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Le foto di una vita

27 Maggio 2008

racconto di

 Sorrentino Silvia, Kratter Camilla, Ciappi Alessandra, Guidazzi Chiara e Gaona Renzo.

“LE FOTO DI UNA VITA”

 

A Cuba ci sono contrasti fra la parte ricca e quella povera che portano spesso a gesti di follia.

- Rebecca apri tu la cella frigorifera oggi.

- Va bene, vado subito.

Pochi minuti dopo si sentono delle grida arrivare dalla cella frigorifera e il capocameriere corre in quella direzione.

In questo ristorante è appena stata ritrovata una testa. Successivamente alla chiamata della polizia l'ispettore Kratter raggiunge tempestivamente il luogo del ritrovo. È un uomo basso sulla quarantina, ma di bell'aspetto. Ha capelli chiari e corti, con occhi tondi e penetranti.

 

-Abbiamo riconosciuto la vittima, è Carmen Romeral Gomez.

-E' la gemella di Kathy, abita nel mio stesso palazzo.- rispose Rebecca tremando.

- Quindi mi potrebbe indicare dove possiamo trovarla?

- Certo la accompagno subito.

 

La ragazza e l'ispettore si dirigono verso la zona periferica della città dove abita la gemella della vittima, ragazza di ventotto anni, alta bionda e di bell'aspetto.

L' ispettore indaga sull'omicidio, chiedendo a Kathy quali fossero i rapporti fra lei e la sorella.

 

-Con mia sorella ultimamente andavo d'accordo, dopo un burrascoso periodo di liti a causa dell'eredità di mio padre. Ha lasciato tutto a lei e a me solo questa catapecchia. Carmen, inoltre, non aveva la minima intenzione di lasciarmi altro e alla fine mi sono arresa.- spiega Kathy.

-Ma lei abita qui da sola?
-No, abito con Irene, la mia migliore amica.

-Potrei dare un'occhiata alle vostre camere?

- Certamente, faccia pure.

 

L' ispettore Kratter entra in una stanza dove sono appese molte foto e vengono riposti gli strumenti necessari per quest'hobby. Nello stesso momento arriva Irene, giovane ragazza dai capelli neri e lisci.

 

- Sì, è vero. Fra Carmen e Kathy non correva buon sangue. La mia amica è sempre stata invidiosa di lei-commenta Irene

-          

L'ispettore, dopo una breve perquisizione, porta con sé alla Centrale alcune foto delle ragazze e alcuni loro oggetti personali.

Nei giorni successivi le indagini proseguono. Kratter decide di effettuare altri sopralluoghi. Perquisisce ogni minimo angolo del ristorante, in particolare la cella frigorifera. C'è qualcosa che blocca la sua apertura e chinandosi nota una chiazza gialla. Riesce finalmente a liberare la fessura e a raccogliere ciò che aveva causato il blocco: è un orecchino, giallo e piuttosto sfarzoso.

 Il direttore del ristorante viene interrogato. Kratter richiede il registro dei dipendenti e nota il nome di Irene e domanda maggiori informazioni su di lei.

 

-L'ho assunta circa un anno fa, è molto efficiente.                  Ultimamente è stata pochi giorni in malattia e si è preoccupata di cercare personalmente una sostituta.- risponde il direttore fiero.

-E chi le ha mandato?

-Una sua amica, Kathy e se non mi sbaglio è proprio la gemella della vittima.

-Grazie, mi è stato veramente d'aiuto- e dicendo così l'ispettore si congeda.

 

Kratter convoca Kathy per un nuovo interrogatorio. Dopo aver chiesto ancora una volta alla ragazza di raccontargli la loro vita, un suo collega entra chiamandolo da parte.

 

-Sentendo le registrazioni delle telefonate fra le due sorelle sono emerse delle provocazioni, le ascolti anche lei.

 

L'ispettore dopo averle udite, torna soddisfatto dalla ragazza, la quale è un po' agitata, e diretto le domanda:

-Lei dov'era il giorno in cui è stata assassinata sua sorella, cioè quello precedente al ritrovo del capo?

-Ero a casa, ma purtroppo non c'è nessuno che possa confermarlo.

-Quindi non ha un alibi, ha un movente e l'arma del delitto dove l'ha messa?

-Ma sta dubitando di me? Io non avrei mai ucciso mia sorella, benchè fosse l'unica ereditiera.

-Tutto porta a lei...

-Ma io sono innocente...

-Questo lo deciderà il giudice.- e concludendo così, l'ispettore la fa arrestare.

 

Pochi giorni dopo, Kathy si presenta davanti al giudice per l'udienza, ma pur ripetendo diverse volte di essere innocente, viene condannata a sedici anni di reclusione.

 

L'ispettore Kratter torna a casa di Kathy per riportare ciò che aveva sequestrato precedentemente. La porta è aperta. Kratter entra e posando le foto ne cade una. In essa ci sono le due sorelle alla pista da go-kart mentre Irene è in disparte. Nello stesso momento sente un rumore: c'è qualcuno in casa. È una bambina e sta scappando, ha un viso familiare. La rincorre, ma non riesce a fermarla. Tornando alla Centrale, la vede seduta su un gradino e sta piangendo.

 

-Perchè piangi?

-Mia mamma è in carcere, ma lei è innocente, non avrebbe mai ucciso la zia... mai... le voleva troppo bene...

 

L'ispettore intuisce così che quella era la figlia di Kathy, ma non capisce il motivo per cui la ragazza non gli abbia detto nulla.

La bambina si chiama Marta e ha undici anni. Kratter riesce a calmarla un po' e le chiede:

 

-Ma tu ora vivi con Irene, giusto?

-         -Quanto la odio... Lei è sempre stata invidiosa di me, di mia mamma, della zia... Ha sempre vissuto con loro, ma di suo non aveva niente.

 

Dopo queste parole l'ispettore decide di effettuare nuove indagini. Nella casa trova altre foto che ritraggono le tre amiche e nella maggior parte di esse si nota la diffidenza di Irene.

Nella camera dove conservavano ed esponevano le loro fotografie nota una taglierina. Osservandola accuratamente è piuttosto evidente un graffio terminato da una striscia gialla... sembrerebbe vernice, c'è anche del sangue. La vernice, le foto, il sangue: c'è qualcosa che non quadra, potrebbe essere  l'arma del delitto. Una volta fatto analizzare il sangue si è scoperto essere della vittima.

Kratter sembra dell'idea che Kathy sia innocente e chiede un colloquio con lei.

 

-Kathy perchè non mi ha mai parlato di sua figlia?

-Nessuno sa la verità su di lei e pensavo che parlandogli di lei avesse scoperto qualcosa e non volevo che lo venisse a sapere la bambina.

-E cosa non dovrebbe sapere?

-Marta non è mia figlia.- rispose Kathy quasi scoppiando a piangere.

-Lei è mia nipote, è la figlia di Carmen. Nel periodo della gravidanza ci siamo scambiate i ruoli per non destare sospetti. Aveva avuto una relazione di nascosto, mentre mio padre sapeva che io ero fidanzata. Purtroppo quando ho detto al mio ragazzo di essere incinta mi ha lasciata e per colpa sua ho perso anche lui. Io amavo fare fotografie e lei mi aveva promesso di regalarmi tutti gli attrezzi necessari che ora sono nello studio di casa. Io era una ragazzina di 17 anni a cui piaceva sognare, mentre lei era già astuta. Neanche Irene è  a conoscenza di questo fatto. Inoltre l'eredità andrà per il 50% a me e il 50% a Marta.

-Quindi di ciò la sua amica non è al corrente...

-No, come tutti gli altri lei sa che l'eredità sarebbe andata tutta a me. Naturalmente l'avrei condivisa con lei, è la mia migliore amica e mi fido ciecamente, oltretutto ora si sta occupando di Marta, che è ciò che conta di più.

-Ma di questo la bambina non è contenta.

-Lo so. Purtroppo Marta non ha mai legato con lei, però so che è in buone mani e prima o poi se ne farà una ragione. Inoltre, spero di uscire presto anche se nessuno crede che io sia innocente.

-Io, invece, inizio a capire qualcosa di questa storia e spero di poterla aiutare-  dicendo così l'ispettore torna alla Centrale per ragionare sul caso.

 

 Dopo alcune riflessioni si dirige all'abitazione delle ragazze per confermare alcune ipotesi.

Rovista fra i loro oggetti personali, ma viene interrotto dall'arrivo di Irene, la quale è piuttosto sorpresa della sua presenza. La ragazza indossa una camicetta viola abbinata ad una gonna rossa, un orecchino giallo pendente e uno al lobo, abbinati con lo smalto.

 Questo gli ricorda qualcosa, ma non riesce a focalizzare il momento. 

Kratter corre alla Centrale per controllare le versioni degli interrogatori. Quella di Kathy e di Irene sono contrastanti. Marta sembrava, però, confermare quella della madre adottiva.

Quella sera l'investigatore rimase tutto il tempo a pensare quale potesse essere la soluzione al caso. Nelle ore successive arriva una telefonata da una vicina di casa di Irene e Marta. Le due stanno litigando e disturbano la quiete degli altri.

L'ispettore arriva sul luogo e trova Marta in lacrime e Irene furibonda. La bambina l'accusa di essere invidiosa di sua mamma e perciò di aver ucciso la zia per usufruire dell'eredità.

Irene contesta, ma Marta non sembra darle ascolto.

Kratter chiama da parte Irene per spiegarle la divisione dell'eredità e la reale storia di Marta.

Irene rimane sconvolta dalla notizia.

 

-Carmen ha lasciato solo il 50% a Kathy e ha avuto una figlia      di nascosto. Io che speravo che finalmente avessi avuto qualcosa...

-Qualcosa in denaro?

-No, no... ha capito male... intendevo dire che forse ora l'amicizia fra me e Kathy poteva consolidarsi...- rispose Irene arrampicandosi sugli specchi.

-Signorina lei non mi deve confessare niente?

-No! Mi scusi, Kathy è stata arrestata, lei è la colpevole... è sempre stata invidiosa di Carmen... non ha una alibi, ma ha un movente; inoltre, la taglierina la usava solo lei...

-Questo non significa proprio nulla. Mi scusi ma ora devo proprio andare e mi raccomando con Marta.

-Certo, non si preoccupi.

 

Kratter è sempre più convinto dell'innocenza di Kathy. Non si vuole arrendere e torna a casa delle ragazze. Ha un brutto presentimento e corre da loro. I suoi sospetti erano fondati: nell'entrare assiste a una scena che lo lascia senza parole.

Marta è seduta alla scrivania, sta studiando, e Irene è dietro di lei: ha in mano un coltello.

L'ispettore vorrebbe urlare, ma non ha parole. Trova il coraggio e grida:

-Marta girati!- e dicendo così scansa Irene.

-Lei è in arresto!- e dopo questa affermazione abbraccia la bambina in lacrime.

L'ispettore chiama i suoi colleghi che prendono Irene.

 

Pochi giorni dopo Kathy viene liberata e la sua pena verrà scontata da Irene, la reale colpevole.

 

-Loro hanno sempre avuto tutto, io mai nulla. Era normale che volessi qualcosa da loro...miravo all'eredità di Kathy di cui, una volta lei finita in carcere, ne avrei usufruito io. Poi ho scoperto di Marta e...- disse Irene, cercando una scusante al suo gesto sconsiderato.

-Le prove schiaccianti sono state lo smalto, l'orecchino e le fotografie, rappresentanti l'invidia di Irene nei confronti delle gemelle. Io stesso ho notato lo smalto e l'unghia graffiata della colpevole la quale non è stata molto furba poiché l'orecchino indossato era piuttosto vistoso e non si dimentica facilmente.- spiegò Kratter.

-         -Ci potrebbe illustrare lo svolgimento dell'omicidio investigatore Kratter?- chiese un giornalista davanti all'aula del Tribunale.

-         -Certamente. La signorina Irene si è finta malata, mandando sul posto di lavoro l'amica nonché sorella della vittima. La testa è stata ritrovata nel ristorante dove lavorava, ma proprio nei giorni in cui era stata sostituita. I sospetti su di lei erano quasi impossibili. Tutti, infatti, sapevano che l'eredità del padre era andata completamente a Carmen e per questo motivo vi erano dei conflitti fra le gemelle. Nessuno, però, era a conoscenza del fatto che una volta deceduta l'ereditiera, la somma sarebbe stata divisa in due quote: una per la figlia non dichiarata e una per la sorella. Nemmeno Irene, la più fidata amica, ne era al corrente e quando scoprì di Marta decise di eliminare anche lei, ma per fortuna sappiamo bene che non è finita così. Irene ha confessato l'omicidio, ma l'unico mistero  ancora da risolvere è uno solo: dov'è finita la restante parte del corpo?

-          


E concludendo così l'ispettore Kratter chiuse il caso orgoglioso.

 

 

 

 

 

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