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Multiculturalismo

Traccia per un saggio breve o articolo di giornale

AMBITO SOCIO – ECONOMICO

Compito in classe di italiano

TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”
CONSEGNE (puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte,  e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.

Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.

Se scegli la forma dell’«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.

Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

2. AMBITO SOCIO – ECONOMICO

Multiculturalismo

Argomento: Multiculturalismo: l’orgoglio dell’identità tra tolleranza e fermezza

DOCUMENTI

1) Le buone ragioni della tolleranza non debbono farci dimenticare che anche l’intolleranza può avere le sue buone ragioni. A ognuno di noi accade, ogni giorno, di esplodere in esclamazioni del tipo “É intollerabile che …”, “Come possiamo tollerare che….?”, “La tolleranza va bene, sì, ma ha dei limiti” ecc. A questo punto occorre chiarire che lo stesso termine “tolleranza” ha due significati, uno positivo ed uno negativo, e pertanto ha due significati, rispettivamente negativo e positivo, anche il termine opposto. In senso positivo, tolleranza si oppone a intolleranza in senso negativo, e viceversa al senso negativo di tolleranza si contrappone il senso positivo d’intolleranza. Intolleranza in senso positivo è sinonimo di severità , fermezza, tutte qualità che rientrano nel novero delle virtù: tolleranza in senso negativo invece è sinonimo di colpevole indulgenza al male, all’errore, per mancanza di principi, o per amore del quieto vivere o per cecità di fronte ai valori. È evidente che quando facciamo l’elogio della tolleranza, riconoscendo in essa uno dei principi fondamentali del vivere libero e pacifico, intendiamo parlare di tolleranza in senso positivo.

Norberto Bobbio, L’età dei diritti, Torio, Einaudi, 1992

 

2) Come potrebbe prendere forma il progetto di un’educazione alla “cittadinanza del mondo” nel programma di un’università odierna? [...] Cosa dovrebbero imparare gli studenti, posto il fatto che tutti noi, come cittadini, interagiamo con persone provenienti da diverse tradizioni e dobbiamo quindi saper affrontare le questioni che sorgono dalle differenze culturali?
Questa educazione deve essere multiculturale, deve cioè far conoscere agli studenti le caratteristiche principali della cultura tipica di altri gruppi, includendo lo studio delle religioni del mondo, quello dei gruppi razziali ed etnici, delle minoranze sociali e sessuali all’interno del loro Paese. Lo studio delle lingue, la storia, gli studi sulle religioni e la filosofia hanno tutti un ruolo importante nella realizzazione di questo progetto.
La consapevolezza della differenza culturale è essenziale per favorire il rispetto reciproco, che è a sua volta il necessario presupposto per l’instaurarsi di un dialogo produttivo. Le cause principali del rifiuto di chi è diverso sono infatti l’ignoranza e il ritenere le proprie abitudini valide per natura. È certo che nessun tipo di educazione liberale potrà mai mettere gli studenti in grado di conoscere tutto ciò che sarebbe utile sapere, ma la conoscenza precisa di almeno una tradizione non familiare, e qualche nozione sulle altre, è già sufficiente per far nascere la consapevolezza tipicamente socratica di quanto sia limitata e limitativa la nostra esperienza.

M. C. Nussbaum, Coltivare l’umanità (1997), trad. it. di S. Paterni, Carocci, Roma, 1999

 

3) La via della convivenza e della cooperazione tra razze e culture dipende dal superamento delle difficoltà della biologia e della storia. E ciò è possibile e contribui sce ad arricchire tutti. Il metro non è dato dalle parole, ma da un'unica misura: il numero dei matrimoni misti, che oggi è vicino a zero.

Vittorino Andreoli, Nemici a fior di pelle, l'altro colpo di fulmine, L’avvenire, 5.11.2002

4) Se invece distinguessimo tra guerra al terrorismo e confronto con i musulmani in Europa, potremmo guadagnare su entrambi i fronti. Non possiamo fingere un´integrazione che non c´è. Dobbiamo rompere l´incomunicabilità fra noi e loro per stabilire le basi di una convivenza basata sul rispetto reciproco: riconoscimento delle rispettive identità culturali e osservanza delle nostre leggi. Altrimenti non potremo impedire che alcune moschee, centri di cultura islamica e circuiti di predicazione elettronica coltivino l´odio contro di noi. L´Europa produrrebbe così un modello di coesistenza fra culture comunque non assimilabili. A quel punto sarebbero gli stessi islamici "europei" a diffondere nei paesi d´origine un messaggio più pacato.

Lucio Caracciolo,: L'Europa e il dialogo con l'Islam , La Repubblica, 20-2-2004

 

5) Timoroso dell' accusa di leso multiculturalismo, il nostro discorso pubblico non osa più esprimere giudizi che non siano di comprensione, di più o meno tacita «tolleranza», verso qualunque intollerabile violenza o malefatta commessa nelle contrade dell' Islam. Ad una folla polacca o irlandese non perdoneremmo neppure un centesimo di quello che siamo pronti a perdonare ad una folla libica o afghana: ma ci va bene così. Dando un esempio stupefacente di viltà l' Unione Europea non ha espresso una protesta vigorosa neppure quando è stata devastata la sua sede a Gaza da una folla di quegli stessi palestinesi che vivono solo grazie agli aiuti di Bruxelles. Nulla sembra scuoterci, insomma: non solo non vogliamo accorgerci della via pericolosa che l' Islam ha imboccato, ma, quel che è peggio, sembriamo aver perfino paura di parlarne.

Ernesto Galli Della Loggia, Tolleranza: serve un limite, Corriere della sera, 19 febbraio 2006

 

6) É davvero credibile, ad esempio, che non dare la cittadinanza agli immigrati diminuisca sensibilmente il pericolo di attentati? È davvero in qualche modo accertato che nel caso specifico il fatto di essere cittadini britannici abbia sensibilmente facilitato i progetti criminali dei terroristi islamici? Non mi pare di averlo letto da nessuna parte. Quanto al terribile episodio di Brescia, esso dimostra sì la incompatibilità culturale con l’Italia della famiglia assassina di Hini, ma non dimostra forse però anche quale straordinario percorso di assimilazione, ben meritevole del riconoscimento della cittadinanza, aveva compiuto quella giovane sfortunata immigrata nel nostro Paese?
Quanto è accaduto induce soprattutto a sottoporre l’acquisizione della cittadinanza a condizioni più rigorose e probanti, soprattutto per ciò che riguarda l’integrazione culturale. […]
È necessario insegnare a leggere e a scrivere alle donne di quelle comunità (che oggi spesso contano più analfabete qui che nei loro Paesi d’origine!), così come in genere condizionare per tutti l’ottenimento della cittadinanza all’alfabetizzazione. Un’uguale condizione può essere, oltre il possesso della lingua, la frequenza a corsi di cultura italiana affidati agli enti locali o al volontariato; e così egualmente può essere stabilita come condizione quella di inviare o aver inviato i propri figli alle scuole italiane.
L’importante è essere convinti che, a dispetto di tutte le fumisterie ideologiche sulla «cittadinanza universale», sulla «universalità dei diritti» et similia, è pur sempre lo Stato nazionale che continua ad essere l’esclusivo termine di riferimento del diritto di cittadinanza, che esso Stato può dunque regolare a sua discrezione: per esempio, richiedendo, come credo che sarebbe giusto e opportuno fare, a chi desidera la cittadinanza italiana di abbandonare quella propria di origine.

Ernesto Galli Della Loggia, Come si diventa nuovi cittadini, Corriere della sera, 18 agosto 2006

 

7) Sconcerta la violenza nel mondo musulmano; ma sconcerta anche che si continui a sottovalutare chi nell'islam e nel mondo musulmano si fa promotore del dialogo, di un autentico dialogo. Si invoca la debolezza, il carattere di minoranza di chi nel mondo islamico si fa promotore dei valori democratici. Ma oggi, sia per i musulmani sia per i cristiani e l'occidente, è in atto una vera e propria malattia della percezione dell'altro.

Khaled Fouad Allam; Il pane e il sale tra le religioni,La Repubblica, 19 settembre 2006

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