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Immobilità e conoscenza

Dall’attesa del Giudizio alla ricerca di Dio

L’angolo dei Tesori di Cristina Rocchetto

7. Una proposta “multimediale” per rivedere insieme il percorso della Storia europea. Dall’attesa del Giudizio alla ricerca di Dio: immobilità (attendere) e conoscenza (protendere)

Riprendo dopo le feste la mia serie di articoli sulla Storia altomedievale.

Molti storici definiscono la cultura promossa da Carlo Magno come “rinascimento carolingio”. Logica vuole che quando qualcosa si dice “rinasca” sia preceduta da qualcos’altro di sostanzialmente diverso. Per cogliere il senso di un mutamento, però, dobbiamo capire come erano messe le cose prima che cambiassero: in questo caso, la forza d’impatto che il sia pur storicamente breve (ma culturalmente fondamentale) Impero carolingio ebbe nella vita degli uomini toccati dalle novità a livello del loro atteggiamento psicologico di fronte al mondo e di fronte a se stessi.

Ecco intanto come possiamo visualizzare il senso del rivolgimento della “percezione di sé” dell’uomo reso potenzialmente possibile dal rinascimento carolingio: in fondo è un po’ il discorso del vedere un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno…

a)       Per tutto l’ultimo periodo del crollo di Roma e dell’Alto Medioevo fino all’epoca carolingia diciamo pure che predomina in Occidente la visione del “bicchiere mezzo vuoto”: l’uomo, cosciente di contenere quel tipo di peccato e di essere, rispetto a Dio, nella posizione più lontana, infima, non si guarda attorno (Tertulliano, autore cristiano del II/III secolo, aveva detto che “non c’è nulla da cercare dopo i Vangeli”). Egli ATTENDE: è fermo, fisso; e così, ferma e fissa nonostante la rovina e le devastazioni che lo circondano, vede la realtà, che non è ciò che si vede, ma che “è”. C’è sempre uno iato tra le due dimensioni, una discrepanza che offre spazio all’interpretazione simbolica, allegorica - Origene di Alessandria (III secolo) e Dionigi l’Areopogita (V/VI secolo) parlarono dell’esistenza di questi diversi livelli di lettura dei Testi Sacri; Dionigi in particolare anche di “gerarchie celesti” allontanando Dio sempre di più dall’uomo e lasciando spazio a tutta una serie di figure e piani intermediari. All’uomo comune, nato peccatore, non è concesso credere di avere le competenze, l’intelligenza per poter decifrare da solo il mondo: gli si dice che è inferiore, che non può capire; lo si plasma perché creda che, senza la mediazione dei rappresentanti della Chiesa, senza di essa come garante, interprete e traduttrice di un esito positivo della comunicazione con Dio, senza saperlo potrebbe peccare ancora e di più. L’artista bizantino, fortemente modellato su questa mentalità, si trasforma in artigiano: non crea più nulla di suo.

b)      Dall’epoca carolingia in poi, la formidabile operazione culturale promulgata, protetta e supervisionata dalla in Occidente risorgente autorità laica fa piano vedere la medesima immagine del mondo, che non cambia, da un altro punto di vista - lo stesso bicchiere comincia ad essere percepito come “mezzo pieno”: l’uomo ridiventa la creatura fatta da Dio “a sua immagine e somiglianza”, colui che può, prendendo consapevolezza (“riconvertendosi” nell’accezione più letterale del termine) fermare il suo personale processo di allontanamento, volgendosi indietro per andare verso Dio, colui che PROTENDE. Riprendere a muoversi per andare verso Dio senza sbagliare significava cercare “strade percorribili”: e, per trovarle, ci si rivolge all’esperienza già fatta in passato, alla fonte da cui attingere ispirazione, immaginandosi quindi di fare non qualcosa di nuovo, ma compiere un RI-TROVAMENTO. Ecco perché la parola “rinascita”.

Superata la visione dell’uomo passivamente immobile nell’attesa della Fine del Mondo e del Giudizio Universale, l’uomo del IX secolo comincia faticosamente a ricercare strade che gli permettano di essere lui ad avvicinarsi alla “Verità”, a “Dio”. Queste strade sono tutte intese come “strade di conoscenza”: lo stesso pellegrinaggio è da intendersi come una “conoscenza e purificazione interiore”. L’elemento comune alle varie scelte è questo ruolo attivo, di scelta, che l’uomo compie: è lui stesso a diventare “soggetto”  e mettersi a camminare o a studiare (o a fare esperimenti alchemici, su cui dalle terre strappate agli Arabi o dai contatti culturali e commerciali si cominciano ad avere notizie). In epoca carolingia si moltiplicano così gli uomini che cercano soli, al di là dell’autorità religiosa ufficiale, un modo per ritrovare il segno di Dio nel mondo, quindi la strada. Ma perché “da soli”?

A parte la crisi di valori, a parte le tante cose da dire e che dirò, vorrei far notare qui una cosa essenziale della religione allora l’unica ufficiale in tutto l’Occidente: il Cattolicesimo. Il suo dogma contiene a livello potenziale il messaggio che l’uomo singolo sia capace - e debba anzi essere capace, tramite un atto personale di cui è direttamente e singolarmente responsabile (dal momento che “personalmente responsabile” è anche di fronte al Giudizio di Dio) - di cambiare il corso del suo destino: aver ripreso il Diritto romano per riorganizzare l’Impero in quanto autorità laica ha fatto ANCHE questo: ha fatto riscoprire all’uomo il concetto di responsabilità personale, quindi anche l’implicito concetto di “libero arbitrio” laicamente/giuridicamente inteso.

L’uomo ricomincia a muovere sia il suo proprio pensiero ragionando che il proprio corpo camminando: come vedremo, comincia un’epoca di intensi pellegrinaggi, che non sono altro che atti (di devozione o di penitenza) agiti dal singolo che sceglie di porsi in cammino per la sua propria salvezza: anche se la meta è una meta religiosa, l’azione è compiuta personalmente. Carlo Magno anzi promuove, guarda caso mentre combatte gli Arabi di Spagna, il culto delle reliquie dell’Apostolo San Giacomo ritrovate per coincidenza proprio a quel tempo in terra di Spagna (in Galizia), che sarà per secoli la terza meta privilegiata di pellegrinaggio dopo Gerusalemme e Roma. Ad esso, l’indicazione di due brevi link: avrei voluto trovare qualcosa di più esaustivo, ma il Web è soprattutto pieno di diari di viaggio fatti da nostri contemporanei. Tra essi si trovano intere comitive scolastiche che scelgono Santiago di Compostela come meta della loro gita di classe. (http://www.youtube.com/watch?v=3x5AHK_PAm4 e http://www.youtube.com/watch?v=0xQymRtP5gY).

Per quanto riguarda “ritrovare la strada” nell’altro modo concesso all’uomo (che, pensando, può agire teoricamente o praticamente), il ragionamento, continuavano ad esistere, parallele alla predicazione ufficiale, forme di “scienza” molto distinte sia dal sapere popolare che dal sapere ufficiale, collegate alla conoscenza di testi che presupponevano anche nell’Alto Medioevo studi impegnativi e pericolosi, talvolta segretamente condotti a causa delle severe prescrizioni (che per esempio colpivano chi, per studiare Anatomia, quindi Medicina, si avvicinasse ai cadaveri). Il Cristianesimo aveva bloccato l’evoluzione della raffinata scienza ellenistico-romana (Astronomia, Medicina, Anatomia, Geografia, Matematica…) tra l’altro a causa del suo fondamentale bisogno di far risalire ogni forma di sapere unicamente a quanto veniva detto dal Sacro Libro, la Bibbia, che non poteva essere messo in contraddizione da nulla. Rimaste nascoste nei pochi testi ellenistico-romani salvatisi in Occidente e protetti nel buio delle biblioteche dei monasteri, di queste nozioni non si parlava apertamente - e figuriamoci che effetto deve aver fatto scoprire che gli Arabi le avevano scoperte, lette, tradotte ed elaborate sviluppando una civiltà molto avanzata rispetto a quella europea di quel tempo!

Se l’atteggiamento altomedievale ufficiale è fondato sul monito “stare fermi di fronte a Dio nell’attesa del suo Giudizio”, dietro all’ufficialità erano perciò presenti correnti e tensioni che percorrono tutto il Medioevo e raggiungono i giorni nostri in forme diverse, ma partendo dalle stesse radici: un “Albero della Conoscenza” che si è continuato a combattere in quanto segno del male per lungo tempo. Colui che aveva accesso a queste nozioni non solo rischiava problemi con il mondo esterno a lui (un frate francescano del 1200, Ruggero Bacone, sarà condannato all’ergastolo in un convento); ma poteva interiormente venir macerato da un dubbio faustiano: che inseguire tale brama fosse infine davvero un vendere l’anima al demonio, o, già di per se stesso, segno della propria dannazione. Avere di questi dubbi, a causa dell’abbandono psicologico in cui essi lasciano il soggetto, in alcuni casi può addirittura innescare un meccanismo di autosuggestione molto pericoloso e spesso negativo per sé e per gli altri.

Tutto questo sapere era quindi “potente” e “pericoloso”; ma riuscì a farsi spazio, a prevalere ed a creare, con il tempo, un’altra cultura dominante. Quando, con l’avvento della scienza ufficiale (rivoluzione scientifica, dal 1600), molte di queste tradizioni si trasformeranno in discipline scientifiche si depureranno del loro apparato simbolico non assimilabile alla visione di “scienza” ormai codificata, facendolo scadere al livello di superstizione popolare. E’ in questa forma che molti elementi e molti simboli operativi nel Medioevo ed anche prima sono sopravvissuti e si muovono ancora attorno a noi: innocui o capaci di fare male, essi sono quel “qualcos’altro” che accompagnava con naturalezza ciò che allora era concepito come “conoscenza scientifica” anche se aveva altri nomi.

Fu così che, per fare un solo esempio, l’Astronomia rimase “scienza” liberandosi di quelle suggestioni astrologiche e cosmologiche che ancora nel 1600 erano perfettamente operative: Johannes Kepler, dalla Germania protestante in corrispondenza con Galileo, avviato alla carriera ecclesiastica e formatosi nella Facoltà di Teologia dell’Università di Tubinga, fu Matematico, Astronomo ed Astrologo della Corte imperiale tedesca, e credette ardentemente nell’antica dottrina pitagorica dell’Armonia delle Sfere fondata sul misticismo delle Sette Note Musicali e delle Forme Geometriche, dottrine su cui infatti basò le sue fondamentali intuizioni sulle orbite ellittiche dei pianeti valide ancora oggi - le leggi di Keplero. Solo dai nomi delle specializzazioni di Keplero si nota il loro diretto collegamento alle materie insegnate nel Quadrivio, la parte “scientifica” (Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia/Astrologia/Cosmologia che comprendeva anche la Cartografia/Geografia) del programma di studi secondari già disegnato dall’erudito romano Varrone nel I a.C (le Sette Arti Liberali – lì dove lo stesso numero 7 potrebbe costituire una trattazione a parte); reso poi attivo nelle scuole imperiali; riconsiderato dalla Scuola Palatina per la formazione degli operatori culturali dell’Impero carolingio; infine realizzato in senso più specialistico nelle grandi scuole cattedrali e nelle Università della civiltà urbana del Basso Medioevo.

I segni dell’esistenza, nel patrimonio di sapere di cui solo una parte diventerà la nostra “scienza” ma che allora costituiva un tutt’uno con le nozioni più oggettive che noi abbiamo potuto ereditare e sviluppare, di tradizioni simboliche ed esoteriche antichissime, di un modo di vedere il mondo fatto di richiami puntuali in cui nulla rimane lasciato al caso rimangono però fissati negli scritti e nelle produzioni più grandiose che l‘uomo, uscito dal periodo dell’Alto Medioevo, ricominciò a sentire di saper creare, progettare e realizzare con la forza della sua esperienza finalmente rivalutata: le cattedrali, di cui parleremo da un’impostazione diversa. Trovo interessante, a questo proposito, considerare sobriamente e da più di un punto di vista quanto il fascino ambivalente di certi simboli abbia lunghissime e ramificate radici e sappia, per il suo stesso portato di ambiguità, far parlare di sé in forme svariate (http://www.youtube.com/watch?v=wRuhRfPl8wU e http://www.youtube.com/watch?v=Se3t3WNxo3s&feature=related). Il che dimostra come può risultare spesso sbagliato far finta di credere che qualcosa, perché scomoda, semplicemente non ci sia, lasciandola diventare incomprensibile=senza controllo razionale. E’ così che certe dottrine e certe tradizioni sono potute proliferare e sono state trasmesse dal mondo ellenistico-romano ai giorni nostri per tutto l’arco del Medioevo e dell’Età moderna nella forma socialmente più destabilizzante e pericolosa proprio perché non integrate nelle istituzioni sociali, che limitano, delimitano e frenano certo, ma senza le quali non c’è comunque libertà. La sfida, per l’uomo attuale, è creare una società dinamica ed equilibrata dove anche le minoranze ed i gruppi marginali possano in qualche modo avere canali di integrazione sociale soprattutto affinché non si trasformino

in forze distruttive contro la società stessa.

Cristina Rocchetto (educatrice e consulente pedagogista)

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