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Ordinamenti scolastici

di Luigi Gaudio

Diritto comunitario
Regolamenti: fonti generali, immediatamente applicabili e vincolanti non solo per tutti gli Stati, ma anche per i loro cittadini poiché non richiedono alcuna normativa di trasposizione nazionale
Direttive: atti normativi finalizzati al raggiungimento di un determinato obiettivo che richiedono una trasposizione della normativa nazionale
Raccomandazioni e pareri: atti giuridici non vincolanti
Decisioni: atti individuali che non hanno carattere normativo, ma sono vincolanti, perché obbligano soggetti determinati a rispettarli. Non richiedono una normativa di applicazione nazionale.
Unione Europea

Funzioni e organizzazione dell’Unione Europea
Consiglio Europeo (capi di Stato o di governo)
Consiglio dell'Unione Europea (ministri)
Commissione Europea (indipendente dai governi dei singoli stati)
Parlamento Europeo

L’Unione Europea e la scuola
Sulla base dei trattati che ne regolano l’istituzione e il funzionamento, l’Unione Europea ha, in materia di istruzione, il potere di:Formulare raccomandazioni ed orientare le scelte dei Paesi membri
L’Unione Europea e la scuola
I sistemi scolastici degli Stati membri dell’Unione Europea, invece, sono di esclusiva competenza degli stati nazionali

Politiche europee sulla scuola
Libro bianco di Delors - 1993: La cultura e l'istruzione potrebbero permettere all'Europa di mantenere al competitività internazionale
Libro bianco di Cresson - 1995; Necessità di formare lavoratori qualificati (valorizzazione risorse umane)
Strategie di Lisbona per il 2010
 

Strategia di Lisbona
La strategia di Lisbona era basata su questo:
diventare l'economia basata sulla conoscenza più competiviva del mondo
6 Obiettivi Lisbona 2010
1 - aumento degli investimenti per l'istruzione
2 - dimezzare il tasso di abbandono scolastico
3 - aumento dei laureati in matematica e scienze
4 - aumento della popolazione fra i 25 e i 64 anni con un diploma
5 - dimezzare la percentuale di quindicenni con livelli bassi di competenze di lettura, matematica e scienze
6 - apprendimento per tutto l'arco della vita
 

Obiettivi Lisbona 2010
Nel 2008 vi è stata l’ultima verifica sistematica dei benchmark della strategia di Lisbona. Dal momento che gli obiettivi sono risultati lontani dal loro raggiungimento (es. la capacità di lettura dei quindicenni è diminuita), si è pensato di puntare a nuovi traguardi
 

8 competenze chiave
Raccomandazione del 2006 ai Governi degli Stati membri sulle competenze chiave
1 - comunicazione nella madrelingua
2 - comunicazione nelle lingue straniere
3 - competenza matematica e competenze di base in scienze e tecnologia
4 - competenza digitale
5 - imparare a imparare
6 - competenze interpersonali, interculturali e sociali, e competenza civica
7 - imprenditorialità
8 - espressione culturale
 

Programmi comunitari
Erasmus riguarda gli Gli Istituti di istruzione superiore e risponde alle esigenze didattiche e di apprendimento di tutte le persone coinvolte nell’istruzione superiore
Erasmus Mundus è un programma di mobilità e cooperazione nel settore dell’istruzione superiore, che promuove l’istruzione superiore europea, tramite la cooperazione con paesi terzi, per contribuire allo sviluppo sostenibile dell’istruzione superiore anche in tali paesi.
Comenius si occupa di sviluppare la conoscenza e la comprensione della diversità culturale e linguistica europea e del suo valore
Il programma Leonardo da Vinci (Leonardo) si rivolge all'istruzione e formazione professionale e cerca di:
sostenere il miglioramento della qualità e dell’innovazione nei sistemi e scuole IFP
incrementare l’attrattiva dell’IFP
sostenere coloro che partecipano ad attività di formazione
Il programma Socrates (oggi confluito nel LLP LifeLong Learnig Programme) intende fornire ai cittadini europei un'istruzione della massima qualità possibile e la possibilità di aggiornare continuamente le loro conoscenze per tutto l'arco della vita
Il programma settoriale Grundtvig risponde alle esigenze didattiche e di apprendimento delle persone coinvolte in ogni forma di istruzione degli adulti, nonchè degli istituti e delle organizzazioni che sono preposti a questo tipo di istruzione o lo agevolano.
 

Fondi strutturali
F.S.E. (FONDO SOCIALE EUROPEO) fornisce il proprio sostegno a misure volte a prevenire e combattere la disoccupazione, a sviluppare le risorse umane e l'integrazione sociale nel mercato del lavoro al fine di promuovere un elevato livello di occupazione, la parità tra uomini e donne, uno sviluppo duraturo e la coesione economica e sociale.
F.E.S.R. (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) partecipa al finanziamento di interventi allo scopo di promuovere la coesione economica e sociale attraverso la correzione dei principali squilibri regionali e la partecipazione allo sviluppo ed alla riconversione delle regioni.
Il quadro comunitario di sostegno è il documento di programmazione generale che ciascuno Stato fa dei fondi strutturali
 

Programmi comunitari
PON Programmi Operativi Nazionali
POR Programmi Operativi Regionali
I PON e i POR sono approvati dalla Commissione Europea con apposita Decisione.
I POR,  a valenza regionale, finanziano le azioni di intervento concernenti aree tematiche mirate allo sviluppo complessivo della Regione.
Le regioni europee coinvolte nei PON sono quelle con Pil inferiore al 75% della media europea. In Italia esse sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sicilia e Sardegna

Comparazioni Sistemi scolastici
OECD Education at glance
Eurydice: istituzione europea specificamente preposta allo studio dei sistemi e delle politiche di istruzione

L’ indagine PISA dell’ OCSE si svolge su un campione di quindicenni, ogni 3 anni – 2000, 2003, 2006, 2009, 2012, …
L’indagine accerta le competenze funzionali dei 15enni scolarizzati nella comprensione di lettura, matematica e scienze
 

Istruzione obbligatoria (obbligo scolastico) generalmente fino a 15/16 anni, tranne Danimarca (17 anni) e Paesi Bassi (18 anni)
Obbligo formativo generalmente fino a 18 anni, tranne in Italia (19 anni nelle scuole e 18 anni nel canale Istruzione e Formazione professionale)

La cosa che balza all’occhio, comparando le caratteristiche dell’obbligo nei paesi europei, è il fatto che, a partire dai 15 anni, in molti paesi europei è possibile espletare l’obbligo formativo non solo a scuola, ma anche presso altre strutture.
 

Il modello prevalente di insegnamento nella scuola primaria nella quasi totalità dei paesi europei è il modello del maestro unico più specialisti
 

Mi riferisco in particolare all’apprendistato formativo presso le aziende. Il rapporto fra scuola e azienda, infatti, in molti paesi europei, a differenza di quanto avviene in Italia, è più stretto e consolidato da tempo.
 

Sistema scolastico finlandese
Obbligo da 7 a 16 anni
Nella Scuola Superiore, dai 16 ai 19 anni, è fortemente presente l’opzionalità, (Lukio/Gymnasium)
Provocazione: noi esaminiamo i sistemi scolastici degli altri paesi per migliorare anche il nostro, se possibile, in prospettiva.
Siamo sicuri che facciamo bene a non far scegliere niente ai nostri ragazzi fino a 19 anni?
 

Sistema scolastico inglese
Obbligo da 4/5 a 16 anni
Il curriculum dell’istruzione obbligatoria è suddiviso in 4 cicli (Key stages)
Controllo:
Stato (Ispettori dell’ OFSTEAD) e autorità educative locali (LEAs)
domanda: siamo sicuri che il sistema della autonomia reale (che dà alle scuole una tale responsabilità che porta talvolta a chiuderle se non vengono raggiunti i risultati), e della accountability sia dovuto solo ad un fissazione anglosassone aziendalista?
 

Sistema scolastico tedesco
Le leggi in materia di istruzione sono di competenza dei 16 Länder
Istruzione obbligatoria: dai 6 anni fino a 15 o 16 anni a seconda dei Länder
Grundschule: 6-10 anni
Ci sono 3 tipi di scuola media:
Hauptschule (fino a 16 anni) scuola professionale
Realschule (fino a 16 anni) livello intermedio
Gymnasium (fino a 18/19 anni), il cui terminale Abitur, prerequisito per l’ammissione all’Università
domanda: siamo sicuri che il nostro sistema che prevede una scuola media unica, e assolvimento dell’obbligo nei percorsi di istruzione sia il migliore per combattere demotivazione e dispersione?
 

Sistema scolastico francese
Obbligo da 6 a 16 anni
6-11 anni istruzione primaria
11-15 anni istruzione secondaria inferiore
Nel sistema scolastico francese il “brevet” costituisce l’esame finale del college
In Francia il Ministero dell’educazione nazionale è l’organismo responsabile dell’educazione nazionale
16 anni istruzione secondaria superiore (primo anno del Lycée)
16 -18 tre anni di Lycée général e technologique
Al termine del Lycée gli studenti devono sostenere il baccalauréat
Domanda: i francesi hanno elaborato dettagliate rubriche di competenze, che hanno chiamato “zoccolo comune”; e l’Italia?
 

Sistema scolastico spagnolo
Le competenze legislative sono delegate alle 17 Comunidades autonomas
Il governo centrale stabilisce le discipline di base del curriculum (Enzeñanzas Mínimas)
Istruzione obbligatoria 6-16 anni
Istruzione obbligatoria 6-16 anni di cui
Educación primaria 6-12
Istruzione secondaria inferiore: 12-16 anni
Istruzione secondaria superiore:
16-18 anni di tipo generale (Bacchillerato), oppure:
Formación Profesional Especifica de grado medio
Provocazione: nel 2001 abbiamo devoluto alle regioni materie importanti non solo in materia di istruzione e formazione professionale, ma anche di istruzione e organizzazione scolastica. In Spagna, però, il decentramento scolastico non è rimasta solo una proposizione scritta sulla carta.
 

Sistema scolastico italiano
Iniziamo ad analizzare in modo molto più approfondito il nostro sistema, spiegando che fanno parte del sistema nazionale di istruzione (scuola pubblica) le scuole statali e le scuole riconosciute paritarie
 

La scuola paritaria

      La legge n. 62 ha individuato come obiettivo prioritario della Repubblica «... l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita»

      Il «Sistema nazionale di istruzione" è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali.

      Entro il Sistema in modo pluralista e svolgendo identiche funzioni operano, quindi, sia le scuole statali, sia le scuole private o di enti locali in possesso di requisiti necessari al riconoscimento della "parità».

      La parità non consiste esclusivamente nel potere di rilascio di titoli di studio aventi corso legale

      La scuola paritaria, infatti, eroga prestazioni destinate a rendere possibile la fruizione di un diritto civile quale è quello all'istruzione, assicurando in tal modo il "trattamento scolastico equipollente" cui fa cenno l'art. 33, comma 3, Cost.

      La stessa legge obbliga le scuole paritarie al rispetto dei principi costituzionali di cui all’art. 34 della Costituzione che sancisce la "scuola è aperta a tutti" ed individua i presupposti per il riconoscimento della parificazione.

      Fra tali presupposti sono un progetto educativo in armonia con i principi della costituzione, un piano dell’offerta formativa conforme agli ordinamenti ed alle disposizioni vigenti, l’attestazione della titolarità della gestione e la pubblicità dei bilanci, la disponibilità di personale docente abilitato.

      Ulteriore elemento di novità introdotto dalla legge in questione è la previsione di un piano straordinario di finanziamento alle regioni da utilizzare a sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l’istruzione, sussistendo tutte le ulteriori condizioni, sia nelle scuole statali che paritarie.

      La revisione del sistema di finanziamento delle scuole paritarie ipotizzata dalla legge finanziaria 2007 (commi 635 e 636) è stata progressivamente realizzata tramite vari decreti negli anni successivi.

      La circolare n. 75 del 18.9.2007, ha riguardato invece l’anagrafe nazionale delle scuole paritarie.

Organizzazione del MIUR

      Il Ministero è stato organizzato, mediante successivi regolamenti, l’ultimo dei quali è il DPR 20 gennaio 2009, n 17. secondo il modello costituito dai Dipartimenti.

      Esso si articola, a livello centrale in tre dipartimenti denominati

      1 - Dipartimento per l’istruzione;

      2 - Dipartimento per l'università, l'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e per la ricerca;

      3 - Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali.

      A livello periferico il Ministero della PI si articola negli Uffici scolastici regionali

Funzioni Dipartimento Istruzione

      definizione degli obiettivi formativi nei diversi gradi e tipologie di istruzione; organizzazione generale dell'istruzione scolastica, ordinamenti, curricula e programmi scolastici;

      stato giuridico del personale scolastico;

      definizione degli indirizzi per l'organizzazione dei servizi nel territorio al fine di garantire livelli di prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale;

      valutazione dell'efficienza dell'erogazione dei servizi nel territorio;

      definizione dei criteri e parametri per l'attuazione di interventi sociali nella scuola;

      definizione di interventi a sostegno delle aree depresse per il riequilibrio territoriale della qualità del servizio scolastico ed educativo;

      ricerca e sperimentazione delle innovazioni funzionali alle esigenze formative;

      riconoscimento dei titoli di studio e delle certificazioni in ambito europeo ed internazionale ed attuazione di politiche dell'educazione comuni ai Paesi dell'Unione europea;

      assetto complessivo dell'intero sistema formativo ;

      individuazione degli obiettivi e degli standard e percorsi formativi in materia di istruzione superiore e di formazione tecnica superiore;

      consulenza e supporto all'attività delle istituzioni scolastiche autonome;

      definizione degli indirizzi in materia di scuole paritarie e di scuole e corsi di istruzione non statale;

      cura delle attività relative all'associazionismo degli studenti e dei genitori;

      promozione dello status dello studente della scuola e della sua condizione;

      competenze in materia di edilizia scolastica, riservate al Ministero, a norma della legge 11 gennaio 1996, n. 23;

      competenze riservate all'amministrazione scolastica relativamente alle istituzioni di cui all'articolo 137, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, cioè scuole militari e scuole istituite da soggetti extracomunitari;

      rapporti con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e con la Conferenza unificata per le materie di propria competenza;

      attività di comunicazione istituzionale nonché attività e convenzioni editoriali e campagne di comunicazione;

      campagne di sensibilizzazione e promozione di eventi;

      coordinamento del sito web del Ministero.

Uffici Dipartimento Istruzione

      Il dipartimento si articola nei seguenti uffici di livello dirigenziale generale:

      a) direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l'autonomia scolastica;

      b) direzione generale per l'istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle regioni;

      c) direzione generale per il personale scolastico;

      d) direzione generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione.

Funzioni Dipartimento Programmazione

      Il dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali svolge funzioni nelle seguenti aree:

      studi e programmazione ministeriale;

      politica finanziaria, bilancio e monitoraggio del fabbisogno finanziario del Ministero; definizione degli indirizzi generali in materia di gestione delle risorse umane del Ministero, di disciplina giuridica ed economica del relativo rapporto di lavoro, di reclutamento e formazione, di relazioni sindacali e di contrattazione;

      acquisti e affari generali; gestione e sviluppo dei sistemi informativi del Ministero e connessione con i sistemi informativi delle università, degli enti di ricerca e dei consorzi interuniversitari; elaborazioni statistiche;

      affari e relazioni internazionali dell'istruzione scolastica, universitaria e dell'alta formazione artistica e musicale, inclusa la collaborazione con l'Unione europea e con gli organismi internazionali.

Uffici Dipartimento Programmazione

      Il dipartimento comprende i seguenti uffici di livello dirigenziale generale:

      a) direzione generale per le risorse umane del Ministero, acquisti e affari generali;

      b) direzione generale per la politica finanziaria e per il bilancio;

      c) direzione generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi;

      d) direzione generale per gli affari internazionali.

Direzione Generale Regionale

      La successione dei vari di regolamenti di organizzazione non ha mai messo in discussione l’esistenza di uffici periferici (sui territori regionali) di livello dirigenziale generale, come previsto dall’art. 75 del D.lvo n. 300/1999.

Coordinamento USR

      Tali Uffici dipendono funzionalmente dai Capi dei Dipartimenti in relazione alle materie trattate. Si tratta di un’azione di coordinamento necessaria ai fini di riportare l’azione dei singoli Uffici ad unitarietà del sistema, così come emerge dall’azione programmatica del Ministro.

      Inoltre, in ossequio alla recente riforma del bilancio dello Stato, viene prevista la possibilità per i Capi dei diversi Dipartimenti di promuovere e realizzare progetti comuni mediante un’azione di coordinamento delle rispettive strutture.

Conferenza permanente MIUR

      L’art. 4 del DPR n. 17 del 2009 (così come accadeva nei precedenti regolamenti) definisce i compiti della Conferenza permanente dei Capi dei dipartimenti e dei Direttori generali.

      Tale organo ha la funzione di coordinare tutti gli uffici di livello dirigenziale generale, centrali e periferici e, nella fase ascendente di costruzione della policy, formula proposte al ministro per l’emanazione di atti generali di indirizzo.

      La conferenza è presieduta, in ragione delle materie, dai capi dei dipartimenti, che provvedono a convocarla periodicamente in adunanza plenaria, almeno ogni sei mesi.

Ufficio Scolastico Regionale

      L’art 8 del d.p.d. n. 19/2009 disciplina le funzioni e le attribuzioni degli Uffici scolastici regionali, allocati in ogni capoluogo di regione e ai quali è preposto un dirigente di livello dirigenziale generale.

      Esso si articola sul territorio in Uffici scolastici provinciali (oggi Ambiti Territoriali, o Ambiti Territoriali Provinciali), con sede, generalmente, in ogni capoluogo di provincia.

      L'Ufficio scolastico regionale vigila sul rispetto delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni, sull'attuazione degli ordinamenti scolastici, sui livelli di efficacia dell'azione formativa e sull'osservanza degli standard programmati;

      cura l'attuazione, nell'ambito territoriale di propria competenza, delle politiche nazionali per gli studenti;

      provvede alla costituzione della segreteria del consiglio regionale dell'istruzione a norma dell'articolo 4 del decreto legislativo 30 giugno 1999, n. 233. Il dirigente preposto all'Ufficio scolastico regionale adotta, per i dirigenti di seconda fascia, gli atti di incarico e stipula i contratti individuali di lavoro;

      formula al dipartimento di cui all'articolo 7 proposte per le proprie necessità di risorse finanziarie, strumentali e di personale. Provvede alla gestione amministrativa e contabile delle attività strumentali, contrattuali e convenzionali di carattere generale, comuni agli uffici dell'amministrazione regionale;

      nella prospettiva della graduale attuazione dell'articolo 117 della Costituzione ed per assicurare la continuità istituzionale del servizio scolastico, attiva la politica scolastica nazionale sul territorio supportando la flessibilità organizzativa, didattica e di ricerca delle istituzioni scolastiche;

      integra la sua azione con quella dei comuni, delle province e della regione nell'esercizio delle competenze loro attribuite dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

      promuove la ricognizione delle esigenze formative e lo sviluppo della relativa offerta sul territorio in collaborazione con la regione e gli enti locali;

      cura i rapporti con l'amministrazione regionale e con gli enti locali, per quanto di competenza statale, per l'offerta formativa integrata, l'educazione degli adulti, nonché l'istruzione e formazione tecnica superiore e i rapporti scuola-lavoro;

      esercita la vigilanza sulle scuole non statali paritarie e non paritarie, nonché sulle scuole straniere in Italia;

      assegna alle istituzioni scolastiche, nell'ambito dei capitoli di bilancio affidati alla sua gestione, le risorse finanziarie;

      svolge attività di verifica e di vigilanza al fine di rilevare l'efficienza dell'attività delle istituzioni scolastiche e di valutare il grado di realizzazione del piano per l'offerta formativa;

      assegna alle istituzioni scolastiche ed educative le risorse di personale ed esercita tutte le competenze, ivi comprese le relazioni sindacali, non attribuite alle istituzioni scolastiche o non riservate all'Amministrazione centrale;

      assicura la diffusione delle informazioni; esercita le attribuzioni, assumendo legittimazione passiva nei relativi giudizi, in materia di contenzioso del personale scolastico, nonché del personale amministrativo in servizio presso gli uffici scolastici periferici.

      A seguito della riforma del Titolo V della Costituzione le regioni hanno avviato un approfondito dibattito interno sull’esercizio delle competenze in materia di istruzione e formazione.

      Le regioni attiveranno queste competenze una volta legiferato nella materia per effetto della competenza legislativa concorrente (si veda il Master Plan delle Azioni siglato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nell’ultima versione del 6 giugno 2010).

      Il ruolo principale dell’ USR è la vigilanza “sul rispetto delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni, sull’attuazione degli ordinamenti scolastici, sui livelli di efficacia dell’azione formativa e sull’osservanza degli standard programmati…”.

      USR è pertanto garante, per conto dello Stato, dell’unitarietà del sistema di istruzione e formazione.

      L’USR è impegnata ad “attivare la politica scolastica nazionale sul territorio”, quindi …

      integra “l’azione dei comuni delle province e della regione” nell’esercizio delle competenze loro proprie derivanti dal d.lgs n. 112/1998;

      promuove “la ricognizione delle esigenze formative e lo sviluppo dell’offerta sul territorio” in collaborazione con la regione e gli enti locali.

USR e scuole

      L’USR  “verifica” e vigila “al fine di rilevare l’efficienza dell’attività delle istituzioni scolastiche e di valutare il grado di realizzazione del piano dell’offerta formativa”.

      Questa previsione irrigidisce ulteriormente la dipendenza funzionale delle scuole a fronte di un potere di verifica e di vigilanza presente nelle relazioni di gerarchia.

Uffici USR

      L'Ufficio scolastico regionale è organizzato in uffici dirigenziali di livello non generale per funzioni e per articolazioni sul territorio con compiti di supporto alle scuole, amministrativi e di monitoraggio.

      Tali uffici svolgono, in particolare, le funzioni relative alla assistenza, alla consulenza e al supporto, agli istituti scolastici autonomi per le procedure amministrative e amministrativo-contabili.

Compiti Uffici USR

      gestione delle graduatorie e alla formulazione di proposte al direttore regionale ai fini dell'assegnazione delle risorse umane ai singoli istituti scolastici autonomi;

      supporto e alla consulenza agli istituti scolastici per la progettazione e innovazione della offerta formativa e alla integrazione con gli altri attori locali; al supporto e allo sviluppo delle reti di scuole;

      monitoraggio dell'edilizia scolastica e della sicurezza degli edifici; allo stato di integrazione degli alunni immigrati; all'utilizzo da parte delle scuole dei fondi europei;

      raccordo ed interazione con le autonomie locali per la migliore realizzazione dell'integrazione scolastica dei diversamente abili, alla promozione ed incentivazione della partecipazione studentesca;

      raccordo con i comuni per la verifica dell'osservanza dell'obbligo scolastico; alla cura delle relazioni con le RSU e con le organizzazioni sindacali territoriali.

Storia della scuola

      L’organizzazione pubblica e l’assunzione da parte dello Stato delle funzioni correlate all’istruzione dei cittadini può essere fatta risalire all’epoca preunitaria con l’istituzione, nel 1847 del Ministero della Pubblica Istruzione, nel regno di Sardegna.

Legge Casati (1859)

      Con la legge Casati (1859) si sancisce il principio dell’obbligatorietà e della gratuità della istruzione elementare.

      Gli obbiettivi - allora perseguiti dalla Amministrazione pubblica – erano essenzialmente incentrati nella:

      1  istruzione elementare (quadriennale);

      2  formazione delle classi più elevate, avviate a studi superiori (ginnasio e liceo);

      3  formazione professionale (istruzione tecnica, articolata in scuole tecniche di primo grado, biennali e istituti tecnici, di secondo grado).

Riforma del Ministero

      Il ministero della Pubblica Istruzione fu riformato nel 1878

Il sistema scolastico extra statale

      In quegli anni, furono conferite alle scuole ed istituti tecnici finalità formative di carattere generale, con devoluzione della formazione eminentemente tecnica a soggetti non statali, quali gli enti locali e le camere di commercio.

      Si creò così un sistema scolastico extrastatale, parallelo a quello statale e, verosimilmente, non del tutto dissimile nel modello, incentrato nelle:

      1 scuole d’arte e mestieri;

      2 scuole d’arte applicate all’industria;

      3 scuole industriali.

Legge Orlando (1904)

      Con la legge Orlando (1904) l’obbligo scolastico è stato esteso dal nono al dodicesimo anno di età, con imposizione ai Comuni dell’onere di provvedere alla istituzione delle strutture scolastiche.

      Al riguardo, infatti, deve essere evidenziato che nel primo periodo (1860), l’intervento statale era riservato, alla sola direzione pedagogica, mentre gli oneri amministrativi e finanziari competevano sostanzialmente alle amministrazioni locali.

      Lo Stato quindi si faceva carico economico unicamente per l’istruzione universitaria e per un circoscritto numero di licei ginnasi e scuole normali.

      Soltanto dal primo decennio del 1900, l’intervento pubblico statale iniziò ad assumere maggiore peso anche con riferimento agli oneri organizzativi.

      È in questo periodo infatti che prese avvio la statalizzazione della gestione della scuola elementare e secondaria, con assunzione dei relativi oneri, che si completò intorno al 1930;

      Specularmente, in tale assetto il ruolo degli Enti locali si circoscrive alla contribuzione alle spese di mantenimento ed alla fornitura di beni e servizi.

Riforma Gentile (1923)

      Degli stessi anni (1923) è la c.d. riforma Gentile.

      Tale riforma:

      a. elevò l’obbligo della formazione scolare a quattordici anni ed

      b. optò, fra l’altro, per un ridimensionamento della formazione tecnica statale.

      In effetti, la riforma Gentile trasformò le scuole tecniche in scuole complementari, che non davano accesso agli studi superiori (con ciò intendendosi l’istituto tecnico), devolse la responsabilità degli istituti tecnici industriali al Ministero dell’economia

      Inoltre, precluse l’accesso all’università dagli istituti tecnici, e riservò la formazione universitaria agli studi umanistici e agli studi classici (liceo ginnasio e al liceo scientifico).

      Alla stessa riforma si deve invece l’istituzione di apposite scuole per handicappati sensoriali dell’udito e della vista.

Anni ‘30

      Nel periodo che va dal 1930 al 1940, tuttavia si assistette a nuovi mutamenti

      Vi sono scuole tecniche e "nuovi" istituti tecnici, con corso di studi articolato in due quadrienni (L. 15.6.1931, n. 889).

      Soprattutto, sono importanti le scuole di avviamento professionale, che, in parallelo con i ginnasi, offrono una sorta di obbligo scolastico fino a 14 anni, pur non sanzionando le inadempienze (Riforma Bottai 1938)

Dopo il fascismo

      Il ruolo del Ministero della Pubblica Istruzione verrà invece potenziato ed ampliato con la caduta del fascismo.

      Sono, infatti devoluti allo stesso:

      1 la direzione e la gestione didattica e amministrativa dell’istruzione, anche professionale;

      2 e la vigilanza sugli istituti privati.

La scuola nella Costituzione

      La Costituzione afferma i principi della promozione dello sviluppo della cultura e delle pari opportunità fra tutti i cittadini (art. 9 e art. 3 della Costituzione) e dedica al sistema scolastico le disposizioni di cui agli articoli 33 e 34.

      Si tratta di disposizioni riguardanti innanzitutto gli aspetti attinenti:

      1 all’affermazione del diritto allo studio;

      2 alla libertà di insegnamento e di istruzione, pubblica e privata.

      La Costituzione invece non affronta direttamente il tema della organizzazione scolastica, i cui principi restano affidati alle disposizione generali di cui all’art. 5, ove si valorizzano i profili di autonomia degli enti locali e decentramento.

      Il primo principio sancito dall’art. 33 della Costituzione è il principio della libertà di insegnamento.

      Tale principio vale a sancire la libertà di insegnamento dei docenti nella scuola pubblica e la libertà di costituire e far funzionare organizzazioni scolastiche private senza oneri per lo Stato

La libertà di insegnamento

      Nella scuola pubblica, il principio della libertà di insegnamento si è manifestato, sostanzialmente, come indipendenza degli insegnanti per ciò che riguarda gli aspetti culturali ed ideologici dell’insegnamento.

      Si è trattato e si tratta di indipendenza, tuttavia, circoscritta nell’ambito della necessaria persecuzione degli obbiettivi e dei programmi di istruzione stabiliti a livello centrale e dei poteri di selezione del personale e di vigilanza nell’ambito di svolgimento della prestazione.

      La libertà di insegnamento, nella quale si sostanzia l’indipendenza degli insegnanti, è oggi sottoposta al principio della trasparenza, così come previsto da tutta la normativa successiva all’attribuzione dell’autonomia scolastica alle scuole

La scuola privata

      L’articolo 33 riconosce la compresenza di scuole pubbliche e private prevedendo e garantendo sia la libertà di istituzione di scuole private sia l’ottenimento da parte delle scuole private della parificazione.

Dalla scuola privata alla paritaria

      Fino alla legge n. 62 del 2000 " Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione", le scuole parificate (o paritarie) erano infatti le scuole private che forniscono ai propri alunni la preparazione necessaria per il conseguimento di titoli di studio aventi valore legale.

La scuola paritaria

      Con la legge citata il sistema nazionale di istruzione è costituito, come già detto, dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali.

      La disciplina delle scuole paritaria è tuttavia soggetta (sulla base della disposizione di cui al quarto comma dell’art. 133 della Costituzione) a riserva di legge costituzionale, con assicurazione alle stesse di piena libertà e garanzia ai loro alunni di trattamenti scolastici equipollenti, rispetto a quelli delle amministrazioni statali.

Diritto allo studio

      L’articolo 34 della Costituzione ha invece riguardo al diritto allo studio e sancisce il fondamentale principio del generale diritto all’istruzione, affermando che:"la scuola è aperta a tutti".

      Il principio del diritto all’istruzione, oltre che elaborato sia in sede di studi tecnici che di elaborazioni ideologiche, ha soprattutto trovato pratica attuazione nell’ampliamento della offerta e degli obblighi scolastici.

      Si devono ricordare al riguardo, fra l’altro, l’istituzione:

      1 della scuola media statale (1962);

      2 della scuola materna statale (1968);

      3 del tempo pieno (1971).

      Soltanto del 1977 (l. 51/1977) è tuttavia l’apertura della scuola ad alunni handicappati. Il diritto di partecipazione e frequenza degli studenti portatori di handicap alla scuola è stato poi riaffermato dalla l. 5 febbraio 1992, n. 104.

      Altre possibili applicazioni del principio, quali il diritto di scelta della singola scuola o degli insegnanti o il diritto ad ottenere un alto livello di prestazioni erogate dalle strutture scolastiche, non sembravano invece essere state perseguite.

      Tali istanze, incentrate sui modi della prestazione alla collettività ed ai singoli del diritto all’istruzione appaiono invece valorizzate a partire dal processo di riforma, avviato nel 1997 (cosiddetta “Autonomia”)

La scuola negli anni cinquanta

      L’ordinamento scolastico, successivamente all’entrata in vigore dell’ordinamento costituzionale, si è innanzi tutto caratterizzato, nel senso dello sviluppo della formazione professionale e dell’accentuazione dei profili ugualitari nella formazione scolastica.

      Rappresentano infatti risposta alle esigenze del mondo produttivo, nel corso degli anni cinquanta, oltre che le numerose iniziative extrascolastiche del Ministero del Lavoro, l’istituzione degli istituti professionali, della durata di due o tre anni, non abilitanti alla prosecuzione degli studi.

La scuola media unica (1962)

      Costituisce invece espressione delle tendenze egualitarie, la soppressione delle scuole di avviamento professionale e la discriminazione riconnessa alla impossibilità di accedere dalle stesse a più elevati livelli di istruzione

      Con l’istituzione della scuola media unica, è consentito a tutti di proseguire gli studi

      La scuola media è gratuita e obbligatoria (L. 31.12.1962, n. 1859).

      La scuola media statale, istituita nel 1962, ha ribadito l’obbligatorietà della istruzione secondaria fino al quattordicesimo anno di età, in un corso di studi unico, conferente pari opportunità.

      Contestualmente è stato abolito il diversificato, sia nei contenuti sia nei possibili sviluppi, sistema preesistente di scuole inferiori, articolato in ginnasio, istituto magistrale, scuole di avviamento professionale, come prefigurato dalla riforma Gentile (TU 5.2.1928, n. 577).

La scuola materna (1968)

      È invece del 1968 l’istituzione della scuola materna.

      La scuola materna statale si rivolge ai bambini in età prescolastica con finalità di integrazione e sviluppo della personalità infantile.

Accesso alle università (1969)

      Apertura della ammissione all’università dei diplomati agli istituti tecnici e degli istituti secondari in genere, prima sostanzialmente riservata agli studenti provenienti da liceo (L. 21.7.1961, n. 685 e L. 11.12.1969, n. 910).

Riforma esame maturità (1969)

      Degli stessi anni è la (prima) riforma dell’esame di maturità, reso notoriamente più facile (l. 5 aprile 1969, n. 119).

La scuola negli anni settanta

      Il corso degli anni ’70 è invece caratterizzato da innovazioni ed evoluzioni, negli aspetti gestionali delle strutture scolastiche, sostanzialmente improntate al riconoscimento delle istanze partecipative ai poteri di gestione sia da parte degli enti locali che delle c.d. componenti della scuola.

L’edilizia a Comuni e Province

      In questo senso si segnala l’assunzione da parte dei comuni e delle provincie di competenze specifiche in materia di edilizia scolastica, sia in termini di gestione che di realizzazione delle infrastrutture (quanto meno per scuole elementari, materne, medie ed istituti tecnici e professionali).

Edilizia scolastica: L. 23/1996

      La materia dell’edilizia scolastica in particolare è stata da ultimo oggetto di riordino ad opera della legge 11 gennaio 1996, n. 23, che ha attribuito alle Regioni compiti di programmazione triennale dell’edilizia scolastica

      La legge 23/1996 attribuisce ai comuni ed alle province gli oneri realizzativi rispettivamente, da un lato, per scuole materne elementari e medie, dall’altro, istituti e scuole di istruzione secondaria superiore.

Decreti delegati (1974)

      Sono invece i c.d. decreti delegati (31 maggio 1974, nn. da 416 a 420) che aprono gli organi di governo delle scuole, nuovi od esistenti, alla partecipazione di rappresentanti di tutte le componenti della scuola (corpo docente, personale ATA, studenti e genitori).

      Ampliamento partecipativo che non solo si muove nel senso della distribuzione del potere decisionale dal centro (stato) alle periferie (enti locali ed istituzioni scolastiche e loro componenti) …

      … ma anche nel senso della valorizzazione della componente tecnica scolastica nella gestione della scuola stessa, anche a fini della promozione di attività di sperimentazione.

Legge 517/1977

      Nelle scuole elementari ha introdotto

  il giudizio al posto del voto numerico

  la scheda di valutazione al posto della pagella

      Nelle scuole medie ha abolito

  le classi di aggiornamento

  le classi differenziali

Riforma scuola elementare

      Del 1990 (L. 5.6.1990, n. 148) è la riforma della scuola elementare.

      È tipicamente la riforma con la quale scompare il maestro unico e si passa al team di docenti (il cosiddetto modulo didattico).

Legge 30/2000

      Dopo un lunghissimo periodo di elaborazione e di attesa con legge 10 febbraio 2000, n. 30 è stata emanata la "legge quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzione".

      La legge 30/2000 eleva l’obbligo scolastico al quindicesimo anno di età

      La legge 30/2000 istituisce, innovando la denominazione della scuola materna, la scuola dell’infanzia, non obbligatoria e di durata triennale, per i bambini da tre a sei anni, affermando l’impegno a garantire a tutti i bambini la possibilità della sua frequentazione.

      La legge 30/2000 istituiva la scuola di base, di durata pari a 7 anni con percorso educativo unitario e possibilità di articolazioni interne

      La legge 30/2000 disponeva che la scuola secondaria avesse durata di 5 anni e si articolasse nelle aree classico-umanistica, scientifica, tecnica e tecnologica, artistica e musicale, con possibilità di ripartire ciascuna area in indirizzi.

      Il corso di studi secondario avrebbe dovuto essere articolato in un biennio sia pure specificamente caratterizzato, che consentisse la possibilità di passare da un modulo all’altro, anche di aree ed indirizzi diversi.

Legge 53 del 2003

      È del 28 marzo 2003 la legge n. 53 di delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale.

DLgs 59/2004: Riforma I ciclo

      Tra i vari decreti emanati su delega del Parlamento in base alla Legge 53/2003 vi sono il DLgs 59/2004, che ha definito le norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, e il 226 del 2005 sul II ciclo.

Legge 296/2006 obbligo 10 anni

      La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007) al comma 622 ha previsto che l'istruzione è impartita per almeno dieci anni ed è obbligatoria e finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età.

Legge 296/2006: sez. primavera

      Nella stessa legge all’ art. 1, c. 630, sono state introdotte le Sezioni primavera per l’ampliamento dell’offerta formativa a bambini da 24 a 36 mesi di età, anche mediante la realizzazione di iniziative sperimentali improntate a criteri di qualità pedagogica, flessibilità, rispondenza alle caratteristiche delle specifiche fasce d’età.

Legge 40/2007 Fioroni

      La Legge 40/07 interviene sul Decreto legislativo n. 226/2005, eliminando i Licei Economici e Tecnologici e reintroducendo gli Istituti Tecnici e Professionali

      La Legge 40/07 introduce:

      i Poli Tecnico Professionali;

      Gli ITS.

      La Legge 40/07, stabilisce "la riduzione del numero degli attuali indirizzi e il loro ammodernamento nell'ambito di ampi settori tecnico-professionali, articolati in un'area di istruzione generale, comune a tutti i percorsi, e in aree di indirizzo

      la scansione temporale dei percorsi e i relativi risultati di apprendimento, la previsione di un monte ore annuale delle lezioni sostenibile per gli allievi (...) e la conseguente riorganizzazione delle discipline di insegnamento al fine di potenziare le attività laboratoriali (...)".

Legge 169/2008: Gelmini

      Il decreto legge 1 settembre 2008, n. 137 recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università, convertito nella legge 169 del 2008, introduce l’insegnante unico nella scuola primaria e nuove modalità valutative degli alunni.

Legge delega 133/2008

      Un provvedimento molto ampio, la legge 133/2008, art. 64, ha dato il via ad una serie di regolamenti che hanno riordinato i cicli. In un certo senso, quell’articolo è la madre di tutti i provvedimenti comunemente chiamati “Riforma Gelmini”

DPR 122/2009 Regolamento Valutazione

      DPR 22 giugno 2009 n. 122 di regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e per ulteriori modalità applicative dell’articolo 3 del decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, convertito dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169.

DPR 89/2009 Riordino I Ciclo

      a. D.P.R. 89/09 (Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)

DPR 87/2010 Riord.Profess.li

      b. D.P.R. 87/10 (Regolamento recante norme per il riordino degli istituti professionali a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)

DPR 88/2010 Riordino Tecnici

      c. D.P.R. 88/10 (Regolamento recante norme per il riordino degli istituti tecnici a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)

DPR 89/2010 Riordino Licei

      d. D.P.R. 89/10 (Regolamento recante revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)

Schema di riforma CPIA

      Si tratta di un Regolamento al momento ancora sotto forma di bozza, che sta seguendo un iter di consultazioni e correzioni

La formazione professionale

      La legge 17 maggio 1999  n. 144 ha avviato un processo di riforma del sistema di formazione professionale "allo scopo di assicurare ai lavoratori adeguate opportunità di formazione ed elevazione professionale" da attuarsi, in via regolamentare.

      I principi della riforma sono diretti valorizzazione della formazione professionale, che potrà attuarsi anche attraverso il ricorso generalizzato a stages

      Stages = svolgimento delle attività di formazione professionale da parte delle regioni e/o delle province anche in convenzione con istituti di istruzione secondaria e con enti privati aventi requisiti predeterminati.

      La formazione professionale rientra per altro quantomeno per significative competenze (quali il finanziamento) nelle attribuzioni del Ministero del Lavoro. La legge 17 maggio 1999, n. 144 inoltre ha sancito l’obbligo di frequenza di attività formative.

      In particolare la legge in questione ha previsto a partire dall’anno 1999-2000, l'obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età.

      Tale obbligo, sempre secondo la legge in questione, può essere assolto in percorsi anche integrati di istruzione e formazione) nel sistema di istruzione scolastica, nel sistema della formazione professionale di competenza regionale, nell'esercizio dell'apprendistato.

      In attuazione dell’art. 2 della legge 28 marzo 2003 n. 53 è stato emanato il decreto legislativo 17 ottobre 2005 n. 226 che ha fissato le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione.

      La L 27.12.06, n. 296, art 1 c 622 ha innalzato l'obbligo di istruzione a dieci anni.

      Nel documento tecnico, allegato al DM della Pubblica Istruzione del 22.08.07, n 139, sono indicate le competenze chiave di cittadinanza attese al termine dell'istruzione obbligatoria.

      La L 06.08.08 n. 133, art 64, c 4bis, consente di assolvere l'obbligo di istruzione, oltre che nei percorsi scolastici, anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del D lgs 17.10.05, n 226, e …

      … fino alla completa messa a regime delle disposizioni dello stesso Decreto - nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui all'Accordo del 19.06.2003, realizzati da strutture formative accreditate ai sensi del DM 29.11.07.

Accordo Stato regioni 2009

      Il 5 febbraio 2009 MIUR e conferenza regioni hanno sottoscritto un accordo in cui si impegnano ad attuare il sistema di IFP in base al DLgs 22672005

Modello Regione Lombardia

      Modello lombardo: l’istruzione e la formazione professionale (quindi in prospettiva anche gli Istituti professionali) sono di competenza della Regione.

      La Regione rilascia qualifiche al terzo anno (Legge Regionale 19/2007)

      L’obbligo si assolve anche nei CFP regionali

Modello Regione Liguria

      La Regione Liguria non è interessata a regionalizzare l’istruzione professionale, ma detta regole sui contenuti e sulle priorità (es. inclusione, integrazione, formazione di base, ecc…)

Modello Regione Emilia Romagna

      Le scuole professionali incominciano dai 15 anni, quindi è obbligatoria la frequenza di una scuola statale il primo anno dopo la scuola media

      Viene rilasciata una qualifica dopo due anni

Regione Toscana

      In Toscana ed Emilia Romagna non è possibile assolvere all’ultimo anno dell’obbligo presso aziende, con apprendistato

Il testo unico

      Il legislatore nel 1991 (L. 10.4.1991, n. 121, poi modificata con legge 20 aprile 1993, n. 126) ha inteso dare sistematicità alla complessa disciplina delle leggi sulla Pubblica Istruzione

      Del resto nel settore scolastico vi era già stato un testo unico a conclusione della riforma Gentile, promulgato con Rd.5.2.1928, n. 507.

      Il testo unico in questione è stato emanato dal Governo con D.lgs. 16 aprile 1994, n. 297.

Il testo unico (DLgs 297/1994)

      Tale testo unico, tuttavia, seppure costituisce ad oggi il corpo normativo di riferimento, è stato immediatamente integrato da numerose successive disposizioni ed interessato dal processo di riforma introdotto dal L. 59/97, fra l’altro in materia di autonomia.

      Rispetto a tali disposizioni e riforme il Testo Unico, non ha trovato, tuttavia, in più casi possibilità di coordinamento od integrazione, talché più disposizioni da ultimo succedutesi si sovrappongono, in termini integrativi o abrogativi, con il testo unico in questione.

      L’esame del TU del 1994 costituisce, tuttavia, il primo necessario passo per l’approccio al diritto scolastico.

Struttura del Testo Unico

      La struttura - intesa come organizzazione dei temi - del Testo unico in esame risente evidentemente dello spirito delle riforme dei primi anni settanta e preannuncia la nuova centralità che avrebbero dovuto assumere nella organizzazione e gestione della scuola le regioni, gli enti locali e le scuole stesse, in luogo della struttura statale centrale.

      In effetti, il TU in esame è articolato in quattro parti, di cui la prima è appunto:

      1 disposizioni generali su Organi collegiali della scuola, razionalizzazione delle rete scolastica e competenze di Regioni ed Enti locali

      Le altre:

      2 ordinamento scolastico

      3 personale.

      4 ordinamento dell’amministrazione Centrale.

Obbligo scolastico

      All’inizio del 1999, con legge n. 9 del 20 gennaio, è stata disposta l’evoluzione dell’obbligo di istruzione da otto a dieci anni.

Obbligo di istruzione

      L’obbligo di istruzione tuttavia per una prima fase transitoria è stato elevato a nove anni fino alla approvazione di un generale riordino del sistema scolastico.

      La L 27.12.06, n. 296, art 1 c 622 ha innalzato l'obbligo di istruzione a dieci anni. Nel documento tecnico, allegato al DM della Pubblica Istruzione del 22.08.07, n 139, sono indicate le competenze chiave di cittadinanza attese al termine dell'istruzione obbligatoria.

      La L 06.08.08 n. 133, art 64, c 4bis, consente di assolvere l'obbligo di istruzione, oltre che nei percorsi scolastici, anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale realizzati da strutture formative accreditate ai sensi del DM 29.11.07

Scuola dell’infanzia

      A seguito dell’emanazione del d.p.r. 89/2009, in attuazione della legge 133/2008 è stata definitivamente configurato questo tipo di scuola

      Occorre rilevare che l’Italia è all’avanguardia rispetto ad altri paesi europei in questo segmento dell’istruzione sia per la qualità e l’originalità delle scuole (es. Reggio Emilia) sia per la generalità della diffusione e della copertura del territorio nazionale, anche per una storia che ha sempre visto in prima linea le istituzioni cosiddette “private”, in realtà pubblico servizio e punto di riferimento delle realtà locali da tantissimo tempo

      Questo primo segmento del percorso di istruzione concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative.

      Nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, la scuola dell’infanzia contribuisce alla formazione integrale dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con la scuola primaria (art. 2 legge n. 53 del 28 marzo 2003).

      Possono iscriversi alla scuola dell’infanzia i bambini che compiono tre anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento. Tale possibilità è, comunque, subordinata ad alcune condizioni previste dall’articolo 2 del Regolamento (dpr 89/2009)

Condizioni sezioni primavera

      a. disponibilità dei posti;

      b. accertamento dell'avvenuto esaurimento di eventuali liste di attesa;

      c. disponibilità di locali e dotazioni idonei sotto il profilo dell'agibilità e funzionalità, tali da rispondere alle diverse esigenze dei bambini di età inferiore a tre anni;

      d. valutazione pedagogica e didattica, da parte del collegio dei docenti, dei tempi e delle modalità dell'accoglienza.

Scuola primaria

      Il decreto legge 1 settembre 2008, n. 137 recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università, convertito nella legge 169 del 2008, introduce infatti l’insegnante unico nella scuola primaria e  nuove modalità valutative degli alunni.

Riordino Primo Ciclo

      Il primo ciclo di istruzione si articola in due percorsi scolastici consecutivi e obbligatori:

      1. la scuola primaria, della durata di cinque anni;

      2. la scuola secondaria di primo grado, della durata di tre anni.

Finalità Scuola Primaria

      La scuola primaria:

      1 - promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità;

      2 - permette di acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche;

      3 - favorisce l’apprendimento dei mezzi espressivi, ivi inclusa l’alfabetizzazione in almeno una lingua dell’Unione europea (inglese) oltre alla lingua italiana;

      4 - pone le basi per l’utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi;

      5 valorizza le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo; educa i giovani cittadini ai principi fondamentali della convivenza civile (Legge 53/2003).

Riordino Scuola Primaria

      La frequenza alla scuola primaria è obbligatoria per tutti i ragazzi italiani e stranieri che abbiano compiuto sei anni di età entro il 31 dicembre. L'iscrizione è facoltativa per chi compie sei anni entro il 30 aprile dell'anno successivo.

      In alternativa a tali orari normali, le famiglie, in base alla disponibilità dei posti e dei servizi attivati, possono chiedere il tempo pieno di 40 ore settimanali.

      A partire dall’anno scolastico 2009-10, gradualmente viene superata l’organizzazione a moduli e ridotta al massimo la compresenza.

      Contestualmente, a cominciare dalle prime classi ad orario normale, viene introdotto il modello del docente unico di riferimento con orari di insegnamento prevalente e con compiti di coordinamento.

      L’orario settimanale delle lezioni nella scuola primaria può variare in base alla prevalenza delle scelte delle famiglie da 24 a 27 ore, estendendosi anche fino a 30 ore.

Cessazione “Primine”

      La Nota 7798/2006 stabilisce la cessazione delle "Primine" dall’ anno scolastico 2007-2008, che permettevano di accedere alla classe seconda mediante superamento esame

Finalità Scuola Sec. I grado

      La scuola secondaria di primo grado, attraverso le discipline

      1 - è finalizzata alla crescita delle capacità autonome di studio e di interazione sociale;

      2 - organizza ed accresce, anche attraverso l'alfabetizzazione e l'approfondimento nelle tecnologie informatiche, le conoscenze e le abilità, anche in relazione alla tradizione culturale e alla evoluzione sociale, culturale e scientifica della realtà contemporanea;

      3 - sviluppa progressivamente le competenze e le capacità di scelta corrispondenti alle attitudini e vocazioni degli allievi;

      4 - fornisce strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e formazione; introduce lo studio di una seconda lingua dell'Unione europea; aiuta ad orientarsi per la successiva scelta di istruzione e formazione.

Riordino Scuola Sec. I grado

      La frequenza alla scuola secondaria di primo grado è obbligatoria per tutti i ragazzi italiani e stranieri che abbiano concluso il percorso della scuola primaria.

Riordino Scuola Sec. I grado

      Il primo ciclo di istruzione si conclude con un esame di Stato, il cui superamento costituisce titolo di accesso al secondo ciclo.

Orario Scuola Sec. I grado

      L’orario settimanale delle lezioni nella scuola secondaria di primo grado, organizzato per discipline, è pari a 30 ore.

      In base alla disponibilità dei posti e dei servizi attivati, possono essere organizzate classi a tempo prolungato funzionanti per 36 ore settimanali di attività didattiche e di insegnamenti con obbligo di due-tre rientri pomeridiani.

      Su richiesta della maggioranza delle famiglie, il tempo prolungato può essere esteso a 40 ore.

Riordino Scuola Sec. II grado

      Dall'anno scolastico 2010-2011 è entrata in vigore la riforma del secondo ciclo di istruzione, un provvedimento che riduce la frammentazione degli indirizzi nei licei e rimodula l'istruzione tecnica e professionale.

      Si tratta di una riforma che ha introdotto novità ordinamentali importanti per la scelta dei percorsi di studio:

      nuovi Licei;

      nuovi Istituti tecnici;

      nuovi Istituti professionali.

      La Riforma riconosce alle scuole una maggiore autonomia consentendo loro di elaborare piani formativi adatti alle richieste dell'utenza, pur nel rispetto del percorso di studi previsto a livello nazionale.

Riordino Licei

      La quota dei piani di studio rimessa alle istituzioni scolastiche è del 20 % nel primo bieenio, del 30% nel secondo biennio e del 20% nell’ultimo anno

      Ciascuna disciplina non può essere decurtata per più di un terzo nell’arco dei 5 anni

Riordino Tecnici

      Mentre per i Licei è prevista la sola quota di autonomia del curricolo (20 o 30 %), per i Tecnici è possibile usufruire anche alla flessibilità, entro il 30 % nel secondo biennio, ed entro il 35 % nell’ultimo anno

      Ciascuna disciplina non può essere decurtata per più del 20 % del monte ore previsto

Riordino Professionali

      I Professionali possono usufruire della flessibilità entro il 35 % nel secondo biennio, ed entro il 40 % nell’ultimo anno

      Ciascuna disciplina non può essere decurtata per più del 20 % del monte ore previsto

6 Licei:

11 Istituti tecnici

9 per il settore tecnologico

9 per il settore tecnologico

6 Istituti professionali

4 nel settore dei servizi:

Ufficio tecnico negli Istituti tecnici e professionali

Obiettivi apprendimento IRC

      DPR 11 febbraio 2010: Approvazione dei traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi di apprendimento della religione cattolica per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione.

Educazione degli Adulti

      I commi 632 e 634 della Legge 296/06 (Finanziaria 2007) riorganizzano i Centri Territoriali Permanenti per l'Educazione degli Adulti (CTP) ed i Corsi serali nei nuovi Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti, istituiti con Decreto Ministeriale 25 ottobre 2007.

      Sulla questione dei Centri provinciali è poi intervenuto l'art. 64, comma 4, lettera f) del decreto-legge n.112/2008, convertito in legge n.133/2008, che ha previsto la «ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa».

Competenze Stato e Regioni

      L’assetto istituzionale delle competenze in materia di istruzione e formazione ha subito da oltre un decennio una serie importante di trasformazioni, molte delle quali deliberate anche prima che la modifica del Titolo V conferisse loro rilievo costituzionale.

      In questa fase le modifiche furono fatte “a Costituzione invariata”, sfruttando cioè solo le potenzialità dell’art. 5 della Costituzione. Di particolare importanza l’impulso dato al sistema delle “autonomie funzionali”, fra cui, in primo luogo, la scuola.

      Dopo il tentativo fallito operato dall’art. 4 della legge 537 del 1993, dobbiamo arrivare all’art. 21 della legge n. 59 del 1997 che sostanzialmente ha ripreso i tentativi di riforma inserendoli in un ampio disegno di riassetto amministrativo.

      L’amministrazione statale ha il ruolo di centro del sistema di istruzione, è titolare del potere di indirizzo, di determinazione degli ordinamenti e dei programmi, di determinazione della struttura organizzativa e dello status del personale insegnante, ma abbandona le funzioni di gestione.

      Nel contempo sono state trasferite le funzioni di gestione amministrativa alle singole scuole con il conseguente riconoscimento della personalità giuridica e dell’autonomia organizzativa e didattica.

      Mentre allo Stato restano attribuiti compiti amministrativi riguardanti il “governo” del sistema di istruzione, alle istituzioni scolastiche ed alle autonomie locali spettano le rimanenti funzioni.

      In particolare alle istituzioni scolastiche sono trasferite le funzioni tecniche;

      agli enti locali sono trasferite le funzioni non tecniche ma amministrative volte ad organizzare, programmare ed implementare il servizio.

      A ciò si è provveduto attraverso il D.lgs. n. 112 del 1998, il quale realizza un policentrismo del sistema di governo attraverso le seguenti attribuzioni:

Competenze Stato

      Allo stato spettano funzioni di indirizzo, programmazione, controllo e valutazione; in particolare la determinazione degli obiettivi educativi generali, la definizione di standard di qualità di livello nazionale, la definizione dei criteri e dei parametri per l’organizzazione della rete scolastica

      Allo stato spettano anche le funzioni di valutazione del sistema scolastico e soprattutto quelle relative alla determinazione e all’assegnazione delle risorse finanziarie a carico del bilancio dello stato;

Competenze Regioni

      Alle regioni spettano funzioni amministrative relative a:

      programmazione dell’offerta formativa; programmazione della rete scolastica; suddivisione del territorio regionale in ambiti funzionali al miglioramento dell’offerta formativa;

      determinazione del calendario scolastico; contributi alle scuole non statali; iniziative e attività di promozione relative all’ambito delle funzioni conferite.

Riforma Titolo V Costituzione

      La legge costituzionale n. 3 del 2001, che ha modificato il titolo V, ha rinforzato l’indirizzo riformatore precedente, definendo l’istruzione come materia di legislazione concorrente «salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione dell’istruzione e della formazione professionale».

      Alla potestà legislativa esclusiva dello Stato competono le norme generali sull’istruzione, nonché la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.

      Lo Stato deve inoltre fissare i principi fondamentali ai quali deve ispirarsi la legislazione concorrente delle Regioni. Il potere regolamentare spetta infine allo Stato per le materie di legislazione esclusiva e alle Regioni per ogni altra materia.

      La legge 42/2009, che regola il federalismo fiscale, prevede che a seguito dell’intesa Stato-regioni sull’istruzione, si provvederà al finanziamento delle funzioni amministrative attribuite alle regioni, tra cui l’istruzione.

Principio di sussidiarietà

      Il Principio di sussidiarietà è un criterio che attribuisce all'autorità territorialmente più vicina ai cittadini le competenze amministrative, fatte salve quelle incompatibili

AFIP

      L'Agenzia per la Formazione e l'Istruzione Professionale (art. 88 d.lvo 30 luglio 1999 n. 300), avrebbe dovuto esercitare i compiti precedentemente svolti dai Ministeri del lavoro e dell’ istruzione in materia di sistema integrato di istruzione e formazione professionale, ma non è mai stata costituita.

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