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Castelli ed impero germanico

panoramica sul paesaggio dell’Alto Medioevo, un territorio punteggiato da castelli ed abbazie

5 - quinta parte de L’angolo dei tesori - Una proposta “multimediale” per rivedere insieme il percorso della Storia europea: L’Alto Medioevo

di Cristina Rocchetto

5. Una proposta “multimediale” per rivedere insieme il percorso della Storia europea:

Capire la storia non significa più, ai tempi nostri, assimilare meccanicamente nomi di luoghi, battaglie o personaggi, o conoscere a memoria un elenco di numeri e date: significa invece cercare di cogliere e com-prendere, dietro quelli, il sostrato culturale che li informa, formulando ipotesi di lavoro sul rapporto di intercausalità tra i vari elementi: tra quelli preesistenti, quelli coincidenti e quelli emergenti.

Dato che la storia si dipana in senso cronologico, infatti, è difficile per essa liberarsi completamente dallo schema causa-effetto; ma, al di là della mera struttura cronologica portante, ciò che dà valore al bisogno umano di riscrivere il proprio passato sembra proprio il bisogno di ritrovare nello “ieri” la radice ed il senso di ciò che l’oggi sembra sia e che oggi accade. Nella seconda metà del Novecento si è anzi sviluppata in Francia una corrente o scuola di psicologia storica legata alle ricerche della prestigiosa Scuola di Studi superiori di Scienze Sociali di Parigi, ma non solo (per esempio, Détienne, Vidal-Naquet, Braudel, Ariès, Le Goff; ma anche Vernant), che collegano al ripensamento del nostro passato storico anche antico apporti e prospettive provenienti dalla Psicologia, l’Antropologia culturale, l’Etnologia. E’ così che il lavoro dello storico, profondamente influenzato dal concetto antropologico di “cultura globale”, può essere messo in rapporto di proporzione con il lavoro che, per l’individuo, fa lo specialista di psicologia: trovare nel passato le ragioni evidenti e meno evidenti, comunque interagenti, di alcuni comportamenti presi in esame.

Inutile che io sottolinei quanto questa impostazione informi tutto il modo in cui io trovo assolutamente agevole interessarmi come educatrice della formazione continua dell’individualità umana che io concepisco in senso dinamico (esposta al continuo cambiamento/adattamento perché in continuo rapporto di interdipendenza con il proprio ambiente, come diceva anche Piaget); come consulente psicologica della storia personale dell’individuo; e come formatrice del modo in cui mi propongo di trasmettere i contenuti culturali che personalmente sono portata a privilegiare e che ruotano appunto attorno alla Storia (studio del contesto spazio-temporale in cui l’uomo vive) ed alla Storia delle idee (alla Filosofia, studio delle idee che l’uomo produce in quel contesto, OSSIA studio del modo in cui l’uomo concepisce in realtà – dà forma e significato – a quel contesto) - due aspetti per me indissolubilmente legati.

In linea con questa impostazione, io ho finora cercato di creare in chi ha l’interesse di leggere dei punti di riferimento per delimitare mentalmente il concetto di Alto Medioevo: un’epoca che comincia con il crollo dell’Impero romano, segnata da devastazioni e da battaglie, che ad un certo punto rivede la nascita di un altro Impero, quello di Carlo Magno, che però presto si disgrega sotto i colpi di nuove invasioni ed a causa di una fondamentale mancanza di unificazione interna. Finora e nel giro delle prime quattro uscite della rubrica, siamo arrivati qui: ma di questa prima parte del progetto di ricostruzione abbiamo appena buttato giù lo schizzo degli elementi che fermeremo nel bel foglio della nostra memoria. Oggi cominceremo ad usare il colore, a dipingerli: a dare loro senso. Se avete dei ragazzi e volete aiutarli a capire la Storia, fate proprio così: metteteli davanti ad un foglio e dipingete, provando, mentre lo fate, a spiegare quello che state facendo.

In questa uscita ci occuperemo di colorare il foglio di grosse macchie verdi (i boschi, vere e proprie selve), punteggiandolo qui e lì di tre tipi di abitati umani: quelli che si sviluppano attorno a castelli (“Burg” in Tedesco, da cui la parola data ai futuri “borghi” ed ai “borghesi” che li abiteranno; costruiti in posizione elevata, francamente la parola che li definisce richiama anche il termine “Berg”, che in Tedesco significa montagnola, alta collina); attorno ai monasteri o abbazie (perché retti da un abate); ed i pochi centri urbani, più numerosi in Italia, che si sono salvati allo sfacelo delle invasioni. Ognuno di questi non vasti agglomerati fa capo ad un’autorità: laica (il castellano, il signore feudale) o religiosa (l’abate in campagna; il vescovo in città). Dei centri urbani e dei vescovi parlerò la prossima volta.

Nelle uscite precedenti eravamo arrivati a dire che, a causa dell’abitudine germanica di trasmettere a tutta la propria discendenza maschile il patrimonio familiare suddividendolo, già al tempo dei nipoti di Carlo Magno, i tre figli di Ludovico il Pio (Carlo il Calvo, Ludovico il Germanico e Lotario), l’Impero carolingio si era diviso in tre grandi porzioni di cui ora non riferirò le vicissitudini. All’interno di queste porzioni, grande era rimasto - comunque ed a dispetto dell’energia investita per arginarlo - il potere dei nobili che reclamavano il diritto di piena proprietà/di trasmissione ereditaria delle terre date loro da Carlo Magno solo in usufrutto vitalizio. Tali pretese erano all’origine di ribellioni interne che mal si accordavano con la necessità di controllo e di difesa del territorio: Carlo il Calvo, erede della parte francese poi estesasi al Nord Italia dopo la morte del figlio di Lotario, già nel 877 sarà costretto a concedere l’ereditarietà dei feudi maggiori (Capitolare di Quierzy).

Intanto, l’Europa era stretta a tenaglia da varie minacce, come sappiamo: attaccando le coste, risalendo le foci dei fiumi, creando teste di ponte sempre più vicine, i Vichinghi giungono da Nord, gli Arabi, da Sud; ad Est, i confini dell’Impero carolingio sono premuti da Ungari e Slavi. Il potere centrale non garantisce alcuna protezione efficace ed anzi è martoriato esso stesso dai frequenti dissidi per la successione: per aumentare le possibilità di difesa, i vari signori e signorotti locali elevano - inizialmente in legno, poi in pietra – castelli, luoghi fortificati costruiti su piccole alture attorno ai quali è sistemata in piccoli agglomerati di casupole e capanne la popolazione che, in cambio della protezione del castellano, si pone al suo servizio consolidando un’abitudine già in auge dal crollo dell’Impero romano e trasformandola in un sistema di gestione politica del territorio. Tale è essenzialmente ciò che noi definiamo “feudalesimo”: un tipo di organizzazione socio-politica caratterizzato da un’economia statica che gli storici qualificano con l’aggettivo “curtense” dalla parola latina “curtis” (“corte”, che ora sta a significare varie cose anche attraverso i suoi derivati, dal cortile interno al castello, al cortigiano che lo abita, alla corte che lo affianca, alla serie di comportamenti “cortesi” che lentamente lo distinguono socialmente, alla letteratura cortese che di quei comportamenti presto parlerà proprio per istituzionalizzarli). Il castello è quindi l’evoluzione medievale della villa romana in cui si era già rifugiata la popolazione durante le devastazioni delle invasioni barbariche e che aveva cominciato a cingersi di mura di difesa e ad estendere il suo potere alla campagna circostante. In Italia, dove le città erano più splendide e numerose, a differenza dei Goti, più romanizzati, anche i nobili longobardi, sprezzanti della vita e della cultura urbane, avevano preferito vivere fortificando le loro residenze lontane dai centri abitati, che, quindi, erano rimasti in mano ai vescovi.

Dai tempi di Giustiniano, il ruolo dei vescovi delle città si era sempre più mischiato al potere temporale (ne riparlerò). Di conseguenza, laici profondamente infusi di religiosità erano andati a vivere in luoghi isolati, impervi, lontani dall’antica rete stradaria romana comunque ormai disastrata per la mancata manutenzione - talvolta addirittura messa fuori uso dalla stessa popolazione dei villaggi per non farsi raggiungere troppo facilmente dagli invasori barbari - raccogliendosi in monasteri, comunità inizialmente autonome dalla Chiesa ufficiale (spesso “religiosità” è tutt’altra cosa dalla “religione”). Seguendo l’esempio dell’umbro San Benedetto di Norcia, fondatore della nota abbazia di Montecassino, i monasteri occidentali rappresentano spazi umanizzati caratterizzati dalla divisione del lavoro e completamente autosufficienti in cui, accanto allo studio ed al lavoro finalizzato alla propria sussistenza materiale - ed anzi ANCHE attraverso queste due attività “mondane” (legate alla vita nel mondo) svolte in ritmo alternato accanto alla preghiera durante la giornata divisa in ore - si cerca di vivere una forma di religiosità diversa, più intima, solitaria, sentita come più autentica rispetto a quella ufficiale; lontana dalle guerre, dai dissidi, dai dissapori e dalle disquisizioni teologiche con la Chiesa d’Oriente, dagli inevitabili compromessi tra gli ecclesiastici del clero ufficiale (o secolare) rimasto nei centri urbani ed il potere politico.

Con la nuova ondata di invasioni (IX secolo, Vichinghi, Arabi ed Ungari), il sistema feudale, dicevo, si consolida. Il territorio si presenta punteggiato da tante corti facenti capo ad un contado (dalla parole “conte”, una delle parole che definiscono i signori feudali, insieme a “duca”, termine di origine latina adottato dai Bizantini, quindi dai Longobardi per definire i capi militari ed era rimasto nel vocabolario medievale; “marchese”, vassallo carolingio dei territori di confine - detti “Marche”, dal Tedesco “Mark”, limite, confine; “conte” appunto, vassallo dei territori più interni - detti “Contee”; e la parola “barone”, che, di origine tedesca, definiva l’uomo libero, cioè il guerriero, quindi poi anche il “signore avente potere assoluto” – da “absolutus”, cioè sciolto, libero da vincoli ed obblighi nei confronti di altri, “immune”: questo, il senso delle “immunità” che i libri di Storia nominano parlando di concessioni del sovrano alle classi privilegiate – nobili e clero). Anche le curtes sono assolutamente autosufficienti e poco in comunicazione tra loro.

Accanto alle curtes, con il tempo anche le abbazie benedettine si moltiplicano e si ampliano; inglobate in un secondo momento sotto l’ombrello della Chiesa ufficiale (VIII secolo), anzi, diventeranno anch’esse specie di signorie feudali ecclesiastiche. E’ in una tale situazione che il potere centrale cessa di esistere e che l’Impero carolingio si disgrega di fatto; il frazionamento e l’incastellamento non faranno che accelerare anche il processo di differenzazione linguistica, premessa delle future lingue nazionali europee.

Segnalo quindi alcune foto (altre ricerche possono essere fatte indipendentemente da me ed anzi le consiglio) di abbazie umbre, un territorio che, posto nei domini pontefici che interrompevano la comunicazione tra i ducati longobardi della pianura Padana e del Meridione, si riempì sia di castelli che di monasteri e sviluppò un’intensamente drammatica religiosità poi espressa, nel 1200, dalla spiritualità di San Francesco e, per esempio, dal francescano Jacopone da Todi, autore di laudi (canzoni sacre in lingua popolare spesso cantate nelle processioni) tra cui rimane stupendo l’indimenticabile “Pianto della Madonna”, un testo capace di toccare e commuovere ancor oggi. Per le abbazie umbre, quindi il link: http://www.youtube.com/watch?v=Ste7ZJJvFgE. Nel breve filmato che invece indico oggi (http://www.youtube.com/watch?v=ILetGkfng5s&feature=related, veramente di pochi minuti) si dice qualcosa di essenziale sul fenomeno dell’incastellamento: io, introdurrò presto la nascita del Sacro Romano Impero della Nazione tedesca, vorrei far così contemporaneamente notare quanto la compresenza di feudatari proprietari di territori estesi tanto quanto quelli personali dell’Imperatore germanico, l’impossibilità di quest’ultimo di creare un vero e proprio apparato amministrativo burocratico e centralizzato, quindi di potersi affidare ad un prelievo fiscale regolare e di poter mantenere un proprio esercito (come invece accadeva nella corte d’Oriente, come accadrà nel Regno Normanno che si formerà nel Sud Italia, e come, affermandosi e definendosi progressivamente, faranno in modo di organizzare le Corti nazionali di Francia ed Inghilterra) costituiranno sempre i punti di estrema debolezza anche di questa sorgente formazione politica.

Cristina Rocchetto (educatrice e consulente pedagogista)

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