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Se questo è un uomo

Primo Levi

relazione di narrativa di Mariasole Barbaglia

Autore: Primo  Levi

Primo Levi fu un ebreo antifascista conosciuto dal pubblico soprattutto per il romanzo Se questo è un uomo. Nato nel 1919 a Torino, si laureò in chimica prima di subire le persecuzioni nazifasciste ed essere deportato ad Auschwitz nel 1944. Al ritorno in Italia, nel 1945, scrisse il romanzo “Se questo è un uomo”.

Riassunto

Primo Levi è stato catturato nel 1944 e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Come racconta nel suo libro, ha subito  un lungo e faticoso viaggio con gente sconosciuta e piena di dubbi in testa su dove stavano andando tutti e perché. Arrivato nel campo, racconta, viene spogliato completamente e gli vengono rasati i capelli. Gli viene tolto pure la sua identità, strappata, non aveva più un nome, ma lui, e tutta la gente che era li, era riconosciuta solo per un numero. Lui, per i nazisti, si chiamava 174 517. Da questo momento Levi perde tutti i suoi diritti e inizia a lavorare come uno schiavo. Un giorno, durante il trasporto di materiale, Levi si ferisce a un piede; così deve essere accompagnato e ricoverato nell’infermeria del campo. Dopo essere stato dimesso è mandato in una nuova baracca. Lì incontra un nuovo amico di nome Alberto con cui divide la propria cuccetta. In seguito, viene scelto tra tutti i prigionieri poiché nel campo avevano bisogno di prigionieri che lavorassero nei laboratori chimici. Mentre aspetta di essere assegnato al laboratorio, a Primo viene affidato l'incarico di aiuto trasportatore, con il compito di aiutare un altro prigioniero di nome Jean a trasportare la zuppa fino alla baracca. Per cercare di non abbruttirsi completamente, nel lavoro di trasporto recita alcuni versi della “Divina Commedia” a Jean e glieli commenta.

Poi, nell'Ottobre del 1944 arrivano al campo altri prigionieri e iniziano le selezioni tra di essi. Però Primo, che ha è assegnato al  laboratorio di chimica con altre donne civili, riesce a salvarsi dalle selezioni. Nello stesso tempo le armate dell’esercito russo avanzano verso la Germania e i prigionieri sperano che la liberazione sia vicina. Nel racconto, Primo ricorda che un prigioniero viene accusato di sabotaggio di un forno crematorio a Birkenau e per punizione è impiccato.  I Russi sono ormai vicini e bombardano il campo, proprio mentre Primo si ammala e viene ricoverato nella infermeria, la Ka-Be, insieme con altri prigionieri. Quando arriva l’ordine di lasciare il campo,  soldati e guardie, le disumane SS, scappano e anche i prigionieri, tra cui un amico di Primo, Alberto, fuggono, mentre Primo nella infermeria riesce a sopravvivere con i prigionieri rimasti fino all’arrivo dei Russi che liberano lui ed i prigionieri rimasti.

Spazio e tempo

La parte iniziale, il primo capitolo, è il racconto del viaggio in treno verso la Polonia. Da lì in poi tutto il romanzo è ambientato nel campo di lavoro di Auschwitz. I prigionieri lavorano nel campo, e stanno in baracche: l’autore racconta e descrive con molta attenzione e particolari i vari ambienti per dare una immagine della tragedia della vita nel campo.

La vicenda si svolge verso la fine della seconda guerra mondiale, dalla deportazione ad Auschwitz nel 1944 e la liberazione da parte dei  russi alcuni mesi dopo.

Il romanzo presenta la descrizione di molti episodi e momenti drammatici, descritti con molta crudezza ed uno stile asciutto, come se fosse non un racconto ma una cronaca obiettiva, senza che l’autore metta troppa enfasi nello scrivere.

Non è di facile lettura, anche per gli argomenti che sono trattati e che coinvolgono molto il lettore. Ci sono poi alcuni confronti tra la vita precedente e la situazione nel lager, con cui si ricorda la vita precedente del protagonista.

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