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Donne boss e donne vittime

Rifletti sul ruolo svolto dalle donne all’interno dei clan camorristici, e sulle vittime femminili della camorra

tema svolto di Cristina Argirò

Per capire il ruolo delle donne nella camorra, si possono leggere degli spunti dal libro Gomorra di Roberto Saviano:

“ … appena il padre scoppia a piangere tutte le donne della famiglia iniziano a urlare, a battersi, a dondolarsi con strilli acutissimi, appena il capofamiglia smette di piangere, tutte le donne riprendono il silenzio. Dietro scorgo le panche con le ragazzine, amiche, cugine, semplici vicine di Annalisa. Imitano le loro madri, nei gesti, nello scuotere la testa, nelle cantilene che ripetono: Non esiste! Non è possibile! Si sentono investite di un ruolo importante: confortare. Eppure trapela da loro orgoglio. Un funerale per una vittima di camorra è per loro un’iniziazione, al pari del menarca o del primo rapporto sessuale. Come le loro madri, con questo evento prendono parte attiva alla vita del quartiere. Hanno le telecamere rivolte verso di loro, i fotografi, tutti sembrano esistere per loro. Molte di queste ragazzine si sposeranno tra non molto con camorristi, di alto o di infimo grado. Spacciatori o imprenditori. Killer o commercialisti. Molte di loro avranno figli ammazzati e faranno la fila al carcere di Poggioreale per portare notizie e soldi ai mariti in galera. Ora però sono soltanto bambine in nero, senza dimenticare i pantaloni a vita bassa e i perizoma. È un funerale, ma sono vestite in modo accurato. Perfetto. Piangono un’amica, sapendo che questa morte le renderà donne. E, nonostante il dolore, non ne vedevano l’ora.”

Più avanti:

“Quando il feretro passa sotto la casa di Annalisa, la madre che non ce l’ha fatta ad assistere alla funzione in chiesa tenta di gettarsi dal balcone. Urla, si dimena, il volto è gonfio e rosso. Un gruppo di donne la trattiene. La solita sceneggiata tragica avviene. Sia ben chiaro, il pianto rituale, le scenate di dolore non sono menzogne e finzioni. Tutt’altro. Mostrano però la condanna culturale in cui vivono tutt’ora gran parte delle donne napoletane, costrette ancora ad appellarsi a forti comportamenti simbolici per attestare il loro dolore e renderlo riconoscibile all’intera comunità. Benché tremendamente vero, questo frenetico dolore apparentemente mantiene le caratteristiche di una sceneggiata. “

Se invece pensiamo al film  “Gomorra”, di Matteo Garrone tratto dal libro di Saviano ricordiamo: l’eco dei kalashnikov nelle spiagge desolate, le maestose “Vele” di Scampia, la cava, i camion carichi di rifiuti tossici, tanti bambini perduti e tanto sangue.

Mi sono chiesta a che cosa serve tutto quel business, la guerra, le mazzette, se poi la vita dei protagonisti di tutto questo resta lo schifo di vita che abbiamo visto. Se la miseria, il fetore, il tanfo del sangue gli restano incollati addosso, senza scampo: tutti quei soldi, quel potere, e per che cosa, se non per tirarsi fuori di lì ?

Quel che è certo, è che quel “sistema” è un’invenzione degli uomini. Come tutti i sistemi di questo mondo, del resto.

Un gioco tra maschi, e le donne pegni in partita, chiuse in casa, vittime e mute aguzzine.

Sempre più spesso però incluse e scaraventate in prima linea, e allora anche più feroci.

Sostegni silenziosi della continuità di quell’orrore, di padre in figlio, di marito in fratello, testimoni del sangue, addestratrici d’altre donne vittime e aguzzine come loro.

Sempre più spesso sentiamo di donne boss, ad esempio leggendo la cronaca nera, che ha per l’ennesima volta come protagoniste delle donne :

“Gemma Donnarumma è stata arrestata nella sua abitazione, dopo aver opposto un po' di resistenza.
Lei, come le altre donne del clan, secondo l'accusa, oltre a custodire armi e droga di pertinenza della cosca, concorrevano nella stessa elaborazione delle linee strategiche dell'organizzazione criminale. "Il ruolo delle donne del clan - dice Franco Roberti, coordinatore della Dda - è sempre importante, quello di dirigenti vicari quando i mariti e i capi dell'organizzazione sono detenuti".

E ancora :

Tre donne sono state accoltellate da due donne, che hanno tentato di rapinarle in Via Nuova Poggioreale.”

Una situazione al limite dell’inimmaginabile: una donna che esce da casa con un coltello, che rapina ed accoltella, una donna che ha intenzione di fare male.

Queste donne fanno sempre di più le cose degli uomini, spacciano droga come gli uomini, si accoltellano come gli uomini. Fanno le guappe, le dure, le malavitose, ma sono le vere vittime.

Eppure fino a poco tempo fa nell’Italia del sud la situazione delle donne era diversa, erano educate nella credenza che la loro verginità era il loro massimo bene, non insorgevano contro gli uomini e contro la mafia queste donne erano complici mute in una tradizione particolare. Gli uomini preferivano non assegnargli un posto ufficiale nella mafia, perché temevano che le donne potessero andare dalle autorità per il lutto di un membro morto della famiglia.

Apparentemente gli uomini sottovalutavano la forza femminile nelle famiglie. Pur sembrando esseri minori, deboli e non intelligenti le donne però stavano diventando sempre più delle vere e proprie protagoniste.

Quando gli uomini venivano assassinati, le donne dovevano badare a sé e ai figli, finalmente libere dagli uomini personificavano l’indipendenza.

In effetti, le donne non si consideravano parte attiva della mafia fin tanto che gli uomini si ammazzavano reciprocamente e le lasciavano in pace.

Un tempo vi erano delle regole non scritte che però tutti rispettavano: la prima era che la mafia era un’organizzazione patriarcale; la seconda che donne e bambini non venivano mai uccisi.

Si racconta che Don Raffaele Cutolo, il boss della Camorra andasse in giro con la moglie ed i figli proprio per proteggersi. Ma i tempi sono cambiati ed anche le donne ed i bambini vengono uccisi. In questo modo le donne sono entrate nel mondo criminale. All’inizio esse avevano piccoli ruoli, ma oggi le donne sono alla pari dell’uomo.

Per questo oggi abbiamo diverse categorie di donne: quelle che vivono nel lusso e nella brutalità; quelle che vogliono lottare contro la mafia ed infine vi sono quelle vittime della mafia per tutta la vita.

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