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Carlo Magno

2- seconda parte de L’angolo dei tesori - Una proposta “multimediale” per rivedere insieme il percorso della Storia europea: L’Alto Medioevo

di Cristina Rocchetto

Nell’articolo precedente ho segnalato il lavoro televisivo dedicato ai Longobardi, al quale quello che propongo qui si ricollega. La seconda parte della mia proposta è infatti dedicata all’imperatore franco Carlo Magno. Per non ripetere quanto potrete comprendere benissimo visionando il lavoro degli Angela recentemente riproposto in TV, farò qui solo brevi precisazioni.

Carlo Magno fu il fondatore dell’Impero CAROLINGIO (=dei discendenti di Carlo – Martello o Magno) è da alcuni considerato “il padre d’Europa”. Egli era nipote di Carlo Martello e figlio di Pipino il Breve.

  1. Carlo Martello era stato un nobile franco alla corte dei re MEROVINGI, discendenti del re Clodoveo, il primo re franco a riunire sotto un’unica corona le terre della Gallia (Francia, conquistata da Cesare), ed il primo re barbaro a convertirsi al Cattolicesimo. Nel 732 era stato lui, Carlo Martello, e non il re, a condurre una battaglia pare decisiva contro gli Arabi giunti sino a Pointiers (in Francia), respingendoli al di là dei Pirenei;

  2. Il figlio di lui Pipino avrebbe voluto divenire re, ma nel Medioevo i poteri erano sacri perché considerati voluti da Dio: per un cambio di dinastia era necessaria una legittimazione importante. Pipino, chiamato in aiuto dal Papa contro i Longobardi, avrà in cambio questo riconoscimento nella forma di un’incoronazione ricevuta dalla mani stesse del Papa e dall’unzione con l’”olio sacro” che rendeva il re una figura appartenente ad una dimensione superiore a quella dei comuni mortali.

Suo figlio Carlo (poi “Magno”), divenuto re dei Franchi per diritto ereditario, sarà in seguito (notte di Natale dell’800 d.C) anche incoronato “Imperatore” dal papa Leone III, che lui aveva aiutato a tornare a Roma contro le lotte intestine della Città Santa, come si vedrà nel filmato da me proposto. A molte delle sue decisioni ed iniziative risalgono alcuni aspetti caratteristici della storia e della cultura successive: per esempio, venendo a combattere contro i Longobardi del re Desiderio in aiuto del papa Adriano I (predecessore del Leone III sopra nominato) e proclamandosi perciò anche “Re dei Longobardi” (772 d.C), egli riconfermò (774 d.C) le donazioni che suo padre Pipino il Breve aveva fatto al Papato con la sua prima discesa. Quando il padre Pipino aveva liberato le terre dell’odierna Romagna attorno a Ravenna, un possedimento bizantino invaso dai Longobardi, infatti, anziché restituirle a Costantinopoli, le aveva donate alla Chiesa, che, insieme ad alcuni altri possedimenti in Lazio, gettò così le basi del territorio di quello che diverrà lo Stato pontificio quindi le basi del potere temporale della Chiesa di Roma. Per rispondere alle lamentele che su questo fatto si erano sollevate dalla corte d’Oriente, i collaboratori del Papa dell’epoca si erano anzi affrettati a provare la “legittimità” di quell’iniziativa “creando” il documento apocrifo noto come “Donazione di Costantino”, un documento la cui falsità fu provata dall’umanista e filologo italiano Lorenzo Valla solo nella prima metà del 1400. (Ricorderemo che il territorio dello Stato pontificio fu ridotto alla sola Città del Vaticano dal Regno d’Italia; l’ultimo atto di questa partita fu giocato con la Breccia di Porta Pia e la presa di Roma il 20 settembre 1870: molte strade in Italia sono state intitolate “XX Settembre” in memoria di quella data).

Altro aspetto importante al quale Carlo Magno è associato è la sua lotta contro gli Arabi di Spagna romanzata da quella corrente letteraria che si sviluppò dopo il Mille nella Franca proprio attorno al ricordo della sua figura, delle sue e delle imprese dei suoi “paladini” divenute leggendarie: le “Canzoni delle Gesta”, tra cui la più nota, “La Canzone di Rolando” (italianizzato in Orlando). Riprenderò il discorso della storia della Letteratura più in avanti; qui vorrei ricordare che la presenza degli Arabi sulle coste mediterranee fu, attorno all’VIII ed il IX secolo, un elemento di fondamentale importanza sia per gli assetti politici, che per gli aspetti economici e culturali sulla base dei quali si svilupperà la civiltà europea: primo fra tutti, lo spostamento del suo centro da Roma, città mediterranea, all’Europa del centro-Nord, in cui risorgerà un nuovo Impero che si chiamerà “romano” in ricordo dell’antica capitale latina e “sacro” perché cristiano e difensore della Chiesa di Roma, il Sacro Romano Impero per l’appunto, alleato e difensore di quella Chiesa di Roma che rafforzerà il suo potere temporale e politico. Ricordiamoci infatti che in tutto questo periodo dell’Alto Medioevo sono i vescovi (nelle città) o i monaci (nelle campagne) a poter ricoprire al meglio alcune funzioni giuridico-amministrative, essendo il resto della popolazione, nobili compresi, praticamente analfabeta.

I primi due video da me proposti in visione finora – quello sui Longobardi della volta scorsa e questo su Carlo Magno ora - dovrebbero quindi dare un’idea di quello che fu il periodo iniziale di disfacimento dell’Europa a seguito delle invasioni barbariche ed il suo faticoso riunirsi sotto la temporanea corona dei Franchi; il contemporaneo e progressivo rafforzarsi della Chiesa di Roma il cui vescovo sarà in epoca barbarica riconosciuto come “Papa” al di sopra di tutti gli altri vescovi della Cristianità che amministravano porzioni di territorio chiamate diocesi. Ricorderò a questo proposito che la Chiesa d’Oriente non riconoscerà questa supremazia del Papa, essendo il Patriarca di Costantinopoli più sottomesso all’Imperatore d’Oriente: base, questa, di una serie di dissapori e distacchi che culmineranno nel definitivo scisma che dalla metà del XI secolo (1054) ancora oggi divide la Chiesa cattolica di Roma da quella ortodossa. Oltre al Papa ed ai vescovi (quelli delle città più grandi anche detti “arcivescovi”), in Occidente e per un lunghissimo primo periodo la gerarchia della Chiesa di Roma non presentò altre articolazioni: solo in seguito compariranno i cardinali, figure introdotte al tempo di Ildebrando di Soana, futuro Gregorio VII (XI secolo), in occasione della riforma del modo di elezione del Papa – ma siamo già in epoca successiva a Carlo Magno e ne riparleremo. Nelle campagne esistevano dal VI secolo monasteri (detti anche “abbazie”, perché retti da un abate) benedettini, sorti nell’epoca disordinata delle prime invasioni indipendentemente dalla Chiesa ed in seguito inglobati nella sua struttura grazie all’approvazione della loro Regola – si dice allora che essi fanno parte del “clero regolare”.

Fu proprio Carlo Magno che, constatando l’analfabetismo diffuso anche tra gli uomini del clero, uniche persone fino ad allora teoricamente “letterate”, volle lanciare una politica scolastica che introdusse innanzi tutto una nuova scrittura (la “minuscola carolina”) assieme allo studio della lingua latina - la lingua “internazionale” dell’epoca che permetteva a tutti gli uomini colti di comunicare tra loro indipendentemente dai loro diversi luoghi di nascita, in un momento in cui ormai si andavano affermando le lingue che diventeranno quelle europee; inoltre, per creare dei funzionari anche laici che sapessero leggere e scrivere, Carlo Magno riorganizzò il sistema scolastico creando anche (poche) scuole parrocchiali, ed aprì le scuole comunque gestite dal clero pure a chi non era destinato alla vita religiosa: è così che lentamente i nobili cominceranno ad avere un’educazione che in seguito permetterà loro di creare quella letteratura cortese che, sebbene in lingua “volgare” (del volgo, del popolo), mostrerà di essere concepita da persone formate su alcuni testi originali di letteratura e metrica latina. L’opera degli amanuensi, quei monaci che nei monasteri si dedicavano alla paziente copiatura di testi antichi ed a cui dobbiamo la salvezza e la trasmissione di molte opere classiche, viene potenziata e si parla perciò di un “rinascimento carolingio”.

Durante il periodo precedente erano esistiti due tipi di scuole a cui comunque si rivolgeva esclusivamente volesse intraprendere la vita clericale: le scuole dei monasteri, in campagna, che accoglievano già dai loro 9/11 anni ragazzini destinati al clero dalla famiglia; e le (poche) scuole vescovili o cittadine; le parrocchie erano inizialmente inesistenti, poi rare: cominciarono a moltiplicarsi solo in un secondo tempo, ma specialmente dopo il rilancio della vita cittadina (dal XI secolo). E’ difficile dire che le scuole vescovili fossero più "libere" di quelle dei monasteri: il problema della "libertà" del pensiero si ricominciò a porre solo con la rinascita delle città e della cultura più dinamica dei ceti borghesi; e quando le scuole vescovili non bastarono più alla domanda culturale delle rinascenti città, attorno al XI/XII secolo, furono aperte le Università=associazioni di studenti e professori che ritenevano di voler dedicare più energia e tempo a materie laiche, funzionali al loro ceto borghese, e non più legate comunque alla sola cultura teologica delle scuole rette dal clero. Per riprendere il controllo della trasmissione di cultura ai ceti borghesi, anzi, la Chiesa del 1200 mise dapprima nelle Università i Domenicani, frati che si dedicarono a questo tipo di missione ed a cui sono legati nomi tra cui quello del grande (san) Tommaso d'Aquino; poi, nell’epoca della Controriforma e grazie al contributo dei Gesuiti, aprì collegi (fine 1500/1600), in modo tale da riorganizzare tutto il sistema scolastico creando, dopo il livello elementare variamente soddisfatto dai bambini più piccoli, un livello di istruzione superiore propedeutico a quello universitario, più specialistico, ed inquadrando così la cultura laica nei binari del credo cattolico.

I monasteri medievali, al contrario, erano chiusi in mezzo al contado e vivevano di regole rigide che scandivano dall'alba al tramonto ed oltre tutta la vita quotidiana, come aveva anche suggerito di fare San Benedetto (vissuto a cavallo tra il V ed il VI secolo). Erano sorti in luoghi impervi e sperduti, come reazione ai disordini ed ai pericoli durante il periodo delle prime invasioni; i monaci vi entravano, in genere, come bimbi destinati dalla famiglia in gran parte alla vita monastica fin dalla nascita e che perciò da quel tipo di vita, addirittura da quel monastero, non si muovevano più: quale esperienza di vita, per un'apertura mentale più ampia? Le loro scuole nacquero in "quel" contesto e rispetto a "quel" contesto non avrebbero potuto aprirsi... a che cosa? Da dove, gli stimoli? A quei monasteri erano inoltre legati gli uomini e le donne altomedievali della campagna e dei piccoli villaggi circostanti, la vita era regolata dal ritmo del sole secondo i giorni ed il susseguirsi delle stagioni. Le scuole vescovili sorsero sì in mezzo alle cittadine rovinate dalle invasioni, ridotte ad un ammasso di rovine, ma pur sempre piene di vestigia e di stimoli per un altro modo di guardare alla vita.

Tutte queste scuole quindi furono raggiunte dalla riforma della scuola di Carlo Magno, che voleva che i anche parroci fossero risollevati dall'ignoranza in cui ormai erano caduti per poter portare in giro nell’Impero una parola che confermasse quanto il potere dell’Imperatore fosse sacro perché voluto da Dio; che voleva che vescovi ed abati amministrassero alcuni territori – i vescovi in particolare le poche cittadine sopravvissute all’urto delle invasioni; e che voleva soprattutto che le scuole fossero aperte pure a quei laici destinati a diventare funzionari dell’Impero ed affiancare l’opera del clero – persone capaci, cioè, di leggere e di scrivere come lo stesso Carlo Magno non sapeva fare. Ecco dunque il video dedicato alla sua fondamentale figura e diviso in nove brevi spezzoni al link: http://www.youtube.com/watch?v=idMdlNVB9dA .

Cristina Rocchetto (educatrice e consulente pedagogista)

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