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Cittadinanza e Costituzione

Documento d’indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”

Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca

1
PROT. N. AOODGOS 2079 DEL 4 MARZO 2009
Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti degli Uffici Scolastici Provinciali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
Bolzano
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Trento
All' Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca
Bolzano
All' Intendente Scolastico per la Scuola Località Ladine
Bolzano
Al Sovrintendente degli studi per la Regione Valle D'Aosta
Aosta
E p.c.
Ai Presidenti delle Consulte provinciali degli studenti
Al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori a Scuola
Al Forum azionale delle Associazioni Studentesche
Al Forum Nazionale delle Associazioni professionali dei docenti e dei dirigenti
della scuola
Ai Dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado
Oggetto:

Documento d’indirizzo per la sperimentazione
dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
2
Premessa
L’introduzione, con legge 30.10.2008 n. 169, dell’insegnamento Cittadinanza e
Costituzione offre l’occasione per una messa a punto del fondamentale
rapporto che lega la scuola alla Costituzione, sia dal punto di vista della sua
legittimazione, sia dal punto di vista del compito educativo ad essa affidato. Le
scuole sono chiamate in proposito a concorrere, anzitutto con la riflessione,
con l’approfondimento dei problemi e con la sperimentazione, a questa messa
a punto, in vista di un più maturo assetto ordinamentale della materia.
La storia cinquantennale dei tentativi di istituire un insegnamento di
educazione civica nella scuola rivela successi, intuizioni nobili e soluzioni
ingegnose, ma anche vari insuccessi.
Negli ultimi decenni, allo scopo di arricchire e di rinforzare l’educazione civica,
su richiesta di prestigiosi organismi internazionali e in risposta ad emergenze
educative di vario tipo, si sono auspicate, proposte e anche introdotte per via
amministrativa o addirittura per via legislativa, come è successo con
l’educazione alla salute e con l’educazione stradale, un notevole numero di
altre “educazioni” (ai diritti umani, alla pace, allo sviluppo, all’ambiente,
all’intercultura, ai media…) che però non si sono mai conquistate uno spazio
curricolare definito, restando affidate alla buona volontà dei docenti e alla
sensibilità dei responsabili pro tempore della Pubblica Istruzione.
Da qui l’opportunità di seguire, sia pure per sommi capi, la vicenda storicoistituzional e
dell’educazione civica, che è passata attraverso nomi e prospettive
culturali parzialmente diverse.
Altrettanto utile risulta la considerazione comparativa delle soluzioni adottate o
in via di adozione nei diversi paesi, dove l’educazione civica è anche una
disciplina separata, che prevede un’ora settimanale per tutta la durata degli
studi, come in Francia e in Spagna, o in parte del curricolo, come in Inghilterra
e in Romania, o dove questa “quasi-disciplina e super-disciplina” è una
dimensione integrata nei Social studies, come avviene in Svezia, per l’intero
ciclo novennale di base.
Ovunque si sottolineano l’importanza delle dimensioni trasversali e
multidisciplinari, e l’esperienza di partecipazione alla vita della scuola, sul piano
dell’esercizio della democrazia diretta o delegata, anche in riferimento ai
processi decisionali, per mettere in pratica l’esercizio dei diritti e dei doveri
dentro la scuola. Attenzione si rivolge poi, oltre al curricolo esplicito, anche al
curricolo nascosto o implicito, che è assai importante didatticamente, perché
tiene conto dei vissuti reali, sia degli studenti, sia dei docenti, per i quali è
indispensabile un adeguato sostegno formativo.
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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1.Ragioni e prospettive del rapporto fra scuola e Cittadinanza e
Costituzione
1) L’educazione civica nei cambiamenti istituzionali avvenuti nel corso
dell’ultimo cinquantennio
A) Il DPR 13.6.1958, n. 585 per la scuola secondaria di primo e secondo
grado
Le origini istituzionali dell’educazione civica nella storia repubblicana si
ritrovano, dieci anni dopo il varo della Costituzione, nel dpr 13 giugno 1958,
n. 585, dal titolo “Programmi per l’insegnamento dell’educazione civica negli
istituti e scuole di istruzione secondaria e artistica”. È questa l’espressione che
resta più a lungo in vigore sul piano istituzionale e che più largamente viene
utilizzata dall’opinione pubblica, anche in ambito internazionale.
In questo originario decreto si trovano con chiarezza tutti gli elementi che
giustificano gli sforzi fatti, nel successivo mezzo secolo, per far crescere la
“pianticella” dell’educazione civica e si intravedono anche le ragioni della sua
debolezza.
Vi si dice, a proposito di questo insegnamento, che:
a) “con il primo termine, ‘educazione’, si immedesima con il fine della scuola e
con il secondo, ‘civica’, si proietta verso la vita sociale, giuridica, politica, verso
i principi che reggono la collettività e le forme nelle quali essa si concreta”;
b) “se pure è vero che l’educazione civica ha da essere presente in ogni
insegnamento, l’opportunità evidente di una sintesi organica consiglia di dare
ad essa un quadro didattico, e perciò di indicare orario e programmi e induce
ad insegnare per questo specifico compito il docente di storia”;
c) occorre pensare all’utilizzo della “stessa organizzazione della vita scolastica
come viva esperienza di rapporti sociali e pratico esercizio di diritti e di doveri”;
d) l’educazione civica “si giova di un costante riferimento alla Costituzione della
Repubblica, che rappresenta il culmine della nostra attuale esperienza storica,
nei cui principi fondamentali si esprimono i valori morali che integrano la trama
spirituale della nostra civile convivenza”.
La gracilità di questo pur nobile impianto non stava nella visione culturale e
politica o nelle motivazioni pedagogiche, che l’avevano ispirato e legittimato,
ma:
- da un lato, nella complessità e nella delicatezza delle dimensioni sopra
ricordate che, pur riferendosi a norme e principi condivisi e istituiti al più alto
livello, quello costituzionale, sono per natura loro, se non condotti con
autorevolezza e competenza, suscettibili di scadimento in improduttivi dibattiti,
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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divergenze, conflitti, o, all’opposto, in discorsi astratti poco interessanti per i
giovani;
- dall’altro nell’angustia dell’orario previsto in proposito per l’insegnante di
storia, che doveva dedicare due sole ore mensili alla nuova disciplina annessa
alla “disciplina madre”, senza che ciò implicasse, e con quei tempi era logico,
un voto distinto per l’educazione civica.
B) Il DM 9.2.1979 per la scuola media e il DPR 12.2.1985, n. 104 per la
scuola elementare
Nei programmi della scuola media del 1979 compaiono alcune novità
interessanti. L’educazione civica, “quale specifica materia d’insegnamento,
esplicitamente prevista dal piano di studi, ha come oggetto di apprendimento
le regole fondamentali della convivenza civile, come risultati di un processo
storico pervenuto a formulazioni giuridiche positive e come presupposto per
ulteriori sviluppi. Il nucleo fondamentale di tali contenuti è dato dal testo della
Costituzione italiana, legge fondamentale dello Stato e sintetica espressione
della nostra civile convivenza, che abbisogna di tutte le forze per la sua
completa attuazione. La comprensione della Costituzione, che gioverà anche a
dare sistemazione, quasi secondo un indice ragionato, agli altri temi di
educazione civica, avrà un momento più organico nella terza classe, in quanto
lo consentono l’età e l’esperienza raggiunta dagli allievi”.
È su questa base che l’educazione civica viene intesa come “un grande campo
di raccordo culturale, interdisciplinare, che ha anche suoi contenuti specifici…”
La sua gestione veniva affidata al “consiglio di classe”, che doveva anche
indicare, in sede di programmazione, “tempi specifici per lo svolgimento
dell’attività programmata”. Tutte le discipline venivano intese come
“articolazioni di una educazione unitaria”: così si parlava di educazione
linguistica, storica, civica, matematica.. . “La scuola, si diceva, attua il suo
impegno di educazione civica attraverso il contatto col mondo civile e la presa
di coscienza dei valori sui quali si fonda la Costituzione, l’offerta di conoscenza
di problemi e di metodologie per la valutazione critica dei fatti, nonché
attraverso un concreto esercizio di vita democratica nella scuola”.
Nei programmi della scuola elementare del 1985 compariva, ai vertici degli
obiettivi educativi, l’Educazione alla convivenza democratica, indicata come
uno dei “principi e fini della scuola primaria”: essa “sollecita gli alunni a
divenire consapevoli delle proprie idee e responsabili delle proprie azioni, alla
luce di criteri di condotta chiari e coerenti, che attuino valori riconosciuti”.
Questi valori sono stati individuati nella Costituzione. Quanto allo spazio
curricolare, questi programmi prevedevano, accanto alla storia e alla geografia,
la materia “studi sociali”. Con essi la scuola doveva fornire “gli strumenti per
un primo livello di conoscenza dell’organizzazione della nostra società nei suoi
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
5
aspetti istituzionali e politici, con particolare riferimento alle origini storiche e
ideali della Costituzione”.
C) La direttiva 8.2.1996 n. 58 e gli sviluppi successivi
Un passo avanti nell’elaborazione culturale e amministrativa, se non negli
ordinamenti e nei programmi, si fece negli anni 1995 e 1996, nell’ambito di
una commissione ministeriale suggerita dal CNPI, per ripensare e rilanciare la
indebolita educazione civica. Di fronte al complicarsi e all’estendersi della
problematica di tipo sociopolitico (dalla caduta del Muro di Berlino ai trattati di
Maastricht e alla globalizzazione) e di tipo esistenziale (il disagio giovanile,
fonte di demotivazione, devianza, droga, delinquenza, incidenti stradali e,
all’opposto, volontà di protagonismo e di partecipazione giovanile), diversi
ministeri, a partire da quello dell’Istruzione, furono tentati di affidare alla
scuola, sulla base delle “emergenze” volta a volta percepite, ogni problematica
che presentasse risvolti di tipo educativo.
Nell’ambito di quella commissione si fece chiaro che le “educazioni”
ministeriali, già in qualche modo “governate” con i progetti Giovani e Ragazzi,
potevano trovare proprio nella Costituzione una mappa concettuale, valoriale e
giuridica essenziale e completa, utile a unificare la nuova problematica
educativa e ad affrontarla non in termini giustappositivi, ma in termini
integrativi.
La direttiva ministeriale n. 58, con l’allegato documento “Nuove dimensioni
formative, educazione civica e cultura costituzionale”, annunciò un “curricolo
continuo di educazione civica e cultura costituzionale”, che tuttavia non entrò
in vigore.
Lo Statuto delle studentesse e degli studenti (dpr 24.6.1998, n.249), ha
rappresentato una conquista “storica” per tutti coloro che da decenni si erano
impegnati per l’attuazione dei diritti e dei doveri degli studenti nella comunità
scolastica.
La scuola infatti vi è definita come “comunità di dialogo, di ricerca, di
esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della
persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella
diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la
realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il
ricupero delle posizioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla
Costituzione e dalla convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia … e con i
principi generali dell’ordinamento italiano”.
Alla base vi è, infatti, una concezione dell’educazione e della formazione
culturale che privilegia l’esigenza di co-costruire, sviluppare, ri-calibrare in
senso evolutivo la qualità dei percorsi di crescita degli studenti. Si tratta di una
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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visione fortemente improntata alla promozione della persona; alla
valorizzazione delle competenze di cui i ragazzi sono portatori; alla
sperimentazione di percorsi di responsabilità partecipate; al supporto mirato
alla gestione e al superamento degli ostacoli allo sviluppo.
Come ogni regolamentazione di natura democratica, lo Statuto delle
studentesse e degli studenti è doverosamente attento anche alla definizione
dei doveri che gli studenti sono tenuti ad osservare, relativamente allo studio,
al rispetto per le persone e per le disposizioni organizzative, alla correttezza
nei comportamenti e alla cura dell’ambiente scolastico, riconosciuto quale
importante fattore di qualità della vita della scuola.
Purtroppo, in assenza di un aggancio forte a un insegnamento relativo
all’impianto costituzionale, e alla convenzione internazionale sui diritti del
minore (1989) anche questo Statuto non ha dato tutti i frutti sperati.
D) L’occasione della riforma costituzionale del Titolo V e i nuovi Statuti
Regionali
Una vera novità per la tematica in questione nasce con la legge costituzionale
18.10.2001, n.3, dal titolo “Modifiche al titolo V della parte seconda della
Costituzione”. Alcuni orientamenti già presenti nelle loro linee essenziali nel
testo del 1948, come ad esempio la distinzione tra Repubblica e Stato, e ancor
di più la valorizzazione strategica del ruolo degli Enti locali e, in particolare,
delle Regioni, vengono ampliati e definiti con più precisione, delineando un
nuovo equilibrio istituzionale.
In particolare per quanto riguarda l’istruzione, allo Stato spettano le norme
generali e alle Regioni viene riconosciuta potestà legislativa in riferimento “ad
ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato” (art.
117). Di rilievo è anche la consacrazione formale del «principio di
sussidiarietà» (art. 118), insieme al rilancio del ruolo delle autonomie: fra
queste gli istituti scolastici, intesi come “formazioni sociali ove si svolge la
(sua) personalità” di ogni uomo (art. 2), ottengono il riconoscimento
dell’autonomia a livello costituzionale (art. 117).
Si tratta di attribuzioni di poteri e di responsabilità che vanno fatti vivere nella
scuola, rendendoli il più possibile espliciti, in riferimento ai valori di
cittadinanza che si possono vivere nel nuovo assetto costituzionale.
E) La legge delega 28.3.2003, n. 53 e il decreto legislativo 19.2.2004, n. 59
Un altro passo avanti sul piano della riflessione pedagogica e metodologica è
stato fatto con legge 53/2003 (“Delega al Governo per la definizione delle
norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
7
di istruzione e formazione professionale”). Essa, come è noto, ha indicato tra i
fini delle scuole di ogni ordine e grado l’educazione ai principi fondamentali
della convivenza civile.
Questa è stata poi, nei decreti applicativi, articolata in sei educazioni,
raggruppabili in due assi: uno di tipo oggettivo-istituzio nale (cittadinanza,
sicurezza stradale, ambiente), uno di tipo soggettivo-esistenz iale (salute,
alimentazione, affettività).
Le caratteristiche di questa complessiva educazione alla convivenza civile
dovevano essere, come è noto, due.
In base alla prima, essa doveva coinvolgere tutti i docenti e tutte le discipline
in uno sforzo di coordinamento e d’integrazione, per l’intera durata del periodo
scolastico caratterizzato dal diritto dovere all’istruzione e alla formazione (cioè
di almeno 12 anni o, comunque, fino all’ottenimento di una qualifica
professionale) . In questo senso, come specificavano le Indicazioni nazionali per
i piani di studio personalizzati, se erano indicati gli obiettivi specifici di
apprendimento (conoscenze e abilità) sia per ciascuna delle diverse discipline
presenti nei piani di studio (alla fine di ogni biennio scolastico) sia per
l’educazione alla convivenza civile (alla fine della durata di ogni grado di
scuola), ci si premurava anche di ribadire che i contenuti del doppio elenco, in
realtà obbedivano, “al principio della sintesi e dell’ologramma”, rinviando
ciascuno a tutti gli altri. Per questo, si invitavano i docenti a riflettere sul fatto
che «un obiettivo specifico di apprendimento di una delle sei dimensioni della
convivenza civile» era e doveva essere sempre «anche disciplinare e
viceversa».
La seconda caratteristica dell’educazione alla convivenza civile era basata sulla
consapevolezza che la originaria relazionalità umana e l’espressione morale e
sociale di questa caratteristica antropologica sarebbero state l’ambito fondante
lo statuale e il legale-normativo.
F) Il DM 31.7.2007
La difficoltà dell’impresa innovativa sopra ricordata ha indotto il nuovo Governo
a lasciar cadere l’educazione alla convivenza civile, i cui concetti generali sono
però stati ampiamente recuperati nelle Indicazioni per il curricolo per la scuola
dell’infanzia e per il primo ciclo:
- sia nella premessa generale, “Cultura Scuola Persona”, che finalizza queste
Indicazioni ad “una nuova cittadinanza”, per un “nuovo umanesimo”;
- sia nella premessa alle singole discipline e alle aree disciplinari, in cui si parla
di cittadinanza attiva, di legalità, di etica della responsabilità e dei valori sanciti
nella Costituzione, con la citazione di alcuni suoi articoli;
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
8
-sia infine nell’ambito dell’area storico-geografica, che ha “fra gli obiettivi
centrali lo sviluppo delle competenze relative alla cittadinanza attiva”
(comprensione del significato delle regole per la convivenza nella società e
della necessità di rispettarle, conoscenza della Costituzione e dei diritti umani).
G) Il Ddl 1.8.2008 e il Decreto legge 1.9.2008 n. 137, convertito nella legge
30.10.2008, n. 169: continuità e novità
Il disegno di legge del 1.8.2008, approvato dal Consiglio dei Ministri, ha
previsto l’istituzione per legge della “disciplina denominata Cittadinanza e
Costituzione, individuata nelle aree storico-geografica e storico-sociale ed
oggetto di specifica valutazione”, con una propria dotazione oraria di 33 ore
annue e con voto distinto per tutti gli ordini e gradi di scuola.
La decisione, da parte del Governo, di percorrere la corsia preferenziale del
decreto legge, per intervenire concretamente nella scuola già dall’anno
scolastico 2008-2009, ha comportato per l’immediato la scelta di concentrare
l’attenzione, da un lato sulla formazione dei docenti e dall’altro sulla
sperimentazione di un insegnamento che avesse per oggetto “le conoscenze e
delle competenze relative a ‘Cittadinanza e Costituzione’ , nell’ambito delle aree
storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le
stesse”.
Ecco perché la ripresa di un’iniziativa istituzionale in merito e il rilancio di
prassi virtuose che sono già in atto, anche con i limiti istituzionali ricordati, non
hanno né i caratteri della semplice ripetizione o riesumazione, né quelli della
assoluta novità.
In particolare s’intende valorizzare l’impianto culturale abbozzato negli anni
’50, liberandolo dai limiti istituzionali che, con le sole due ore mensili, e senza
un proprio voto, ne hanno ostacolato il cammino.
D’altra parte, le difficoltà incontrate nello scorso mezzo secolo nell’impegno a
sviluppare l’educazione civica come compito comune a tutta la scuola e come
disciplina autonoma non sono destinate a risolversi improvvisamente, ma
neppure legittimano la rimozione del problema, che anzi riemerge a livello
internazionale, in diversi paesi. Lo dimostrano la citata Raccomandazione
europea e l’avvio del Progetto ICCS 2009 (International Civic and Citizenship
Education Study), terza indagine internazionale sull'educazione civica e alla
cittadinanza promossa dalla IEA (International Association for the Evaluation of
Educational Achievement) . Il progetto ICCS 2009, cui collabora per il nostro
Paese l’INVALSI, si svolge contemporaneamente in 40 Paesi in tutto il mondo e
si pone l'obiettivo di "identificare ed esaminare, all'interno di una dimensione
comparativa i modi in cui i giovani vengono preparati per svolgere in modo
attivo il proprio ruolo di cittadini in società democratiche".
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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2) Le competenze sociali e civiche raccomandate dall’Unione Europea e
l’educazione alla convivenza civile
Per entrare maggiormente nel merito del discorso, è opportuno riferirsi anche
al “Quadro di riferimento europeo” allegato alla Raccomandazione del
Parlamento europeo e del Consiglio del 18.12.2006, relativa alle competenze
chiave per l’apprendimento permanente. Il nostro ordinamento richiama e
utilizza questa elaborazione, presentando le otto competenze chiave da
acquisire al termine dell’istruzione obbligatoria, negli allegati al DM 22.8.
2007 n. 139 (Regolamento recante norme in materia di adempimento
dell’obbligo di istruzione), che si riferiscono sia all’asse dei linguaggi, sia a
quello scientifico- tecnologico, sia a quello storico-sociale.
In particolare, circa le competenze sociali, la Raccomandazione europea
afferma che esse implicano anzitutto “competenze personali, interpersonali e
interculturali, che riguardano tutte le forme di comportamento che consentono
alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e
lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come
anche di risolvere i conflitti, ove ciò sia necessario”. Si va dalla consapevolezza
di ciò che gli individui devono fare per conseguire una salute fisica e mentale
ottimali alla comprensione dei diversi codici di comportamento, alla capacità di
negoziare, di creare fiducia, di superare stress, frustrazioni, pregiudizi.
La “competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno
alla vita civile, grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici
e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica”.
Si trovano in questo elenco sommariamente richiamato alcuni temi che
appartengono a quella che la legge 53/2003 chiama convivenza civile.
Educare alla convivenza civile significa promuovere nel singolo cittadino la
consapevolezza di essere parte di un corpo sociale e istituzionale che cresce e
si trasforma nel tempo e nello spazio, e di essere insieme fruitore dei beni di
cultura e responsabile della loro conservazione e della loro crescita, nei riguardi
degli altri e delle nuove generazioni.
Fra i beni di cultura, un posto particolare occupano i diritti umani, frutto di
riflessione filosofica e giuridica e di lotta politica, e conseguenza del movimento
democratico, che affida i poteri dello stato al metodo del confronto fra gruppi
concorrenti e alla prassi del voto, secondo regole fissate preventivamente.
La società non si esaurisce nella sua dimensione politica; col termine di società
civile s'intende riferirsi ad altri aspetti dell'umana convivenza: gli aspetti
economici, culturali, religiosi, etici, artistici, scientifici, tecnologici. E di questi
aspetti fanno parte sia il risvolto "fisiologico" , sia il risvolto "patologico" , quello
che legittimamente viene qualificato come "incivile", ma anche immorale,
antisociale, falso, brutto, irrazionale, criminale: risvolto che, con alleanza delle
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
10
forze civili, nel rispetto del pluralismo, va combattuto in ogni sede, a partire
dalla propria persona.
Fa parte del linguaggio comune, soprattutto quando si esprima in termini di
pubblicità, di propaganda, di proselitismo, di spettacolo televisivo, o di semplice
espressione di stati d'animo, l'uso improprio o scorretto di termini talora
superficiali, imprecisi, volgari e offensivi, non rispettosi della realtà dei fatti,
delle parole e dei pensieri altrui: basta poco per trasformare un civile dibattito
in una rissa incivile.
Da qui l'impegno a capire, ad ascoltare con pazienza, a controllare gli impulsi,
ad evitare criminalizzazioni, demonizzazioni, strumentalizzazioni ; e a
distinguere le persone, che vanno sempre rispettate, dalle idee e dai
comportamenti, che vanno discussi e anche contrastati quando appaiano
negativi, per quello che significano e per le conseguenze che hanno.
In termini formativi il concetto di convivenza civile si connette strettamente ai
cosiddetti “saperi della legalità”, che attengono a diversi e complessi livelli
conoscitivi fondamentali in termini di educazione alla cittadinanza democratica,
quali: a) la conoscenza storica, che dà spessore alle storie individuali e a quella
collettiva, dà senso al presente e permette di orientarsi in una dimensione
futura; b) la conoscenza della Costituzione e delle istituzioni preposte alla
regolamentazione dei rapporti civili, sociali ed economici, quale background
fondamentale, che deve diventare parte del patrimonio culturale degli alunni e
degli studenti; c) la conoscenza del contesto sociale nel quale i ragazzi si
muovono e agiscono: essi non possono prescindere dalla conoscenza delle
fondamentali dinamiche europee ed internazionali, di alcune delle altre lingue,
culture e religioni, maturata anche attraverso la capacità di accedere alle
opportunità di mobilità culturale, telematica e geografica esistenti.
Per educare alla democrazia, alla legalità, alla cittadinanza attiva possono
essere utilizzate e valorizzate diverse forme espressive degli studenti e delle
studentesse. Un contributo all’acquisizione di conoscenze, competenze e
atteggiamenti che possono aiutare i giovani a diventare cittadini e a svolgere
un ruolo nella società, può venire dalla cooperazione europea e internazionale.
La partecipazione ai programmi europei costituisce una valida e significativa
occasione per definire e realizzare con scuole di altri Paesi strategie didattiche
finalizzate allo scambio interculturale e per favorire tra i giovani il dialogo tra i
rispettivi diversi mondi di appartenenza. Questo vale anche, sul piano
nazionale, per le iniziative culturali e formative promosse per le scuole dal
Senato della repubblica e dalla Camera dei deputati.
Arricchire la conoscenza attraverso l’esperienza diretta può far superare,
attraverso il confronto con altre tradizioni, mentalità e comportamenti, gli
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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stereotipi che sovente sono alla base di fenomeni di intolleranza, xenofobie e
razzismo.
In tale prospettiva va sottolineato che la scuola, presidio di legalità, è credibile
nella sua funzione educativa quando è in grado di proporre modelli positivi di
comportamento. Le attività educative promosse nelle istituzioni scolastiche di
ogni ordine e grado devono perciò favorire l’acquisizione di competenze
interpersonali, interculturali, sociali e civiche, che consentano la partecipazione
consapevole e responsabile alla vita sociale e lavorativa in società sempre più
complesse. È necessario, quindi, potenziare la conoscenza approfondita dei
valori costituzionali attraverso interventi educativi centrati sui temi sopra citati
della cittadinanza democratica ed attiva e, di conseguenza, della legalità. Una
tale formazione si fonda sull’implementazione di percorsi in grado di produrre
una graduale ma solida presa di coscienza dei principi e delle regole che sono
alla base della convivenza civile, con modalità differenziate in relazione alle età
dei soggetti coinvolti e alle loro competenze culturali e linguistiche.
Il rispetto della legalità, l’osservanza di diritti e di doveri devono essere
compresi in termini di valori essenziali e fondanti la possibilità di essere
interlocutori protagonisti nell’ambito di un progetto comune e solidale volto allo
sviluppo della società più estesa.
3) La collaborazione fra docenti e la valutazione del comportamento degli
studenti
L’ora settimanale dedicata a Cittadinanza e Costituzione non è certo sufficiente
a produrre, sulla mera base dei temi che affronta e dei metodi di lavoro
coinvolgenti che sappia adottare, risultati di questo tipo. Essi vanno considerati
come compito comune ai docenti e ai dirigenti scolastici, nel dialogo allargato
con forze potenzialmente educative. In particolare nei consigli di classe si tratta
di trovare intese per accordarsi sugli obiettivi di apprendimento relativi a questa
area di concetti e di competenze, anche sulla scorta dei contributi forniti dal
docente di questa disciplina, per giungere a valutare collegialmente i
comportamenti dei bambini, degli adolescenti e dei giovani.
Si tiene conto in proposito delle innovazioni introdotte dalla legge 53 del 2003
e della legge 169 del 2008 per quanto riguarda il comportamento, che è
oggetto di specifica valutazione, accanto agli apprendimenti disciplinari e alle
competenze. Si arricchisce in tal modo il concetto tradizionale di condotta,
riconoscendo la molteplicità delle motivazioni e delle componenti che influiscono
sul comportamento dei discenti.
Oltre alle citate competenze sociali e civiche di fonte europea, si tratta di
utilizzare altri strumenti analitici per individuare le componenti del
comportamento, sulla scorta della letteratura disponibile in proposito. Il
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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versante sociale del comportamento riguarda l’insieme delle interazioni socio
affettive e cooperative che l’allievo instaura con i compagni.
Letto in situazione di lavoro e di compito, il comportamento va valutato in
rapporto all’impegno (intensità e continuità), all’attenzione e concentrazione,
all’organizzazione (relativa al metodo di studio), al controllo dell’ansia nei
confronti delle prove, alla responsabilità e al senso critico.
In particolare, l’impegno di valutazione collegiale del comportamento degli
alunni e degli studenti, in interazione con i coetanei e con gli adulti in ambiente
scolastico, consente di approfondire la conoscenza delle singole persone e di
esplorare in concreto la possibilità di valorizzare i loro talenti e di prevenire stili
di comportamento disfunzionali e antisociali. Infatti, il riconoscimento e la
promozione della capacità di assumersi la responsabilità cognitivo-emozional e
delle proprie intenzioni e azioni possono essere diffusi e consolidati attraverso
la valorizzazione della partecipazione studentesca, che rappresenta uno
strumento significativo di coinvolgimento e di aggregazione partecipe e
responsabile dei giovani nei percorsi di educazione e di crescita personale e
comunitaria.
Le “Indicazioni ed Orientamenti sulla partecipazione studentesca” (Dir.
10.11.2006) mettono in evidenza come la scuola non possa vivere senza la
partecipazione attiva e propositiva di tutti i soggetti che la compongono,
compresa la componente degli studenti. L’esercizio della democrazia, infatti, è
un diritto-dovere che va appreso e praticato giorno per giorno fin dalla più
giovane età.
La scuola è la palestra ideale di questa pratica, quando sviluppa nella persona
che apprende la consapevolezza dei propri percorsi formativi e favorisce e
sostiene un processo relazionale finalizzato alla crescita globale, nella
convinzione che le ragazze e i ragazzi, attraverso l’assunzione di responsabilità
partecipative, si educhino al confronto ed imparino le regole fondamentali del
vivere sociale.
In tal senso, la scuola rappresenta un fondamentale punto di riferimento per le
Associazioni studentesche e le Consulte provinciali degli studenti, che offrono
un notevole contributo in termini di: a) conoscenza del mondo giovanile e dei
suoi bisogni; b) progettazione di azioni di sensibilizzazione e formazione
funzionali a promuovere il confronto e il dialogo intra ed intergenerazionale; c)
consolidamento di piani di collaborazione concertati e condivisi, dalla forte
valenza responsabilizzante.
In tale prospettiva gli Uffici scolastici regionali e provinciali, in collaborazione
con la Direzione generale per lo studente, hanno il compito di offrire ogni utile
e costruttivo apporto a sostegno della condizione studentesca, del
protagonismo dei giovani e del loro impegno nella forma dell’associazionismo ,
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
13
favorendo le condizioni per rafforzare il dialogo tra le rappresentanze degli
studenti e l’Amministrazione scolastica a livello territoriale, regionale e
nazionale, e sviluppando, altresì, le interconnessioni fra le diverse forme di
rappresentanza.
Di particolare significatività risulta, in tale cornice, la possibilità di promuovere
in ambiente scolastico la più ampia progettualità , la capacità di assumere un
ruolo propositivo attivo e partecipe, ma anche la capacità di co-gestire i
problemi, di ipotizzarne le dinamiche sottostanti, di esperire le soluzioni più
funzionali.
4) Educare alla cittadinanza secondo Costituzione, in contesti multiculturali
Trovarsi a vivere in una società complessa e sovente disorientata, anche nella
micro società scolastica, in cui ci si trova di fatto riuniti per ragioni varie, e
impegnarsi a farne una vera comunità di vita e di lavoro, significa maturare la
capacità di cercare e di dare un senso all’esistenza e alla convivenza e di
elaborare dialetticamente i costrutti dell'identità personale e della solidarietà,
della libertà e della responsabilità , della competizione e della cooperazione.
In questa prospettiva, l’ordinamento giuridico, che trova nella Costituzione il
suo nucleo generativo e il suo fondamentale impianto organizzativo, non va
considerato come uno dei tanti schemi astratti e immutabili con cui la scuola
obbliga gli studenti ad affaticare la memoria, ma come un germe vitale, che si
sviluppa lentamente, e non senza ostacoli e resistenze di tipo interno ed
esterno, nella vita dei ragazzi e in quella della classe e della scuola.
Tale ordinamento si rivela progressivamente come potente strumento per
capire, per accettare e per trasformare la realtà, per impostare relazioni, per
affrontare e risolvere in modo non violento i conflitti a tutti i livelli e per
immaginare e promuovere nuove regole, coerenti con quei principi e con le
linee portanti dell’ordinamento democratico.
La realizzazione degli obiettivi proposti e da perseguire, le strategie da
adottare e le collaborazioni da attivare per tradurre i principi di cittadinanza,
democrazia e legalità in patrimonio culturale dei singoli, in modelli di vita e in
comportamenti coerenti è legata al coinvolgimento di tutto il personale
scolastico, alla sua sensibilità, alla sua crescita professionale. La sfida
maggiore investe i docenti di tutte le aree disciplinari, che devono ricercare e
valorizzare i contenuti, le metodologie e le forme di relazione e valutazione
degli apprendimenti che maggiormente favoriscono la partecipazione e il
coinvolgimento degli alunni, la percezione di star bene a scuola, la
consapevolezza di essere in una comunità che accoglie, che mette in pratica le
regole del vivere civile e sociale, che dialoga con le istituzioni e con la società
civile organizzata, che sa apprendere.
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
14
Il cammino compiuto dalla nostra società, in ambito nazionale e internazionale,
ha posto negli ultimi decenni il problema di pensare ai valori civici e sociali in
orizzonti più vasti di quelli con cui sono state educate le generazioni precedenti
l’attuale popolazione scolastica. La planetarizzazione dei problemi, delle
interdipendenze, delle culture, delle conoscenze e dei diritti umani, ma anche
dell’indifferentismo , del fanatismo, del particolarismo, della delinquenza
organizzata, delle possibili catastrofi non solo ambientali, richiede un notevole
sforzo di conoscenza, di comprensione, di impegno critico, e anche di
sopportazione del peso di una convivenza che appare per più aspetti
problematica, dal livello locale al livello mondiale.
E la presenza nelle nostre classi di ragazzi che provengono da diversi paesi,
con diverse lingue, culture, religioni e tradizioni, pone il problema di costruire
itinerari formativi che valorizzino il dialogo e il confronto fra i modi diversi con
cui in diversi paesi vengono adottati costumi ed elaborate costituzioni e norme
non sempre compatibili con le nostre. Le scelte compiute dalla Costituzione
italiana, in armonia con la Carta europea e con la dottrina internazionale dei
diritti umani, costituiscono non solo un fattore identitario per il nostro popolo,
ma anche un fattore di apertura per chiunque sui diritti di tutti e un impegno di
lotta nei riguardi delle discriminazioni e delle prevaricazioni.
Utile e opportuna risulta a questo proposito la Carta dei valori, della
cittadinanza e dell'integrazione (30.04.2007), nata da un percorso avviato dal
Ministro dell´Interno, nella seconda metà del 2006, nel quadro delle iniziative
volte all´integrazione e alla coesione sociale.
Da questa problematica si alimenta la riflessione sulla cittadinanza, che
riguarda l’intreccio delle relazioni fra il singolo e gli altri, sia nella prospettiva
dei diritti umani, che rendono ciascuno “cittadino del mondo”, sia nella
prospettiva dei diversi ordinamenti giuridici, che spesso configgono con questi
diritti. Il richiamo alla distinzione e all’inevitabile dialettica fra la dimensione
etica e la dimensione giuridica, e fra la dimensione personale e quella pubblica
dell’etica, aiutano la comprensione dei complessi fenomeni culturali, sociali,
religiosi, politici: e inducono da un lato a problematizzare, dall’altro a cercare
di risolvere le tensioni e le contraddizioni che ogni giorno si vivono, anche con
le informazioni che i mass media ci presentano e/o ci nascondono, dal livello
locale a quello mondiale.
In tal senso, la scuola deve essere intesa quale comunità educante all’interno
della quale gli studenti e le studentesse - soggetti centrali dell’educazione e
dell’istruzione – hanno l’opportunità di crescere sul piano umano e culturale, e
quale istituzione che persegue l’obiettivo di formare cittadini e cittadine solidali
e responsabili; aperti alle altre culture e pronti ad esprimere sentimenti,
emozioni e attese nel rispetto di se stessi e degli altri; capaci di gestire
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
15
conflittualità e incertezza e di operare scelte ed assumere decisioni autonome
agendo responsabilmente. Appare, dunque, di primaria importanza, nell’ottica
della promozione di percorsi di crescita funzionali in senso adattivo,
promuovere in classe la condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte
e alle decisioni, la conoscenza responsabile degli obiettivi di sviluppo e degli
strumenti da utilizzare per esprimere autenticamente se stessi, ma anche il
saper discutere, il sapersi valutare, il sapersi confrontare con le opinioni altrui,
il sapersi aprire al dialogo e alla relazione in una logica interculturale.
Anche il supremo concetto di dignità di tutti i membri della famiglia umana, il
riconoscimento della quale è considerato dal Preambolo della Dichiarazione universale
dei diritti umani (Parigi 1948) come “fondamento della libertà, della giustizia e della
pace nel mondo”, e che è definita inviolabile nel 1° articolo della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione Europea (Nizza, 2000) è oggetto di interpretazioni
parzialmente diverse, come ci ricordano per esempio i dibattiti sulla bioetica e quelli
relativi al multiculturalismo. Ciò che appartiene all’etnico, al culturale, al religioso,
deve sempre più confrontarsi con leggi fatte e leggi da fare, nella prospettiva di
un’etica universale, della quale non si può veramente fare a meno, anche se oggi per
certi aspetti essa appare non tanto come una sicura conquista, quanto piuttosto come
un compito a cui dedicarsi.
La dignità della persona umana non va solo presupposta, ma riconosciuta, rispettata e
tutelata, come dice la Carta Europea: il che significa che la persona, nella sua
concretezza esistenziale, nonostante il suo valore intrinseco, può anche non
svilupparsi pienamente, se non viene fatta oggetto di cura, con un impegno attivo di
“rimozione di ostacoli” che chiama in causa non solo la politica e la tecnica, ma prima
di tutto l’educazione, per opera anzitutto della famiglia, poi della scuola e della società
nelle sue varie articolazioni, fra cui un ruolo sempre più importante acquistano i mass
media, le associazioni, le chiese.
A proposito della famiglia, la Costituzione è insieme esigente e generosa, quando
affida ai genitori, e a nessun altro con tanta precisione, il “dovere e diritto di
mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” (art. 30).
E’ questo il primo pilastro del Titolo II, relativo ai rapporti etico-sociali, articolato in tre
affermazioni essenziali, che sono altrettanti compiti da adempiere. Vi si dice infatti che
la Repubblica: “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul
matrimonio” (art.29), “agevola…la formazione della famiglia e l’adempimento dei
compiti relativi” (art. 31); “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e
interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti” (art. 32); “detta le
norme generali sull’istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”,
riconoscendo anche ad “enti e privati” “il diritto di istituire scuole ed istituti di
educazione, senza oneri per lo stato”, prevedendo poi per gli alunni di queste scuole
“un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali”
(art.33).
La conquista della capacità e della volontà di esercizio di una cittadinanza, che sia
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16
democratica e attiva, appare in tal modo il frutto di azioni educative, che devono
essere in qualche modo coordinate e concordate fra gli enti da cui dipendono la vita,
la salute, la cultura, in sintesi la crescita umana e sociale dei ragazzi. I rapporti tra
scuola e famiglia sono la prima cerniera che connette il mondo degli affetti familiari
con quello delle relazioni e delle istituzioni sociali, ossia il mondo del privato con quello
del pubblico.
Essendo riconosciuta dalla Costituzione, che responsabilizza l’intera Repubblica nei
confronti della genesi e dell’esercizio dei suoi compiti, la famiglia dovrebbe essere
anche il primo ambiente in cui si prende coscienza dei crediti e dei debiti che abbiamo
nei confronti di questo “patto fondativo”, stipulato da generazioni passate, a beneficio
e per conto anche delle presenti e delle future. Ed è questo il vero fondamento del
“patto educativo di corresponsabilità” fra scuola e famiglia, richiesto dalla normativa
vigente.
In questa ottica il patto di corresponsabilità segna una tappa fondamentale, è uno
strumento insostituibile di interazione scuola-famiglia poiché coinvolge direttamente
insegnanti, alunni e genitori invitandoli a concordare, responsabilmente, modelli di
comportamento coerenti con uno stile di vita in cui si assumono e si mantengono
impegni, rispettando l’ambiente sociale in cui si è ospitati.
La valenza educativa di tale strumento sta anche e soprattutto nella possibilità di
imparare a valutare il significato delle proprie azioni in relazione alle norme che
connotano il vivere civile, e ai vantaggi evolutivi che la condotta pro-sociale comporta:
fiducia in se stessi; riconoscimento da parte della comunità del proprio valore;
possibilità di fare affidamento sugli altri in un clima di stima reciproca.
In particolare, il patto di corresponsabilità chiede un significativo impegno alle
famiglie: quello di osservare con grande attenzione i propri ragazzi rispetto al loro
rapporto con la scuola, entrando in costante relazione con essa.
In linea con tali presupposti si colloca il Forum Nazionale delle Associazioni dei
Genitori della Scuola (FoNAGS), nato proprio per valorizzare la componente dei
genitori e assicurare una sede stabile di consultazione delle famiglie sulle
problematiche scolastiche.
5) Conoscenze e competenze relative all’insegnamento di Cittadinanza e
Costituzione
Per collocare nella opportuna luce culturale, educativa e didattica le proposte
che sono riportate di seguito e anche per accogliere gli ammaestramenti della
lunga storia che si è brevemente riassunta nelle pagine precedenti vanno
evidenziati i seguenti punti.
a) La legge n. 169/2008 non denomina «educazione civica» o «educazione
alla Costituzione e alla cittadinanza» la nuova disciplina perché l’educazione e il
carattere educativo qualificano ogni insegnamento e ogni relazione
interpersonale che si svolgano nel sistema educativo di istruzione e di
formazione (art. 1 della legge delega n. 53/03). Va quindi evitato il rischio di
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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delegare a questo solo insegnamento preoccupazioni e compiti di natura
educativa che, invece, devono coinvolgere per forza di cose tutti i docenti (con
il loro esempio) e tutte le discipline (con particolari curvature del loro
insegnamento) .
b) Discorso analogo va condotto sulle ragioni che hanno persuaso il legislatore
a non qualificare l’insegnamento di Costituzione e cittadinanza come «cultura».
Anche la cultura, infatti, appartiene all’intero dell’esperienza scolastica e ne
costituisce, al pari dell’educazione, un elemento qualificante e imprescindibile.
Non esistono, perciò, insegnamenti che non siano e non debbano essere
culturali e che, attraverso la cultura che esprimono, non debbano concorrere a
far maturare le potenzialità educative di ogni studente.
c) Resta confermato il principio che vuole la cultura mezzo e strumento
consustanziale all’educazione. Da questo punto di vista, l’interiorizzazione dei
principi che reggono l’impianto della nostra Costituzione e la conoscenza via
via più approfondita delle norme che definiscono la cittadinanza, in diversi
ambiti, nazionali e internazionali (si parla anche di “cittadinanze” ) appaiono
come condizioni che giustificano e facilitano nei ragazzi l’adozione di
comportamenti personali e sociali corretti sul piano dell’etica e della legalità.
La Costituzione diventa in tal modo non solo il documento fondativo della
democrazia nel nostro Paese, ma anche una “mappa valoriale” utile alla
costruzione della propria identità personale, locale, nazionale e umana: e
fornisce chiarezza di idee e di motivazioni utili ad esercitare la cittadinanza
attiva, anche in termini di impegno personale nel volontariato.
d) La conoscenza delle norme, intese come valori utili al bene comune,
l’esperienza del rispetto di tali norme, la riflessione condivisa sulle implicazioni
emotive e cognitive che vengono dalla loro adozione e dalla loro trasgressione
sono condizioni fondamentali per la riemersione nelle coscienze e per la
diffusione dei valori democratici, nel succedersi delle generazioni.
La necessità di esercitare la cittadinanza studentesca nel senso più ampio
dell’esercizio dei diritti e dei doveri di cittadino afferente al micro (la scuola) e
al macro (la società), si basa sulla consapevolezza che è indispensabile
insegnare ed apprendere in modo esperienziale le competenze civiche e sociali,
coerentemente con quanto affermato dal dibattito scientifico internazionale
sulla formazione della personalità e sull’educazione. In tal senso, i percorsi
educativi finalizzati alla trasmissione e all’acquisizione di contenuti e
competenze attinenti al concetto di cittadinanza attiva si legano
necessariamente:
· all’utilizzo di metodologie didattiche attive funzionali a tematizzare
esplicitamente il sapere connesso all’area in questione;
· alla possibilità di riflettere, individualmente e collettivamente, sui
contenuti proposti accedendo a casi concreti e sperimentando in prima
persona le implicazioni concettuali connesse a ciascun argomento
trattato (saper essere);
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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· all’offerta di un continuo e costante ponte di collegamento tra quanto
discusso in classe e quanto vissuto quotidianamente nella propria
esperienza di vita (saper fare).
Tale modello formativo consente di acquisire competenze cognitive, di gestione
del proprio comportamento e del proprio apprendimento, che permettano da
un lato di perseguire efficacemente i propri scopi e dall’altro di contribuire allo
sviluppo sostenibile della società in cui si vive.
Le competenze insite nell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione sono
quelle di una cittadinanza agita, allo scopo di promuovere nelle giovani
generazioni l’impegno in prima persona per il benessere proprio e altrui
attraverso ad esempio attività di volontariato, la tutela dell’ambiente quale
bene comune , la promozione del fair play e dei valori positivi insiti nello sport
e nelle competizioni di qualsivoglia genere, l’educazione alla salute come
assunzione del rispetto di se stessi e degli altri e l’educazione stradale come
educazione alla responsabilità nelle proprie scelte e nelle proprie azioni.
A tali scopi il Ministero promuoverà collaborazioni con enti, istituzioni, forze
dell’ordine, magistratura, sportivi e associazioni del terzo settore al fine di
creare opportunità per gli studenti di incontrare persone che abbiano un ruolo
attivo e quotidiano nella difesa dei valori costituzionali in grado di
rappresentare, con il loro percorso e la loro testimonianza, esempi di impegno
civile.
A tal fine le Istituzioni scolastiche potranno avvalersi delle collaborazioni in
essere e delle collaborazioni future che l’Amministrazione pubblicizzerà
attraverso i propri canali istituzionali e on line.
e) L’autonomia delle scuole e, soprattutto, l’autonomia professionale e
scientifica che deve essere riconosciuta ai docenti consiglia di non irrigidire le
scelte ministeriali con un impianto metodologico- didattico che potrebbe
caratterizzare l’insegnamento di Costituzione e cittadinanza dalla scuola
dell’infanzia alla fine del secondo ciclo. In particolare, in un momento ancora
sperimentale come quello che si intende promuovere. Proprio per questo,
dunque, da un lato, è compito delle scuole e dei docenti distribuire nell’arco dei
diversi anni di corso i contenuti elencati di seguito e attraverso i quali gli
studenti sono chiamati a maturare le competenze da certificare alla
conclusione di ogni grado di scuola. Dall’altro lato, anche nella prospettiva di
approntare la versione definitiva delle Indicazioni nazionali per i piani di studio,
si richiede all’autonomia delle scuole e dei docenti una valutazione sulla
fruibilità didattica delle indicazioni che seguono.
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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Nuclei tematici e obiettivi di apprendimento relativi a Cittadinanza e
Costituzione
SCUOLA DELL’INFANZIA
Obiettivi di apprendimento
Si propone di identificare le conoscenze e le abilità specifiche
dell’insegnamento di Costituzione e cittadinanza a posteriori, cioè desumendole
dalle migliori pratiche che saranno elaborate e censite nel corso della
sperimentazione.
In prima approssimazione, si ritiene che le conoscenze e le abilità specifiche da
trasmettere nella scuola dell’infanzia si possano concentrare:
- sul concetto di famiglia, di scuola e di gruppo come comunità di vita
- sulle modalità con cui si possono acquisire conoscenze e modi di agire
rispettivamente con i genitori, con i compagni, con le maestre e con altri
adulti
Situazioni di compito per la certificazione delle competenze personali
alla fine della scuola dell’infanzia
- mostrare consapevolezza della propria storia personale e familiare e dei modi
con cui si è modificata la relazione con gli altri compagni e con gli adulti;
- porre domande su temi esistenziali, sulle diversità culturali, sull’essere
bambini e bambine, sulla giustizia, su ciò che è bene e ciò che è male;
- eseguire compiti, elaborare progetti, risolvere problemi da soli, con i coetanei
e con gli adulti;
- spiegare come e quanto ci sente legati alla propria famiglia, alla propria
comunità, alla propria scuola, al proprio Paese, al mondo;
- gestire conflitti, negoziare compiti e impegni, lavorare in cooperazione,
definire regole d’azione condivise.
SCUOLA PRIMARIA
Obiettivi di apprendimento
- concetto di «pieno sviluppo della persona umana» e compiti della
Repubblica a questo riguardo
- significati e azioni della pari dignità sociale, della libertà e
dell’uguaglianza di tutti i cittadini
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
20
- concetto di «formazioni sociali» (art. 2 della Costituzione)
- le prime «formazioni sociali», i loro compiti, i loro servizi, i loro scopi: la
famiglia, il quartiere e il vicinato, le chiese, i gruppi cooperativi e
solidaristici, la scuola
- la distinzione tra «comunità» e «società»
- gli enti locali (comune, provincia, città metropolitana, regione) e gli enti
territoriali (asl, comunità montane ecc.)
- i segni costituzionali dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica
- la distinzione tra Repubblica e Stato e alcune sue conseguenze
- la tutela del paesaggio e del patrimonio storico del proprio ambiente di
vita e della nazione
- i segnali stradali e le strategie per la miglior circolazione di pedoni,
ciclisti, automobilisti
- elementi di igiene e di profilassi delle malattie
- i principi fondamentali della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo e della
Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia;
- il superamento del concetto di razza e la comune appartenenza biologica
ed etica all’umanità.
Situazioni di compito per la certificazione delle competenze personali
alla fine della scuola primaria
Dignità umana: riconoscere situazioni nelle quali non si sia stati trattati o non
si siano trattati gli altri da persone umane; riconoscere i valori che rendono
possibile la convivenza umana e testimoniarli nei comportamenti familiari e
sociali; riconoscere fatti e situazioni di cronaca nei quali si registri il mancato
rispetto dei principi della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo e della
Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia che si sono studiati;
identificare fatti e situazioni di cronaca nei quali si ravvisino pregiudizi e
comportamenti razzistici e progettare ipotesi di intervento per contrastarli.
Identità e appartenenza: documentare come, nel tempo, si è presa maggiore
consapevolezza di sé, delle proprie capacità, dei propri interessi e del proprio
ruolo nelle «formazioni sociali» studiate; curare la propria persona (igiene, stili
alimentari, cura dei denti ecc.) e gli ambienti di vita (illuminazione, aerazione,
temperatura ecc.) per migliorare lo «star bene» proprio e altrui; riconoscere i
segni e i simboli della propria appartenenza al comune, alla provincia, alla città
metropolitana, alla regione, ad enti territoriali, all’Italia, all’Europa e al mondo;
trovare i modi per trasformare un’appartenenza comunitaria in una
intenzionale, libera e volontaria appartenenza sociale, oppure per identificare
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
21
situazioni di appartenenza ad una «comunità» o ad una «società»; trovare
fatti, situazioni, forme linguistiche, comportamenti che dimostrino la mancata o
piena consapevolezza della distinzione tra Repubblica e Stato; riconoscere
azioni proprie e altrui che siano tendenzialmente autonome oppure che siano
per lo più dettate da condizionamenti e da dispositivi espliciti o nascosti…….
Alterità e relazione: riconoscere i ruoli e le funzioni diverse nella vita familiare
come luogo di esperienza sociale e di reciproco riconoscimento e aiuto, nel
dialogo fra generazioni; riconoscere ruoli e funzioni diverse nella scuola,
identificando le corrette relazioni degli alunni con gli insegnanti, con gli
operatori scolastici e tra loro e riconoscendo il valore dei rapporti scuolafamiglia;
esercitare responsabilmente la propria libertà personale e sviluppare
dinanzi a fatti e situazioni il pensiero critico e il giudizio morale; attuare la
cooperazione e la solidarietà, riconoscendole come strategie fondamentali per
migliorare le relazioni interpersonali e sociali; distinguere i diritti e i doveri,
sentendosi impegnato ad esercitare gli uni e gli altri; manifestare il proprio
punto di vista e le esigenze personali in forme argomentate, interagendo con
«buone maniere» con i coetanei e con gli adulti, anche tenendo conto
dell’identità maschile e femminile; accettare e accogliere le diversità,
comprendendone le ragioni e soprattutto impiegandole come risorsa per la
risoluzione di problemi, l’esecuzione di compiti e la messa a punto di progetti;
curare il proprio linguaggio, evitando espressioni improprie e offensive.
Partecipazione: testimoniare la funzione e il valore delle regole e delle leggi nei
diversi ambienti di vita quotidiana (vita familiare, gioco, sport ecc.); contribuire
all’elaborazione e alla sperimentazione di regole più adeguate per sé e per gli
altri nella vita della famiglia, della classe, della scuola e dei gruppi a cui si
partecipa; avvalersi dei servizi offerti dal territorio, riconoscere quando sono
affidabili per sé e per gli altri e, soprattutto, contribuire ad identificare
proposte per renderli sempre meglio tali, quando non lo fossero; riconoscere in
fatti e situazioni il mancato o il pieno rispetto dei principi e delle regole relative
alla tutela dell’ambiente (compatibilità , sostenibilità ...); rispettare la
segnaletica stradale, con particolare attenzione a quella relativa al pedone e al
ciclista.
SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
Obiettivi di apprendimento
- Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
- organizzazione politica ed economica della Ue (con la moneta unica, la
Banca centrale)
- la Carta dei diritti dell’Ue e la Costituzione europea
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
22
- organismi internazionali (Onu, Unesco, Tribunale internazionale dell’Aia,
Alleanza Atlantica, Unicef, Amnesty International, Croce Rossa)
- distinzione tra autonomia (della persona umana, delle «formazioni
sociali», degli enti locali e territoriali, delle istituzioni) e decentramento
nei servizi che dipendono dallo Stato
- connessione tra l’unità e l’indivisibilità della Repubblica, da una parte, e
la valorizzazione dell’autonomia e del decentramento dall’altra (art. 5
della Costituzione)
- il processo di revisione costituzionale e le leggi costituzionali secondo il
Titolo V, sez. II del testo del 1948
- la nuova disciplina degli Statuti delle Regioni
- l’ordinamento della Repubblica
- la Corte costituzionale
- le «formazioni sociali» delle imprese, dei partiti, dei sindacati e degli enti
no profit, con la loro regolamentazione costituzionale e legislativa
- la sussidiarietà orizzontale e verticale
- i diritti e i doveri del cittadino (soprattutto in rapporto alla salute propria
e altrui, alla sicurezza stradale e alla libertà di manifestazione del
pensiero)
- i diritti e i doveri del lavoratore (i Rapporti economici secondo la
Costituzione, lo Statuto dei lavoratori, lo Statuto dei lavori).
Situazioni di compito per la certificazione delle competenze personali
alla fine della scuola secondaria di I grado
Dignità umana: riconoscersi come persona, cittadino e lavoratore (italiano ed
europeo), alla luce della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, del
dettato costituzionale e delle leggi nazionali, della normativa europea;
riconoscere in fatti e situazioni come il mancato o il pieno rispetto dei principi e
delle regole della sicurezza stradale, in particolare dell’uso del casco e
dell’equilibrio alimentare per chi guida, sia segno di rispetto della dignità della
persona propria e altrui; riconoscere il diritto alla salute come valore personale
e sociale di cui si è responsabili anche dinanzi alle generazioni future; leggendo
i giornali e seguendo i mass media, riconoscere, nelle informazioni date, le
azioni, il ruolo e la storia di organizzazioni mondiali e internazionali e di
associazioni internazionali poste al servizio della valorizzazione della dignità
umana.
Identità e appartenenza: esplorare le proprie multi appartenenze come
studente, figlio, fratello, amico, cittadino, abitante della propria regione, della
propria nazione, dell’Europa e del mondo, individuare gli elementi di esse che
contribuiscono a definire la propria identità e le strategie per armonizzare
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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eventuali contrasti che le caratterizzano; confrontare l’organizzazione
ordinamentale e di governo, nonché le regole di cittadinanza, che
contraddistinguono il nostro paese e gli Stati Ue di cui si studia la lingua;
riconoscere e rispettare in situazioni consone i simboli dell'identità nazionale ed
europea e delle identità regionali e locali; far interagire positivamente in fatti e
situazioni ipotetiche o reali il rispetto dei diritti dell’uomo, del cittadino, del
lavoratore e dell’imprenditore.
Alterità e relazione: conoscere e rispettare la funzione delle regole e delle
norme, nonché il valore giuridico dei divieti; partecipare consapevolmente al
processo di accoglienza e di integrazione tra studenti diversi all’interno della
scuola; conoscere lo Statuto delle studentesse e degli studenti e tenerne conto
nel comportamento e nei giudizi da esprimere sulla situazione scolastica;
conoscere e rispettare il codice della strada: segnaletica stradale, tipologia dei
veicoli e norme per la loro conduzione; gestire le dinamiche relazionali proprie
della preadolescenza nelle dimensioni dell’affettività , della comunicazione
interpersonale e della relazione tra persone diverse tenendo conto non solo
degli aspetti normativi, ma soprattutto di quelli etici.
Partecipazione: essere consapevoli delle caratteristiche del territorio in cui si
vive e degli organi che lo governano, ai diversi livelli di organizzazione sociale
e politica; partecipare alle iniziative promosse per una sempre maggiore
collaborazione tra scuola ed enti locali e territoriali; riconoscere i provvedimenti
e le azioni concrete che promuovono e tutelano il principio della sussidiarietà
verticale ed orizzontale in un territorio; trovare fatti storici, situazioni politiche
ed esempi giuridici che possano testimoniare una mancata o insufficiente
valorizzazione del rapporto costituzionale che dovrebbe intercorrere tra l’unità
e l’indivisibilità della Repubblica e organizzazione istituzionale e ordinamentale
fondata sull’autonomia e sul decentramento; comprendere e utilizzare i codici e
gli strumenti di comunicazione delle diverse istituzioni; collaborare
all’elaborazione e alla realizzazione dei diversi progetti (salute, ambiente,
sicurezza ecc.) promossi dalla scuola e dal territorio.
SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO
Obiettivi di apprendimento
- uguaglianze e differenze, sovrapposizioni ed eccedenze rispettivamente
dei concetti di uomo, individuo, soggetto e persona umana
Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca
24
- i diritti dell’uomo, del cittadino e del lavoratore in Italia, nella Ue e nel
diritto internazionale alla luce delle distinzioni tra uomo, individuo,
soggetto e persona
- i concetti di costituzione materiale e di costituzione formale come
operatori interpretativi della storia costituzionale italiana
- il processo di revisione costituzionale e le leggi costituzionali secondo il
Titolo V, sez. II del testo del 1948
- la nuova disciplina degli Statuti delle Regioni
- le revisioni costituzionali apportate dal 1948 ad oggi
- il processo di formazione, di emanazione e di perfezione delle leggi
ordinarie e dei decreti legge
- l’introduzione delle Regioni nel testo costituzionale del 1948 e le ragioni
del loro primo avvio solo negli anni settanta
- le competenze esclusive e concorrenti delle Regioni e i loro ordinamenti
- il ruolo dello Stato nell’ordinamento e nella funzionalità della Repubblica
- l’art. 32 della Costituzione e le sue conseguenze normative
- le libertà personali e le libertà sociali nel testo costituzionale
- la libertà di insegnamento e la libertà di scuole nel testo costituzionale e
nelle leggi ordinarie
- Il sistema educativo di istruzione e di formazione della Repubblica: i
differenti ruoli dello Stato, delle Regioni, degli altri enti locali e delle
«formazioni sociali» (a partire dalla famiglia e dalle scuole)
Situazioni di compito per la certificazione delle competenze personali
alla fine della scuola secondaria di II grado
Dignità umana: identificare i diritti umani nella cultura, nella storia dell’umanità
e negli ordinamenti giuridici nazionali e internazionali, cogliendo come nel
tempo e nello spazio si sia evoluta la capacità di riconoscerli e tutelarli;
riconoscere il valore della libertà di pensiero, di espressione, di religione e delle
altre libertà individuali e sociali nelle società storiche e politiche
contemporanee; conoscere i processi migratori, identificarne le cause,
valutarne le conseguenze personali, sociali, culturali ed economiche,
mantenendo fisso il principio della pari dignità di ogni persona, delle regole di
cittadinanza nazionale, europea e internazionale e del valore individuale e
sociale dell’integrazione; sviluppare disponibilità all’impegno interculturale,
agendo comportamenti basati sul rispetto e sull’accettazione delle differenze,
nonché sul rifiuto di ogni forma di discriminazione su base etnica e religiosa;
riconoscendo la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse
della collettività” (art. 32 Cost.) e come “dovere di solidarietà“ reciproca (art. 2
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Cost.), valutare le conseguenze personali e sociali di comportamenti incoerenti
con questi principi; identificare stereotipi, pregiudizi etnici, sociali e culturali
presenti nei propri e negli altrui atteggiamenti e comportamenti, nei mass
media e in testi di studio e ricerca; riconoscere in fatti e situazioni concrete i
modi con cui il diritto al lavoro e alla libertà di impresa sono espressione della
dignità della persona e delle formazioni sociali all’interno delle quali sviluppa la
propria personalità.
Identità e appartenenza: conoscendo le premesse storiche, i caratteri, i principi
fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana e della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea, riuscire ad identificare situazioni
problematiche che ostacolano i processi dell’integrazione nazionale e
dell’integrazione europea; ritrovare nella vita sociale, giuridica, istituzionale e
culturale del nostro Paese elementi che dimostrino l’inerzia di abitudini e di
impostazioni incoerenti con lo spirito e la lettera del testo costituzionale a
proposito di responsabilità dello Stato e delle Regioni; riconoscere in fatti e
situazioni della vita economica, sociale e culturale l’intervento delle istituzioni
europee (Unione Europea e Consiglio d’Europa), l’adesione alle linee
fondamentali del Trattato di Lisbona (2007) e alle decisioni di politica
economica della Ue e della Banca centrale europea; ricostruire le
problematicità e le acquisizioni del processo di elaborazione della Costituzione
europea, soprattutto in rapporto al “patrimonio spirituale e morale
dell’Europa”.
Alterità e relazione: riconoscere come la ricchezza e la varietà delle dimensioni
relazionali dell’esperienza umana porti a concretizzazioni istituzionali e
ordinamentali che tengono conto della storia di ogni popolo; imparare a
utilizzare il linguaggio dei sentimenti, delle emozioni e dei simboli, tendo conto
delle differenze storiche e culturali di cui sono espressione; riconoscere il
valore etico e civile delle leggi, nonché le modalità con cui tale valore è tutelato
nel processo nazionale e internazionale che le crea e le introduce negli
ordinamenti giuridici; individuare come i nuclei portanti della cultura
economica (impresa, mercato, finanza pubblica, debito pubblico, spesa sociale,
globalizzazione, stabilità della moneta ed equità nel rapporto fra i paesi e le
generazioni) intervengono a qualificare le politiche economiche nazionali e
internazionali; dimostrare piena e matura consapevolezza circa la necessità di
comportamenti corretti nel campo della sicurezza per la tutela della incolumità
propria e altrui, del codice della strada e della salute fisica e mentale di ogni
cittadino; comprendere l’equilibrio nel tempo del sistema uomo-ambiente: la
funzione delle leggi e i danni prodotti dalla sua alterazione, problematizzando
l’idea di uno sviluppo sostenibile in termini di giustizia anche
intergenerazionale.
Partecipazione: conoscere le carte internazionali dei diritti umani e
dell’ambiente, gli organismi che le hanno approvate e sottoscritte, le Corti che
ne sanzionano le violazioni; praticare i diritti e i doveri degli studenti secondo
la normativa vigente, contribuendo alla realizzazione della democrazia nella
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scuola e nelle relazioni tra scuola, famiglia e società; analizzare, discutere e
condividere lo Statuto dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti;
promuovere la conoscenza dei regolamenti di istituto come momento di
cittadinanza partecipata, collaborando alla loro redazione o al loro
miglioramento e individuando le pratiche e le iniziative necessarie a questi
scopi; impegnarsi attivamente nelle forme di rappresentanza previste (di
classe, di istituto, nella Consulta provinciale degli studenti, nelle Associazioni
studentesche) ; partecipare ai lavori dei Forum regionali e nazionali delle
Associazioni studentesche; impegnarsi e partecipare ai lavori e alle iniziative
della Consulta provinciale degli studenti.

Il Ministro

f.to Mariastella Gelmini

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