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Gli insegnamenti del passato

tema svolto di Scarpa Melissa

classe V CP – Istituto “A. Monti” di Asti - indirizzo psico-pedagogico

anno scolastico 2012 - 2013

pubblicazione a cura della prof.ssa Silvia Sillano

Tipologia D: tema di argomento generale

Traccia

“Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia” (C. Pavese). Discutete e sviluppate con riflessioni personali il principio enunciato nel passo su riportato.

Svolgimento

La fanciullezza è il periodo dell’ingenuità, la senilità quello della saggezza. Nel mezzo però intercorre un lungo periodo di tempo in cui si acquisiscono conoscenze tramite le esperienze personali e l’istruzione scolastica. Ogni individuo quindi si forma per poi agire, anzi agisce, dal momento in cui nasce, nella società.
Agiamo però in una società che non si è creata dal nulla ma si è formata nel corso dei secoli, influenzata da altre persone, idee, leggi e speranze. Ciò significa che ognuno di noi, piccolo o grande che sia, necessita di un passato, qualcosa che lo formi, lo modifichi, lo cambi.
Come potremmo possedere oggi i computer, la scuola, gli acquedotti e leggi contro il razzismo se nessuno avesse pensato, creato, istituito oggetti, istituzioni, ideali?A scuola studiamo la storia e la storia italiana ha un bagaglio pesantissimo da portarsi appresso, ricco di avvenimenti, nomi, conquiste. Si potrebbe vivere nell’assoluta ignoranza, non sapendo chi ha scoperto l’America e chi per primo ha parlato di scuola. Utilizziamo così le cose senza dar loro valore come spesso accade, poiché purtroppo dimentichiamo che tutto ciò che possediamo qualcuno l’ha inventato.
Io sono donna, libera e studentessa, ma la bellezza di essere donna che può esprimere un giudizio, andare a votare e poter studiare anche fino alla fine dei miei giorni la devo a tutte quelle donne che hanno lottato per ottenere pari diritti o quasi a quelli degli uomini.
Considerazioni analoghe valgono più in generale per la conquista della gestione democratica del potere. Ricordiamo gli stermini avvenuti nei campi di concentramento, i corpi gettati nelle fosse comuni come eventi lontani e impensabili, eppure sono successi poco più di settant’anni fa e che hanno permesso all’Italia di dichiarare illegale la svastica come simbolo ed il saluto romano.
Inoltre la fine della Seconda Guerra Mondiale ha portato ad istituire un referendum che il 2 giugno del 1946 ha fatto nascere la repubblica democratica italiana.
Volgendo l’attenzione ad un’altra area geo-politica, in America, Martin Luther King combatté l’apartheid con le sue parole, per anni, finché non venne ucciso e dopo di lui i suoi sostenitori proseguirono le battaglie per i diritti civili. Oggi questa repubblica federale ha un presidente di colore a guidarla che, a mio parere, è l’uomo più adatto a controllare un paese troppo legato alla guerra ed alle armi.
Tutto ciò che ho espresso sono solo pochi esempi, che dimostrano di quanto siano stati gli eventi passati a formare -purtroppo e per fortuna- qualcosa di concreto nel futuro. Gli eventi però dipendono dalle persone che li compiono, dai popoli, dalle società.
Hegel diceva che la guerra era ed è necessaria ai popoli perché altrimenti sarebbero divenuti statici. Non sarebbero servite associazioni (e seguendo il suo pensiero non servirebbero nemmeno ora) tra i popoli che controllassero e risolvessero i problemi interni. La guerra è un momento necessario.
Dunque seguendo il ragionamento del filosofo, tutti i massacri che sono stati commessi, le rivoluzioni, le battaglie devono avvenire perché utili. Non è così facile spiegare ad un ragazzo ebreo che i suoi nonni sono morti perché era utile alla società. Infatti i pensatori del novecento non esitarono a criticarlo.
Sta di fatto però in effetti ogni secolo ha varie guerre che lo caratterizzano e tali guerre hanno formato popoli. Lo riconosce anche lo stesso Pavese, che nel suo libro “La luna e i falò” scrisse la storia di un uomo tornato nel suo paese natale alla fine della Seconda Guerra Mondiale Qui giunto apprende che molte persone a lui note erano morte e cadaveri di partigiani e tedeschi erano stati ritrovati giù a valle.
Quando un uomo vive certe situazioni e afferma che “Il passato è la vitalità di un popolo” non butta parole al vento, ma si riferisce a quei periodi in cui il popolo ritorna a sperare legandosi e unendosi per evitare che certi orrori accadano di nuovo. Se ci ricordiamo di ciò che abbiamo ottenuto lottando, studiando, manifestando andremo avanti.
La visione di Hegel, invece, spiegherebbe perché tutte le volte i popoli ricadono negli stessi errori, insomma si comportano come se non avessero scelte libere, la storia non li ha insegnato nulla. Tornando alla riflessione dello scrittore, Pavese ha una vena positiva, quasi patriottica, personale ed educativa. Vede nel passato il carbone che alimenta la macchina della società. Le persone non sono ferme ad aspettare il loro destino lo compiono, agiscono, affrontano gli eventi.

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