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Televisione cattiva maestra?

Traccia di un tema sull'influsso della televisione sui giovani

Traccia del tema

Numerosi studiosi e pensatori (es. Pasolini, Popper e Ciampi) accusano la televisione di essere una cattiva maestra, veicolo di incitamento alla violenza e di condizionamento delle giovani generazioni. Tu cosa ne pensi?

Utilizza i seguenti documenti presi dalla rete internet per “tessere” un discorso sull'argomento. Cerca di esprimere in modo coerente la tua tesi.

1) TV buona o cattiva maestra? di Elisa Maceri (dal sito dell'ADI)

Alcuni sostengono che la TV ha UNIFICATO L’ITALIA (per quanto riguarda la lingua), altri invece dicono che è un potente mezzo di persuasione che ha UNIFORMATO LE NOSTRE ABITUDINI e INFLUENZA LE NOSTRE SCELTE.

Una cosa è certa: la TV è presente nella vita del bambino fin dalla nascita e influenza i suoi comportamenti:

sono molti i bambini che portano a scuola oggetti il cui acquisto è stato suggerito dalla televisione tramite la pubblicità, i cui messaggi sono abilmente inseriti nei programmi da loro preferiti;

ogni giorno in classe gli alunni ripetono frasi (spesso volgari) sentite alla televisione e imitano i comportamenti dei loro personaggi preferiti.    

Ma non dobbiamo dimenticare che la televisione è anche ambiente di apprendimento e porta «il mondo» a casa nostra.

 

2) La violenza nelle fiction spinge all'imitazione

La fiction 'Romanzo criminale' incita alla violenza? Lo dice Alemanno

Secondo il sindaco di Roma la fiction alimenta la violenza dei giovani.

E' cosa nota che la televisione è uno dei mass media più potenti e diretti che esistono al mondo. In molti non a caso ritengono che la 'scatola parlante', con la miriade di messaggi che veicola quotidianamente, sia un valido strumento per far cambiare abitudini, stili di vita e mentalità alle persone.

Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ad esempio, alla base degli ultimi episodi di violenza e di microcriminalità di cui sono stati protagonisti alcuni giovanissimi nella capitale, che avevano a loro disposizione piccole armi - nello specifico, dei coltelli - senza che ci fosse un reale bisogno di portarle, ma quasi solo per 'moda', ci sarebbero delle 'operazioni culturali' tipicamente televisive come 'Romanzo criminale', la fiction andata in onda su Sky con grande successo di pubblico, 'rea' di veicolare messaggi non corretti sulle armi e su certi stili di vita sbagliati.

"Programmi televisivi come la serie tv Romanzo criminale o altre simili non hanno aiutato, ma hanno lanciato atteggiamenti e modi di fare sbagliati", ha dichiarato Alemanno, commentando gli ultimi episodi di violenza che hanno visto coinvolti alcuni ragazzini.

 

3) La TV spazzatura

Tamarreide: tv spazzatura

News. mondo notizie - 21 giugno 2011

Per sette puntate su Italia 1 verranno mostrate le storie di otto tamarri in giro per l’Italia.
Gli otto tamarri hanno girato le principali città italiane in 25 giorni a bordo di uno Sleeper Bus super accessoriato con l’obiettivo di conoscere le bellezze e la storia della penisola italiana, per incontrare i ‘tamarri’ storici del nostro paese che gli hanno dato consigli per diventare dei veri tamarri.

Rispetto alle orde barbariche dei reality sono dei ragazzi sinceri, per nulla interessati a rimanere attaccati al mondo della tv a tutti i costi”.Insomma i cafoni del reality Mediaset sono li solo per gioco, e se gli offrissero un'opportunità di lavoro nel mondo dello spettacolo rifiuterebbero per amor di orgoglio tamarro. È come un documentario girato benissimo e, a suo modo, è anche una trasmissione educativa, che insegna qualcosa a tutti, protagonisti e spettatori”.

 

4) Il grande fratello

Che vergogna!

Bloggato Village - Università di Torino

di Ilaria Chiesa - Martedì, 22 Gennaio 2008

Premetto che io passo gran parte del mio tempo libero davanti alla tv, e che adoro gran parte dei programmi. Detto questo però vorrei far notare un "piccolo" particolare, il montepremi del Grande Fratello di quest'anno: 500.000 euro! Si, avete capito bene, 500.000 euro, già meglio dell'edizione passata, il cui montepremi era 1.000.000 di euro.. ma sempre una vergogna! A questo proposito io mi chiedo a cosa serve studiare, con il proposito di trovare magari un lavoro "degno" degli studi fatti, e sperando in un futuro agiato, quando poi arriva il cretino della situazione, partecipa al grande fratello, e vince 500.000 euro pur valendo ben poco? Mi sembra quindi abbastanza giusto che un gruppo di persone, che si ritrovano a Roma senza una casa, vadano a manifestare durante la diretta (ma non altrettanto giusto che creino danni al lavoro altrui) gridando "di casa hanno costruito solo quella del Grande Fratello"! Un semplice operaio non li mette insieme in una vita 500.000 euro! Bah.. come direbbe mia mamma.. TV SPAZZATURA!

 

5) La buona TV

da Glee, a scuola non solo cattiva TV

Education due punto zero - 10/01/2011

di Carlo Ridolfi

Qualche mese fa, in un’assemblea politica, una – peraltro bravissima – insegnante siciliana vantava il fatto di non possedere un apparecchio televisivo e quindi di non poter interloquire con i suoi studenti, che le chiedevano pareri su “Amici” di Maria De Filippi. Questo, mi sento di affermare, è proprio l’atteggiamento più sbagliato che un educatore può assumere. Vero è che le trasmissioni della signora De Filippi, inzeppate come sono di litigi, turpiloquio e aggressività, sono fra i migliori esempi di quanto possa essere usato male il mezzo televisivo. Vero anche che alla base di “Amici” (e di altri talent show) sta una filosofia quantomeno discutibile: quella che tutti possano fare tutto, anche ballare, cantare e recitare, con un minimo sforzo e molta presunzione.

Un esempio di altissimo livello, che mi sento di raccomandare sia per la visione ludica che per quella didattica, è la serie “Glee”.

In onda dal 2009 sul canale satellitare Fox, prima negli Stati Uniti e poi anche qui in Italia, “Glee” è stato ideato da Ryan Murphy, che ha scritto e diretto molti episodi, in collaborazione con Brad Falchuk e Ian Brennan.

L’idea di partenza, apparentemente, è tutt’altro che originale. Siamo a Lima, Ohio, in una scuola superiore (la William McKinley High School), nella quale, oltre alle materie curricolari, si insegnano il football americano per i maschi, le coreografie delle cheerleader per le femmine, e, su iniziativa del professore di spagnolo, si tenta di mettere in piedi un gruppo di canto corale e balli coreografati, per partecipare alle competizioni locali e nazionali di altri gruppi analoghi di altre scuole.

Nulla di nuovo, come si vede: storie di ambientazione scolastico-adolescenziale nel cinema e nella tv americana ce ne sono quante si vuole.

L’originalità, davvero notevole, sta da un’altra parte. Will Schuester (interpretato da Matthew Morrison), raccoglie nel suo gruppo una vera e propria collezione di emarginati, che sono l’esatto contrario del modello di ragazzo o ragazza di successo.

Ecco quindi che lo spettatore fa via via conoscenza con Rachel Berry (Lea Michele), ragazza ebrea con una splendida voce e un complesso di superiorità; Finn Hudson (Cory Monteith), quaterback della squadra della scuola con la passione per la musica, a causa della quale viene angariato dai virili compagni di gioco; Noah “Puck” Puckerman (Mark Salling), ebreo con i capelli alla moicano, bello e dannato; Quinn Fabray (Dianna Agron), capitana delle cheerleader con una gravidanza indesiderata; Kurt Hummel (Chris Colfer), gay dalla voce di castrato; Artie Abrams (Kevin McHale), cantante e chitarrista immobilizzato su una sedia a rotelle da un incidente d’auto; Mercedes Jones (Amber Riley), cantante di colore parecchio soprappeso; Tina Cohen-Chang (Jenna Ushkowitz), asiatica balbuziente.

A questi si aggiungono come personaggi principali della serie il preside Figgins (l’attore indiano Iqbal Theba), perennemente angustiato dalle ristrettezze del budget; la tetragona allenatrice delle cheerleader Sue Sylvester (Jane Lynch); la consulente psicopedagogica, terrorizzata dai germi, Emma Pillsbury (Jayma Mays); Terri, la moglie di Schuester che cerca a tutti i costi di avere un bambino (Jessalyn Gilsig); l’allenatore della squadra di football Ken Tanaka (Patrick Gallagher).

Come si vede, la strutturazione del gruppo di personaggi è tale da consentire i più ricchi e svariati intrecci narrativi. A ciò va aggiunto che la qualità della recitazione, del canto e del ballo sono – come sempre accade nelle produzioni statunitensi di questo genere – davvero di altissimo livello.

Nell’episodio (nono della prima stagione) “Musica su due ruote” il professor Schuester, arrabbiato col gruppo perché la disabilità di Artie è stata trattata con indifferenza, costringe tutti i componenti a girare per una settimana intera sulla sedia a rotelle, ottenendo così non solo l’effetto di far comprendere a tutti, in pratica, quante e quali siano le barriere architettoniche e psicologiche, ma anche una entusiasmante versione per paraplegici della magnifica “Proud Mary”, scritta da John Fogerty per i Creedence Clearwater Revival, qui ripresa nella versione di Ike e Tina Turner.

Grande musica, ottimi numeri di ballo, divertimento e profondità di contenuti. C’è qualcosa di più che si dovrebbe chiedere a una serie televisiva?

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