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Autonomia e territorio

di Luigi Gaudio

Autonomia

La scuola autonoma

• Era già prevista nell’articolo 21 della legge n. 59 del 1997
• È stata precisata dal DPR 08/03/1999 n. 275, regolamento che reca tutte le norme in materia di autonomia delle istituzioni (profili organizzativi e gestionali)

Autonomia funzionale

• Le istituzioni scolastiche sono espressione di autonomia funzionale. Questa terminologia adottata nel Regolamento dell’autonomia è stata interpreta variamente, in senso positivo o negativo. Comunque, ciò implica che l’autonomia delle scuole non è assoluta, in quanto non vi è, per esempio, la scelta del personale

Autonomia scolastica

• L'autonomia scolastica è la capacità giuridica delle singole scuole, riconosciuta dalla legge, di progettare e realizzare,
• coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con le caratteristiche specifiche degli alunni, ma anche, in certi casi, degli adulti, sotto forma di educazione permanente,
• interventi di educazione, formazione ed istruzione, mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti e alla domanda delle famiglie,
• e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento al fine di garantire ai soggetti coinvolti il successo formativo, mediante l'impiego delle indispensabili risorse umane, finanziarie e strutturali.

Quando una scuola è autonoma?

• Una scuola si può definire autonoma se è in possesso:
• • di un capo di istituto che abbia ottenuto la qualifica dirigenziale;
• • della personalità giuridica.

Autonomia organizzativa

• L'autonomia organizzativa riguarda:
• • l'adattamento del calendario scolastico;
• • la programmazione plurisettimanale dell'orario del curricolo in non meno di 5 giorni settimanali e nel rispetto del monte ore annuale previsto per le singole discipline e attività obbligatorie;
• • l'impiego flessibile dei docenti nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali opzioni metodologiche ed organizzative adottate nel P.O.F.
• L’Autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche è finalizzata alla realizzazione della flessibilità, si esplica liberamente, anche mediante superamento dei vincoli in materia di unità oraria della lezione;
• dell‘ unitarietà del gruppo classe e delle modalità di organizzazione e impiego dei docenti, secondo finalità di ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali, in rapporto alle esigenze formative del territorio (es. l’adattamento del calendario scolastico di istituto)
• Il regolamento (275/99) chiarisce che l’Autonomia organizzativa si estende alle modalità di impiego dei docenti, sia pur nell’ambito di forme progettuali coerenti con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio e possibilità di adattamenti del calendario scolastico in sede di Piano dell’offerta formativa (art. 5 del regolamento).

Limiti all’Autonomia organizzativa

• 1. i giorni di attività didattica annuale previsti a livello nazionale
• 2. la distribuzione della attività didattica in non meno di cinque giorni settimanali;
• 3. il rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio dei docenti.

Autonomia organizzativa

• In questo quadro rientrano nella Autonomia organizzativa dei singoli istituti:
• possibili adattamenti del calendario scolastico;
• organizzazione flessibile dell’orario complessivo del curricolo;
• diversificazione delle modalità di impiego dei docenti.

Autonomia didattica

• L’Autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere.
• Essa si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralità di opzioni metodologiche;
• e in ogni iniziativa che sia espressione di libertà progettuale, compresa l'eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli studenti
• Nell’esercizio dell’autonomia scolastica le istituzioni scolastiche possono
– Attivare percorsi didattici individualizzati (stesso programma di studio, con modalità diverse, mentre i percorsi personalizzati prevedono diversi programmi)
– Aggregare le discipline in aree o ambiti disciplinari
– Definire unità di insegnamento delle lezioni non coincidenti con l’unità oraria
• L’Autonomia didattica comporta la scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralità di opzioni metodologiche, con libertà progettuale, di definizione dell’offerta formativa, inclusa l'eventuale offerta di insegnamenti opzionali.
• Comporta, altresì, il concorso delle istituzioni scolastiche nella definizione del curricolo obbligatorio.
• Il curricolo, come definito all’art. 8 del Regolamento di cui al DPR 8 marzo 1999, n. 275 è la rappresentazione dei singoli percorsi effettivamente costruiti dalla singola istituzione scolastica, personalizzato attraverso l’uso degli strumenti di flessibilità.
• Il curricolo tuttavia si compone di una quota stabilita in sede nazionale dal Ministero della Pubblica Istruzione e di una quota integrativa stabilita dai singoli istituti sulla base degli indirizzi fissati dalla Regione.
• Il Ministro della Pubblica Istruzione definisce, fra l’altro, per i diversi tipi e indirizzi di studio gli obiettivi generali e specifici de processo formativo e le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale (cfr. art. 8 del DP 275/’99).
• Le istituzioni scolastiche determinano invece, nel Piano dell'offerta formativa il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata (D.M. 28 dicembre 2005) che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte (cfr. art. 8 del DP 275/’99).

• Il regolamento (275/99), in particolare, valorizza l’Autonomia delle istituzioni scolastiche ai fini della definizione e realizzazione del Piano dell’offerta formativa (art. 4 del regolamento).
• L'autonomia didattica si esercita nel rispetto delle seguenti "tre libertà":
• • la libertà di insegnamento;
• • la libertà di scelta educativa delle famiglie;
• • il diritto ad apprendere degli alunni.
• Lo scopo è il perseguimento delle finalità generali del sistema nazionale di istruzione, promuovendo la crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscendo e valorizzando le diversità e le potenzialità di ciascuno.

• Lo strumento principale nel quale si traduce e si caratterizza l’Autonomia didattica è il Piano dell’offerta formativa.

Piano Offerta Formativa

• Il Piano dell’offerta formativa è il documento pubblico costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche
• Il POF, come detto nel DPR 275 del 1999, è la carta di identità dell'istituto, quindi deve contenere:
• Il Piano è predisposto dalle singole istituzioni scolastiche, in aderenza con le istanze provenienti dal territorio, ed è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola.
• Il Piano è il progetto di studio e di formazione, curricolare ed extracurricolare, che ogni scuola propone e si impegna a predisporre in favore della collettività scolastica.
• Il Piano è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all’atto dell’iscrizione.
• A questo riguardo, tuttavia, va precisato che il Piano dell’offerta formativa elaborato dai singoli istituti deve tenere conto delle indicazioni generali elaborate dal Ministero.
• Il Ministero della Pubblica Istruzione stabilisce gli obiettivi generali e specifici del processo formativo e le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale,
• Il MIUR stabilisce anche l’orario obbligatorio annuale complessivo e gli standard relativi alla qualità del servizio, gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni, il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi (D.M. 22 maggio 2007 n. 42 e D.M. 3 ottobre 2007 n. 80) (articolo 8 del Regolamento).
• Conseguentemente le istituzioni scolastiche determinano, nel Piano dell’offerta formativa il curricolo obbligatorio, in modo da integrare quanto già indicato a livello nazionale ed eventualmente ampliando il piano dell’offerta formativa (art. 8 del regolamento).
• Il Piano dell’offerta formativa comprende due parti:
• la prima centrata sulla costruzione dei curricoli (vedi art. 8 del Regolamento 8 marzo 1999, n. 275);
• una seconda riservata ai criteri di organizzazione ed erogazione del servizio di insegnamento.
• Il Piano dell’offerta formativa descrive così l’intera realtà didattica della scuola, sia in termini di organizzazione e regole della didattica, che di corsi di studio attivati, che di curricoli.
• Il regolamento 275/’99 chiarisce, poi che, all’interno dell’Autonomia didattica è compresa la regolamentazione dei tempi di insegnamento e delle attività scolastiche, con possibilità di individuare forme di flessibilità, fra cui l’articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività;
• la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione, l’attivazione di percorsi didattici individualizzati o per gruppi, l’aggregazione di discipline in aree e ambiti disciplinari.
– le finalità generali dell'istituzione scolastica
– gli obiettivi delle scelte in ambito curricolare, metodologico e organizzativo
– la definizione delle risorse umane
– la definizione delle risorse materiali
– la durata temporale
– le modalità delle verifiche dei risultati (es, certificazioni esterne)

Predisposizione del POF

• Il POF è elaborato dal Collegio Docenti e adottato dal consiglio di Circolo/Istituto e dal Dirigente Scolastico, ma predisposto con la partecipazione di tutte le componenti dell'Istituzione scolastica

Ampliamenti al POF

• Gli ampliamenti dell'offerta formativa tengono conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali
• Il DS deve redigere un modello di Scheda Progetto, cui tutti i referenti dei progetti devono attenersi, che contenga le seguenti voci

Modello Scheda Progetto

• Titolo, Responsabile, Premessa, Finalità, Obiettivi misurabili, Modalità di realizzazione e fasi di svolgimento, Destinatari, Soggetti coinvolti, Risorse umane, Risorse materiali, Risorse finanziarie;
• Ore di insegnamento di personale interno, Ore di coordinamento di personale interno, Personale esterno autorizzato, Personale ATA;
• Ore eccedenti, Attrezzature, Materiali di consumo, Affitti, Noleggi, Tempi e durata, Risultati attesi/prodotti, Modalità di monitoraggio e verifica

Funzioni strumentali POF

• Per valorizzare le professionalità e l'impegno aggiuntivo degli insegnanti e per la realizzazione del piano dell'offerta formativa il secondo CCNL 1998/2001 ha introdotto, in tutti gli ordini e gradi di scuola le "funzioni obiettivo", oggi trasformate in “funzioni strumentali al piano dell'offerta formativa.
• Le funzioni strumentali sono identificate con delibera del collegio dei docenti in coerenza con il piano dell'offerta formativa, cioè in relazione alle concrete esigenze del POF e non più in riferimento ad aree astrattamente precostituite come accadeva in passato con le funzioni-obiettivo.
• Il collegio dei docenti definisce criteri di attribuzione, il numero e i destinatari delle funzioni strumentali, nel numero, svincolato da ogni indicazione ufficiale, non rientra il collaboratore vicario
Funzioni strumentali POF
• Il collegio designa i docenti cui affidare gli incarichi con delibera motivata.
• Non possono essere incaricati i docenti che svolgono orario a tempo parziale o sono autorizzati allo svolgimento della libera professione.
• Gli incarichi sono conferiti dal dirigente scolastico. A fine anno scolastico e non oltre il mese di giugno il collegio esprime una valutazione ai fini della conferma degli incarichi, in occasione della verifica del P.O.F., sulla base della relazione redatta da ciascun insegnante incaricato della funzione e delle indicazioni del capo d'istituto.

Fondo Istituzione Scolastica

• Retribuisce le prestazioni del personale (docente e non docente) per sostenere il processo di autonomia scolastica

POF e curricolo

• Nel POF viene definito il curricolo in relazione ai bisogni formativi individuali e alle caratteristiche del contesto territoriale
• La determinazione del curricolo, infatti, tiene conto delle esigenze degli alunni, e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio.

• Il Ministero dell’Istruzione definisce gli obiettivi generali e specifici, le discipline uguali per tutti, l’orario obbligatorio annuale e i limiti di flessibilità nonché gli standard relativi alla qualità del servizio
• La quota nazionale del curricolo garantisce il carattere unitario del sistema di istruzione

• Alle scuole è riservata una quota del curricolo in modo da valorizzare il pluralismo culturale e territoriale, nel rispetto delle diverse finalità della scuola dell'obbligo e della scuola secondaria superiore

• Un passaggio importante sulla definizione dei curricoli sono state le Indicazioni per il curricolo del primo ciclo

• 1. Dai programmi ministeriali si è passati alla programmazione per obiettivi (Teoria del mastery learning e tassonomie di Bloom), da cui derivano la pratica della programmazione e delle unità didattiche

• 2. Dalla programmazione per obiettivi si è passati alla programmazione per competenze e dalle unità didattiche si è passati alle Unità Di Apprendimento (in queste ultime l’attenzione si è spostata dall’insegnamento-obiettivi-docenti all’apprendimento-competenze-studenti)

• Occorre che non si aspetti la fine dell’anno, magari costretti dalla stesura del certificazione delle competenze, per pensare ad una didattica per competenze, ma all’inizio dell’anno scolastico in sede di predisposizione del POF

• L'autonomia, pertanto, si esprimerà completamente nella definizione del "curricolo", cioè del piano di studi, che deve risultare coerente con gli obiettivi "generali ed educativi" dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale
• (a norma del successivo art. 8 del regolamento) e riflettere le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale.
• Nel rispetto del monte ore stabilito a livello nazionale, ogni istituzione scolastica compone il quadro unitario in cui sono indicate le discipline e le attività fondamentali definite a livello nazionale, le discipline fondamentali alternative tra di loro, le discipline integrative, nonché gli "spazi di flessibilità".

Curricolo

• La struttura del curricolo, quindi, si articola in tre livelli che integrano decisioni centrali e periferiche:
• 1. una parte prescrittiva, con le attività e le discipline fondamentali, il monte orario annuale da dedicarvi, gli obiettivi e gli standard d'apprendimento, determinati a livello nazionale;
• 2. una parte opzionale, (comprendente attività e discipline tra loro alternative) che integra obbligatoriamente il curricolo, lasciato all'autonoma determinazione delle scuole, con una pluralità di offerte tra le quali gli alunni hanno il dovere di scegliere;
• 3. una parte facoltativa, con l'arricchimento del curricolo attraverso attività aggiuntive, programmate e realizzate anche con l'accordo dei soggetti esterni alla scuola (enti locali/agenzie formative, ecc.)
• E' nel curricolo che si salda e si risolve quella che molti avevano indicato come l'antinomia dell'art. 21: come valorizzare la specificità del territorio e la diversificata domanda formativa, garantendo nel contempo il carattere unitario e nazionale della formazione?

Flessibilità

• L'esercizio della flessibilità riguarda:
• • l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina (con conseguente superamento del vincolo settimanale);
• • la definizione di unità d'insegnamento (unità didattiche) non coincidenti con l'unità oraria;
• • l'espletamento della lezione (con possibilità di utilizzazione degli spazi residui per integrazioni, arricchimenti e approfondimenti);
• • l'attivazione di percorsi didattici individualizzati; l'articolazione modulare di gruppi di • alunni, provenienti dalla stessa o da diverse classi; l'aggregazione delle discipline in aree/ambiti disciplinari.
• Articolazione modulare dei gruppi di alunni (momentanea modulazione dell’insostituibile gruppo classe, ai fini del recupero o dell’arricchimento culturale) i tempi di insegnamento (più vicino ai ritmi di apprendimento)

Curricolo nazionale (core curriculum)

• Il Ministero definisce:
• • gli obiettivi generali del processo formativo;
• • gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle "competenze" degli alunni (competenze intreccio di conoscenze e abilità/capacità -"sapere" e "saper fare");
• • le discipline e le attività costituenti la quota nazionale del curricolo e il relativo monte ore annuo;
• • l'orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli, comprensivo della quota nazionale obbligatoria e della quota obbligatoria riservata alle scuole;
• • i limiti di flessibilità temporale per le compensazioni tra le discipline;
• • gli standard di qualità del servizio;
• • gli indirizzi generali per la valutazione degli alunni e il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi.

Curricolo obbligatorio

• Il curricolo che gli alunni devono attuare è la somma di:
• Curricolo nazionale
• Curricolo opzionale (parte del curricolo obbligatorio scelto dalla scuola)
• Curr. nazionale + opzionale = obbligatorio

Discipline e attività facoltative

• Si aggiungono al curricolo obbligatorio
• La loro frequenza non è obbligatoria

Discipline e attività integrative

• Si aggiungono al curricolo obbligatorio
• La loro frequenza è obbligatoria, poiché fanno parte del curricolo opzionale scelto dalle scuole

Quota 20 % curricolo

• Il Decreto Ministeriale 47/2006 stabilisce che la quota del 20% del curricolo è appannaggio delle istituzioni scolastiche autonome.

Autonomia di ricerca

• L’Autonomia di sperimentazione e di ricerca, consentita a tutte le scuole, riguarda:
• a. la progettazione formativa e la ricerca valutativa;
• b. la formazione e l'aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico;
• c. l'innovazione metodologica e disciplinare;
• d. la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e sulla loro integrazione nei processi formativi;
• e. la documentazione educativa e la sua diffusione all'interno della scuola;
• f. gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici (I materiali prodotti dalla scuola nell’attività di ricerca possono essere scambiati con altre scuole ed enti di ricerca);
• g. l'integrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, d'intesa, con i soggetti istituzionali.

Progetti di ricerca
Le singole scuole, le regioni, gli enti locali e gli altri soggetti interessati possono proporre al Ministero la promozione di iniziative finalizzate all'innovazione.
Quando le iniziative sperimentali sono caratterizzate da una modifica dell'assetto curricolare tale da non ricadere nella flessibilità consentita alle scuole è necessario richiedere l'autorizzazione al Ministero. Su questi progetti è anche previsto il parere del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione.
L'istituzione di sperimentazioni è strettamente legata al riutilizzo nell'ambito dell'intero sistema scolastico degli eventuali risultati positivi raggiunti.

Sperimentazioni
Alcune scuole, come già in passato, possono essere configurate come scuole sperimentali. I titoli conseguiti presso queste scuole sono equivalenti ai titoli ottenuti presso scuole con un corrispondente curricolo di ordinamento.
Ad oggi la legge 6 agosto 2008 n. 133 prevede all’art. 64, comma 4, lett. B la ridefinizione dei curricoli di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali. Ciò inciderà in fase di regolamentazione sulle sperimentazioni attuali.

Formulazione degli obiettivi
Nel POF devono essere chiariti gli obiettivi delle scelte effettuate in ambito curricolare, metodologico ed organizzativo.
Nel POF devono essere indicate le aree di intervento pedagogico didattico e le modalità organizzative dell’erogazione del servizio di istruzione e formazione.
Devono essere inoltre indicate le modalità di valutazione e di verifica dei risultati di apprendimento.
La progettazione espressa nel POF tiene conto delle risorse a disposizione della scuola che saranno utilizzate nel Programma annuale in termini di efficacia, efficienza ed economicità.
Le risorse messe a disposizione della scuola hanno come unico vincolo quello di essere utilizzate in funzione degli obiettivi del POF.

Autonomia amministrativo-contabile

• L’Autonomia amministrativo-contabile è la disponibilità delle singole scuole di risorse proprie, assegnate dallo stato e dagli enti locali ed incrementabili attraverso la valorizzazione delle strutture anche, fra l’altro, per iniziative extracurricolari, sponsorizzazioni e contributi, autonomamente gestibili, nelle finalità istituzionali.
• Parlando di Autonomia, conviene accennare ad argomenti che toccheremo più approfonditamente nella prossima lezione, dedicata in modo più specifico al bilancio delle scuole
• Di per sé, conseguenza necessaria della previsione del riconoscimento ai singoli istituti della Autonomia e della personalità giuridica è il riconoscimento agli stessi dell’Autonomia finanziaria.
• Il comma 5 dell’art. 21 della L. 59/97 ha previsto che i singoli istituti, al conseguimento della personalità giuridica, abbiano una «dotazione finanziaria essenziale costituita dall'assegnazione dello Stato per il funzionamento amministrativo e didattico».
• Gli stanziamenti sono ripartiti dal Ministero della Pubblica Istruzione secondo due flussi
• 1 - assegnazione attraverso finanziamento diretto ai sensi del D.M. n. 21/2007 relativamente al cap. 1203 “Fondo per le competenze dovute al personale delle istituzioni scolastiche, con esclusione delle spese per stipendi del personale a tempo indeterminato e determinato” e al cap. 1204 “Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche”;
• 2 - assegnazione su base regionale attraverso l’USR e quindi assegnati, dopo essere stati suddivisi su base provinciale o sub provinciale, ai singoli istituti, dai dirigenti degli uffici periferici dell'amministrazione scolastica.
• La dotazione si suddivide in assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa ed è senza altro vincolo di destinazione che quello dell'utilizzazione prioritaria per lo svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e di ciascun indirizzo di scuola.
• Il regolamento chiarisce poi che l’assegnazione ordinaria ha carattere uniforme e risponde a parametri fissi, quali numero di studenti e tipologia di studi.
• L'assegnazione perequativa ha invece natura integrativa, per fare fronte a istituti in difficoltà economica e supplire a disomogeneità territoriali.
• Nel contempo la legge 59/97 promuove il ricorso dei singoli istituti all’ "autofinanziamento".
• In quest’ottica, il Regolamento abroga le disposizioni che prevedono autorizzazioni preventive per l'accettazione di donazioni, eredità e legati da parte delle istituzioni scolastiche".
• Sempre in tale finalità, il regolamento, specifica, enfaticamente, che l’assegnazione della dotazione in esame non esclude l'apporto di ulteriori risorse finanziarie da parte dello Stato, delle regioni, degli enti locali, di altri enti e di privati per l'attuazione di progetti promossi e finanziati con risorse a destinazione specifica.
• Nel D.I. 1° febbraio 2001 n. 44 si specifica che punti salienti della gestione finanziaria sono:
• la gestione per competenze (art. 2);
• l’esercizio finanziario su base annuale per anno solare (art. 2);
• la gestione della spesa sulla base di programma annuale (art. 2);
• l’obbligo di utilizzo di istituto cassiere (art. 16);
• la possibilità di utilizzare le strutture scolastiche per lo svolgimento di attività e la vendita di beni e servizi a favore di terzi, con vantaggio economico dell’istituto (art. 21);
• l'obbligo di tenuta di scritture contabili (titolo III);
• la piena capacità negoziale, esercitarsi nelle procedure di legge (art. 31);
• l'individuazione della procedura ordinaria di contrattazione, per gli importi eccedenti 2000 euro sulla base delle offerte di almeno tre ditte direttamente interessate (art. 34);
• l'individuazione di una serie di contratti certamente rientranti nella capacità negoziale degli istituti (Capo II, contratti di insegnamento, di sponsorizzazione, di fornitura di siti informatici) comodato, mutuo, locazione finanziaria e numerosi altri).

Competenze istituzioni scolastiche

• «A decorrere dal 1° settembre 2000 alle istituzioni scolastiche sono attribuite alcune funzioni già di competenza dell'amministrazione centrale e periferica» (art. 14 del D.P.R. n. 275 del 1999), in particolare:
Competenze istituzioni scolastiche
• Carriera scolastica degli alunni (iscrizioni, frequenze, certificazioni, documentazione, valutazione, riconoscimento degli studi compiuti in Italia e all'estero, la valutazione dei crediti e debiti formativi);
• Gestione del bilancio e dei beni e alla stipula dei contratti (secondo le modalità che dovranno essere stabilite in apposito regolamento non ancora emanato, ma di cui si allega in sede di documenti una bozza attualmente in avanzata fase di discussione);
• Stato giuridico ed economico del personale, tranne:
– formazione delle graduatorie permanenti;
– reclutamento del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario con rapporto di lavoro a tempo indeterminato;
– mobilità esterna alle istituzioni scolastiche.

Personalità giuridica

• Per "personalità giuridica” si intende, la "titolarità di posizioni giuridiche attive e passive”.
• La personalità giuridica era solo di alcuni istituti superiori tecnici e professionali
• Essa è prevista nell’articolo 21 della legge n. 59 del 1997
• Si è attuata nelle scuole di ogni ordine e grado a partire dal 1° settembre 2000

Attribuzione personalità giuridica: Dimensionamento

• Secondo La previsione normativa dell’articolo 21 della L. 59/1997 l’Autonomia scolastica è stata attuata innanzitutto attraverso il riconoscimento della personalità giuridica a tutte le scuole che hanno raggiunto entro e non oltre il 31 dicembre 2000 i parametri stabiliti dal DPR 18 giugno 1998, n.233.

Dimensionamento

• DPR 18 giugno 1998, n. 233 recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche;
• Il raggiungimento delle dimensioni ottimali delle scuole garantisce l’efficace esercizio dell’Autonomia, dà stabilità nel tempo alle stesse istituzioni ed il peso istituzionale necessario per interloquire con le comunità locali ed offrire alle stesse una pluralità di scelte, articolate sul territorio, che agevolino l'esercizio del diritto all'istruzione.
• «L’Autonomia […] è riconosciuta alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ivi comprese quelle già dotate di personalità giuridica, che raggiungono dimensioni idonee a garantire l'equilibrio ottimale tra domanda di istruzione e organizzazione dell'offerta formativa».
• Le Dimensioni sono stabilite in una popolazione scolastica, consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni riducibili, nelle piccole isole e nei comuni montani o in altre situazioni particolari, a 300 alunni.
• Se le singole scuole non raggiungono gli indici di riferimento indicati, si procede alla loro unificazione orizzontale, con le scuole dello stesso grado comprese nel medesimo ambito territoriale o verticalmente in istituti comprensivi.
• Al fine del raggiungimento delle dimensioni su riferite, le regioni e le provincie predispongono ed approvano il piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche (art. 3 del Regolamento n. 233/1998).
• I dirigenti dell'amministrazione scolastica periferica hanno adottato i provvedimenti conseguenti, ivi compresi quelli di riconoscimento dell'Autonomia alle singole istituzioni scolastiche e di attribuzione della personalità giuridica alle istituzioni scolastiche che ne erano prive.
• Attualmente la riorganizzazione della rete scolastica è oggetto del d.p.r. n. 81/2009 recante «Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane nella scuola» ai sensi dell’art. 64, della legge 133 del 2008
• Non sarebbe stato possibile avviare l'autonomia scolastica senza avere ridisegnato e razionalizzato la rete delle scuole (DPR 18 giugno 1998 n. 233)
• La razionalizzazione ha ragione d’essere per motivi funzionali, didattici, di ottimizzazione dei costi e delle risorse umane, ma, soprattutto, per assicurare a tutti gli alunni quella molteplicità di servizi che solo le unità di una certa dimensione consentono di offrire.

Razionalizzazione orizzontale

• Istituzione di comprensori scolastici di più scuole dello stesso livello, ognuno sotto un unico dirigente, aventi alla base una popolazione scolastica, accertata come stabile nell'ultimo quinquennio, da 500 a 900 alunni.

Razionalizzazione verticale

• Istituzione di comprensori scolastici di livello integrato. Per esempio:
• 1 - Istituti Comprensivi (elementari più medie, eventualmente più scuole dell’infanzia)
• 2 - Istituti Omnicomprensivi (elementari più medie, più superiori)

Dimensionamento DPR 233/1998

• Ovviamente, la legge prevede eccezioni per le piccole isole, per i comuni montani e per le aree contraddistinte da specificità etniche o linguistiche.

Dimensionamento L.133/2008

è intervenuto sulla disciplina l’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il quale dopo il comma 6 ha inserito il seguente comma:
• Art. 64 Legge 133/2008:
• I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali, devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica
• Il PCM, su proposta del MEF, di concerto con il MIUR, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica.

Dimensionamento L.111/2011

• Da ultimo è intervenuto l'art. 19  della L.111/2011 sulla manovra economica, che modifica certi parametri, obbligando la costituzione di istituti comprensivi che eliminano la separazione fra circoli didattici e scuole medie, portando negli stessi a 1000 il tetto degli studenti per l'ottenimento dell'autonomia e a 500 per quelle ISA su piccole isole o comuni montani. Per quelle istituzioni che non raggiungono tali requisiti non è prevista la figura dirigenziale e le stesse verranno affidate ad un reggente.

La scuola dell’autonomia: USR

• Con la scuola dell’autonomia sono soppressi i vecchi provveditorati, e le loro attribuzioni sono ripartite tra le istituzioni scolastiche (es. ricostruzioni di carriera) e gli Uffici Scolastici Regionali (es. nomine supplenze annuali).

La scuola dell’autonomia: ANSAS

• ANSAS (ex-Irre e Indire) = Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica
• Si tratta di un’Agenzia che supporta lo sviluppo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, mediante ricerca didattica, aggiornamento, formazione, ecc …

ANSAS

• La Legge Finanziaria 2007 n. 296/2006 ha istituito l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica che subentra all’Indire e agli Irre regionali.
• Istituita «Allo scopo di sostenere l’autonomia delle istituzioni scolastiche nella dimensione dell’Unione europea ed i processi di innovazione e di ricerca educativa nelle medesime istituzioni, nonché per favorirne l’interazione con il territorio, è istituita, presso il Ministero della Pubblica Istruzione.
• L’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica ha sede a Firenze, articolata, anche a livello periferico, in nuclei allocati presso gli uffici scolastici regionali ed in raccordo con questi ultimi.

Compiti ANSAS

• a) ricerca educativa e consulenza pedagogico – didattica:
• b) formazione e aggiornamento del personale scolastico;
• c) attivazione di servizi di documentazione pedagogica, didattica e di ricerca e sperimentazione;
• d) partecipazione alle iniziative internazionali nelle materie di competenza;
• e) collaborazione alla realizzazione delle misure di sistema nazionali in materia di istruzione per gli adulti e di istruzione e formazione tecnica superiore;
• f) collaborazione con le regioni e gli enti locali.

Nuclei ANSAS

• L’Agenzia è articolata, anche a livello periferico, in nuclei allocati presso gli uffici scolastici regionali ed in raccordo con questi ultimi, con le seguenti funzioni:
• a) ricerca educativa e consulenza pedagogico- didattica;

Compiti Nuclei ANSAS

• b) formazione e aggiornamento del personale scolastico;
• c) attivazione di servizi di documentazione pedagogica, didattica e di ricerca e sperimentazione;
• d) partecipazione alle iniziative internazionali nelle materie di competenza;
• e) collaborazione alla realizzazione delle misure di sistema nazionali in materia di istruzione per gli adulti e di istruzione e formazione tecnica superiore;
• f) collaborazione con le regioni e gli enti locali.

Organizzazione ANSAS

• L’organizzazione dell’Agenzia, con articolazione centrale e periferica, dovrà essere definita con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300
• A seguito del subentro dell’Agenzia nelle funzioni e nei compiti svolti dagli Istituti regionali di ricerca educativa (IRRE), gli IRRE stessi sono stati soppressi.

Ansas L.111/2011

Il DL 98/2011, convertito in legge con la L.111/2011 sulla manovra economica stabilisce l' estinzione dell'ANSAS a partire dal 1° settembre 2012, data in cui torna ad essere operativo l'INDIRE.

Scuola e territorio

• Il Dirigente scolastico è tenuto ad attivare rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio
• Non “può” attuare, ma “è tenuto” ad attuare
• Il DPR 156/1999 definisce "attività scolastiche a tutti gli effetti", e perciò anche ai fini dell'ordinaria copertura assicurati INAIL, «tutte le attività organizzate dalle istituzioni scolastiche sulla base di progetti educativi, anche in rete o in partenariato con altre istituzioni e agenzie del territorio...».
• Siamo in presenza di un'altra rivoluzione copernicana rispetto al tradizionale rapporto scuola territorio: non è più la scuola che si proietta verso il territorio, ma è quest'ultimo che "entra" nel scuola e interagisce con essa.

Accordi di rete

• Con le altre scuole (reti di scuole), con gli enti locali e con le realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio, la scuola può stipulare protocolli di intesa, convenzioni, consorzi, ecc...

• Gli accordi di rete si differenziano dalle reti di scuole perché contengono almeno un soggetto che non sia una istituzione scolastica
• L’organo competente ad assumere decisioni in merito all’adesione a reti di scuole è il Consiglio di istituto

Reti di scuole

• Sono Scuole che hanno stretto tra loro particolari accordi
• In base al regolamento dell’autonomia (DPR 275/1999), le istituzioni scolastiche possono aderire ad accordi di rete che devono prevedere, tra l’altro, l’organo responsabile della gestione delle risorse professionali e finanziarie messe a disposizione della rete.

• Gli accordi con altre scuole possono riguardare diversi aspetti, organizzativi e didattici (es. utilizzo di aule e laboratori, aggiornamento dei docenti, adesione a progetti con il territorio, ecc…)

• Gli accordi con altre scuole possono riguardare diversi aspetti, organizzativi e didattici (es. utilizzo di aule e laboratori, aggiornamento dei docenti, adesione a progetti con il territorio, ecc…)

• Nella stipula dell’accordo, in base ai fini dell’accordo stesso, esso può andare da un minimo di impegno per i contraenti (protocollo di intesa) ad un massimo (consorzi).
• In mezzo le modalità più consuete (accordi di programma e convenzioni)

Associazionismo territoriale

• Il Dirigente scolastico svolge una importante funzione di sostegno e incentivazione dell’associazionismo territoriale
• I rapporti con il territorio consistono nell’insieme delle relazioni, delle comunicazioni, delle attività e degli scambi tra i vari gruppi sociali

La carta dei servizi

• La Carta dei servizi scolastici prevista dal DPCM del 07/06/1995 (in base al d.l. n. 163 del 1995 sulle carte dei servizi delle amministrazioni pubbliche),
– discende dalla legge 241/1990
– riguarda tutte le istituzioni scolastiche
– non è stata abrogata dalla normativa successiva

Patto educativo di corresponsabilità

• Fonte normativa:
• DPR 235 / 2007 - Regolamento recante modifiche ed integrazioni al DPR 249/1998, concernente lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria
• Procedimento per l’elaborazione del Patto:
1 - Composizione da parte del Dirigente Scolastico di un organo di garanzia, di cui fanno parte due docenti, due genitori e due studenti.
2 - Contenuti qualificanti del 'patto':
Fa parte integrante del Patto Educativo della nostra scuola il Regolamento di Istituto. Il taglio particolare dato dal nostro dirigente è quello infatti della maggiore serietà e del rispetto delle regole.
3 - Reazioni dei genitori alla richiesta di sottoscrizione:
I genitori e gli studenti presenti nell'organo di garanzia hanno molto apprezzato il lavoro svolto dai docenti, e hanno sostanzialmente condiviso i contenuti espressi nella bozza del patto.
4 - Eventuali criticità riscontrate e stesura definitiva del patto, sottoscritto dai membri dell’organo di garanzia, in rappresentanza di tutte le componenti

Diritti e doveri degli Studenti

• I Diritti e doveri degli studenti sono stabiliti dalla legge 297 del 1994 e dallo Statuto delle studentesse e degli studenti
• Sanzioni disciplinari (regolamento di disciplina degli alunni - Consiglio di Istituto)

Partecipazione degli Studenti

• Assemblee studentesche
• Gli studenti delle scuole superiori eleggono i loro membri
– Nel consiglio di istituto
– Nel consiglio di classe
– Nella Consulta Provinciale Studentesca

Associazioni studentesche

• Il DPR 156/1999 estende alle associazioni studentesche l'applicabilità delle norme del codice civile sulle associazioni non riconosciute e la destinazione di apposite risorse finanziarie per l'organizzazione e il funzionamento delle Consulte provinciali degli studenti
• L’art. 6 del DPR 13 febbraio 2001 n. 105 e poi sostituito dall’art. 2 del DPR 23 dicembre 2005 n. 301 ha previsto il Forum nazionale delle associazioni studentesche.

Consulte provinciali degli studenti

• Le Consulte provinciali degli studenti hanno una specifica connotazione istituzionale ed un proprio assetto ordinamentale:
• Due studenti eletti per ogni istituto secondario superiore della provincia
• Fondi e sede presso gli Ambiti Territoriali della Provincia (ex provveditorati)

Diritto/dovere delle Famiglie

• Le famiglie esercitano il diritto/dovere all’educazione e all’istruzione, come sancito dall’art. 30 della Costituzione

Partecipazione delle Famiglie

• Assemblee dei genitori (aperte a tutti genitori della scuola)
• Comitato dei genitori (riunione solo dei genitori eletti negli organi collegiali)
• Associazioni di genitori (con vari statuti e rapporti di collaborazione con la istituzione scolastica)

Associazioni genitori

• L’art. 3 del DPR 23 dicembre 2005 n. 301 ha previsto il Forum nazionale delle associazioni dei genitori.

Scuola e accoglienza

• Occorre progettare, all'interno del POF, le attività di
– Orientamento in entrata
– Accoglienza
– Orientamento in uscita

Organi collegiali

• Le competenze degli organi collegiali, prima dettate dai Decreti del 1974, sono state ribadite nel testo unico D.Lgs 297 del 1994
• La Riforma degli Organi collegiali, più volte auspicata, e prevista esplicitamente nelle norme di legge sull’autonomia, non è ancora stata attuata
• Distinzione all'interno della scuola fra
• organi di gestione (DS monocratico, non collegiale)
• organi di indirizzo (Consiglio della Istituzione scolastica)
• organi tecnici (Collegio dei docenti)

Consiglio di classe, interclasse e intersezione

• Il consiglio di intersezione, di interclasse e di classe (rispettivamente per la scuola materna, elementare ed istituti di istruzione secondaria)
• è composto dai docenti delle classi o delle sezioni o dei gruppi di classi parallele, nonché, in taluni casi, da un rappresentante dei genitori
Il Consiglio di classe, interclasse e intersezione
• ha competenze di proposta e coordinamento didattico, oltreché di valutazione finale degli alunni, nella scuola secondaria ed artistica

Collegio dei Docenti - composizione

• Il collegio dei docenti
• è composto da tutti gli insegnanti in servizio nel circolo o nell’istituto, con poteri di amministrazione attiva in ordine al funzionamento didattico della scuola

Collegio dei Docenti - funzioni

• ha poteri di proposta, per la formazione delle classi e lo svolgimento delle attività scolastiche, e di iniziativa, per attività di sperimentazione ed aggiornamento

Consiglio di istituto - composizione

• Il consiglio di circolo o di istituto e la giunta esecutiva, è composto da rappresentanti
• del personale insegnante
• del personale non insegnante
• dei genitori
• degli studenti

Consiglio di istituto - funzioni

• Le competenze del consiglio di istituto sono state ridefinite, di fatto attraverso l’emanazione del decreto interministeriale 1°febbraio 2001, n. 44 (regolamento di contabilità) e le nuove attribuzioni in materia di gestione al dirigente scolastico, secondo il principio della ripartizione delle funzioni (politica e di gestione)

Giunta esecutiva Cons. di Istituto

• Il consiglio di circolo o di istituto può eleggere nel proprio seno una Giunta esecutiva, competente per la predisposizione del programma annuale e del conto consuntivo

Comitato valutazione insegnanti

• il Comitato per la valutazione degli insegnanti, composto dal Preside e da due o quattro docenti, con funzione di valutazione del servizio dei docenti (per l’anno di formazione, per la riabilitazione, o su richiesta degli stessi docenti)

Riforma degli Organi Collegiali?

• Nel decreto di riforma DLgs 233/1999, il distretto scolastico e gli organi facenti capo allo stesso e il consiglio scolastico provinciale sono sostituiti dai Consigli scolastici Locali
• Vengono istituiti i Consigli Scolastici Regionali

Riforma organi collegiali

• Il : "Riforma degli organi collegiali territoriali" ha portato alla cessazione dal Il 1° settembre 2001 i Consigli Scolastici Distrettuali, i Consigli Scolastici Provinciali e il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione.
• Al loro posto sono subentrati:
• • i "Consigli Scolastici Locali" (che assorbiranno le attuali funzioni dei Consigli scolastici distrettuali e provinciali);
• • i "Consigli Regionali dell'Istruzione";
• • il "Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione“ (che assorbirà il CNPI).

Consigli scolastici locali

• I consigli scolastici locali, una volta costituiti, avranno competenze consultive e propositive nei confronti dell'amministrazione scolastica periferica e delle istituzioni scolastiche autonome
• Nel frattempo i Consiglio Scolastici Distrettuali e Provinciali eletti nel 1996 sono ancora in carica

Consiglio Naz.Pubbl. Istruzione

• Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI) è formato da trentasei componenti in rappresentanza del personale delle scuole statali, del mondo della cultura, delle regioni e delle scuole parificate (per approfondimento vedi gli art. 1 a 3 del D.lvo. 233 del 1999)
• È in carica ancora il CNPI eletto oltre 15 anni fa, che dovrebbe essere sostituito dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

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