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La spesa pubblica

Scienze delle finanze

di Nicola Fusco

Gli effetti economici e sociali della spesa pubblica

Al fine di soddisfare i bisogni collettivi lo Stato e gli enti pubblici producono beni e servizi, affrontando ovviamente un costo.

Le spese costituiscono l’insieme delle erogazioni in denaro effettuate dagli enti pubblici per la produzione dei beni e dei servizi necessari al soddisfacimento dei bisogni della collettività.

La somma totale delle spese pubbliche si chiama fabbisogno finanziario.

 

Obiettivi della spesa pubblica

Dalla definizione data si rilevano molteplici fini che la spesa pubblica mira a realizzare e che possono così sintetizzarsi:

Ø      La produzione e la conduzione di pubblici servizi essenziali alla vita della comunità;

Ø      La stabilizzazione e lo sviluppo del reddito dei singoli e delle imprese;

Ø      Una redistribuzione più equa del reddito per migliorare il benessere generale.

 

Presupposti economici delle spese pubbliche

I presupposti economici che giustificano le spese pubbliche sono:

Ø      La generalità del bisogno: la spesa pubblica, infatti deve soddisfare un bisogno pubblico quanto più generalizzato possibile;

Ø      La convenienza e l’opportunità di essa: occorre scegliere la quantità dei mezzi più idonei a realizzare il pubblico bisogno;

Ø      La proporzione fra la spesa sostenuta e il servizio offerto ai cittadini.

Poiché comporta un’erogazione di ricchezza pubblica, la spesa pubblica viene caratterizzata da 2 connotati fondamentali, l’uno giuridico ossia la legittimità, e l’altro economico ossia la proficuità.

Il primo connotato implica che la spesa deve essere giustificata dall’interesse pubblico, deve essere cioè, motivata oltre che rivestire la forma richiesta dall’ordinamento. Quest’ultimo elemento impone che ogni momento del procedimento di spesa, sia che riguardi la formazione, sia che si riferisca all’esecuzione di essa, deve essere formalizzato con un atto amministrativo, secondo quanto la legge stabilisce.

Il connotato della proficuità richiede invece un giudizio di razionalità economica in termini di costi ed utilità acquisita, ed è valutabile in termini di efficienza, sulla base cioè di una corretta analisi dei processi produttivi al fine di massimizzare i benefici e di minimizzare i costi.

 

Classificazione delle spese pubbliche

Delle spese pubbliche possono farsi varie distinzioni:

In relazione alla forma distinguiamo tra:

1. spese in natura che sono effettuate mediante l’erogazione di beni di ogni specie diversi dal denaro;

2. spese in moneta che sono effettuate in denaro e sono attualmente le uniche spese pubbliche, dal momento che quelle in natura sono del tutto scomparse.

In relazione al tempo abbiamo:

1.       spese ordinarie, quelle cosiddette fisse, cadenzate regolarmente in ogni esercizio finanziario, indipendentemente dal fatto che il loro ammontare sia costante o variabile (es. stipendi, pensioni corrisposti dallo Stato e dagli altri enti pubblici ai loro dipendenti);

2.     spese straordinarie, quelle che non si ripetono con periodicità regolare (es. le spese di guerra, per calamità naturali).

Costituisce un principio di politica finanziaria far fronte alle spese ordinarie con mezzi normali e alle spese straordinarie con entrate straordinarie.

 

In relazione alle norme giuridiche che le prevedono le spese si distinguono in:

1. spese obbligatorie, quelle imposte tassativamente al Governo da leggi e regolamenti, come le spese per gli interessi del debito pubblico;

2. spese facoltative, quelle che rivestono il carattere della discrezionalità e possono essere sostenute o meno in base al giudizio di opportunità politica ed economica del Governo in carica.

 

Secondo lo scopo le spese si dividono in:

1. spese di governo e spese pubbliche propriamente dette, sono dirette, all'appagamento dei bisogni pubblici e al conseguimento delle altre finalità statali;

2. spese di esercizio, sono quelle che riguardano il conseguimento e la gestione delle entrate.

 

Sotto il profilo della destinazione economica le spese vengono distinte in:

1. spese correnti, assicurano il normale funzionamento dei servizi che soddisfano i bisogni della collettività.

2. spese in conto capitale, sono denominate anche spese d'investimento e destinate ad investimenti sia diretti che indiretti.

Per quanto riguarda i loro effetti economici le spese si distinguono in:

1. spese produttive, effettuate per l'acquisto di beni o servizi;

2. spese redistributive, che consistono nel trasferimento di mezzi finanziari senza corrispettivo economico (es.: distribuzione di assegni per pensioni sociali).

 

In relazione all'ente che le effettua abbiamo:

1. spese statali, sono quelle sostenute dallo Stato;

2. spese locali, sono quelle sostenute dagli enti pubblici territoriali, cioè da Regioni, Province e Comuni.

La redistribuzione del reddito nazionale

La spesa pubblica costituisce uno degli strumenti attraverso i quali si può conseguire l'obiettivo della redistribuzione del reddito nazionale.

Le misure, che consentono una più equa ripartizione dei redditi possono consistere in:

Ø      vincoli posti al mercato (es.: imposizione dei salari minimi, blocco dei fitti);

Ø      movimenti finanziari che si concretano in prelievi e spese (sussidi a classi meno abbienti, imposte progressive).

La redistribuzione può manifestarsi:

Ø      contraendo il reddito delle categorie che si vogliono ridimensionare (attraverso imposizioni fiscali più gravose, l'aumento dei prezzi di dati beni),

Ø      aumentando il reddito reale delle categorie che si vogliono privilegiare (attraverso sussidi, diminuzione di alcuni prezzi al consumo, sgravi fiscali, servizi pubblici gratuiti)

 

Le direzioni verso cui può orientarsi la distribuzione sono molteplici:

1. può riferirsi alla ripartizione personale del reddito, per garantire a tutti un tenore di vita accettabile evitando grosse concentrazioni di ricchezza nelle mani di poche persone e situazioni diffuse di povertà.

2. può riferirsi alla ripartizione funzionale del reddito nazionale, modificando la concentrazione dei redditi fra i diversi percettori (es. si vogliono favorire i redditi da lavoro rispetto ai redditi da capitale che, per questo motivo, vengono tassati in maniera più gravosa);

3. può riferirsi alla ripartizione territoriale o settoriale del reddito nazionale.

a) Territoriale: per evitare la disparità fra zone sviluppate e zone depresse (nord zone di pianura e zone di montagna, ecc);

b) Settoriale: per evitare che la produzione, l’investimento e il lavoro in un settore (agricoltura, industria) risultino privilegiati rispetto a un altro.

L’aumento della spesa pubblica

In tutti i paesi del mondo la spesa pubblica si è enormemente accresciuta. Sono, ovviamente, aumentate anche le entrate pubbliche data la stretta connessione fra queste grandezze. Le spese, tuttavia, sono aumentate in misura ben maggiore delle entrate, generando così notevoli deficit di bilancio con il conseguente accumulo di ingente debito pubblico.

Le ragioni che spiegano l’aumento della spesa pubblica vengono abitualmente classificate in 2 gruppi:

il primo comprende le cause apparenti, così dette perché lasciano inalterato il rapporto tra spesa pubblica e reddito nazionale, il secondo gruppo comprende invece le cause reali, quelle che determinano un aumento della quota della spesa pubblica sul reddito nazionale.

 

Cause apparenti più importanti sono:

Ø    l’inflazione che determina un aumento dei prezzi, e quindi anche della spesa pubblica, pur restando inalterata la sfera di attività statale;

Ø    l’aumento della popolazione, che implica maggiori spese per lo Stato per il soddisfacimento dei bisogni pubblici.

 

Cause reali più importanti sono:

Ø      l’affermarsi dei regimi parlamentari, che ha fatto cessare le ragioni di diffidenza delle assemblee rappresentative verso il Governo, spingendo le Camere ad assumere sempre maggiori impegni di spesa;

Ø    l’accresciuto ruolo della burocrazia, che cerca di ampliare il proprio potere facendo leva sulle sue competenze tecniche sino a condizionare la volontà dei politici cui competono le decisioni finali;

Ø    l’attuazione di politiche redistributive, che determina un aumento della spesa pubblica per interventi a favore dei cittadini meno abbienti;

Ø    l’intervento pubblico nell’economia, notevolmente aumentato negli ultimi decenni al fine di garantire la stabilità economica e la piena occupazione.

Osservando il continuo accrescersi nel tempo delle spese del settore pubblico, il Tedesco A. Wagner è giunto a formulare una legge empirica (cosiddetta legge di Wagner). In ogni sistema economico le spese pubbliche crescono ad un ritmo superiore all’incremento del reddito nazionale:

Ø    l’aumento del reddito che accresce i consumi privati e quindi impone allo stato di offrire nuovi servizi;

Ø    l’affermazione della famiglia nucleare che rende necessario l’intervento pubblico per creare strutture assistenziali (per esempio ricoveri per anziani). In precedenza quando la famiglia era patriarcale molte di queste funzioni erano invece espletate dalla famiglia allargata senza costi per lo Stato.

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