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A testa alta

di Bianca Stancanelli

A TESTA ALTA
di Bianca Stancanelli

 Relazione di De Ciechi  Marco   2 F - 07/11/2006

Autore:

Bianca Stancanelli, nata a Messina, ha esordito come giornalista nel quotidiano “L’Ora” di Palermo, occupandosi  soprattutto di mafia e politica.

Dal 1987 vive a Roma dove è inviato speciale per il settimanale Panorama.

Dopo avere già pubblicato due volumi di racconti, Cruderie (Marsilio, 1996) e Morte di un servo (Marsilio, 2000), con il libro A testa alta. Don Giuseppe Puglisi: storia di un eroe solitario (Einaudi, 2003) Bianca Stancanelli ha dato prova della  rara capacità di saper trasmettere la forza dell’impegno civile attraverso il linguaggio letterario.

 

Riassunto:

Questo libro racconta la storia di Padre Pino Puglisi, prete coraggioso, che cercò tenacemente agli inizi degli anni 1990, di far conoscere e provare alla gente del rione Brancaccio, alle porte di Palermo, cosa potesse voler dire vivere nel rispetto delle regole e delle libertà di ogni essere umano. Rimase solo in questa sua battaglia, e fu ucciso. Fin dalle prime pagine dell’appassionante e coinvolgente libro di Bianca Stancanelli, il lettore si rende conto di trovarsi di fronte veramente ad una persona non comune, un uomo di fede, solo a combattere la malavita di un quartiere.

Il primo, assillante desiderio di Padre Puglisi fu allora quello di "parlare" ai bambini, a quei bambini che a Brancaccio vivevano tutto il giorno per le strade senza una meta precisa perché i genitori non si preoccupavano che frequentassero la scuola.

Qualche lavoro in nero nei bar o in qualche negozio, ma poi per molti il futuro voleva dire compiere piccoli furti, e in seguito spacciare droga o eseguire altri servizi per conto dei mafiosi. Partì dai bambini Padre Pino Puglisi, si rivolse a loro semplicemente trattandoli bene, mostrando loro nei fatti che era possibile un tipo di esperienza di relazione che non avevano potuto provare nelle loro famiglie, dove spesso erano stati cresciuti con poco rispetto, umiliati, come accade in certe culture dove i minori vengono considerati come oggetti.

Pino, insegnò a questi bambini a stare lontano dalla strada, propose loro valori e regole utilizzando il gioco. Li educò a non invidiare e a non identificarsi più con quegli uomini "d’onore" che in città camminavano "a testa alta", potendo solo loro guardare negli occhi gli altri, perché il  rispetto lo ottenevano con la violenza, la sopraffazione e seminando paura. Fece comprendere loro che, viceversa, sono l’osservare le regole, l’impegno personale quotidiano, il riconoscere l’altro ed il rispettarlo che ci conferiscono la forza di camminare a testa alta ed il diritto di fare valere le nostre opinioni e ragioni

Ecco dunque chi era Padre Pino Puglisi: un uomo diverso, lontano da quella cultura e veramente libero.

La mafia capì presto che questo uomo, dall’apparenza ingannevolmente fragile, stava riuscendo a portarle via i figli, le sottraeva i giovani. Li allontanava dal controllo mafioso e rendeva meno naturale per loro fare la solita vita perché aveva mostrato ed insegnato che era possibile un’esistenza diversa. Questo uomo con il suo coraggio ed i suoi valori stava minando nelle fondamenta il potere mafioso del quartiere, ed allora, per la mafia, non rimase altra soluzione che la sua eliminazione.

Lo aspettarono sotto casa in quattro la sera del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre 1993, ed uno solo gli sparò alla nuca. Prima di ucciderlo lo chiamarono "Padre" e, come per mancanza di coraggio, dissero "questa è una rapina". Lui capì subito, guardò calmo i suoi assassini e pronunciò soltanto tre parole: "Me lo aspettavo". Da tempo infatti riceveva lettere anonime di minaccia esplicita e non ne aveva mai fatto parola con nessuno, continuando per la sua strada. Non aveva paura della morte. Si rendeva ben conto che il progetto che si era proposto di portare avanti nella sua vita terrena non poteva essergli riuscito meglio.

 

Personaggi:

Padre Pino Puglisi (3p)Il protagonista è sicuramente Padre Giuseppe Puglisi chiamato da tutti Pino o 3P. Nato il 15 settembre 1937 a Brancaccio. Dopo essere diventato sacerdote, il 19 settembre 1990, accetta l’incarico nella parrocchia di San Gaetano nel quartiere di Brancaccio. E’ un uomo coraggioso, cordiale con tutti e con uno spiccato senso della giustizia. Non ha paura di andare contro la mafia, anche se sa che questo gli costerà la vita. Appena arrivato a Brancaccio inizia il suo programma basato sull’educazione dei giovani in modo da distoglierli dalle attività mafiose e dargli la possibilità di un futuro lontano dalla mafia che regnava a Brancaccio ed è proprio questo il motivo per cui attira addosso a se le attenzioni dei mafiosi che vedono allontanarsi le future generazioni di killer e  criminali. Puglisi va a trovare le famiglie a casa, apre il Centro Padre Nostro, con l'intento di stimolare i giovani ad operare delle scelte che non siano quelle che li rendono manodopera della mafia. Si fa aiutare da alcune suore volontarie che arrivano da altre parti d'Italia. In particolare suor Caterina diede un grande appoggio al padre nell’educazione dei bambini.

Pino Puglisi verrà ucciso nel 1993 nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno da una squadra di mafiosi inviata da Giuseppe Graviano, capo mafioso del quartiere.

 

Spazio:

La vicenda si svolge interamente a Brancaccio, quartiere della periferia palermitana.

 

Tempo:

La storia si svolge all’inizio degli anni ’90, quando, la mafia stava perdendo potere per via dei maxi processi a suo carico e quindi cercava con delle stragi di mantenere il potere. E’ in questo clima teso che personaggi come Falcone e Borsellino vennero uccisi e come loro Puglisi commise l’imprudenza di mettersi contro un’organizzazione disposta ad uccidere pur di ritornare ad avere il potere.

 

Stile:

Il libro è scritto in maniera molto singolare, sembra quasi un lungo articolo di giornale. Questo presenta dei vantaggi e degli svantaggi. Tra i vantaggi il principali c’è il fatto che con questo stile si può portare il lettore a conoscenza di molte notizie e aneddoti e rendere la narrazione ricca di avvenimenti ma tra gli svantaggi si nota il fatto che in questo modo la narrazione risulta più inefficace e meno avvincente.

 

Tecniche di narrazione:

In questo romanzo prevale sicuramente il discorso indiretto, compare solo raramente il discorso diretto. Vi è qualche termine dialettale difficilmente comprensibile.

 

Narratore:

Il narratore è esterno alla vicenda, in quanto la giornalista si limita a raccontare i fatti come sono avvenuti.

 

Commento:

La lettura del libro è stata molto utile ed interessante ma soprattutto istruttiva perché racconta di un uomo al quale ispirarsi poiché ha avuto il coraggio di andare contro la mafia. Il libro racconta in modo molto dettagliato gli avvenimenti anche se in alcuni punti diventa lievemente noioso e poco avvincente perché si sofferma troppo su piccoli particolari. Nel complesso il testo risulta scorrevole e dalla trama semplice e non confusa.

Durante la lettura colpisce sicuramente la dura realtà mafiosa e le condizioni in cui si vive a Brancaccio.

Questo libro fa riflettere sulla condizione di vita in alcune zone del meridione.

Sarebbe un grave errore dimenticare un omo come Pino Puglisi: un piccolo prete dal cuore grande.

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