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Iconografia e iconologia dell’annunciazione

INDICE:

·         Iconografia e iconologia

·         L’iconografia dell’Annunciazione

·         Beato Angelico:annunciazione del fondoscala e annunciazione di una delle celle

·         Botticelli: Annunciazione

·         Simone Martini: Annunciazione

 

ICONOGRAFIA E ICONOLOGIA  

“Che cosa rappresenta quest’ opera?”questa è la domanda che ci dobbiamo porre davanti a qualsiasi opera d’arte perché ci porta ad iniziare una ricerca che noi dobbiamo fare per conoscere a fondo l’opera e quello che ci vuole comunicare. Per capire il contenuto di un’opera non ci si può accontentare solo di conoscere l’analisi iconografica(cioè la descrizione delle forme di un opera e identificarne i contenuti) ma bisogna indagare anche sul contesto culturale dell’artista attraverso dei documenti storici. In tal modo noi dobbiamo considerare l’oggetto artistico come “documento umano” di un determinato periodo. Possiamo dividere in tre livelli la lettura di un opera:quello preiconografico, quello iconografico, e quello iconologico. L’inventore dell’ultimo livello di analisi,l’iconologia, è Panofsky che ci aiuta a comprendere il senso dei vari passaggi dell’analisi attraverso un esempio di gestualità(un uomo che si tocca il cappello in segno di saluto) e uno di produzione artistica(l’Ultima Cena di Lo nardo da Vinci).

·         La descrizione preiconografica interpreta il soggetto dell’ opera sulla base dell’ esperienza pratica dello spettatore; in questo livello, che è quello più elementare, si identificano i soggetti coinvolti nel processo di significazione. Nel primo esempio abbiniamo a questo primo livello di lettura solo il cappello e l’uomo in questione, mentre nel secondo esempio troviamo tredici uomini seduti ad una tavola imbandita.

·         L’indagine iconografica è interessata ai significati convenzionali che possono essere scoperti o comunque indagati dallo spettatore grazie a delle specifiche documentazioni legate ad un contesto culturale conosciuto. Il metodo proposto è il seguente: osservazione dell’opera e riconoscimento del soggetto (vedi titolo); ricerca della fonte a cui l’artista ha fatto riferimento (scritta o anche figurativa); confronto tra l’opera in esame e la fonte per scoprirne la congruenza o le varianti portate dall’ artista e spiegarle. Riconosciamo quindi un comportamento educato nell’uomo che se lo tocca, riferendomi a un mondo di valori, che sia io che l’uomo incontrato, abbiamo acquisito crescendo in una comunità di una determinata epoca. L’analisi iconografica dell’Ultima Cena ci permette di fare riferimento al racconto evangelico. Nell’opera si riconoscono il momento (la Pentecoste prima della cattura di Cristo) il luogo dove sono posti i soggetti (il cenacolo) e si riconoscono alcuni personaggi (grazie a elementi o gesti caratteristici di essi).

·         Il terzo livello di analisi è costituito dall’indagine iconologia, essa si basa su una lettura dei significati simbolici dell’opera rispetto a delle costruzioni e convenzioni culturali che appartengono al momento in cui l’opera stessa è stata prodotta. L’iconografia arriva al significato intrinseco attraverso l’analisi delle forme. Questo è possibile studiando dei documenti contemporanei e dello stesso luogo all’artista in questione.

Il refettorio di S. Maria delle Grazie a Milano, dove l’Ultima Cena viene dipinta da Leonardo tra il 1495 e il 1497, è parte di un convento domenicano riformato e dunque lo spazio stesso dove vivono i monaci viene inteso come luogo capace di sostenere il frate in una meditazione continua. Anzi proprio per rendere meglio evidente la sovrapposizione tra gli spazi di vita comunitaria dei monaci e i luoghi della vita di Cristo l’intero convento viene ristrutturato grazie alla committenza del duca di Milano Ludovico il Moro che vuole al contempo trasformare la chiesa in proprio mausoleo sepolcrale. Il nuovo percorso devozionale comprende la scena della Passione (l’Ultima Cena), la Morte di Cristo (la Crocifissione, dipinta dal Montorfano sulla parete di fronte all’opera di Leonardo), la Resurrezione (la luminosa cupola della tribuna, progettata da Bramante nel 1492 quale coro dei monaci e cappella funeraria del duca; la luce è da intendersi simbolicamente la rappresentazione aniconica di Cristo risorto e della piena beatitudine della vita eterna). In questo rinnovato contesto trova giustificazione la particolare e innovativa soluzione iconografica che adotta Leonardo nell’Ultima Cena: la scena è concepita come uno spazio teatrale che coinvolge il frate seduto a mensa tanto da farlo partecipare all’evento sacro dipinto. Secondo il testo evangelico l’ultima cena si svolge in un “coenaculum”, cioè un locale posto in Medio Oriente al secondo piano di un edificio, dunque Leonardo costruisce la prospettiva del suo dipinto immaginando un punto di visto collocato a sei metri da terra così da creare una finzione scenografica in cui la sala dell’Ultima Cena si trova più in alto rispetto al locale ove siedono i monaci. Leonardo si comporta come un abile regista: studia la mimica gestuale degli apostoli come se fossero attori di un cinema muto, così ogni apostolo diventa “riconoscibile” non solo attraverso gli attributi iconografici, ma grazie ad un atteggiamento individuale che lo distingue nel carattere e nella reazione emotiva momentanea. Sono proprio i gesti la vera novità iconografica dipinta da Leonardo nel suo affresco e sono i gesti che si impongono alla memoria visiva dello spettatore contemporaneo, tanto da permettergli di riconoscere la “vera” Ultima Cena anche se posta in un contesto diverso. Non è casuale infatti che Norman Jewison, regista nel 1973 del film Jesus Christ Superstar, abbia ambientato la sua Ultima Cena in uno spazio aperto, un prato ma, per rendere riconoscibile al pubblico la scena, abbia fatto ripetere agli attori gli stessi gesti degli apostoli leonardeschi. Solo così nella moderna parodia filmica, che poco o nulla ha a che fare con il testo evangelico, si può riconoscere il tema sacro cui allude, cioè lo spettatore può arrivare a cogliere dell’immagine il “significato intrinseco”.

 

L’ICONOGRAFIA DELL’ANNUNCIAZIONE

Introduzione:la figura di Maria e dell’angelo annunciatore secondo Luca e Matteo

Il fatto dell'Annunciazione è narrato nel Vangelo secondo Luca (1, 26-37)

[...] l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

Vangelo di Matteo

Matteo 1, 18-19

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Secondo il Vangelo di Luca l’angelo Gabriele fu mandato da Dio alla vergine Maria (di cui non viene specificata l’età, ma si pensa fosse giovane dato che viene chiamata Vergine),già promessa in sposa a un uomo della casata di Davide. Oltre a dire il nome della città (Nazaret) non ci viene detto il luogo preciso dove la Madonna si trovava in quel momento, né cosa stava facendo. “Ti saluto,o piena di grazia,il Signore è con te” a queste parole Maria rimane turbata ma l’angelo (che non viene descritto) l’esorta a non avere paura e gli predice che avrà un figlio,il quale dovrà essere chiamato Gesù e regnerà sulla casa di Giacobbe e avrà un regno senza fine. Maria rimane confusa rispondendo all’angelo che non conosce uomo ma le viene risposto che su di lei scenderà lo Spirito Santo. Per dare più fiducia a Maria l’angelo gli dice che anche sua cugina era in cinta pur essendo molto vecchia e dopo aver fatto ciò parte da lei.

Nel vangelo di Matteo viene solo accennato l’avvenimento dell’annunciazione e viene reso noto che il bambino era stato messo nel ventre di Maria dallo Spirito Santo.

 

BEATO ANGELICO, ANNUNCIAZIONE (CHE SI TROVA NEL FONDO SCALA) 1438-46, S. MARCO A FIRENZE

Il Convento di S. Marco a Firenze fu voluto personalmente da Cosimo il Vecchio della famiglia Medici nel 1434. Egli infatti divenne sostenitore dell’ordine mendicante dei Domenicani, ordine composto da monaci dedicati allo studio e alla predicazione, e proprio per questo il monastero sorge in un punto nodale della città, vicinissimo all’importante chiesa della Santissima Annunziata e non lontano dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore e da Palazzo Medici in Via Larga.

Ciò che rende unico il convento di S. Marco è la presenza di un grande ciclo di affreschi parietali che dal chiostro si estende alla sala capitolare, ai corridoi e perfino alle celle personali dei monaci dove essi si ritiravano a pregare e a studiare, tutti opera di Beato Angelico anch’esso monaco domenicano.

L’affresco dell’Annunciazione si trova nel corridoio del primo piano, proprio al termine della scalinata che conduce alle celle e raffigura l’episodio tratto dal Vangelo di Luca, quando l’Angelo Gabriele si reca dalla Madonna e le annuncia che diventerà la madre del Messia.

Rispetto ad altre versioni dello stesso soggetto, la composizione appare qui semplificata anche se molto più intensa grazie soprattutto all’uso dei colori anch’essi semplici, ma molto accesi e luminosi. La scena è dominata dalle due sole figure dell’ Angelo e della Vergine, inquadrate in un ambiente architettonico che ricorda quello dello stesso convento domenicano(come la porta che si apre in fondo al portico dalla quale si riconosce la presenza di una finestra simile a quelle delle celle dei monaci).

Beato Angelico ferma l’attenzione dell’osservatore nel momento in cui l’Angelo è appena arrivato nella casa di Maria e si inginocchia per salutarla.

Ella è rappresentata come una ragazza molto giovane, seduta su un semplicissimo sgabello di legno e che indossa vesti disadorne ma comunque molto eleganti. Ha il busto leggermente reclinato in avanti e le mani incrociate sul petto;il suo sguardo è rivolto verso l’Angelo, che, appunto,  le si sta inginocchiando ai piedi ed anch’esso ha le mani incrociate in segno di rispetto. Il dialogo tra i due personaggi riportato nel Vangelo, è qui convertito in un gioco di sguardi tra i due molto intenso, e mentre negl’occhi di Maria, come scritto nel Vangelo, si può leggere paura, timore, per l’improvvisa apparizione, nello sguardo dell’Angelo, invece, si riconosce tenerezza e tranquillità, poiché le sta dicendo di non temere poiché è Dio che lo manda e perchè lei sta diventando madre di un bambino che chiamerà Gesù e che sarà il figlio di Dio.

Il portico in cui l’Angelo e Maria si trovano si affaccia su un giardino recintato che simboleggia il ventre di Maria, che ,in quel momento, sta accogliendo Gesù.

L'affresco è situato in un corridoio del convento, e ,per come è strutturato, sembra una finestra che si apre su una scena reale. Ciò che è rappresentato capitava tutti i giorni in quel convento, in quel luogo,e ogni monaco o fedele doveva essere portato a “rivivere” quell’avvenimento grandioso ed essere facilitato così alla preghiera e alla meditazione. E’ per questo che tutto nell’affresco richiama al monastero, dal portico alla porta che si apre dietro ai due personaggi, alla luce che sembra provenga da una finestra posta proprio sulla sinistra dell’affresco e che proietta quindi ombre, come quelle dei capitelli o degl’archi, vere e perfette come se fossero reali.

Ecco quindi che con Beato Angelico il monastero viene inteso come  lo spazio capace di sostenere il frate in una meditazione continua.Non è quindi irrilevante il luogo in cui l’affresco viene dipinto: al termine di una scala e quindi la prima cosa visibile appena ultimata la salita.

In questo affresco vi è una forte idea della prospettiva e vi è una esatta definizione dello spazio. La scena è quasi simmetrica, grazie, per esempio, all'inserimento dei due personaggi in due arcate contigue. Le posture sono estremamente naturali e spontanee, per creare un'atmosfera pacata e meditativa, accentuata probabilmente dal giardino alla sinistra del dipinto.
Si capisce ancor meglio che  il luogo ha influenzato le scelte dell'artista, e infatti l'opera dà un’impressione di sobrietà, di pacatezza, di rigore come si può notare dalla compostezza delle figure, dai colori tenui e dagl’abiti molto semplici.

BEATO ANGELICO, ANNUNCIAZIONE (CHE SI TROVA IN UNA DELLE CELLE), AFFRESCO, SAN MARCO A FIRENZE

Descrizione preiconografica

Questo affresco si trova all’interno di una  delle celle del convento di San Marco. In ogni cella è presente una immagine diversa, un altro affresco dell’annunciazione è presente sul muro davanti alle scale che portano alle celle. In questo affresco si possono vedere tre personaggi: Maria è sulla destra, inginocchiata su uno sgabello di legno ha le braccia incrociate sul petto, con un braccio sorregge un libro aperto e ha lo sguardo rivolto verso il basso; l’angelo è in piedi, ritto di fronte a Maria, anch’egli ha le braccia incrociate sul grembo; a sinistra , in disparte è raffigurato un frate domenicano, le tre figure sono disposte all’interno di uno spazio simile a un chiostro di un monastero, sono sotto un portico con delle colonne e si può intravedere anche una parte di un giardino, proprio come i chiostri dei conventi i quali al centro avevano un giardino.

 

Analisi iconografica  rapporto con la fonte

Tema principale:

L’avvenimento raffigurato in questo affresco è indubbiamente quello dell’annunciazione. Lo si capisce dal forte rapporto che ha con la fonte. In questo affresco si descrive evidentemente la scena riportata dal vangelo di Luca in cui l’angelo Gabriele viene a visitare Maria per annunciarle che da lei nascerà un bambino che sarà il figlio di Dio,

 

Tempo:

Osservando le posizioni dell’angelo Gabriele e di Maria si può intuire che il momento esatto in cui è raffigurato l’avvenimento non è quello in cui l’angelo è appena arrivato e Maria è turbata (come nell’annunciazione di Simone Martini), bensì un momento successivo. Infatti l’angelo è raffigurato ritto in piedi, la sua veste è ferma, non è svolazzante e sembra aver già iniziato a parlare con Maria. Questa non è turbata, ha lo sguardo abbassato e le braccia incrociate sul petto. La raffigurazione si colloca quindi probabilmente nel momento precedente al ‘’sì‘’ pronunciato da Maria.

 

Luogo:

Il luogo scelto dal Beato Angelico per ambientare questa annunciazione è senza dubbio un elemento originale rispetto alle altre raffigurazioni anche di altri artisti. Il luogo infatti in questo caso non coincide con quello della fonte, che sarebbe la stessa casa di Maria a Nazareth. La fonte, infatti, dice che ‘’l’angelo entrò da lei ’’. Questo invece non è uno luogo chiuso, bensì un portico, e sulla sinistra si vede anche un giardino. Questo ambiente sembra riconducibile a quello di un chiostro di un convento del periodo rinascimentale, un ambiente dove viveva lo stesso Beato Angelico. Il portico è di forma semplice, ha delle volte a crociera ed è sostenuto da alcune colonne sulla sinistra (se ne vedono 3 sulla sinistra). La luce investe la scena arriva da sinistra e sembra entrare insieme all’angelo. La figura più illuminata dalla luce è quella di Maria. La parete in fondo al portico è più illuminata sulla sinistra e sembra riflettere la luce reale proveniente dalla finestra della cella dove è presente l’affresco.

 

Personaggi:

Un’altra variazione rispetto alla fonte apportata dal Beato Angelico è stata quella di non limitare alle sole figure dell’angelo Gabriele e di Maria la raffigurazione dell’annunciazione. Egli inserisce nell’immagine anche la figura di un frate domenicano ( si riconosce dal tipo di abito di colore nero e bianco) che secondo alcuni studi è San Pietro martire. Collocato all’estrema sinistra, dietro alle colonne, ha le mani giunte, sembra essere nell’atto di pregare o ringraziare il Signore mentre assiste alla scena. I personaggi di Maria e dell’angelo Gabriele hanno degli abiti non del periodo in cui la fonte dice che sono successi questi fatti, bensì del tempo di Beato Angelico. Maria è rappresentata con i capelli e carnagione chiari, anche se essendo, secondo la fonte, una donna della Palestina avrebbe probabilmente dovuto avere carnagione e capelli scuri. Tuttavia è rappresentata con un volto giovane da ragazza. Secondo alcune fonti, infatti, Maria al momento dell’annunciazione avrebbe avuto circa sedici anni. Maria tiene con un braccio un libro aperto: questo elemento è una variazione rispetto alla fonte in quanto questa non ci dice che Maria stesse leggendo mentre l’angelo arrivò, ma è comunque un elemento comune alle raffigurazioni dell’annunciazione che furono state fatte in quei secoli, come per esempio l’annunciazione di Simone Martini. Secondo alcune fonti, infatti, Maria stava leggendo uno scritto del profeta Isaia che diceva che una donna partorirà un bambino che sarà il figlio di Dio, quindi è come se stesse leggendo dell’avvenimento che le sarebbe accaduto in quella stessa occasione. Un elemento di variazione rispetto alle altre opere sull’annunciazione è quello di Maria inginocchiata su uno sgabello. Infatti spesso nelle raffigurazioni dell’epoca Maria era raffigurata seduta su un trono, già vittoriosa per avere accettato che avvenisse l’incarnazione di Dio per mezzo di lei. In questo caso invece ella si prostra totalmente di fronte all’angelo inginocchiandosi su un semplice sgabello di legno.

 

Interpretazione iconologia:

Le figure dell’Angelo e di Maria occupano un proprio spazio definito, ma non sono isolate, anzi l’ambientazione, la loro posizione e anche il modo in cui sono rappresentate, indica che Beato Angelico voleva evidenziare un legame, un rapporto tra le due figure e l’intimità con cui avviene il dialogo. L’ambiente è aperto, ma in ogni caso, grazie all’effetto degli archi, non è un ambiente dispersivo, che distacca le figure; anzi le collega in modo anche evidente. Questo si può verificare anche dal fatto che la curva dell’ala dell’angelo continua senza interruzioni, collegandosi all’arco della crociera che finisce, nella parte a destra dell’opera, proprio sopra la figura di Maria, la quale, inginocchiandosi, sembra imitare la stessa apertura della linea curva. Queste due figure sono simili anche per come sono state dipinte: entrambe, infatti, comunicano un senso di leggerezza dato sia dalla delicatezza dei lineamenti, sia dai capelli e dalla carnagione chiara, sia dalla verticalità delle pieghe delle vesti. Questi elementi indicano in che modo forte e intimo il divino entra in rapporto con l’umano, fino addirittura ad arrivare al fatto strabiliante preannunciato dall’Angelo, cioè che una donna umana possa partorire dal suo grembo il figlio di Dio. L’annunciazione indica come la stessa rivelazione di Dio dipenda dall’apertura dell’uomo che può scegliere di accettarla come ha fatto Maria, oppure no.

 L’ambiente è semplice e spoglio di ogni decorazione superflua, non ci sono elementi in sovrabbondanza anzi c’è una estrema povertà dello spazio. L’unico arredamento è lo sgabello di legno necessario a Maria per inginocchiarsi. L’essenzialità dell’ambientazione rispecchia quindi la stessa purezza del corpo di Maria, come nell’altra annunciazione di Beato Angelico la purezza e la verginità di Maria era indicata dall’orto chiuso a sinistra dell’opera di fianco al chiostro. Un'altra caratteristica di Maria, simboleggiata dalla sua posizione inginocchiata, dal suo sguardo abbassato e dalle braccia incrociate sul petto, è la sua umiltà nell’accettare l’annuncio dell’angelo. Dio sceglie una persona pura e umile attraverso cui manifestarsi, non ricca e potente, ma una ragazza comune, come tante altre ragazze di quello e di altri tempi. Non vuole rendere la sua rivelazione qualcosa che sia spettacolare o d’effetto, che colpisca per la sua imponenza, ma qualcosa di estremamente sincero, che lascia la possibilità ad ogni uomo di riconoscerlo come vero attraverso la propria libertà. La purezza e l’umiltà di Maria sono condizione fondamentale per fare in modo che avvenga la rivelazione di Dio.

La luce non è diretta, non crea contrasti forti, anzi è diffusa e coincidente con lo spazio essenziale e lo riempie illuminandolo; arriva da sinistra sembra entrare insieme all’angelo: ciò simboleggia la luce divina che entra nello spazio essenziale e puro che corrisponde al ventre di Maria.

La presenza del frate domenicano invece simboleggia la testimonianza della chiesa. Noi veniamo a conoscenza  degli avvenimenti della vita di Cristo tramite la testimonianza di altri. I frati degli ordini mendicanti che erano nati nei secoli antecedenti al Beato Angelico testimoniano con la loro vita l’adesione alla fede e, come indica la concezione di quel tempo, solo tramite la guida dei patriarchi e della Chiesa, gli uomini potevano sviluppare la loro fede per così giungere alla salvezza.

L’importanza che si attribuisce all’annunciazione in quel periodo è evidenziata dal fatto che a Firenze l’inizio del cristianesimo si vedeva nel momento dell'annuncio a Maria (momento in cui si esprime la volontà divina), piuttosto che nella nascita materiale di Gesù: l'inizio dell'anno, infatti, secondo il calendario fiorentino, cadeva il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione.

 

ALESSANDRO FILIPEPI DETTO BOTTICELLI, ANNUNCIAZIONE, 1489, TAVOLA SU TEMPERA, UFFIZI

I soggetti che possiamo identificare osservando l'opera sono: sulla destra una giovane donna e sulla sinistra un angelo inginocchiato, entrambi rappresentati in età giovanile. I due protagonisti sono posti all'interno di una stanza che dà su un paesaggio in collina quasi paradisiaco.La donna sulla destra è leggermente chinata, quasi si ritrae timorosa della presenza dell'angelo chinato davanti a sè. La giovane donna si presenta bene vestita e sul capo si può notare la presenza di un' aureola dorata.L'angelo chinato, anch'esso con l'aureola sul capo, rivolge il suo sguardo verso la giovane come se stesse dialogando con lei. L'angelo inginocchiato tiene un braccio appena alzato verso la donna come per calmarla e, con l'altra mano, tiene un lungo stelo di giglio.

Dopo aver osservato l'opera possiamo dedurre che  rappresenti il fatto dell' Annunciazione che è narrato nel Vangelo secondo Luca (1,26-37).Secondo Luca l'angelo Gabriele fu mandato da Dio a Maria (di cui non si sa esattamente l'età, ma si pensa che la donna fosse molto giovane dato che viene chiamata Vergine). Nel testo è citata la città di Nazaret, il luogo nel quale la Madonna si trovava. La Vergine rimane turbata e ascolta le parole dell'angelo che la esorta a non avere paura e che le predice che avrà un figlio, il quale dovrà essere chiamato Gesù. Maria dopo aver ascoltato le parole dell'angelo rimane confusa. Dopo aver analizzato la fonte troviamo le analogie con l'opera: la donna sulla destra è Maria rappresentata in giovane età con l'aureola segno di santità che, turbata, arretra sorpresa dalla presenza dell'ospite. Guardando l'opera possiamo notare che la Madonna è timorosa ma allo stesso tempo è in posizione di ascolto; l'angelo è proteso verso Maria come se stesse dialogando con lei. L'angelo è in ginocchio davanti a Maria (segno di devozione alla donna) e nella mano sinistra ha un giglio, mentre la Madonna è in piedi e si sta appoggiando a un trono di legno, si volta, umile e sorpresa con gli occhi abbassati. La scena si svolge in un ambiente chiuso dalla parete scura di sfondo; una portafinestra dà accesso a un piccolo giardino circondato da un muro bianco. Oltre il giardino è rappresentato un paesaggio ricco di verde e si possono notare in lontananza palazzi e castelli che si affacciano sulla riva di un fiume. Se guardiamo attentamente il quadro possiamo notare la presenza di alcuni particolari che ha voluto aggiungere l'artista. Per esempio la Madonna è appoggiata su un trono di legno, dal quale è appena scesa. La presenza del trono vuole esprimere la grandezza di Maria, la Madonna è venerata dall'artista in quanto Regina; la Vergine viene lodata come una regale in quanto madre di Cristo. Maria è vestita in modo sfarzoso, da sontuosi abiti colorati che la fanno sempre di più assomigliare ad una sovrana. Un altro elemento che possiamo individuare è il giglio che tiene nella mano l'angelo: probabilmente egli lo vuole offrire alla sua Regina. Il giglio è il fiore simbolo di Firenze, città natale dell'artista; Botticelli vuole appunto esprime la devozione di Firenze alla Madonna. Botticelli vuole offrire in dono la sua città alla Vergine, per essere protetta e difesa.L' ultimo elemento che caratterizza l'opera è la presenza del paesaggio all'esterno della stanza dove si svolge la scena.Il paesaggio rappresenta l'Eden, il luogo paradisiaco a cui tutti sono destinati. Se noi osserviamo attentamente il quadro possiamo notare la presenza di un albero, al centro della visuale. Questa giovane pianta rappresenta l'albero della Vita; inoltre si può notare che è un albero appena piantato che ha iniziato da poco la fioritura. Questo elemento è simbolo della venuta di Cristo che è nuova vita, vita che porta il germogliare: la nascita e il crescere degli uomini.

SIMONE MARTINI,  ANNUNCIAZIONE, 1333, TEMPERA E ORO SU TAVOLA

 

Descrizione del dipinto:

Il dipinto rappresenta l’annuncio a Maria. L’intera opera, è racchiusa in un’architettura in rilievo, in stile gotico, come si capisce dalla copertura che presenta cinque cuspidi separate da sei sottili pinnacoli che ricordano quelli di una chiesa gotica. Questa architettura tripartisce le scene raffigurate per mezzo di due colonnine in rilievo. La parte centrale, più ampia delle altre due laterali, coperta da tre cuspidi di cui quella centrale più grande, ospita la scena dell’annuncio a Maria da parte dell’Angelo Gabriele. La Vergine, che si trova a destra, sotto la quarta cuspide da sinistra, ha un volto giovane e sottile ed è seduta su un ricco trono intagliato con motivi decorativi; sullo schienale del sedile è appoggiato un prezioso drappo ornato con motivi floreali dorati su fondo rosso. Ella è timida e schiva, raffigurata nell’atto di ritrarsi turbata con un gesto scontroso delle spalle e del braccio destro, con il quale sembra che cerchi di coprirsi il volto. L’arcangelo Gabriele è posto sulla sinistra, sotto la seconda cuspide. Egli è inginocchiato, e tiene nella mano destra un ramoscello d’ulivo. La testa è tesa in avanti quasi per aiutare le parole del suo saluto “Ave gratia plena dominus tecum” a giungere all’orecchio di Maria. Il manto ancora gonfio d’aria è indice del fatto che l’Angelo è appena giunto presso Maria e che quindi ci troviamo all’inizio dell’annuncio, quando l’Angelo appunto sta salutando Maria ed ella è presa di sorpresa da lui. Tra L’Angelo e Maria , appoggiato sul pavimento, è posto un vaso di gigli e in alto, sopra essi, si nota la colomba, circondata dai cherubini. Le due scene laterali, che sono distinte dalla scena centrale non solo grazie alle colonnine ma anche per un differente piano di appoggio dei personaggi sono coperte da una sola cuspide e ospitano a sinistra Sant’Ansano, che regge una penna nella mano sinistra e indossa un drappo rosso orlato d’oro e a destra santa Margherita, che indossa un manto blu che le copre anche la testa e una veste rossa. Ella tiene nella mano sinistra una penna d’oca e nella destra una croce. Su ogni cuspide si notano dei tondi raffiguranti i quattro evangelisti mentre nel tondo della cuspide centrale era presente, un po’ più ampio, il tondo raffigurante il Padreterno, che però è stato rubato. L’opera intera è a fondo oro.

 

Confronto tra fonte e dipinto

Luogo:

Il Vangelo di Luca dice che l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nàzaret. Il Vangelo dice poi che l’angelo “entrando da lei” la salutò. Questo ci permette di affermare che l’angelo entro precisamente in casa di Maria, non in qualsiasi altro luogo. Simone Martini rappresenta una casa, Maria si trova in un ambiente chiuso, lo intuiamo dall’architettura che racchiude tutta la scena e dall’arredamento (vaso di gigli, trono). Tuttavia non si tratta della vera casa di Maria infatti non è possibile che una ragazza di sedici anni in Galilea avesse in casa un trono decorato. La scelta di Simone Martini è probabilmente quella di rendere divino il luogo in cui avvenne l’annuncio a Maria, di renderlo sacro. Questo lo si intuisce anche dal fondo oro della scena, dai cherubini che circondano la colomba in alto al centro e dall’architettura che racchiude la scena, che è molto simile a quella di una chiesa gotica. È interessante la scelta dell’artista di rappresentare Maria seduta in trono, ancora prima di aver accettato la volontà di Dio. L’angelo, infatti, sta salutando la Madonna ma non le ha ancora portato l’annuncio come si legge dalle parole che escono dalla sua bocca e che giungono all’orecchio destro della Vergine.

 

Tempo:

Il Vangelo di Luca dice che l’angelo arrivò da Maria nel sesto mese. Nel Vangelo si possono distinguere tre momenti: il primo quando l’angelo arriva presso Maria e la saluta (“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te) e Maria rimane turbata. In un secondo momento l’angelo, dopo aver rassicurato Maria (“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”) le annuncia la volontà di Dioe infine l’angelo “partì da lei”. Simone Martini nella sua opera ha evidentemente scelto il primo di questi tre momenti: l’angelo è appena arrivato da Maria infatti ha il mantello ancora gonfio dell’aria del volo appena concluso e sta salutando Maria come si legge dalle parole che escono dalla sua bocca: “Ave gratia plena dominus tecum”.

L’istante è proprio quello del turbamento di Maria che si ritrae spaventata. Dall’improvvisa visione dell’angelo.

 

Personaggi:

Nel Vangelo di Luca sono nominati come personaggi coinvolti con l’annunciazione: Maria, colei che ha ricevuto l’annuncio, l’angelo, colui che ha portato l’annuncio, mandato da Dio, lo Spirito Santo che è il mezzo attraverso il quale Dio compirà la sua volontà (“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.”) Non sono descritti in questo brano del Vangelo i personaggi coinvolti.

In quest’opera di Simone Martini sono presenti molti personaggi. Nella scena centrale rappresentante l’annunciazione, sono presenti Maria, l’angelo e la colomba circondata dai cherubini. Al di fuori della scena centrale sono però presenti molti altri personaggi a cominciare dai due santi Ansano e Massima che occupano le parti laterali e i tondi contenenti i quattro evangelisti e il Padreterno al centro. Maria veste un mantello blu e una veste rossa ed è seduta su un trono come una regina. L’angelo ha una veste color oro e porta nella mano destra un ramoscello di ulivo, le sue ali dorate sono ancora interamente spiegate. Sant’Ansano è rappresentato con una veste rossa, con  una penna d’oca nella mano sinistra e un’asta con una bandiera nella mano destra. Santa Massima ha anch’essa una penna d’oca nella mano sinistra e una croce nella destra. Gli evangelisti sono rappresentati ognuno con una carta arrotolata davanti e l’immagine del padreterno è invece mancante

 

Analisi iconologica :

In quest’opera la posizione di ogni singolo elemento non è per nulla scontata ma anzi permette di capire il rapporto tra le parti. Riconosco innanzitutto nell’opera un asse verticale al centro, che collega il tondo raffigurante il Padreterno, la colomba e  il vaso con i gigli. La colomba, simbolo dello Spirito Santo sembra infatti provenire dal Padreterno, e scendere sulla scena. Lo Spirito Santo è un dono di Dio ed è dispensato agli uomini per mezzo della vergine che accoglie l’annuncio dell’angelo grazie alla sua purezza (i gigli infatti si trovano esattamente tra l’angelo e maria). La purezza della Vergine è il presupposto, è necessaria affinché Maria possa ascoltare le parole dell’angelo e accettare la volontà del Padre. È grazie alla Madonna che accoglie l’annuncio dell’angelo che Dio può farsi uomo e portare la sua pace sulla Terra, come ci è reso esplicito dall’ulivo portato dall’angelo alla madonna, simbolo della pace portata dal Salvatore. Proprio per il ruolo fondamentale di Maria che accetta l’arrivo di Cristo non solo per sé ma anche per tutti gli uomini, Simone Martini la rappresenta seduta su un trono come una regina, immersa nell’oro del fondo, degna di ricchezza e di lode da parte dell’umanità. I quattro tondi con gli evangelisti si trovano a mezza altezza tra il Padreterno e i personaggi delle tre scene sotto ( Sant’Ansano, l’angelo con Maria e santa Massima). I vangeli sono proprio l’annuncio di Cristo al tempo di Simone Martini, sono il continuo annuncio di Cristo agli uomini. Coloro che lo accolgono, come i Santi Ansano e Massima, seguendo e osservando Maria, potranno raggiungere il Padre.

Samuele Gaudio

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