Religion, David Byrne (ex leader dei Talking Heads) e Micheal Stipe, la voce degli R.E.M.. Nel 1999 Beastie Boys, Bad Religion e Rage Against the Machine organizzarono un concerto nel New Jersey per raccogliere fondi necessari alla difesa del giornalista americano di colore. La presa di posizione di questi artisti ha provocato un boicottaggio favorito da alcune associazioni sindacali della polizia statunitense, che ha portato a scontri ed a sit-in di protesta davanti ai concerti delle band. Proprio i Rage Against the Machine, che tre anni fa suonarono con alle spalle una bandiera americana con scritto “free Mumia” fino al momento del loro scioglimento erano fra i più attivi sostenitori del connubio fra musica e diritti civili, attraverso l’appoggio ad istituzioni quali, ad esempio, Amnesty Internetional. Da ricordare la canzone “Voice of the voiceless” apparsa su “The battle of Los Angeles” del 1999, o “Freedom” del 1992. Da non scordare è poi “Woman on the Tier” di Suzanne Vega, né la “The ballad for Sacco and Vanzetti” di Joan Baez, composta insieme ad Ennio Morricone, colonna sonora al film “Sacco e Vanzetti”, storia vera di due emigrati italiani anarchici a Boston, giustiziati ingiustamente nel 1927. Stupenda canzone popolare riarrangiata dai Led Zeppelin, "Gallows Pole" parla di un condannato che chiede libertà ed offre tutto quello che ha al boia. I protagonisti della musica italiana non stanno certo a guardare: molti sono gli artisti attivi in questa lotta attraverso canzoni, concerti, appelli. Rimane alla memoria la presa di posizione del mondo musicale soprattutto all’indomani dell’attuazione della condanna a morte per Derek Rocco Barnabei, come quella di alcuni artisti (Ligabue, 99 Posse) che salirono sul palco dell’MTV Day. Vero manifesto contro l’omicidio legalizzato è “La ballata degli impiccati” di Fabrizio De Andrè, incalzante scorrere di parole trasformate in poesia, con accuse presentate con una forma d’arte che solo il cantautore genovese era in grado di fare: ogni frase diventa un’argomentazione contro la pena di morte, calata in un mondo dai toni cupi e pentiti. Oggi, fra gli artisti più impegnati nella sensibilizzazione del pubblico al problema della pena capitale, possiamo ricordare Daniele Silvestri, che presentò a Sanremo il brano “Aria”, portando sul palco dell’Ariston questo tema così scottante. Altri attivissimi sul piano sociale sono gli Africa Unite, autori di “Sotto Pressione”, canzone che parla di un uomo condannato in attesa nel braccio della morte.

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