De
coniuratione Catilinae,
di Sallustio
Fra
i congiurati c’erano anche alcune donne di elevata condizione sociale,
attirate, secondo Sallustio, dal fascino di Catilina e dal brivido
dell’avventura. Lo storico dedica un intero capitolo (il XXV) a una di esse,
Sempronia. Sempronia apparteneva alla nobile famiglia dei Gracchi ed era moglie
di Decimo Giunio Bruto, e madre di Decimo Bruto, uno dei futuri uccisori di Cesare.
Ci si chiede come mai Sallustio le abbia dedicato tanto spazio e ne tracci un
ritratto memorabile, dato che la sua parte nella congiura fu piccola: a quanto
ne sappiamo si limitò a offrire la sua casa (in assenza del marito) per un
“vertice” fra i capi della congiura. Probabilmente Sallustio volle
esemplificare in Sempronia un tipo di donna, ormai molto diffuso nei ceti ricchi
e colti, che nulla aveva a vedere con il modello femminile della matrona
univira proposto dalla tradizione romana: ricca, colta, disinibita,
insoddisfatta del ruolo che le era stato assegnato nella società, amante del
lusso, avida di esperienze trasgressive, simile per molti aspetti alla
Clodia cantata da Catullo con lo pseudonimo di Lesbia.
“Sed
in iis erat Sempronia, quae multa saepe virilis audaciae facinora conmiserat.
Haec mulier genere atque forma, praeterea viro liberis satis fortunata fuit;
litteris Graecis et Latinis docta, psallere et saltare elegantius quam necesse
est probae, multa alia quae instrumenta luxuriae sunt. Sed ei cariora
semper omnia quam decus atque pudicitia fuit; pecuniae an famae minus parceret
haud facile discerneres; lubido sic adcensa ut saepius peteret viros quam
peteretur. Sed ea saepe antehac fidem prodiderat, creditum abiuraverat, caedis
conscia fuerat: luxuria atque inopia praeceps abierat. Verum ingenium eius haud
absurdum: posse versus facere, iocum movere, sermone uti vel modesto vel molli
vel procaci; prorsus multae facetiae multusque lepos inerat.”