Digita qui sotto quale materiale gratuito cerchi su atuttascuola, oppure mp3 didattici su www.gaudio.org

 

 

Home

Tesine

Relazioni

Riassunti

Temi

Italiano

Latino

Storia

Matematica

Ecdl

Forum maturità

Scienze

Inglese

Economia

Informatica

Università  

Esami stato

Greco

Geografia

Filosofia

Diritto

Fisica

Arte

Elettronica

Elementari

Medie

Professionali

Alternanza scuolalavoro

AltreMaterie

Dirigenti scolastici

Legislazione scolastica

E-mail

Newsletter

 

 

Decreto Brunetta

testo del Decreto 150/2009

 

 

DECRETO LEGISLATIVO 27 ottobre 2009 , n. 150

Attuazione  della  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia  di

ottimizzazione   della   produttivita'   del  lavoro  pubblico  e  di

efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. (09G0164)

          

TITOLO I

PRINCIPI GENERALI
 

       

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

  Visti gli articoli 76, 87, 92, 95 e 117 della Costituzione;

  Vista  la  legge  4  marzo  2009,  n. 15, recante delega al Governo

finalizzata   all'ottimizzazione   della   produttivita'  del  lavoro

pubblico   e   alla   efficienza   e   trasparenza   delle  pubbliche

amministrazioni,  nonche'  disposizioni  integrative  delle  funzioni

attribuite  al  Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla

Corte dei conti;

  Visto  il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n. 286, recante

riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e

valutazione  dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attivita'

svolta  dalle  amministrazioni  pubbliche,  a  norma dell'articolo 11

della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;

  Visto  il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n. 300, recante

riforma  dell'organizzazione  del  Governo,  a norma dell'articolo 11

della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;

  Visto  il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n. 303, recante

ordinamento  della  Presidenza  del  Consiglio  dei Ministri, a norma

dell'articolo  11  della  legge  15  marzo  1997, n. 59, e successive

modificazioni;

  Visto  il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante: norme

generali   sull'ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze  delle

amministrazioni pubbliche, e successive modificazioni;

  Visto  il decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196, recante codice

in   materia   di   protezione   dei  dati  personali,  e  successive

modificazioni;

  Visto  il  decreto  legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante codice

dell'amministrazione digitale, e successive modificazioni;

  Visto il decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, recante codice

delle  pari  opportunita'  tra  uomo e donna, a norma dell'articolo 6

della legge 28 novembre 2005, n. 246;

  Vista  la  direttiva  dei  Ministri per le riforme e le innovazioni

nella  pubblica  amministrazione  e  per  le pari opportunita' del 23

maggio  2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.173 del 27 luglio

2007,  recante  misure  per attuare la parita' e le pari opportunita'

tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche;

  Visto  il  decreto-legge  25  giugno  2008, n. 112, convertito, con

modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133;

  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,

adottata nella riunione dell'8 maggio 2009;

  Acquisita l'intesa della Conferenza unificata di cui all'articolo 8

del  decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  relativamente

all'attuazione  delle  disposizioni  di cui agli articoli 3, comma 2,

lettera  a),  4,  5 e 6, della citata legge n. 15 del 2009, salvo che

sull'articolo  60,  comma  1,  lettera  b),  nonche'  il parere della

medesima   Conferenza  relativamente  all'attuazione  delle  restanti

disposizioni  della medesima legge n. 15 del 2009 nella seduta del 29

luglio 2009;

  Rilevato,  in  ordine al predetto articolo 60, comma 1, lettera b),

del decreto, che gli enti territoriali chiedevano di prevedere che la

determinazione delle risorse per gli incrementi retributivi destinati

al  rinnovo  dei contratti collettivi nazionali delle amministrazioni

regionali,  locali  e  degli  enti  del  Servizio sanitario nazionale

avvenga previa concertazione con le proprie rappresentanze;

  Considerato  che  il  Governo  ritiene di non poter accogliere tale

richiesta,  vertendosi  in  tema  di  misure  di  coordinamento della

finanza  pubblica  tipicamente  riconducibili  alle  competenze dello

Stato,  e  che  la  previsione  della  previa  consultazione  con  le

rappresentanze  istituzionali del sistema delle autonomie garantisce,

comunque,  il rispetto del principio della leale collaborazione ed il

coinvolgimento  degli enti territoriali nella concreta determinazione

delle risorse da impegnare per il rinnovo dei contratti;

  Acquisiti  i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della

Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 9 ottobre 2009;

  Sulla  proposta  del  Ministro  per  la  pubblica amministrazione e

l'innovazione,  di  concerto  con  il  Ministro dell'economia e delle

finanze;

                              E m a n a

                  il seguente decreto legislativo:

 

                               Art. 1.

 

                         Oggetto e finalita'

 

  1.  In attuazione degli articoli da 2 a 7 della legge 4 marzo 2009,

n.  15,  le  disposizioni  del  presente  decreto  recano una riforma

organica della disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle

amministrazioni  pubbliche,  di  cui  all'articolo  2,  comma  2, del

decreto   legislativo   30   marzo  2001,  n.  165,  intervenendo  in

particolare  in  materia di contrattazione collettiva, di valutazione

delle  strutture  e del personale delle amministrazioni pubbliche, di

valorizzazione  del merito, di promozione delle pari opportunita', di

dirigenza  pubblica  e  di responsabilita' disciplinare. Fermo quanto

previsto  dall'articolo  3  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165,  recano  altresi' norme di raccordo per armonizzare con la nuova

disciplina   i   procedimenti   negoziali,  di  contrattazione  e  di

concertazione  di  cui  all'articolo  112  del decreto del Presidente

della  Repubblica  5 gennaio 1967, n. 18, e ai decreti legislativi 12

maggio 1995, n. 195, 19 maggio 2000, n. 139, 13 ottobre 2005, n. 217,

e 15 febbraio 2006, n. 63.

  2.  Le  disposizioni  del  presente decreto assicurano una migliore

organizzazione   del  lavoro,  il  rispetto  degli  ambiti  riservati

rispettivamente  alla legge e alla contrattazione collettiva, elevati

standard  qualitativi  ed  economici  delle  funzioni  e dei servizi,

l'incentivazione  della  qualita'  della  prestazione  lavorativa, la

selettivita'  e  la concorsualita' nelle progressioni di carriera, il

riconoscimento   di   meriti   e   demeriti,  la  selettivita'  e  la

valorizzazione   delle  capacita'  e  dei  risultati  ai  fini  degli

incarichi dirigenziali, il rafforzamento dell'autonomia, dei poteri e

della  responsabilita'  della dirigenza, l'incremento dell'efficienza

del  lavoro  pubblico  ed  il  contrasto  alla scarsa produttivita' e

all'assenteismo,    nonche'   la   trasparenza   dell'operato   delle

amministrazioni pubbliche anche a garanzia della legalita'.

 

           
TITOLO II

MISURAZIONE, VALUTAZIONE
E TRASPARENZA DELLA PERFORMANCE


CAPO I

Disposizioni generali

 

       

                               Art. 2.

 

                         Oggetto e finalita'

 

  1.  Le  disposizioni  contenute nel presente Titolo disciplinano il

sistema  di  valutazione  delle  strutture  e  dei  dipendenti  delle

amministrazioni  pubbliche  il cui rapporto di lavoro e' disciplinato

dall'articolo  2,  comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165,  al fine di assicurare elevati standard qualitativi ed economici

del   servizio  tramite  la  valorizzazione  dei  risultati  e  della

performance organizzativa e individuale.

 

       

                               Art. 3.

 

                          Principi generali

 

 

  1.  La misurazione e la valutazione della performance sono volte al

miglioramento    della    qualita'    dei   servizi   offerti   dalle

amministrazioni  pubbliche,  nonche'  alla  crescita delle competenze

professionali, attraverso la valorizzazione del merito e l'erogazione

dei  premi  per  i  risultati  perseguiti  dai singoli e dalle unita'

organizzative  in un quadro di pari opportunita' di diritti e doveri,

trasparenza  dei  risultati  delle  amministrazioni pubbliche e delle

risorse impiegate per il loro perseguimento.

  2. Ogni amministrazione pubblica e' tenuta a misurare ed a valutare

la performance con riferimento all'amministrazione nel suo complesso,

alle  unita'  organizzative  o  aree  di  responsabilita'  in  cui si

articola  e  ai  singoli  dipendenti, secondo modalita' conformi alle

direttive impartite dalla Commissione di cui all'articolo 13.

  3.  Le  amministrazioni pubbliche adottano modalita' e strumenti di

comunicazione   che   garantiscono   la   massima  trasparenza  delle

informazioni  concernenti  le  misurazioni  e  le  valutazioni  della

performance.

  4.  Le amministrazioni pubbliche adottano metodi e strumenti idonei

a  misurare,  valutare e premiare la performance individuale e quella

organizzativa,    secondo    criteri    strettamente    connessi   al

soddisfacimento  dell'interesse  del destinatario dei servizi e degli

interventi.

  5. Il rispetto delle disposizioni del presente Titolo e' condizione

necessaria  per  l'erogazione  di  premi  legati  al  merito  ed alla

performance.

  6.  Fermo quanto previsto dall'articolo 13, dall'applicazione delle

disposizioni del presente Titolo non devono derivare nuovi o maggiori

oneri   per  la  finanza  pubblica.  Le  amministrazioni  interessate

utilizzano  a  tale  fine le risorse umane, finanziarie e strumentali

disponibili a legislazione vigente.

 

       

     

           
CAPO II

Il ciclo di gestione della performance
         

 

       

                               Art. 4.

                 Ciclo di gestione della performance

 

  1.   Ai   fini   dell'attuazione   dei  principi  generali  di  cui

all'articolo  3,  le amministrazioni pubbliche sviluppano, in maniera

coerente  con  i  contenuti  e  con  il  ciclo  della  programmazione

finanziaria e del bilancio, il ciclo di gestione della performance.

  2.  Il  ciclo  di  gestione  della  performance  si  articola nelle

seguenti fasi:

   a)  definizione  e  assegnazione  degli obiettivi che si intendono

raggiungere,   dei  valori  attesi  di  risultato  e  dei  rispettivi

indicatori;

   b) collegamento tra gli obiettivi e l'allocazione delle risorse;

   c)  monitoraggio  in corso di esercizio e attivazione di eventuali

interventi correttivi;

   d)  misurazione  e  valutazione della performance, organizzativa e

individuale;

   e)   utilizzo   dei   sistemi   premianti,   secondo   criteri  di

valorizzazione del merito;

   f)   rendicontazione   dei  risultati  agli  organi  di  indirizzo

politico-amministrativo, ai vertici delle amministrazioni, nonche' ai

competenti  organi  esterni,  ai  cittadini, ai soggetti interessati,

agli utenti e ai destinatari dei servizi.

 

       

                               Art. 5.

 

                       Obiettivi e indicatori

 

  1.  Gli  obiettivi  sono  programmati su base triennale e definiti,

prima dell'inizio del rispettivo esercizio, dagli organi di indirizzo

politico-amministrativo, sentiti i vertici dell'amministrazione che a

loro  volta  consultano  i  dirigenti  o  i responsabili delle unita'

organizzative.  Gli obiettivi sono definiti in coerenza con quelli di

bilancio  indicati  nei  documenti  programmatici di cui alla legge 5

agosto   1978,   n.  468,  e  successive  modificazioni,  e  il  loro

conseguimento costituisce condizione per l'erogazione degli incentivi

previsti dalla contrattazione integrativa.

  2. Gli obiettivi sono:

   a) rilevanti e pertinenti rispetto ai bisogni della collettivita',

alla   missione  istituzionale,  alle  priorita'  politiche  ed  alle

strategie dell'amministrazione;

   b) specifici e misurabili in termini concreti e chiari;

   c)  tali  da  determinare  un  significativo  miglioramento  della

qualita' dei servizi erogati e degli interventi;

   d)   riferibili   ad  un  arco  temporale  determinato,  di  norma

corrispondente ad un anno;

   e)  commisurati  ai  valori  di  riferimento derivanti da standard

definiti   a   livello   nazionale   e   internazionale,  nonche'  da

comparazioni con amministrazioni omologhe;

   f)    confrontabili    con   le   tendenze   della   produttivita'

dell'amministrazione   con  riferimento,  ove  possibile,  almeno  al

triennio precedente;

   g)   correlati  alla  quantita'  e  alla  qualita'  delle  risorse

disponibili.

 

       

                               Art. 6.

 

                   Monitoraggio della performance

 

  1. Gli organi di indirizzo politico amministrativo, con il supporto

dei dirigenti, verificano l'andamento delle performance rispetto agli

obiettivi  di  cui all'articolo 5 durante il periodo di riferimento e

propongono,   ove  necessario,  interventi  correttivi  in  corso  di

esercizio.

  2.  Ai  fini  di  cui  al comma 1, gli organi di indirizzo politico

amministrativo si avvalgono delle risultanze dei sistemi di controllo

di gestione presenti nell'amministrazione.

 

        

      

                               Art. 7.

 

       Sistema di misurazione e valutazione della performance

 

  1. Le amministrazioni pubbliche valutano annualmente la performance

organizzativa  e  individuale.  A  tale  fine  adottano  con apposito

provvedimento   il   Sistema   di  misurazione  e  valutazione  della

performance.

  2.  La  funzione  di misurazione e valutazione delle performance e'

svolta:

   a)  dagli  Organismi indipendenti di valutazione della performance

di  cui  all'articolo  14,  cui  compete la misurazione e valutazione

della  performance  di  ciascuna  struttura  amministrativa  nel  suo

complesso,  nonche'  la proposta di valutazione annuale dei dirigenti

di vertice ai sensi del comma 4, lettera e), del medesimo articolo;

   b)  dalla  Commissione di cui all'articolo 13 ai sensi del comma 6

del medesimo articolo;

   c)  dai  dirigenti  di  ciascuna  amministrazione,  secondo quanto

previsto  agli articoli 16 e 17, comma 1, lettera e-bis), del decreto

legislativo  30 marzo 2001, n. 165, come modificati dagli articoli 38

e 39 del presente decreto.

  3.  Il  Sistema  di misurazione e valutazione della performance, di

cui  al  comma  1,  individua,  secondo  le  direttive adottate dalla

Commissione  di  cui  all'articolo  13,  secondo quanto stabilito dal

comma 2 del medesimo articolo:

   a) le fasi, i tempi, le modalita', i soggetti e le responsabilita'

del  processo  di  misurazione  e  valutazione  della performance, in

conformita' alle disposizioni del presente decreto;

   b)  le  procedure  di  conciliazione relative all'applicazione del

sistema di misurazione e valutazione della performance;

   c)  le  modalita'  di  raccordo e di integrazione con i sistemi di

controllo esistenti;

   d)  le  modalita'  di  raccordo  e integrazione con i documenti di

programmazione finanziaria e di bilancio.

 

                               Art. 8.

 

 Ambiti di misurazione e valutazione della performance organizzativa

 

  1.  Il  Sistema  di  misurazione  e  valutazione  della performance

organizzativa concerne:

   a)  l'attuazione  delle  politiche  attivate  sulla  soddisfazione

finale dei bisogni della collettivita';

   b)  l'attuazione  di  piani  e  programmi,  ovvero  la misurazione

dell'effettivo  grado  di attuazione dei medesimi, nel rispetto delle

fasi  e dei tempi previsti, degli standard qualitativi e quantitativi

definiti, del livello previsto di assorbimento delle risorse;

   c) la rilevazione del grado di soddisfazione dei destinatari delle

attivita' e dei servizi anche attraverso modalita' interattive;

   d)    la    modernizzazione   e   il   miglioramento   qualitativo

dell'organizzazione  e  delle competenze professionali e la capacita'

di attuazione di piani e programmi;

   e)  lo  sviluppo  qualitativo e quantitativo delle relazioni con i

cittadini,  i  soggetti  interessati,  gli utenti e i destinatari dei

servizi,  anche  attraverso  lo sviluppo di forme di partecipazione e

collaborazione;

   f)   l'efficienza  nell'impiego  delle  risorse,  con  particolare

riferimento  al  contenimento  ed  alla  riduzione dei costi, nonche'

all'ottimizzazione dei tempi dei procedimenti amministrativi;

   g)  la  qualita'  e  la  quantita' delle prestazioni e dei servizi

erogati;

   h)  il  raggiungimento  degli  obiettivi  di promozione delle pari

opportunita'.

 

       

                               Art. 9.

 

  Ambiti di misurazione e valutazione della performance individuale

 

  1.  La  misurazione  e la valutazione della performance individuale

dei   dirigenti   e   del   personale   responsabile  di  una  unita'

organizzativa   in   posizione  di  autonomia  e  responsabilita'  e'

collegata:

   a)    agli   indicatori   di   performance   relativi   all'ambito

organizzativo di diretta responsabilita';

   b) al raggiungimento di specifici obiettivi individuali;

   c)  alla  qualita'  del  contributo  assicurato  alla  performance

generale della struttura, alle competenze professionali e manageriali

dimostrate;

   d)   alla  capacita'  di  valutazione  dei  propri  collaboratori,

dimostrata tramite una significativa differenziazione dei giudizi.

  2.  La  misurazione  e  la  valutazione  svolte dai dirigenti sulla

performance  individuale del personale sono effettuate sulla base del

sistema di cui all'articolo 7 e collegate:

   a)   al   raggiungimento   di  specifici  obiettivi  di  gruppo  o

individuali;

   b)  alla  qualita'  del  contributo  assicurato  alla  performance

dell'unita' organizzativa di appartenenza, alle competenze dimostrate

ed ai comportamenti professionali e organizzativi.

   3.   Nella   valutazione   di  performance  individuale  non  sono

considerati  i  periodi  di  congedo  di  maternita', di paternita' e

parentale.

 

       

                              Art. 10.

 

        Piano della performance e Relazione sulla performance

 

  1.   Al   fine  di  assicurare  la  qualita',  comprensibilita'  ed

attendibilita'  dei  documenti di rappresentazione della performance,

le  amministrazioni pubbliche, secondo quanto stabilito dall'articolo

15, comma 2, lettera d), redigono annualmente:

   a)  entro  il  31  gennaio,  un documento programmatico triennale,

denominato  Piano  della  performance  da  adottare in coerenza con i

contenuti  e il ciclo della programmazione finanziaria e di bilancio,

che individua gli indirizzi e gli obiettivi strategici ed operativi e

definisce, con riferimento agli obiettivi finali ed intermedi ed alle

risorse,  gli  indicatori  per  la misurazione e la valutazione della

performance  dell'amministrazione, nonche' gli obiettivi assegnati al

personale dirigenziale ed i relativi indicatori;

   b)  un  documento,  da  adottare  entro  il 30 giugno, denominato:

«Relazione  sulla  performance»  che  evidenzia,  a  consuntivo,  con

riferimento   all'anno   precedente,   i  risultati  organizzativi  e

individuali  raggiunti  rispetto  ai singoli obiettivi programmati ed

alle  risorse,  con  rilevazione  degli  eventuali  scostamenti, e il

bilancio di genere realizzato.

  2.  I  documenti  di  cui  alle  lettere  a)  e b) del comma 1 sono

immediatamente trasmessi alla Commissione di cui all'articolo 13 e al

Ministero dell'economia e delle finanze.

  3. Eventuali variazioni durante l'esercizio degli obiettivi e degli

indicatori   della   performance  organizzativa  e  individuale  sono

tempestivamente inserite all'interno nel Piano della performance.

  4.  Per  le  amministrazioni dello Stato il Piano della performance

contiene la direttiva annuale del Ministro di cui all'articolo 14 del

decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

  5. In caso di mancata adozione del Piano della performance e' fatto

divieto  di  erogazione  della retribuzione di risultato ai dirigenti

che  risultano  avere  concorso  alla mancata adozione del Piano, per

omissione   o   inerzia   nell'adempimento   dei  propri  compiti,  e

l'amministrazione  non puo' procedere ad assunzioni di personale o al

conferimento  di incarichi di consulenza o di collaborazione comunque

denominati.

 

           
CAPO III

Trasparenza e rendicontazione della performance
         

       

                              Art. 11.           Trasparenza

 

  1.  La  trasparenza  e'  intesa  come  accessibilita' totale, anche

attraverso  lo  strumento  della pubblicazione sui siti istituzionali

delle  amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni

aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti

gestionali  e  all'utilizzo  delle risorse per il perseguimento delle

funzioni istituzionali, dei risultati dell'attivita' di misurazione e

valutazione  svolta  dagli  organi competenti, allo scopo di favorire

forme  diffuse  di  controllo  del  rispetto  dei  principi  di  buon

andamento  e imparzialita'. Essa costituisce livello essenziale delle

prestazioni   erogate   dalle   amministrazioni  pubbliche  ai  sensi

dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.

  2.  Ogni amministrazione, sentite le associazioni rappresentate nel

Consiglio  nazionale  dei  consumatori  e  degli  utenti,  adotta  un

Programma  triennale per la trasparenza e l'integrita', da aggiornare

annualmente, che indica le iniziative previste per garantire:

   a)  un  adeguato  livello  di  trasparenza, anche sulla base delle

linee guida elaborate dalla Commissione di cui all'articolo 13;

   b) la legalita' e lo sviluppo della cultura dell'integrita'.

  3. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la massima trasparenza

in ogni fase del ciclo di gestione della performance.

  4.  Ai  fini  della  riduzione del costo dei servizi, dell'utilizzo

delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonche' del

conseguente   risparmio   sul   costo   del   lavoro,   le  pubbliche

amministrazioni  provvedono  annualmente  ad  individuare  i  servizi

erogati, agli utenti sia finali che intermedi, ai sensi dell'articolo

10,  comma  5,  del  decreto  legislativo  7  agosto 1997, n. 279. Le

amministrazioni  provvedono altresi' alla contabilizzazione dei costi

e  all'evidenziazione  dei  costi  effettivi  e di quelli imputati al

personale per ogni servizio erogato, nonche' al monitoraggio del loro

andamento  nel  tempo,  pubblicando  i  relativi dati sui propri siti

istituzionali.

  5.  Al  fine  di  rendere  effettivi  i principi di trasparenza, le

pubbliche   amministrazioni   provvedono   a   dare  attuazione  agli

adempimenti  relativi  alla  posta  elettronica  certificata  di  cui

all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo del 7 marzo 2005, n.

82,  agli  articoli 16, comma 8, e 16-bis, comma 6, del decreto-legge

29  novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge

28 gennaio 2009, n. 2, e di cui all'articolo 34, comma 1, della legge

18 giugno 2009, n. 69.

  6.  Ogni  amministrazione  presenta  il  Piano e la Relazione sulla

performance  di  cui  all'articolo  10 comma 1, lettere a) e b), alle

associazioni  di  consumatori o utenti, ai centri di ricerca e a ogni

altro osservatore qualificato, nell'ambito di apposite giornate della

trasparenza senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  7.  Nell'ambito  del  Programma  triennale  per  la  trasparenza  e

l'integrita' sono specificate le modalita', i tempi di attuazione, le

risorse  dedicate  e  gli  strumenti di verifica dell'efficacia delle

iniziative di cui al comma 2.

  8. Ogni amministrazione ha l'obbligo di pubblicare sul proprio sito

istituzionale  in apposita sezione di facile accesso e consultazione,

e denominata: «Trasparenza, valutazione e merito»:

   a)  il Programma triennale per la trasparenza e l'integrita' ed il

relativo stato di attuazione;

   b) il Piano e la Relazione di cui all'articolo 10;

   c)  l'ammontare  complessivo  dei premi collegati alla performance

stanziati e l'ammontare dei premi effettivamente distribuiti;

   d)  l'analisi  dei  dati  relativi  al  grado  di differenziazione

nell'utilizzo  della  premialita'  sia  per  i  dirigenti  sia  per i

dipendenti;

   e)  i  nominativi  ed  i  curricula dei componenti degli Organismi

indipendenti  di  valutazione  e  del  Responsabile delle funzioni di

misurazione della performance di cui all'articolo 14;

   f)   i  curricula  dei  dirigenti  e  dei  titolari  di  posizioni

organizzative, redatti in conformita' al vigente modello europeo;

   g)  le  retribuzioni  dei  dirigenti, con specifica evidenza sulle

componenti  variabili  della  retribuzione  e delle componenti legate

alla valutazione di risultato;

   h) i curricula e le retribuzioni di coloro che rivestono incarichi

di indirizzo politico amministrativo;

   i)  gli  incarichi,  retribuiti  e  non  retribuiti,  conferiti ai

dipendenti pubblici e a soggetti privati.

  9.  In  caso  di  mancata  adozione  e  realizzazione del Programma

triennale per la trasparenza e l'integrita' o di mancato assolvimento

degli  obblighi  di  pubblicazione  di  cui  ai  commi 5 e 8 e' fatto

divieto  di  erogazione  della retribuzione di risultato ai dirigenti

preposti agli uffici coinvolti.

 

            
CAPO IV

Soggetti del processo di misurazione
e valutazione della performance
     

                              Art. 12.             Soggetti

 

 

  1.  Nel  processo  di  misurazione  e valutazione della performance

organizzativa   e   individuale   delle   amministrazioni   pubbliche

intervengono:

   a)   un   organismo  centrale,  denominato:  «Commissione  per  la

valutazione,  la  trasparenza  e  l'integrita'  delle amministrazioni

pubbliche», di cui all'articolo 13;

   b)  gli Organismi indipendenti di valutazione della performance di

cui all'articolo 14;

   c)  l'organo  di  indirizzo  politico  amministrativo  di ciascuna

amministrazione;

   d) i dirigenti di ciascuna amministrazione.

       

                              Art. 13.

 

Commissione  per  la valutazione, la trasparenza e l'integrita' delle

                      amministrazioni pubbliche

 

  1.  In attuazione dell'articolo 4, comma 2, lettera f), della legge

4  marzo 2009, n. 15, e' istituita la Commissione per la valutazione,

la  trasparenza  e  l'integrita'  delle amministrazioni pubbliche, di

seguito   denominata   «Commissione»,   che  opera  in  posizione  di

indipendenza  di  giudizio  e di valutazione e in piena autonomia, in

collaborazione  con  la  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  -

Dipartimento della funzione pubblica e con il Ministero dell'economia

e  delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato

ed  eventualmente in raccordo con altri enti o istituzioni pubbliche,

con   il   compito   di   indirizzare,   coordinare  e  sovrintendere

all'esercizio   indipendente   delle   funzioni  di  valutazione,  di

garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione, di assicurare la

comparabilita' e la visibilita' degli indici di andamento gestionale,

informando  annualmente il Ministro per l'attuazione del programma di

Governo sull'attivita' svolta.

  2. Mediante intesa tra la Conferenza delle Regioni e delle Province

autonome,  l'Anci,  l'Upi e la Commissione sono definiti i protocolli

di  collaborazione  per  la  realizzazione  delle attivita' di cui ai

commi 5, 6 e 8.

  3.   La   Commissione  e'  organo  collegiale  composto  da  cinque

componenti  scelti  tra  esperti  di  elevata professionalita', anche

estranei  all'amministrazione  con  comprovate competenze in Italia e

all'estero, sia nel settore pubblico che in quello privato in tema di

servizi  pubblici, management, misurazione della performance, nonche'

di  gestione e valutazione del personale. I componenti sono nominati,

tenuto  conto  del  principio  delle pari opportunita' di genere, con

decreto  del  Presidente  della  Repubblica, previa deliberazione del

Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del Ministro per la pubblica

amministrazione  e  l'innovazione,  di  concerto  con il Ministro per

l'attuazione del programma di Governo, previo parere favorevole delle

Commissioni  parlamentari  competenti  espresso a maggioranza dei due

terzi  dei  componenti.  I  componenti  della Commissione non possono

essere scelti tra persone che rivestono incarichi pubblici elettivi o

cariche  in  partiti  politici  o  in  organizzazioni sindacali o che

abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni precedenti la

nomina  e,  in  ogni  caso,  non  devono avere interessi di qualsiasi

natura  in  conflitto con le funzioni della Commissione. I componenti

sono  nominati per un periodo di sei anni e possono essere confermati

una  sola  volta.  In  occasione  della  prima  seduta, convocata dal

componente  piu'  anziano  di  eta',  i  componenti eleggono nel loro

ambito  il  Presidente  della Commissione. All'atto dell'accettazione

della  nomina, se dipendenti da pubblica amministrazione o magistrati

in  attivita'  di  servizio  sono  collocati  fuori  ruolo e il posto

corrispondente   nella  dotazione  organica  dell'amministrazione  di

appartenenza  e'  reso indisponibile per tutta la durata del mandato;

se  professori  universitari,  sono  collocati  in  aspettativa senza

assegni.

  4.  La  struttura  operativa  della  Commissione  e'  diretta da un

Segretario  generale  nominato  con  deliberazione  della Commissione

medesima tra soggetti aventi specifica professionalita' ed esperienza

gestionale-organizzativa   nel   campo   del   lavoro   pubblico.  La

Commissione  definisce con propri regolamenti le norme concernenti il

proprio   funzionamento  e  determina,  altresi',  i  contingenti  di

personale di cui avvalersi entro il limite massimo di 30 unita'. Alla

copertura  dei posti si provvede esclusivamente mediante personale di

altre  amministrazioni  in posizione di comando o fuori ruolo, cui si

applica  l'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127,

o  mediante  personale  con contratto a tempo determinato. Nei limiti

delle disponibilita' di bilancio la Commissione puo' avvalersi di non

piu' di 10 esperti di elevata professionalita' ed esperienza sui temi

della  misurazione  e  della  valutazione  della  performance e della

prevenzione  e  della lotta alla corruzione, con contratti di diritto

privato  di  collaborazione  autonoma. La Commissione, previo accordo

con  il Presidente dell'ARAN, puo' altresi' avvalersi del personale e

delle   strutture   dell'ARAN.   Puo'  inoltre  richiedere  indagini,

accertamenti e relazioni all'Ispettorato per la funzione pubblica.

  5.  La  Commissione indirizza, coordina e sovrintende all'esercizio

delle  funzioni  di valutazione da parte degli Organismi indipendenti

di  cui  all'articolo 14 e delle altre Agenzie di valutazione; a tale

fine:

   a)  promuove  sistemi  e  metodologie finalizzati al miglioramento

della performance delle amministrazioni pubbliche;

   b) assicura la trasparenza dei risultati conseguiti;

   c)  confronta  le  performance  rispetto a standard ed esperienze,

nazionali e internazionali;

   d)  favorisce,  nella  pubblica  amministrazione, la cultura della

trasparenza anche attraverso strumenti di prevenzione e di lotta alla

corruzione;

   e)  favorisce  la  cultura  delle  pari  opportunita' con relativi

criteri e prassi applicative.

  6.   La   Commissione   nel   rispetto   dell'esercizio   e   delle

responsabilita'    autonome    di   valutazione   proprie   di   ogni

amministrazione:

   a)  fornisce  supporto tecnico e metodologico all'attuazione delle

varie fasi del ciclo di gestione della performance;

   b)  definisce la struttura e le modalita' di redazione del Piano e

della Relazione di cui all'articolo 10;

   c)   verifica  la  corretta  predisposizione  del  Piano  e  della

Relazione  sulla  Performance  delle  amministrazioni  centrali  e, a

campione,   analizza   quelli  degli  Enti  territoriali,  formulando

osservazioni e specifici rilievi;

   d) definisce i parametri e i modelli di riferimento del Sistema di

misurazione  e valutazione della performance di cui all'articolo 7 in

termini di efficienza e produttivita';

   e)  adotta  le  linee  guida  per la predisposizione dei Programma

triennale  per  la trasparenza e l'integrita' di cui all'articolo 11,

comma 8, lettera a);

   f) adotta le linee guida per la definizione degli Strumenti per la

qualita' dei servizi pubblici;

   g)   definisce   i   requisiti   per   la  nomina  dei  componenti

dell'Organismo indipendente di valutazione di cui all'articolo 14;

   h)    promuove   analisi   comparate   della   performance   delle

amministrazioni  pubbliche  sulla  base  di  indicatori  di andamento

gestionale  e la loro diffusione attraverso la pubblicazione nei siti

istituzionali ed altre modalita' ed iniziative ritenute utili;

   i)  redige  la  graduatoria  di  performance delle amministrazioni

statali e degli enti pubblici nazionali di cui all'articolo 40, comma

3-quater, del decreto legislativo n. 165 del 2001; a tale fine svolge

adeguata attivita' istruttoria e puo' richiedere alle amministrazioni

dati, informazioni e chiarimenti;

   l)  promuove iniziative di confronto con i cittadini, le imprese e

le relative associazioni rappresentative; le organizzazioni sindacali

e  le  associazioni  professionali;  le  associazioni rappresentative

delle  amministrazioni pubbliche; gli organismi di valutazione di cui

all'articolo  14  e  quelli  di  controllo  interni  ed  esterni alle

amministrazioni pubbliche;

   m)  definisce  un  programma  di  sostegno a progetti innovativi e

sperimentali,   concernenti   il   miglioramento   della  performance

attraverso le funzioni di misurazione, valutazione e controllo;

   n)  predispone  una  relazione  annuale  sulla  performance  delle

amministrazioni  centrali e ne garantisce la diffusione attraverso la

pubblicazione  sul  proprio  sito istituzionale ed altre modalita' ed

iniziative ritenute utili;

   o) sviluppa ed intrattiene rapporti di collaborazione con analoghe

strutture a livello europeo ed internazionale;

   p)  realizza e gestisce, in collaborazione con il CNIPA il portale

della  trasparenza che contiene i piani e le relazioni di performance

delle amministrazioni pubbliche.

  7.  La Commissione provvede al coordinamento, al supporto operativo

e  al  monitoraggio  delle attivita' di cui all'articolo 11, comma 2,

del  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n. 286, come modificato

dall'articolo 28 del presente decreto.

  8.  Presso  la Commissione e' istituita la Sezione per l'integrita'

nelle   amministrazioni   pubbliche  con  la  funzione  di  favorire,

all'interno  della  amministrazioni  pubbliche,  la  diffusione della

legalita'  e della trasparenza e sviluppare interventi a favore della

cultura   dell'integrita'.  La  Sezione  promuove  la  trasparenza  e

l'integrita'  nelle amministrazioni pubbliche; a tale fine predispone

le  linee  guida  del  Programma  triennale  per  l'integrita'  e  la

trasparenza  di  cui  articolo 11, ne verifica l'effettiva adozione e

vigila sul rispetto degli obblighi in materia di trasparenza da parte

di ciascuna amministrazione.

  9.  I  risultati dell'attivita' della Commissione sono pubblici. La

Commissione  assicura  la  disponibilita',  per  le  associazioni  di

consumatori  o  utenti,  i centri di ricerca e ogni altro osservatore

qualificato,  di  tutti  i  dati  sui  quali la valutazione si basa e

trasmette  una  relazione annuale sulle proprie attivita' al Ministro

per l'attuazione del programma di Governo.

  10.  Dopo  cinque  anni, dalla data di costituzione, la Commissione

affida  ad un valutatore indipendente un'analisi dei propri risultati

ed  un giudizio sull'efficacia della sua attivita' e sull'adeguatezza

della  struttura  di  gestione,  anche al fine di formulare eventuali

proposte  di integrazioni o modificazioni dei propri compiti. L'esito

della  valutazione  e  le eventuali raccomandazioni sono trasmesse al

Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e pubblicate

sul sito istituzionale della Commissione.

  11.  Con  decreto  del  Ministro  per la pubblica amministrazione e

l'innovazione,  di  concerto  con  il  Ministro dell'economia e delle

finanze,  sono  stabilite  le  modalita'  di organizzazione, le norme

regolatrici  dell'autonoma  gestione  finanziaria della Commissione e

fissati i compensi per i componenti.

  12.  Con  uno  o  piu'  decreti  del  Presidente  del Consiglio dei

Ministri,  su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e

l'innovazione,  di  concerto  con i Ministri competenti, sono dettate

disposizioni  per  il  raccordo  tra le attivita' della Commissione e

quelle delle esistenti Agenzie di valutazione.

  13.  Agli  oneri derivanti dal presente articolo pari a due milioni

di  euro  per l'anno 2009 e a 8 milioni di euro a decorrere dall'anno

2010  si  provvede  nei  limiti  dell'autorizzazione  di spesa di cui

all'articolo  4, comma 3, primo periodo, della legge 4 marzo 2009, n.

15.   All'attuazione  della  lettera  p)  del  comma  6  si  provvede

nell'ambito dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 4, comma

3,  secondo  periodo, della legge 4 marzo 2009, n. 15, ferme restando

le risorse da destinare alle altre finalita' di cui al medesimo comma

3 dell'articolo 4.

 

                              Art. 14.

 

       Organismo indipendente di valutazione della performance

 

  1.  Ogni amministrazione, singolarmente o in forma associata, senza

nuovi  o  maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica,  si dota di un

Organismo indipendente di valutazione della performance.

  2. L'Organismo di cui al comma 1 sostituisce i servizi di controllo

interno, comunque denominati, di cui al decreto legislativo 30 luglio

1999, n. 286, ed esercita, in piena autonomia, le attivita' di cui al

comma  4. Esercita, altresi', le attivita' di controllo strategico di

cui  all'articolo  6,  comma 1, del citato decreto legislativo n. 286

del  1999,  e  riferisce,  in  proposito,  direttamente all'organo di

indirizzo politico-amministrativo.

  3.  L'Organismo indipendente di valutazione e' nominato, sentita la

Commissione   di   cui  all'articolo  13,  dall'organo  di  indirizzo

politico-amministrativo  per  un  periodo di tre anni. L'incarico dei

componenti puo' essere rinnovato una sola volta.

  4. L'Organismo indipendente di valutazione della performance:

   a)   monitora  il  funzionamento  complessivo  del  sistema  della

valutazione,  della trasparenza e integrita' dei controlli interni ed

elabora una relazione annuale sullo stato dello stesso;

   b)   comunica   tempestivamente   le   criticita'  riscontrate  ai

competenti organi interni di governo ed amministrazione, nonche' alla

Corte  dei  conti,  all'Ispettorato  per  la funzione pubblica e alla

Commissione di cui all'articolo 13;

   c)  valida la Relazione sulla performance di cui all'articolo 10 e

ne  assicura  la  visibilita'  attraverso  la  pubblicazione sul sito

istituzionale dell'amministrazione;

   d)  garantisce  la  correttezza  dei  processi  di  misurazione  e

valutazione,  nonche'  dell'utilizzo  dei premi di cui al Titolo III,

secondo   quanto   previsto   dal  presente  decreto,  dai  contratti

collettivi  nazionali,  dai  contratti  integrativi,  dai regolamenti

interni   all'amministrazione,   nel   rispetto   del   principio  di

valorizzazione del merito e della professionalita';

   e)  propone,  sulla  base  del  sistema  di  cui  all'articolo  7,

all'organo   di  indirizzo  politico-amministrativo,  la  valutazione

annuale  dei  dirigenti di vertice e l'attribuzione ad essi dei premi

di cui al Titolo III;

   f)  e' responsabile della corretta applicazione delle linee guida,

delle  metodologie e degli strumenti predisposti dalla Commissione di

cui all'articolo 13;

   g)  promuove e attesta l'assolvimento degli obblighi relativi alla

trasparenza e all'integrita' di cui al presente Titolo;

   h)  verifica  i  risultati e le buone pratiche di promozione delle

pari opportunita'.

  5. L'Organismo indipendente di valutazione della performance, sulla

base   di   appositi   modelli   forniti  dalla  Commissione  di  cui

all'articolo  13,  cura  annualmente la realizzazione di indagini sul

personale  dipendente  volte  a  rilevare  il  livello  di  benessere

organizzativo  e  il grado di condivisione del sistema di valutazione

nonche'  la  rilevazione  della  valutazione  del  proprio  superiore

gerarchico  da  parte  del  personale,  e  ne riferisce alla predetta

Commissione.

  6. La validazione della Relazione sulla performance di cui al comma

4,   lettera  c),  e'  condizione  inderogabile  per  l'accesso  agli

strumenti per premiare il merito di cui al Titolo III.

  7.  L'Organismo  indipendente  di  valutazione  e' costituito da un

organo  monocratico ovvero collegiale composto da 3 componenti dotati

dei  requisiti stabiliti dalla Commissione ai sensi dell'articolo 13,

comma  6,  lettera  g),  e di elevata professionalita' ed esperienza,

maturata   nel   campo   del   management,  della  valutazione  della

performance  e  della valutazione del personale delle amministrazioni

pubbliche.  I  loro curricula sono comunicati alla Commissione di cui

all'articolo 13.

  8.  I  componenti  dell'Organismo  indipendente  di valutazione non

possono essere nominati tra soggetti che rivestano incarichi pubblici

elettivi  o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali

ovvero  che  abbiano  rapporti  continuativi  di  collaborazione o di

consulenza   con  le  predette  organizzazioni,  ovvero  che  abbiano

rivestito  simili  incarichi  o  cariche  o  che abbiano avuto simili

rapporti nei tre anni precedenti la designazione.

  9.  Presso  l'Organismo  indipendente di valutazione e' costituita,

senza  nuovi  o maggiori oneri per la finanza pubblica, una struttura

tecnica permanente per la misurazione della performance, dotata delle

risorse necessarie all'esercizio delle relative funzioni.

  10.   Il  responsabile  della  struttura  tecnica  permanente  deve

possedere  una  specifica  professionalita'  ed  esperienza nel campo

della misurazione della performance nelle amministrazioni pubbliche.

  11.  Agli  oneri  derivanti  dalla costituzione e dal funzionamento

degli  organismi  di  cui al presente articolo si provvede nei limiti

delle risorse attualmente destinate ai servizi di controllo interno.

 

                              Art. 15.

 

  Responsabilita' dell'organo di indirizzo politico-amministrativo

 

  1.   L'organo  di  indirizzo  politico-amministrativo  promuove  la

cultura della responsabilita' per il miglioramento della performance,

del merito, della trasparenza e dell'integrita'.

  2.   L'organo  di  indirizzo  politico-amministrativo  di  ciascuna

amministrazione:

   a)   emana   le   direttive   generali  contenenti  gli  indirizzi

strategici;

   b)  definisce in collaborazione con i vertici dell'amministrazione

il Piano e la Relazione di cui all'articolo 10, comma 1, lettere a) e

b);

   c) verifica il conseguimento effettivo degli obiettivi strategici;

   d)   definisce   il  Programma  triennale  per  la  trasparenza  e

l'integrita'   di   cui   all'articolo   11,  nonche'  gli  eventuali

aggiornamenti annuali.

 

                              Art. 16.

 

  Norme per gli Enti territoriali e il Servizio sanitario nazionale

 

  1.  Negli  ordinamenti  delle  regioni, anche per quanto concerne i

propri  enti e le amministrazioni del Servizio sanitario nazionale, e

degli  enti  locali  trovano  diretta  applicazione  le  disposizioni

dell'articolo 11, commi 1 e 3.

  2.  Le  regioni  e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti ai

principi  contenuti negli articoli 3, 4, 5, comma 2, 7, 9 e 15, comma

1.

  3. Nelle more dell'adeguamento di cui al comma 2, da attuarsi entro

il  31  dicembre  2010,  negli ordinamenti delle regioni e degli enti

locali  si  applicano  le  disposizioni  vigenti;  decorso il termine

fissato  per  l'adeguamento si applicano le disposizioni previste nel

presente  Titolo  fino  all'emanazione  della  disciplina regionale e

locale.

 

           
TITOLO III

MERITO E PREMI

CAPO I

Disposizioni generali
 

    

       

                              Art. 17.

 

                         Oggetto e finalita'

 

  1.   Le  disposizioni  del  presente  titolo  recano  strumenti  di

valorizzazione   del   merito   e   metodi  di  incentivazione  della

produttivita' e della qualita' della prestazione lavorativa informati

a  principi  di  selettivita'  e concorsualita' nelle progressioni di

carriera e nel riconoscimento degli incentivi.

  2.  Dall'applicazione  delle  disposizioni  del presente Titolo non

devono  derivare  nuovi  o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le

amministrazioni  interessate utilizzano a tale fine le risorse umane,

finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

       

                              Art. 18.

 

Criteri   e   modalita'   per   la   valorizzazione   del  merito  ed

                  incentivazione della performance

 

  1.   Le   amministrazioni  pubbliche  promuovono  il  merito  e  il

miglioramento  della  performance  organizzativa e individuale, anche

attraverso l'utilizzo di sistemi premianti selettivi, secondo logiche

meritocratiche,  nonche'  valorizzano  i dipendenti che conseguono le

migliori performance attraverso l'attribuzione selettiva di incentivi

sia economici sia di carriera.

  2.  E'  vietata la distribuzione in maniera indifferenziata o sulla

base  di  automatismi di incentivi e premi collegati alla performance

in  assenza delle verifiche e attestazioni sui sistemi di misurazione

e valutazione adottati ai sensi del presente decreto.

 

                              Art. 19.

 

          Criteri per la differenziazione delle valutazioni

 

  1.  In  ogni  amministrazione, l'Organismo indipendente, sulla base

dei  livelli di performance attribuiti ai valutati secondo il sistema

di  valutazione di cui al Titolo II del presente decreto, compila una

graduatoria delle valutazioni individuali del personale dirigenziale,

distinto   per   livello   generale   e  non,  e  del  personale  non

dirigenziale.

  2.  In  ogni  graduatoria  di  cui  al  comma  1  il  personale  e'

distribuito in differenti livelli di performance in modo che:

   a)  il  venticinque  per cento e' collocato nella fascia di merito

alta,  alla  quale corrisponde l'attribuzione del cinquanta per cento

delle  risorse  destinate  al  trattamento  accessorio collegato alla

performance individuale;

   b)  il  cinquanta  per  cento  e' collocato nella fascia di merito

intermedia,  alla  quale corrisponde l'attribuzione del cinquanta per

cento  delle  risorse  destinate  al trattamento accessorio collegato

alla performance individuale;

   c)  il restante venticinque per cento e' collocato nella fascia di

merito  bassa,  alla  quale  non  corrisponde l'attribuzione di alcun

trattamento accessorio collegato alla performance individuale.

  3.  Per  i  dirigenti  si applicano i criteri di compilazione della

graduatoria  e  di  attribuzione del trattamento accessorio di cui al

comma 2, con riferimento alla retribuzione di risultato.

  4.  La contrattazione collettiva integrativa puo' prevedere deroghe

alla percentuale del venticinque per cento di cui alla lettera a) del

comma 2 in misura non superiore a cinque punti percentuali in aumento

o  in  diminuzione,  con corrispondente variazione compensativa delle

percentuali  di  cui  alle  lettere  b)  o c). La contrattazione puo'

altresi'  prevedere deroghe alla composizione percentuale delle fasce

di  cui  alle  lettere  b)  e c) e alla distribuzione tra le medesime

fasce delle risorse destinate ai trattamenti accessori collegati alla

performance individuale.

  5. Il Dipartimento della funzione pubblica provvede al monitoraggio

delle  deroghe  di  cui al comma 4, al fine di verificare il rispetto

dei  principi  di  selettivita'  e  di  meritocrazia  e  riferisce in

proposito   al   Ministro   per   la   pubblica   amministrazione   e

l'innovazione.

  6.  Le  disposizioni  di  cui  ai  commi  2 e 3 non si applicano al

personale   dipendente  se  il  numero  dei  dipendenti  in  servizio

nell'amministrazione non e' superiore a 8 e ai dirigenti se il numero

dei  dirigenti in servizio nell'amministrazione non e' superiore a 5.

In  ogni  caso  deve  essere garantita l'attribuzione selettiva della

quota  prevalente  delle  risorse  destinate al trattamento economico

accessorio  collegato  alla performance a un percentuale limitata del

personale dipendente e dirigente.

 

           
CAPO II

Premi
 

         

                              Art. 20.

 

                              Strumenti

 

  1. Gli strumenti per premiare il merito e le professionalita' sono:

   a) il bonus annuale delle eccellenze, di cui all'articolo 21;

   b) il premio annuale per l'innovazione, di cui all'articolo 22;

   c) le progressioni economiche, di cui all'articolo 23;

   d) le progressioni di carriera, di cui all'articolo 24;

   e)   l'attribuzione   di   incarichi  e  responsabilita',  di  cui

all'articolo 25;

   f)   l'accesso  a  percorsi  di  alta  formazione  e  di  crescita

professionale,   in   ambito   nazionale  e  internazionale,  di  cui

all'articolo 26.

  2.  Gli incentivi di cui alle lettere a), b), c), ed e) del comma 1

sono   riconosciuti   a  valere  sulle  risorse  disponibili  per  la

contrattazione collettiva integrativa.

 

       

                              Art. 21.

 

                   Bonus annuale delle eccellenze

 

  1.  E'  istituito,  nell'ambito delle risorse di cui al comma 3-bis

dell'articolo  45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come

modificato  dall'articolo  57,  comma  1,  lettera  c),  del presente

decreto,  il  bonus  annuale  delle  eccellenze  al quale concorre il

personale,  dirigenziale  e  non, che si e' collocato nella fascia di

merito  alta  nelle  rispettive  graduatorie  di cui all'articolo 19,

comma   2,  lettera  a).  Il  bonus  e'  assegnato  alle  performance

eccellenti   individuate  in  non  piu'  del  cinque  per  cento  del

personale,  dirigenziale  e  non,  che si e' collocato nella predetta

fascia di merito alta.

  2.   Nei   limiti  delle  risorse  disponibili,  la  contrattazione

collettiva  nazionale  determina  l'ammontare del bonus annuale delle

eccellenze.

  3.  Il  personale  premiato  con il bonus annuale di cui al comma 1

puo' accedere agli strumenti premianti di cui agli articoli 22 e 26 a

condizione che rinunci al bonus stesso.

  4.  Entro  il  mese  di  aprile  di  ogni  anno, le amministrazioni

pubbliche,   a   conclusione   del   processo  di  valutazione  della

performance,   assegnano  al  personale  il  bonus  annuale  relativo

all'esercizio precedente.

 

       

                              Art. 22.

 

                  Premio annuale per l'innovazione

 

  1.  Ogni  amministrazione pubblica istituisce un premio annuale per

l'innovazione,  di  valore  pari  all'ammontare  del bonus annuale di

eccellenza, di cui all'articolo 21, per ciascun dipendente premiato.

  2.  Il  premio  viene  assegnato  al  miglior  progetto  realizzato

nell'anno,  in  grado  di  produrre  un significativo cambiamento dei

servizi  offerti  o  dei  processi  interni di lavoro, con un elevato

impatto sulla performance dell'organizzazione.

  3.    L'assegnazione   del   premio   per   l'innovazione   compete

all'Organismo  indipendente  di  valutazione della performance di cui

all'articolo  14,  sulla  base  di  una valutazione comparativa delle

candidature  presentate da singoli dirigenti e dipendenti o da gruppi

di lavoro.

  4.  Il progetto premiato e' l'unico candidabile al Premio nazionale

per  l'innovazione  nelle  amministrazioni  pubbliche,  promosso  dal

Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.

 

        

                              Art. 23.

 

                       Progressioni economiche

 

  1.  Le  amministrazioni  pubbliche  riconoscono  selettivamente  le

progressioni  economiche  di  cui  all'articolo  52, comma 1-bis, del

decreto   legislativo   30   marzo   2001,   n.165,  come  introdotto

dall'articolo  62 del presente decreto, sulla base di quanto previsto

dai  contratti  collettivi  nazionali  e  integrativi di lavoro e nei

limiti delle risorse disponibili.

  2. Le progressioni economiche sono attribuite in modo selettivo, ad

una  quota  limitata  di dipendenti, in relazione allo sviluppo delle

competenze  professionali  ed  ai  risultati individuali e collettivi

rilevati dal sistema di valutazione.

  3.   La   collocazione   nella  fascia  di  merito  alta  ai  sensi

dell'articolo  19,  comma  2,  lettera  a), per tre anni consecutivi,

ovvero  per  cinque  annualita'  anche  non  consecutive, costituisce

titolo  prioritario  ai  fini  dell'attribuzione  delle  progressioni

economiche.

 

                              Art. 24.

 

                      Progressioni di carriera

 

  1.  Ai sensi dell'articolo 52, comma 1-bis, del decreto legislativo

n.  165  del  2001,  come  introdotto  dall'articolo  62 del presente

decreto,  le  amministrazioni  pubbliche,  a decorrere dal 1° gennaio

2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso

concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a

favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti

in materia di assunzioni.

  2.  L'attribuzione  dei  posti  riservati  al  personale interno e'

finalizzata  a  riconoscere e valorizzare le competenze professionali

sviluppate  dai  dipendenti,  in  relazione  alle specifiche esigenze

delle amministrazioni.

  3. La collocazione nella fascia di merito alta, di cui all'articolo

19,  comma 2, lettera a), per tre anni consecutivi, ovvero per cinque

annualita'  anche  non  consecutive,  costituisce titolo rilevante ai

fini della progressione di carriera.

 

                              Art. 25.

 

             Attribuzione di incarichi e responsabilita'

 

  1.   Le   amministrazioni   pubbliche   favoriscono   la   crescita

professionale  e  la  responsabilizzazione dei dipendenti pubblici ai

fini del continuo miglioramento dei processi e dei servizi offerti.

  2.  La  professionalita'  sviluppata  e  attestata  dal  sistema di

misurazione  e valutazione costituisce criterio per l'assegnazione di

incarichi e responsabilita' secondo criteri oggettivi e pubblici.

 

                              Art. 26.

 

  Accesso a percorsi di alta formazione e di crescita professionale

 

  1.   Le  amministrazioni  pubbliche  riconoscono  e  valorizzano  i

contributi   individuali   e   le   professionalita'  sviluppate  dai

dipendenti e a tali fini:

   a)  promuovono l'accesso privilegiato dei dipendenti a percorsi di

alta   formazione  in  primarie  istituzioni  educative  nazionali  e

internazionali;

   b) favoriscono la crescita professionale e l'ulteriore sviluppo di

competenze  dei dipendenti, anche attraverso periodi di lavoro presso

primarie istituzioni pubbliche e private, nazionali e internazionali.

  2.  Gli  incentivi  di  cui al comma 1 sono riconosciuti nei limiti

delle risorse disponibili di ciascuna amministrazione.

 

                              Art. 27.

 

                        Premio di efficienza

 

  1.   Fermo   restando   quanto   disposto   dall'articolo   61  del

decreto-legge  25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla  legge 6 agosto 2008, n. 133, e dall'articolo 2, commi 33 e 34,

della  legge 22 dicembre 2008, n. 203, una quota fino al 30 per cento

dei  risparmi  sui  costi  di  funzionamento derivanti da processi di

ristrutturazione,  riorganizzazione  e  innovazione all'interno delle

pubbliche amministrazioni e' destinata, in misura fino a due terzi, a

premiare,  secondo  criteri  generali  definiti  dalla contrattazione

collettiva  integrativa,  il  personale  direttamente e proficuamente

coinvolto e per la parte residua ad incrementare le somme disponibili

per la contrattazione stessa.

  2. Le risorse di cui al comma 1 possono essere utilizzate solo se i

risparmi  sono  stati  documentati  nella  Relazione  di performance,

validati  dall'Organismo  di  valutazione  di  cui  all'articolo 14 e

verificati dal Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento

della Ragioneria generale dello Stato.

  3.  Le  risorse  di cui al comma 1 per le regioni, anche per quanto

concerne  i  propri  enti e le amministrazioni del Servizio sanitario

nazionale,  e i relativi enti dipendenti, nonche' per gli enti locali

possono  essere  utilizzate solo se i risparmi sono stati documentati

nella  Relazione  di  performance e validati dal proprio organismo di

valutazione.

 

                              Art. 28.

 

                    Qualita' dei servizi pubblici

 

  1.  Il  comma  2 dell'articolo 11 del decreto legislativo 30 luglio

1999,  n.  286,  e'  sostituito  dal  seguente:  «2.  Le modalita' di

definizione,  adozione e pubblicizzazione degli standard di qualita',

i  casi e le modalita' di adozione delle carte dei servizi, i criteri

di  misurazione  della  qualita' dei servizi, le condizioni di tutela

degli  utenti, nonche' i casi e le modalita' di indennizzo automatico

e  forfettario  all'utenza  per  mancato  rispetto  degli standard di

qualita'  sono stabilite con direttive, aggiornabili annualmente, del

Presidente  del Consiglio dei Ministri, su proposta della Commissione

per   la   valutazione,   la   trasparenza   e   l'integrita'   nelle

amministrazioni  pubbliche.  Per  quanto  riguarda  i servizi erogati

direttamente  o  indirettamente dalle regioni e dagli enti locali, si

provvede  con atti di indirizzo e coordinamento adottati d'intesa con

la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997,

n.  281,  su  proposta  della  Commissione  per  la  valutazione,  la

trasparenza e l'integrita' nelle amministrazioni pubbliche.».

           
CAPO III

Norme finali, transitorie e abrogazioni
 

       

                              Art. 29.

 

                           Inderogabilita'

 

  1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 31, per le regioni,

anche  per  quanto  concerne  i  propri enti e le amministrazioni del

Servizio  sanitario nazionale, e per gli enti locali, le disposizioni

del  presente  Titolo  hanno carattere imperativo, non possono essere

derogate  dalla  contrattazione collettiva e sono inserite di diritto

nei  contratti  collettivi  ai sensi e per gli effetti degli articoli

1339  e  1419,  secondo  comma,  del  codice  civile, a decorrere dal

periodo  contrattuale  successivo  a  quello  in  corso  alla data di

entrata in vigore del presente decreto.

 

                              Art. 30.

 

                   Norme transitorie e abrogazioni

 

  1.  La  Commissione  di  cui all'articolo 13 e' costituita entro 30

giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

  2.   Gli   Organismi  indipendenti  di  cui  all'articolo  14  sono

costituiti  entro  il  30  aprile  2010.  Fino alla loro costituzione

continuano  ad operare gli uffici e i soggetti preposti all'attivita'

di  valutazione  e  controllo  strategico  di  cui all'articolo 6 del

decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286.

  3.  In sede di prima attuazione del presente decreto, gli Organismi

indipendenti di cui all'articolo 14 provvedono, entro il 30 settembre

2010,   sulla   base   degli   indirizzi  della  Commissione  di  cui

all'articolo 13 a definire i sistemi di valutazione della performance

di  cui all'articolo 7 in modo da assicurarne la piena operativita' a

decorrere   dal   1°   gennaio   2011.  La  Commissione  effettua  il

monitoraggio  sui  parametri  e i modelli di riferimento dei predetti

sistemi ai sensi dell'articolo 13, comma 6, lettera d).

  4.  A  decorrere  dal  30  aprile  2010  sono  abrogate le seguenti

disposizioni del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286:

   a) il terzo periodo dell'articolo 1, comma 2, lettera a);

   b) l'articolo 1, comma 6;

   c) l'articolo 5;

   d) l'articolo 6, commi 2 e 3;

   f) l'articolo 11, comma 3.

 

                              Art. 31.

 

  Norme per gli Enti territoriali e il Servizio sanitario nazionale

 

  1.  Le  regioni,  anche  per  quanto  concerne  i  propri enti e le

amministrazioni  del  Servizio sanitario nazionale, e gli enti locali

adeguano  i  propri  ordinamenti ai principi contenuti negli articoli

17, comma 2, 18, 23, commi 1 e 2, 24, commi 1 e 2, 25, 26 e 27, comma

1.

  2.  Le  regioni,  anche  per  quanto  concerne  i  propri enti e le

amministrazioni  del Servizio sanitario nazionale, e gli enti locali,

nell'esercizio delle rispettive potesta' normative, prevedono che una

quota  prevalente  delle  risorse  destinate al trattamento economico

accessorio collegato alla performance individuale venga attribuita al

personale  dipendente  e  dirigente  che  si  colloca nella fascia di

merito  alta  e che le fasce di merito siano comunque non inferiori a

tre.

  3.  Per premiare il merito e la professionalita', le regioni, anche

per  quanto  concerne i propri enti e le amministrazioni del Servizio

sanitario  nazionale, e gli enti locali, oltre a quanto autonomamente

stabilito, nei limiti delle risorse disponibili per la contrattazione

integrativa,  utilizzano  gli strumenti di cui all'articolo 20, comma

1,  lettere  c), d), e) ed f), nonche', adattandoli alla specificita'

dei  propri  ordinamenti,  quelli  di  cui  alle lettere a) e b). Gli

incentivi  di  cui  alle  predette  lettere  a),  b),  c)  ed e) sono

riconosciuti a valere sulle risorse disponibili per la contrattazione

collettiva integrativa.

  4. Nelle more dell'adeguamento di cui al comma 1, da attuarsi entro

il  31  dicembre  2010,  negli ordinamenti delle regioni e degli enti

locali  si  applicano le disposizioni vigenti alla data di entrata in

vigore   del   presente  decreto;  decorso  il  termine  fissato  per

l'adeguamento  si  applicano  le  disposizioni  previste nel presente

titolo  fino  alla  data  di  emanazione della disciplina regionale e

locale.

  5.  Entro  il  31  dicembre  2011,  le  regioni  e  gli enti locali

trasmettono,  anche attraverso i loro rappresentanti istituzionali, i

dati  relativi  alla attribuzione al personale dipendente e dirigente

delle risorse destinate al trattamento economico accessorio collegato

alla  performance  individuale alla Conferenza unificata che verifica

l'efficacia  delle  norme  adottate in attuazione dei principi di cui

agli  articoli 17, comma 2, 18, 23, commi 1 e 2, 24, commi 1 e 2, 25,

26 e 27, comma 1, anche al fine di promuovere l'adozione di eventuali

misure di correzione e migliore adeguamento.

 

           
TITOLO IV

NUOVE NORME GENERALI SULL'ORDINAMENTO DEL LAVORO ALLE DIPENDENZE
DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

CAPO I

Principi generali
 

        

                              Art. 32.

 

                     Oggetto, ambito e finalita'

 

  1.  Le  disposizioni  del presente Capo definiscono la ripartizione

tra  le  materie sottoposte alla legge, nonche' sulla base di questa,

ad  atti  organizzativi  e all'autonoma responsabilita' del dirigente

nella   gestione   delle   risorse   umane  e  quelle  oggetto  della

contrattazione collettiva.

 

                              Art. 33.

 

Modifiche  all'articolo  2  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

                                 165

 

  1.  All'articolo  2  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  al  comma  2,  alla  fine  del primo periodo, sono inserite le

seguenti  parole:  «,  che  costituiscono  disposizioni  a  carattere

imperativo»;

   b)  al  comma  3,  dopo le parole: «mediante contratti collettivi»

sono inserite le seguenti: «e salvo i casi previsti dal comma 3-ter e

3-quater  dell'articolo  40 e le ipotesi di tutela delle retribuzioni

di cui all'articolo 47-bis,»;

   c) dopo il comma 3 e' aggiunto il seguente:

    «3-bis.  Nel caso di nullita' delle disposizioni contrattuali per

violazione   di   norme   imperative   o   dei  limiti  fissati  alla

contrattazione  collettiva,  si  applicano  gli articoli 1339 e 1419,

secondo comma, del codice civile.».

 

       

                              Art. 34.

 

Modifica all'articolo 5 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  5  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a) il comma 2 e' sostituito dal seguente:

   «2.  Nell'ambito  delle  leggi  e  degli atti organizzativi di cui

all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli

uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono

assunte  in  via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la

capacita'  e  i  poteri  del privato datore di lavoro, fatta salva la

sola  informazione  ai  sindacati,  ove prevista nei contratti di cui

all'articolo  9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri

dirigenziali  le  misure inerenti la gestione delle risorse umane nel

rispetto  del  principio  di pari opportunita', nonche' la direzione,

l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici.»;

   b) dopo il comma 3 e' aggiunto il seguente:

   «3-bis.  Le  disposizioni del presente articolo si applicano anche

alle Autorita' amministrative indipendenti.».

 

                              Art. 35.

 

Modifica all'articolo 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  6  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

dopo  il  comma  4,  e' inserito il seguente: «4-bis. Il documento di

programmazione  triennale  del  fabbisogno  di  personale  ed  i suoi

aggiornamenti  di  cui  al  comma  4  sono  elaborati su proposta dei

competenti   dirigenti   che   individuano  i  profili  professionali

necessari  allo svolgimento dei compiti istituzionali delle strutture

cui sono preposti.».

 

                              Art. 36.

 

Modifica all'articolo 9 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1. L'articolo 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e'

il sostituito dal seguente:

   «Art.  9  (Partecipazione  sindacale).  - 1. Fermo restando quanto

previsto  dall'articolo  5, comma 2, i contratti collettivi nazionali

disciplinano le modalita' e gli istituti della partecipazione.».

 

           
CAPO II

Dirigenza pubblica
 

       

                              Art. 37.

 

             Oggetto, ambito di applicazione e finalita

 

   1.  Le  disposizioni  del  presente  capo modificano la disciplina

della  dirigenza  pubblica  per conseguire la migliore organizzazione

del  lavoro  e assicurare il progressivo miglioramento della qualita'

delle prestazioni erogate al pubblico, utilizzando anche i criteri di

gestione  e di valutazione del settore privato, al fine di realizzare

adeguati livelli di produttivita' del lavoro pubblico, di favorire il

riconoscimento  di meriti e demeriti, e di rafforzare il principio di

distinzione  tra  le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli

organi  di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti

alla  dirigenza,  nel rispetto della giurisprudenza costituzionale in

materia,  regolando  il  rapporto  tra  organi di vertice e dirigenti

titolari  di  incarichi  apicali  in  modo  da  garantire  la piena e

coerente attuazione dell'indirizzo politico in ambito amministrativo.

 

                              Art. 38.

 

Modifica  all'articolo  16  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  All'articolo  16,  comma  1,  del decreto legislativo 30 marzo

2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  dopo la lettera a) e' inserita la seguente: «a-bis) propongono

le  risorse  e i profili professionali necessari allo svolgimento dei

compiti    dell'ufficio    cui    sono   preposti   anche   al   fine

dell'elaborazione  del  documento  di  programmazione  triennale  del

fabbisogno di personale di cui all'articolo 6, comma 4; »;

   b)  dopo la lettera l) e' aggiunta la seguente: «l-bis) concorrono

alla  definizione  di  misure  idonee  a  prevenire  e  contrastare i

fenomeni  di  corruzione  e  a  controllarne il rispetto da parte dei

dipendenti dell'ufficio cui sono preposti.».

 

                              Art. 39.

 

Modifica  all'articolo  17  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  All'articolo  17,  comma  1,  del decreto legislativo 30 marzo

2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  dopo la lettera d) e' inserita la seguente: «d-bis) concorrono

all'individuazione   delle   risorse   e  dei  profili  professionali

necessari allo svolgimento dei compiti dell'ufficio cui sono preposti

anche  al  fine  dell'elaborazione  del  documento  di programmazione

triennale del fabbisogno di personale di cui all'articolo 6, comma 4;

»;

   b) alla lettera e), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «,

anche  ai  sensi di quanto previsto all'articolo 16, comma 1, lettera

l-bis»;

   c)  dopo la lettera e) e' aggiunta seguente: «e-bis) effettuano la

valutazione  del  personale  assegnato ai propri uffici, nel rispetto

del  principio del merito, ai fini della progressione economica e tra

le   aree,   nonche'  della  corresponsione  di  indennita'  e  premi

incentivanti.».

 

       

                              Art. 40.

 

Modifica  all'articolo  19  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  All'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  il  comma  1  e'  sostituito  dal  seguente:  «1.  Ai fini del

conferimento  di  ciascun  incarico di funzione dirigenziale si tiene

conto,   in  relazione  alla  natura  e  alle  caratteristiche  degli

obiettivi   prefissati   ed   alla   complessita'   della   struttura

interessata,  delle  attitudini  e  delle capacita' professionali del

singolo   dirigente,   dei   risultati   conseguiti   in   precedenza

nell'amministrazione  di  appartenenza  e della relativa valutazione,

delle  specifiche  competenze  organizzative possedute, nonche' delle

esperienze  di direzione eventualmente maturate all'estero, presso il

settore  privato  o  presso  altre amministrazioni pubbliche, purche'

attinenti   al  conferimento  dell'incarico.  Al  conferimento  degli

incarichi  e  al  passaggio  ad  incarichi  diversi  non  si  applica

l'articolo 2103 del codice civile.»;

   b) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

    «1-bis.   L'amministrazione  rende  conoscibili,  anche  mediante

pubblicazione  di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e

la  tipologia  dei posti di funzione che si rendono disponibili nella

dotazione   organica   ed   i   criteri   di  scelta;  acquisisce  le

disponibilita' dei dirigenti interessati e le valuta.

    1-ter.   Gli   incarichi  dirigenziali  possono  essere  revocati

esclusivamente  nei  casi  e con le modalita' di cui all'articolo 21,

comma  1,  secondo  periodo. L'amministrazione che, in dipendenza dei

processi  di riorganizzazione ovvero alla scadenza, in assenza di una

valutazione  negativa, non intende confermare l'incarico conferito al

dirigente,  e'  tenuta  a  darne  idonea  e motivata comunicazione al

dirigente  stesso  con  un  preavviso  congruo,  prospettando i posti

disponibili per un nuovo incarico.»;

   c) al comma 2:

    1)  dopo  il  secondo periodo e' inserito il seguente: «La durata

dell'incarico  puo'  essere  inferiore  a tre anni se coincide con il

conseguimento  del  limite  di  eta'  per  il  collocamento  a riposo

dell'interessato.»;

    2)  in  fine,  e' aggiunto il seguente periodo: «In caso di primo

conferimento  ad  un  dirigente  della seconda fascia di incarichi di

uffici  dirigenziali  generali  o  di  funzioni equiparate, la durata

dell'incarico  e'  pari  a tre anni. Resta fermo che per i dipendenti

statali  titolari  di incarichi di funzioni dirigenziali ai sensi del

presente  articolo, ai fini dell'applicazione dell'articolo 43, comma

1,  del  decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n.

1092,  e  successive modificazioni, l'ultimo stipendio va individuato

nell'ultima   retribuzione   percepita   in   relazione  all'incarico

svolto.»;

   d) al comma 3, le parole: «richieste dal comma 6.» sono sostituite

dalle seguenti: «e nelle percentuali previste dal comma 6.»;

   e) al comma 6:

    1)  al  terzo  periodo,  le  parole: «sono conferiti a persone di

particolare   e   comprovata   qualificazione   professionale»   sono

sostituite  dalle  seguenti:  «sono  conferiti,  fornendone esplicita

motivazione,  a  persone  di  particolare e comprovata qualificazione

professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione»;

    2)  al  terzo  periodo,  le  parole: «o da concrete esperienze di

lavoro  maturate»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «e da concrete

esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio»;

   f) dopo il comma 6 sono inseriti i seguenti:

    «6-bis.  Fermo  restando il contingente complessivo dei dirigenti

di  prima  o  seconda fascia il quoziente derivante dall'applicazione

delle  percentuali  previste  dai  commi 4, 5-bis e 6, e' arrotondato

all'unita'  inferiore,  se il primo decimale e' inferiore a cinque, o

all'unita' superiore, se esso e' uguale o superiore a cinque.

    6-ter.   Il   comma  6  ed  il  comma  6-bis  si  applicano  alle

amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2.»;

   g)  al  comma  8,  le  parole: «, al comma 5-bis, limitatamente al

personale  non  appartenente  ai  ruoli  di cui all'articolo 23, e al

comma 6,» sono soppresse.

 

                              Art. 41.

 

Modifica  all'articolo  21  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  All'articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modifiche:

   a)  il  comma  1  e'  sostituito  dal  seguente:  «1.  Il  mancato

raggiungimento degli obiettivi accertato attraverso le risultanze del

sistema di valutazione di cui al Titolo II del decreto legislativo di

attuazione   della   legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia  di

ottimizzazione   della   produttivita'   del  lavoro  pubblico  e  di

efficienza  e  trasparenza  delle  pubbliche  amministrazioni  ovvero

l'inosservanza  delle  direttive  imputabili al dirigente comportano,

previa  contestazione  e  ferma  restando l'eventuale responsabilita'

disciplinare   secondo   la   disciplina   contenuta   nel  contratto

collettivo,   l'impossibilita'   di  rinnovo  dello  stesso  incarico

dirigenziale.  In relazione alla gravita' dei casi, l'amministrazione

puo'  inoltre,  previa contestazione e nel rispetto del principio del

contraddittorio,   revocare  l'incarico  collocando  il  dirigente  a

disposizione  dei  ruoli  di  cui all'articolo 23 ovvero recedere dal

rapporto   di   lavoro   secondo   le   disposizioni   del  contratto

collettivo.»;

   b)  dopo il comma 1, e' inserito il seguente:  «1-bis. Al di fuori

dei  casi di cui al comma 1, al dirigente nei confronti del quale sia

stata  accertata,  previa  contestazione e nel rispetto del principio

del  contraddittorio  secondo le procedure previste dalla legge e dai

contratti collettivi nazionali, la colpevole violazione del dovere di

vigilanza  sul  rispetto,  da parte del personale assegnato ai propri

uffici,   degli   standard   quantitativi   e   qualitativi   fissati

dall'amministrazione,  conformemente  agli indirizzi deliberati dalla

Commissione  di  cui  all'articolo  13  del  decreto  legislativo  di

attuazione   della   legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia  di

ottimizzazione   della   produttivita'   del  lavoro  pubblico  e  di

efficienza   e   trasparenza   delle  pubbliche  amministrazioni,  la

retribuzione  di  risultato  e'  decurtata,  sentito  il Comitato dei

garanti,  in  relazione  alla  gravita' della violazione di una quota

fino all'ottanta per cento.».

 

                              Art. 42.

 

Modifica  all'articolo  22  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  L'articolo 22 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e'

sostituito dal seguente:

  «Art.  22 (Comitato  dei  garanti). -  1.  I  provvedimenti  di cui

all'articolo  21,  commi 1 e 1-bis, sono adottati sentito il Comitato

dei  garanti, i cui componenti, nel rispetto del principio di genere,

sono  nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il Comitato dura in carica tre anni e l'incarico non e' rinnovabile.

  2.  Il  Comitato  dei  garanti  e' composto da un consigliere della

Corte   dei  conti,  designato  dal  suo  Presidente,  e  da  quattro

componenti   designati  rispettivamente,  uno  dal  Presidente  della

Commissione  di  cui  all'articolo  13  del  decreto  legislativo  di

attuazione   della   legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia  di

ottimizzazione   della   produttivita'  del  lavoro  pubblico,  e  di

efficienza  e  trasparenza  delle  pubbliche amministrazioni, uno dal

Ministro  per la pubblica amministrazione e l'innovazione, scelto tra

un  esperto  scelto  tra  soggetti  con  specifica  qualificazione ed

esperienza  nei  settori  dell'organizzazione  amministrativa  e  del

lavoro  pubblico,  e  due scelti tra dirigenti di uffici dirigenziali

generali  di  cui almeno uno appartenente agli Organismi indipendenti

di  valutazione,  estratti a sorte fra coloro che hanno presentato la

propria  candidatura.  I  componenti  sono collocati fuori ruolo e il

posto corrispondente nella dotazione organica dell'amministrazione di

appartenenza  e'  reso indisponibile per tutta la durata del mandato.

Per  la  partecipazione al Comitato non e' prevista la corresponsione

di emolumenti o rimborsi spese.

  3.  Il  parere del Comitato dei garanti viene reso entro il termine

di  quarantacinque  giorni  dalla richiesta; decorso inutilmente tale

termine si prescinde dal parere.».

 

                              Art. 43.

 

Modifica  all'articolo  23  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  Al  terzo  periodo  del  comma  1 dell'articolo 23 del decreto

legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  le  parole:  «tre anni» sono

sostituite dalle seguenti: «cinque anni».

  2.  Per  i  dirigenti  ai  quali  sia stato conferito l'incarico di

direzione  di  uffici dirigenziali generali o equivalenti prima della

data  di  entrata  in  vigore del presente decreto, il termine di cui

all'articolo  23,  comma 1, terzo periodo, del decreto legislativo n.

165 del 2001, rimane fissato in tre anni.

 

                              Art. 44.

 

Modifica  all'articolo  23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, 165

 

  1.  All'articolo  23-bis  del  decreto  legislativo  30 marzo 2001,

n.165, sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  al  comma 1, le parole da: «possono» fino a «aspettativa» sono

sostituite  dalle  seguenti:  «sono collocati, salvo motivato diniego

dell'amministrazione   di   appartenenza   in   ordine  alle  proprie

preminenti esigenze organizzative, in aspettativa»;

   b)  al  comma  2,  in  fine, sono aggiunte le seguenti parole: «in

ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative».

 

                              Art. 45.

 

Modifica  all'articolo  24  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  All'articolo 24 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modifiche:

   a)  al  comma 1, le parole: «e alle connesse responsabilita'» sono

sostituite  dalle  seguenti:  «,  alle  connesse responsabilita' e ai

risultati conseguiti»;

   b) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

    «1-bis.  Il  trattamento  accessorio  collegato ai risultati deve

costituire  almeno il 30 per cento della retribuzione complessiva del

dirigente  considerata  al  netto  della  retribuzione individuale di

anzianita'   e   degli   incarichi   aggiuntivi  soggetti  al  regime

dell'onnicomprensivita'.

    1-ter.    I    contratti    collettivi   nazionali   incrementano

progressivamente  la  componente  legata  al  risultato,  in  modo da

adeguarsi  a  quanto  disposto  dal  comma  1-bis,  entro  la tornata

contrattuale  successiva  a  quella  decorrente  dal 1° gennaio 2010,

destinando  comunque  a tale componente tutti gli incrementi previsti

per la parte accessoria della retribuzione. La disposizione di cui al

comma  1-bis  non  si  applica  alla dirigenza del Servizio sanitario

nazionale  e  dall'attuazione  del medesimo comma non devono derivare

nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

    1-quater. La parte della retribuzione collegata al raggiungimento

dei  risultati  della  prestazione  non  puo'  essere  corrisposta al

dirigente  responsabile  qualora  l'amministrazione  di appartenenza,

decorso  il  periodo transitorio di sei mesi dalla data di entrata in

vigore  del  decreto  legislativo  di  attuazione della legge 4 marzo

2009,  n.  15,  in  materia di ottimizzazione della produttivita' del

lavoro  pubblico  e  di  efficienza  e  trasparenza  delle  pubbliche

amministrazioni,  non  abbia predisposto il sistema di valutazione di

cui al Titolo II del citato decreto legislativo.».

 

                              Art. 46.

 

Modifica  all'articolo  28  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  All'articolo 28 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)   la  rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:  «Accesso  alla

qualifica di dirigente della seconda fascia»;

   b) al comma 2 dopo le parole: «o se in possesso del» sono inserite

le seguenti: «dottorato di ricerca o del».

 

                              Art. 47.

 

Modifica  all'articolo  28  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

   1.  Dopo  l'articolo  28 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165, e' inserito il seguente: «Art. 28-bis (Accesso alla qualifica di

dirigente  della  prima  fascia). - 1. Fermo restando quanto previsto

dall'articolo  19,  comma 4, l'accesso alla qualifica di dirigente di

prima  fascia  nelle  amministrazioni  statali,  anche ad ordinamento

autonomo,  e  negli  enti  pubblici  non  economici  avviene,  per il

cinquanta per cento dei posti, calcolati con riferimento a quelli che

si  rendono  disponibili ogni anno per la cessazione dal servizio dei

soggetti  incaricati,  tramite  concorso pubblico per titoli ed esami

indetto dalle singole amministrazioni, sulla base di criteri generali

stabiliti  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei Ministri,

previo parere della Scuola superiore della pubblica amministrazione.

  2.  Nei  casi in cui lo svolgimento dei relativi incarichi richieda

specifica  esperienza e peculiare professionalita', alla copertura di

singoli  posti  e  comunque  di una quota non superiore alla meta' di

quelli da mettere a concorso ai sensi del comma 1 si puo' provvedere,

con  contratti  di  diritto  privato  a tempo determinato, attraverso

concorso  pubblico  aperto  ai  soggetti  in  possesso  dei requisiti

professionali  e delle attitudini manageriali corrispondenti al posto

di funzione da coprire. I contratti sono stipulati per un periodo non

superiore a tre anni.

  3. Al concorso per titoli ed esami di cui al comma 1 possono essere

ammessi  i  dirigenti  di  ruolo delle pubbliche amministrazioni, che

abbiano   maturato   almeno   cinque   anni  di  servizio  nei  ruoli

dirigenziali  e  gli altri soggetti in possesso di titoli di studio e

professionali individuati nei bandi di concorso, con riferimento alle

specifiche  esigenze  dell'Amministrazione  e  sulla  base di criteri

generali  di  equivalenza  stabiliti  con  decreto del Presidente del

Consiglio  dei  Ministri,  previo parere della Scuola superiore della

pubblica   amministrazione,   sentito  il  Ministro  dell'istruzione,

dell'universita'  e della ricerca. A tale fine le amministrazioni che

bandiscono  il concorso tengono in particolare conto del personale di

ruolo  che  ha  esercitato per almeno cinque anni funzioni di livello

dirigenziale  generale  all'interno delle stesse ovvero del personale

appartenente   all'organico  dell'Unione  europea  in  virtu'  di  un

pubblico concorso organizzato da dette istituzioni.

  4.  I  vincitori  del  concorso  di  cui  al  comma  1 sono assunti

dall'amministrazione  e, anteriormente al conferimento dell'incarico,

sono  tenuti  all'espletamento  di  un  periodo  di formazione presso

uffici  amministrativi  di  uno  Stato  dell'Unione  europea  o di un

organismo  comunitario  o  internazionale. In ogni caso il periodo di

formazione  e'  completato  entro  tre  anni  dalla  conclusione  del

concorso.

  5.  La  frequenza del periodo di formazione e' obbligatoria ed e' a

tempo  pieno, per una durata pari a sei mesi, anche non continuativi,

e si svolge presso gli uffici di cui al comma 4, scelti dal vincitore

tra quelli indicati dall'amministrazione.

  6.  Con  regolamento  emanato  ai  sensi dell'articolo 17, comma 1,

della  legge  23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la

pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro

dell'economia  e  delle  finanze, e sentita la Scuola superiore della

pubblica   amministrazione,   sono   disciplinate   le  modalita'  di

compimento  del  periodo  di formazione, tenuto anche conto di quanto

previsto nell'articolo 32.

  7. Al termine del periodo di formazione e' prevista, da parte degli

uffici   di   cui   al  comma  4,  una  valutazione  del  livello  di

professionalita' acquisito che equivale al superamento del periodo di

prova  necessario  per  l'immissione in ruolo di cui all'articolo 70,

comma 13.

  8.  Le spese sostenute per l'espletamento del periodo di formazione

svolto  presso  le  sedi estere di cui al comma 4 sono a carico delle

singole   amministrazioni   nell'ambito   delle  risorse  finanziarie

disponibili a legislazione vigente.».

 

           
CAPO III

Uffici, piante organiche, mobilita' e accessi
 

     

                              Art. 48.

 

                   Mobilita' intercompartimentale

 

  1.  Dopo  l'articolo  29  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165, nel Capo III, e' inserito il seguente:

  «Art.  29-bis  (Mobilita'  intercompartimentale). -  1.  Al fine di

favorire i processi di mobilita' fra i comparti di contrattazione del

personale delle pubbliche amministrazioni, con decreto del Presidente

del  Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica

amministrazione   e   l'innovazione,  di  concerto  con  il  Ministro

dell'economia   e  delle  finanze,  previo  parere  della  Conferenza

unificata  di  cui  all'articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del

1997,  sentite le Organizzazioni sindacali e' definita, senza nuovi o

maggiori  oneri per la finanza pubblica, una tabella di equiparazione

fra  i  livelli  di  inquadramento  previsti dai contratti collettivi

relativi ai diversi comparti di contrattazione.».

 

                              Art. 49.

 

Modifica  all'articolo  31  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  Il  comma  1  dell'articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo

2001,  n.  165,  e'  sostituito  dal seguente: «1. Le amministrazioni

possono  ricoprire  posti  vacanti  in organico mediante cessione del

contratto  di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica

in  servizio  presso  altre  amministrazioni, che facciano domanda di

trasferimento.   Le  amministrazioni  devono  in  ogni  caso  rendere

pubbliche  le  disponibilita'  dei  posti  in  organico  da ricoprire

attraverso  passaggio  diretto di personale da altre amministrazioni,

fissando  preventivamente  i  criteri  di scelta. Il trasferimento e'

disposto  previo  parere  favorevole  dei  dirigenti responsabili dei

servizi  e  degli  uffici cui il personale e' o sara' assegnato sulla

base  della  professionalita' in possesso del dipendente in relazione

al posto ricoperto o da ricoprire.».

  2.  Dopo il comma 1 dell'articolo 30 del citato decreto legislativo

n.  165  del  2001,  e'  inserito il seguente: «1-bis. Fermo restando

quanto  previsto al comma 2, con decreto del Ministro per la pubblica

amministrazione   e   l'innovazione,  di  concerto  con  il  Ministro

dell'economia  e  delle  finanze  e  previa  intesa con la conferenza

unificata,  sentite le confederazioni sindacali rappresentative, sono

disposte  le  misure  per  agevolare  i  processi di mobilita', anche

volontaria, per garantire l'esercizio delle funzioni istituzionali da

parte delle amministrazioni che presentano carenze di organico.».

 

                              Art. 50.

 

Modifica  all'articolo  33  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

dopo  il  comma  1  e'  inserito  il  seguente:  «1-bis.  La  mancata

individuazione  da  parte  del dirigente responsabile delle eccedenze

delle  unita'  di  personale,  ai sensi del comma 1, e' valutabile ai

fini della responsabilita' per danno erariale.».

 

                              Art. 51.

 

          Territorializzazione delle procedure concorsuali

 

  1.  All'articolo  35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

al  comma  5-ter  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente periodo: «Il

principio  della  parita'  di  condizioni  per  l'accesso ai pubblici

uffici  e' garantito, mediante specifiche disposizioni del bando, con

riferimento  al  luogo  di  residenza  dei  concorrenti,  quando tale

requisito  sia strumentale all'assolvimento di servizi altrimenti non

attuabili o almeno non attuabili con identico risultato.».

 

                              Art. 52.

 

Modifica  all'articolo  53  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a) dopo il comma 1, e' inserito il seguente:

    «1-bis.  Non  possono  essere conferiti incarichi di direzione di

strutture  deputate  alla  gestione  del  personale  a  soggetti  che

rivestano  o  abbiano  rivestito  negli  ultimi  due  anni cariche in

partiti  politici  o  in organizzazioni sindacali o che abbiano avuto

negli  ultimi  due  anni rapporti continuativi di collaborazione o di

consulenza con le predette organizzazioni.»;

    b)  il  comma  16-bis  e'  sostituto  dal  seguente: «16-bis.  La

Presidenza  del  Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione

pubblica  puo' disporre verifiche del rispetto delle disposizioni del

presente  articolo  e  dell'  articolo  1, commi 56 e seguenti, della

legge  23  dicembre 1996, n. 662, per il tramite dell'Ispettorato per

la  funzione  pubblica. A tale fine quest'ultimo opera d'intesa con i

Servizi   ispettivi   di  finanza  pubblica  del  Dipartimento  della

Ragioneria generale dello Stato.».

 

           
CAPO IV

Contrattazione collettiva nazionale e integrativa
 

       

                              Art. 53.

 

             Oggetto, ambito di applicazione e finalita'

 

  1.  Il presente capo reca disposizioni in materia di contrattazione

collettiva  e  integrativa  e  di funzionalita' delle amministrazioni

pubbliche,  al  fine  di  conseguire,  in  coerenza  con  il  modello

contrattuale   sottoscritto   dalle   parti   sociali,  una  migliore

organizzazione   del   lavoro  e  di  assicurare  il  rispetto  della

ripartizione  tra  le  materie  sottoposte alla legge, nonche', sulla

base  di  questa, ad atti organizzativi e all'autonoma determinazione

dei dirigenti, e quelle sottoposte alla contrattazione collettiva.

 

                              Art. 54.

 

Modifiche  all'articolo  40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1. All'articolo 40 del decreto legislativo n. 165 del 2001, i commi

da 1 a 3 sono sostituiti dai seguenti:

  «1. La contrattazione collettiva determina i diritti e gli obblighi

direttamente  pertinenti  al  rapporto  di lavoro, nonche' le materie

relative  alle  relazioni  sindacali.  Sono,  in particolare, escluse

dalla     contrattazione     collettiva    le    materie    attinenti

all'organizzazione  degli  uffici,  quelle  oggetto di partecipazione

sindacale ai sensi dell'articolo 9, quelle afferenti alle prerogative

dirigenziali  ai sensi degli articoli 5, comma 2, 16 e 17, la materia

del conferimento e della revoca degli incarichi dirigenziali, nonche'

quelle  di  cui  all'articolo  2, comma 1, lettera c), della legge 23

ottobre   1992,   n.   421.  Nelle  materie  relative  alle  sanzioni

disciplinari,  alla  valutazione  delle  prestazioni  ai  fini  della

corresponsione  del  trattamento  accessorio, della mobilita' e delle

progressioni  economiche,  la contrattazione collettiva e' consentita

negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge.

  2.   Tramite  appositi  accordi  tra  l'ARAN  e  le  Confederazioni

rappresentative,  secondo le procedure di cui agli articoli 41, comma

5,  e  47, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, sono

definiti  fino  a  un  massimo  di quattro comparti di contrattazione

collettiva  nazionale, cui corrispondono non piu' di quattro separate

aree  per  la  dirigenza.Una apposita sezione contrattuale di un'area

dirigenziale  riguarda  la dirigenza del ruolo sanitario del Servizio

sanitario  nazionale,  per  gli  effetti  di  cui all'articolo 15 del

decreto   legislativo   30   dicembre  1992,  n.  502,  e  successive

modificazioni.  Nell'ambito  dei  comparti  di contrattazione possono

essere   costituite  apposite  sezioni  contrattuali  per  specifiche

professionalita'.

  3.  La  contrattazione  collettiva  disciplina,  in coerenza con il

settore  privato, la struttura contrattuale, i rapporti tra i diversi

livelli e la durata dei contratti collettivi nazionali e integrativi.

La  durata  viene  stabilita  in  modo  che vi sia coincidenza fra la

vigenza della disciplina giuridica e di quella economica.

  3-bis.  Le  pubbliche  amministrazioni attivano autonomi livelli di

contrattazione  collettiva integrativa, nel rispetto dell'articolo 7,

comma  5,  e  dei  vincoli  di bilancio risultanti dagli strumenti di

programmazione  annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La

contrattazione  collettiva  integrativa  assicura adeguati livelli di

efficienza   e   produttivita'  dei  servizi  pubblici,  incentivando

l'impegno  e la qualita' della performance ai sensi dell'articolo 45,

comma  3.  A  tale  fine  destina al trattamento economico accessorio

collegato  alla  performance  individuale  una  quota  prevalente del

trattamento accessorio complessivo comunque denominato Essa si svolge

sulle  materie,  con  i  vincoli e nei limiti stabiliti dai contratti

collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che

questi  ultimi  prevedono;  essa  puo'  avere  ambito  territoriale e

riguardare  piu'  amministrazioni.  I  contratti collettivi nazionali

definiscono  il  termine delle sessioni negoziali in sede decentrata.

Alla   scadenza   del  termine  le  parti  riassumono  le  rispettive

prerogative e liberta' di iniziativa e decisione.

  3-ter.   Al  fine  di  assicurare  la  continuita'  e  il  migliore

svolgimento   della  funzione  pubblica,  qualora  non  si  raggiunga

l'accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo,

l'amministrazione  interessata  puo'  provvedere, in via provvisoria,

sulle  materie  oggetto  del  mancato  accordo,  fino alla successiva

sottoscrizione.  Agli  atti  adottati unilateralmente si applicano le

procedure   di   controllo  di  compatibilita'  economico-finanziaria

previste dall'articolo 40-bis.

  3-quater.  La  Commissione  di  cui  all'articolo  13  del  decreto

legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia

di  ottimizzazione  della  produttivita'  del  lavoro  pubblico  e di

efficienza  e  trasparenza delle pubbliche amministrazioni, fornisce,

entro  il  31  maggio  di  ogni  anno,  all'ARAN  una  graduatoria di

performance  delle  amministrazioni  statali  e  degli  enti pubblici

nazionali. Tale graduatoria raggruppa le singole amministrazioni, per

settori,  su  almeno tre livelli di merito, in funzione dei risultati

di  performance  ottenuti.  La  contrattazione nazionale definisce le

modalita'   di  ripartizione  delle  risorse  per  la  contrattazione

decentrata  tra  i diversi livelli di merito assicurando l'invarianza

complessiva   dei   relativi   oneri  nel  comparto  o  nell'area  di

contrattazione.

  3-quinquies. La contrattazione collettiva nazionale dispone, per le

amministrazioni  di  cui al comma 3 dell'articolo 41, le modalita' di

utilizzo   delle  risorse  indicate  all'articolo  45,  comma  3-bis,

individuando  i  criteri  e i limiti finanziari entro i quali si deve

svolgere  la  contrattazione  integrativa.  Le  regioni,  per  quanto

concerne  le  proprie  amministrazioni,  e  gli  enti  locali possono

destinare  risorse  aggiuntive  alla  contrattazione  integrativa nei

limiti  stabiliti  dalla  contrattazione  nazionale  e nei limiti dei

parametri  di  virtuosita'  fissati  per  la spesa di personale dalle

vigenti  disposizioni,  in  ogni  caso  nel  rispetto  dei vincoli di

bilancio  e  del  patto  di  stabilita'  e  di analoghi strumenti del

contenimento  della  spesa.  Lo stanziamento delle risorse aggiuntive

per la contrattazione integrativa e' correlato all'affettivo rispetto

dei  principi  in  materia  di misurazione, valutazione e trasparenza

della  performance  e  in  materia di merito e premi applicabili alle

regioni  e agli enti locali secondo quanto previsto dagli articoli 16

e  31 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009,

n.  15,  in  materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro

pubblico    e   di   efficienza   e   trasparenza   delle   pubbliche

amministrazioni.  Le  pubbliche  amministrazioni  non possono in ogni

caso   sottoscrivere   in   sede   decentrata   contratti  collettivi

integrativi  in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai

contratti   collettivi  nazionali  o  che  disciplinano  materie  non

espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano

oneri  non  previsti  negli  strumenti  di  programmazione  annuale e

pluriennale  di  ciascuna amministrazione. Nei casi di violazione dei

vincoli  e  dei  limiti  di  competenza  imposti dalla contrattazione

nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono

essere  applicate  e  sono  sostituite ai sensi degli articoli 1339 e

1419,  secondo  comma,  del  codice  civile.  In  caso  di  accertato

superamento di vincoli finanziari da parte delle sezioni regionali di

controllo  della  Corte  dei  conti,  del Dipartimento della funzione

pubblica  o  del  Ministero  dell'economia  e  delle finanze e' fatto

altresi'  obbligo  di  recupero  nell'ambito della sessione negoziale

successiva. Le disposizioni del presente comma trovano applicazione a

decorrere  dai  contratti  sottoscritti  successivamente alla data di

entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della legge 4

marzo  2009,  n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita'

del  lavoro  pubblico  e  di efficienza e trasparenza delle pubbliche

amministrazioni.

  3-sexies.  A  corredo  di  ogni  contratto integrativo le pubbliche

amministrazioni,  redigono  una  relazione tecnico-finanziaria ed una

relazione   illustrativa,   utilizzando   gli   schemi  appositamente

predisposti   e   resi   disponibili   tramite   i   rispettivi  siti

istituzionalidal  Ministero  dell'economia  e delle finanze di intesa

con  il  Dipartimento della funzione pubblica. Tali relazioni vengono

certificate  dagli  organi  di  controllo di cui all'articolo 40-bis,

comma 1.».

 

                              Art. 55.

 

Modifica  all'articolo  40-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, 165

 

  1. L'articolo 40-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

e' sostituito dal seguente:

  «Art.    40-bis (Controlli    in    materia    di    contrattazione

integrativa). -  1. Il controllo sulla compatibilita' dei costi della

contrattazione  collettiva  integrativa  con  i vincoli di bilancio e

quelli   derivanti   dall'applicazione  delle  norme  di  legge,  con

particolare  riferimento  alle disposizioni inderogabili che incidono

sulla  misura  e  sulla  corresponsione  dei trattamenti accessori e'

effettuato   dal  collegio  dei  revisori  dei  conti,  dal  collegio

sindacale,  dagli uffici centrali di bilancio o dagli analoghi organi

previsti   dai   rispettivi   ordinamenti.   Qualora   dai  contratti

integrativi  derivino  costi non compatibili con i rispettivi vincoli

di  bilancio  delle  amministrazioni, si applicano le disposizioni di

cui all'articolo 40, comma 3-quinquies, sesto periodo.

  2.  Per  le amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo,

nonche'  per  gli  enti  pubblici  non  economici e per gli enti e le

istituzioni  di  ricerca  con organico superiore a duecento unita', i

contratti   integrativi   sottoscritti,  corredati  da  una  apposita

relazione   tecnico-finanziaria   ed   una   relazione   illustrativa

certificate  dai competenti organi di controllo previsti dal comma 1,

sono   trasmessi   alla  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  -

Dipartimento  della  funzione pubblica e al Ministero dell'economia e

delle  finanze  - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato,

che,  entro  trenta  giorni  dalla data di ricevimento, ne accertano,

congiuntamente, la compatibilita' economico-finanziaria, ai sensi del

presente articolo e dell'articolo 40, comma 3-quinquies. Decorso tale

termine,  che  puo'  essere  sospeso in caso di richiesta di elementi

istruttori,  la  delegazione  di  parte  pubblica puo' procedere alla

stipula del contratto integrativo. Nel caso in cui il riscontro abbia

esito negativo, le parti riprendono le trattative.

  3.  Le  amministrazioni  pubbliche  di cui all'articolo 1, comma 2,

inviano  entro il 31 maggio di ogni anno, specifiche informazioni sui

costi  della  contrattazione integrativa, certificate dagli organi di

controllo  interno,  al  Ministero dell'economia e delle finanze, che

predispone,   allo  scopo,  uno  specifico  modello  di  rilevazione,

d'intesa con la Corte dei conti e con la Presidenza del Consiglio dei

Ministri  -  Dipartimento  della funzione pubblica. Tali informazioni

sono  volte ad accertare, oltre il rispetto dei vincoli finanziari in

ordine  sia  alla consistenza delle risorse assegnate ai fondi per la

contrattazione  integrativa  sia all'evoluzione della consistenza dei

fondi  e  della  spesa derivante dai contratti integrativi applicati,

anche  la  concreta definizione ed applicazione di criteri improntati

alla premialita', al riconoscimento del merito ed alla valorizzazione

dell'impegno  e  della  qualita'  della  performanceindividuale,  con

riguardo   ai   diversi   istituti  finanziati  dalla  contrattazione

integrativa,  nonche'  a  parametri  di selettivita', con particolare

riferimento   alle  progressioni  economiche.  Le  informazioni  sono

trasmesse  alla  Corte  dei  conti  che, ferme restando le ipotesi di

responsabilita'  eventualmente  ravvisabili le utilizza, unitamente a

quelle trasmesse ai sensi del Titolo V, anche ai fini del referto sul

costo del lavoro.

  4.  Le  amministrazioni  pubbliche hanno l'obbligo di pubblicare in

modo  permanente  sul  proprio  sito istituzionale, con modalita' che

garantiscano la piena visibilita' e accessibilita' delle informazioni

ai  cittadini,  i  contratti  integrativi  stipulati con la relazione

tecnico-finanziaria e quella illustrativa certificate dagli organi di

controllo  di  cui  al  comma  1,  nonche'  le informazioni trasmesse

annualmente  ai  sensi  del  comma  3. La relazione illustrativa, fra

l'altro,  evidenzia  gli  effetti attesi in esito alla sottoscrizione

del  contratto  integrativo in materia di produttivita' ed efficienza

dei servizi erogati, anche in relazione alle richieste dei cittadini.

Il  Dipartimento  per la funzione pubblica di intesa con il Ministero

dell'economia  e  delle  finanze  e  in  sede di Conferenza unificata

predispone  un  modello  per  la  valutazione,  da parte dell'utenza,

dell'impatto  della  contrattazione integrativa sul funzionamento dei

servizi  pubblici,  evidenziando  le  richieste  e  le  previsioni di

interesse  per  la  collettivita'.  Tale  modello  e  gli esiti della

valutazione   vengono   pubblicati   sul   sito  istituzionale  delle

amministrazioni    pubbliche    interessate    dalla   contrattazione

integrativa.

  5.  Ai fini dell'articolo 46, comma 4, le pubbliche amministrazioni

sono  tenute a trasmettere all'ARAN, per via telematica, entro cinque

giorni  dalla  sottoscrizione,  il  testo contrattuale con l'allegata

relazione  tecnico-finanziaria  ed  illustrativa  e con l'indicazione

delle  modalita' di copertura dei relativi oneri con riferimento agli

strumenti  annuali  e  pluriennali  di  bilancio.  I  predetti  testi

contrattuali sono altresi' trasmessi al CNEL.

  6.  Il  Dipartimento della funzione pubblica, il Dipartimento della

Ragioneria  generale  dello Stato presso il Ministero dell'economia e

delle  finanze  e  la  Corte  dei  conti  possono  avvalersi ai sensi

dell'articolo  17,  comma  14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, di

personale  in  posizione  di fuori ruolo o di comando per l'esercizio

delle funzioni di controllo sulla contrattazione integrativa.

  7.  In  caso di mancato adempimento delle prescrizioni del presente

articolo,  oltre alle sanzioni previste dall'articolo 60, comma 2, e'

fatto   divieto   alle   amministrazioni  di  procedere  a  qualsiasi

adeguamento  delle risorse destinate alla contrattazione integrativa.

Gli  organi di controllo previsti dal comma 1 vigilano sulla corretta

applicazione delle disposizioni del presente articolo.».

 

                              Art. 56.

 

Modifica  all'articolo  41  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  L'articolo 41 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e'

sostituito dal seguente:

  «Art.  41 (Poteri  di  indirizzo  nei confronti dell'ARAN). - 1. Il

potere  di  indirizzo  nei  confronti dell'ARAN e le altre competenze

relative  alle  procedure di contrattazione collettiva nazionale sono

esercitati  dalle  pubbliche  amministrazioni  attraverso  le proprie

istanze   associative   o  rappresentative,  le  quali  costituiscono

comitati  di  settore che regolano autonomamente le proprie modalita'

di  funzionamento  e di deliberazione. In ogni caso, le deliberazioni

assunte  in materia di indirizzo all'ARAN o di parere sull'ipotesi di

accordo  nell'ambito  della procedura di contrattazione collettiva di

cui  all'articolo  47,  si  considerano  definitive  e non richiedono

ratifica  da  parte delle istanze associative o rappresentative delle

pubbliche amministrazioni del comparto.

  2. E'   costituito   un   comitato  di  settore  nell'ambito  della

Conferenza  delle  Regioni, che esercita, per uno dei comparti di cui

all'articolo  40,  comma  2,  le competenze di cui al comma 1, per le

regioni,  i  relativi  enti  dipendenti,  e  le  amministrazioni  del

Servizio   sanitario   nazionale;   a   tale  comitato  partecipa  un

rappresentante  del Governo, designato dal Ministro del lavoro, della

salute   e   delle   politiche   sociali   per  le  competenze  delle

amministrazioni  del  Servizio  sanitario nazionale. E' costituito un

comitato  di  settore  nell'ambito  dell'Associazione  nazionale  dei

Comuni  italiani  (ANCI), dell'Unione delle province d'Italia (UPI) e

dell'Unioncamere   che   esercita,   per  uno  dei  comparti  di  cui

all'articolo  40,  comma  2,  le  competenze di cui al comma 1, per i

dipendenti  degli  enti  locali,  delle  Camere  di  commercio  e dei

segretari comunali e provinciali.

  3.  Per  tutte  le  altre  amministrazioni  opera  come comitato di

settore  il Presidente del Consiglio dei Ministri tramite il Ministro

per  la  pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il

Ministro   dell'economia   e   finanze.  Al  fine  di  assicurare  la

salvaguardia delle specificita' delle diverse amministrazioni e delle

categorie  di  personale ivi comprese, gli indirizzi sono emanati per

il   sistema   scolastico,   sentito   il  Ministro  dell'istruzione,

dell'universita' e della ricerca, nonche', per i rispettivi ambiti di

competenza,  sentiti i direttori delle Agenzie fiscali, la Conferenza

dei  rettori  delle  universita' italiane; le istanze rappresentative

promosse  dai  presidenti degli enti di ricerca e degli enti pubblici

non  economici ed il presidente del Consiglio nazionale dell'economia

e del lavoro.

  4.   Rappresentati   designati  dai  Comitati  di  settore  possono

assistere  l'ARAN  nello  svolgimento delle trattative. I comitati di

settore   possono  stipulare  con  l'ARAN  specifici  accordi  per  i

reciproci  rapporti  in  materia  di  contrattazione  e per eventuali

attivita'  in  comune.  Nell'ambito del regolamento di organizzazione

dell'ARAN  per  assicurare  il  miglior  raccordo  tra  i Comitati di

settore  delle  Regioni  e  degli  enti  locali  e  l'ARAN, a ciascun

comitato  corrisponde una specifica struttura, senza nuovi o maggiori

oneri per la finanza pubblica.

  5. Per la stipulazione degli accordi che definiscono o modificano i

comparti  o  le aree di contrattazione collettiva di cui all'articolo

40,  comma  2,  o  che  regolano  istituti  comuni a piu' comparti le

funzioni   di   indirizzo   e   le  altre  competenze  inerenti  alla

contrattazione collettiva sono esercitate collegialmente dai comitati

di settore.».

 

                              Art. 57.

 

Modifica  all'articolo  45  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1. All'articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001,

n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  al  comma 1, dopo le parole: «fondamentale ed accessorio» sono

inserite  le  seguenti: «fatto salvo quanto previsto all'articolo 40,

commi 3-ter e 3-quater, e all'articolo 47-bis, comma 1,»;

   b) il comma 3 e' sostituito dal seguente:

   «3.  I  contratti  collettivi  definiscono,  in  coerenza  con  le

disposizioni  legislative  vigenti,  trattamenti  economici accessori

collegati:

    a) alla performance individuale;

    b)     alla    performance    organizzativa    con    riferimento

all'amministrazione  nel  suo complesso e alle unita' organizzative o

aree di responsabilita' in cui si articola l'amministrazione;

    c)   all'effettivo   svolgimento   di  attivita'  particolarmente

disagiate ovvero pericolose o dannose per la salute.»;

   c) dopo il comma 3 e' inserito il seguente:

    «3-bis.   Per   premiare  il  merito  e  il  miglioramento  della

performance  dei  dipendenti,  ai sensi delle vigenti disposizioni di

legge,  sono  destinate,  compatibilmente  con  i  vincoli di finanza

pubblica,  apposite  risorse  nell'ambito  di  quelle previste per il

rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro.».

 

                              Art. 58.

 

Modifiche  all'articolo  46 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  46 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a) i commi da 3 a 7 sono sostituiti dai seguenti:

   «3.   L'ARAN   cura   le   attivita'  di  studio,  monitoraggio  e

documentazione    necessarie   all'esercizio   della   contrattazione

collettiva.  Predispone a cadenza semestrale, ed invia al Governo, ai

comitati di settore dei comparti regioni e autonomie locali e sanita'

e    alle    commissioni   parlamentari   competenti,   un   rapporto

sull'evoluzione  delle retribuzioni di fatto dei pubblici dipendenti.

A  tale  fine  l'ARAN  si  avvale della collaborazione dell'ISTAT per

l'acquisizione  di  informazioni statistiche e per la formulazione di

modelli  statistici di rilevazione. L'ARAN si avvale, altresi', della

collaborazione  del  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  che

garantisce  l'accesso ai dati raccolti in sede di predisposizione del

bilancio   dello  Stato,  del  conto  annuale  del  personale  e  del

monitoraggio  dei flussi di cassa e relativi agli aspetti riguardanti

il costo del lavoro pubblico.

   4. L'ARAN effettua il monitoraggio sull'applicazione dei contratti

collettivi  nazionali e sulla contrattazione collettiva integrativa e

presenta  annualmente  al  Dipartimento  della  funzione pubblica, al

Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  nonche'  ai  comitati di

settore,  un  rapporto in cui verifica l'effettivita' e la congruenza

della  ripartizione  fra  le  materie regolate dalla legge, quelle di

competenza  della contrattazione nazionale e quelle di competenza dei

contratti integrativi nonche' le principali criticita' emerse in sede

di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa.

   5. Sono organi dell'ARAN:

    a) il Presidente;

    b) il Collegio di indirizzo e controllo.

   6.  Il Presidente dell'ARAN e' nominato con decreto del Presidente

della   Repubblica,   su   proposta  del  Ministro  per  la  pubblica

amministrazione   e  l'innovazione  previo  parere  della  Conferenza

unificata.  Il  Presidente  rappresenta  l'agenzia  ed  e' scelto fra

esperti  in  materia  di  economia  del  lavoro,  diritto del lavoro,

politiche  del  personale  e strategia aziendale, anche estranei alla

pubblica amministrazione, nel rispetto delle disposizioni riguardanti

le  incompatibilita'  di  cui  al  comma 7-bis. Il Presidente dura in

carica quattro anni e puo' essere riconfermato per una sola volta. La

carica  di  Presidente e' incompatibile con qualsiasi altra attivita'

professionale  a  carattere  continuativo, se dipendente pubblico, e'

collocato  in  aspettativa  o  in  posizione  di  fuori ruolo secondo

l'ordinamento dell'amministrazione di appartenenza.

   7.  Il  collegio di indirizzo e controllo e' costituito da quattro

componenti  scelti  tra esperti di riconosciuta competenza in materia

di  relazioni  sindacali  e di gestione del personale, anche estranei

alla  pubblica  amministrazione  e dal presidente dell'Agenzia che lo

presiede;  due  di essi sono designati con decreto del Presidente del

Consiglio  dei  Ministri,  su proposta, rispettivamente, del Ministro

per  la  pubblica  amministrazione  e  l'innovazione  e  del Ministro

dell'economia  e  delle  finanze  e  gli  altri due, rispettivamente,

dall'ANCI  e  dall'UPI  e  dalla  Conferenza  delle  Regioni  e delle

province  autonome.  Il collegio coordina la strategia negoziale e ne

assicura   l'omogeneita',   assumendo   la   responsabilita'  per  la

contrattazione collettiva e verificando che le trattative si svolgano

in  coerenza  con  le  direttive  contenute  negli atti di indirizzo.

Nell'esercizio delle sue funzioni il collegio delibera a maggioranza,

su proposta del presidente. Il collegio dura in carica quattro anni e

i suoi componenti possono essere riconfermati per una sola volta.»;

   b) dopo il comma 7 e' inserito il seguente:

   «7-bis.  Non  possono  far  parte  del  collegio  di  indirizzo  e

controllo ne' ricoprire funzioni di presidente, persone che rivestano

incarichi  pubblici elettivi o cariche in partiti politici ovvero che

ricoprano  o abbiano ricoperto nei cinque anni precedenti alla nomina

cariche  in  organizzazioni  sindacali. L'incompatibilita' si intende

estesa   a   qualsiasi  rapporto  di  carattere  professionale  o  di

consulenza  con  le  predette  organizzazioni  sindacali o politiche.

L'assenza   delle  predette  cause  di  incompatibilita'  costituisce

presupposto necessario per l'affidamento degli incarichi dirigenziali

nell'agenzia.»;

   c)  al  comma  8, lettera a), il secondo periodo e' sostituito dal

seguente:

   «La  misura  annua del contributo individuale e' definita, sentita

l'ARAN,  con  decreto  del Ministro dell'economia e delle finanze, di

concerto   con   il   Ministro   della   pubblica  amministrazione  e

l'innovazione,  d'intesa con la Conferenza unificata ed e' riferita a

ciascun triennio contrattuale; »;

   d) al comma 9, la lettera a) e' sostituita dalla seguente:

    «a) per le amministrazioni dello Stato mediante l'assegnazione di

risorse  pari  all'ammontare  dei  contributi che si prevedono dovuti

nell'esercizio   di   riferimento.   L'assegnazione   e'   effettuata

annualmente  sulla  base della quota definita al comma 8, lettera a),

con  la  legge  annuale  di bilancio, con imputazione alla pertinente

unita'  previsionale  di base dello stato di previsione del ministero

dell'economia e finanze; »;

   e)  al  comma 10, nel quinto periodo, le parole: «quindici giorni»

sono  sostituite  dalle  seguenti:  «quarantacinque giorni» e dopo le

parole:  «Dipartimento  della  funzione  pubblica»  sono  inserite le

seguenti:  «e  del  Ministero dell'economia e delle finanze, adottati

d'intesa con la Conferenza unificata,»;

   f)  al  comma 11, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Il

ruolo  del  personale  dipendente  dell'ARAN  e'  definito in base ai

regolamenti di cui al comma 10»;

   g) al comma 12:

    1)  il  primo  periodo  e'  sostituito dal seguente: «L'ARAN puo'

altresi' avvalersi di un contingente di personale, anche di qualifica

dirigenziale,    proveniente    dalle    pubbliche    amministrazioni

rappresentate,  in  posizione  di  comando  o  fuori ruolo in base ai

regolamenti di cui al comma 10»;

    2)  l'ultimo  periodo  e'  sostituito  dal seguente: «L'ARAN puo'

avvalersi  di  esperti  e  collaboratori  esterni  con  modalita'  di

rapporto  stabilite con i regolamenti adottati ai sensi del comma 10,

nel rispetto dell'articolo 7, commi 6 e seguenti.».

  2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente

decreto  si  provvede  alla  nomina dei nuovi organi dell'ARAN di cui

all'articolo  46,  comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165,  come modificato dal comma 1. Fino alla nomina dei nuovi organi,

e  comunque  non  oltre  il  termine  di  cui  al precedente periodo,

continuano  ad  operare  gli organi in carica alla data di entrata in

vigore del presente decreto.

 

                              Art. 59.

 

Modifiche  all'articolo  47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  L'articolo 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e'

sostituito dal seguente:

  «Art.  47 (Procedimento  di  contrattazione  collettiva).  - 1. Gli

indirizzi per la contrattazione collettiva nazionale sono emanati dai

Comitati di settore prima di ogni rinnovo contrattuale.

  2.  Gli atti di indirizzo delle amministrazioni di cui all'articolo

41,  comma  2,  emanati  dai  rispettivi  comitati  di  settore, sono

sottoposti   al  Governo  che,  nei  successivi  venti  giorni,  puo'

esprimere   le  sue  valutazioni  per  quanto  attiene  agli  aspetti

riguardanti  la  compatibilita'  con le linee di politica economica e

finanziaria  nazionale.  Trascorso inutilmente tale termine l'atto di

indirizzo puo' essere inviato all'ARAN.

  3.  Sono  altresi'  inviati  appositi atti di indirizzo all'ARAN in

tutti  gli  altri  casi  in cui e' richiesta una attivita' negoziale.

L'ARAN informa costantemente i comitati di settore e il Governo sullo

svolgimento delle trattative.

  4.  L'ipotesi  di  accordo  e' trasmessa dall'ARAN, corredata dalla

prescritta  relazione  tecnica,  ai comitati di settore ed al Governo

entro  10 giorni dalla data di sottoscrizione. Per le amministrazioni

di  cui  all'articolo  41, comma 2, il comitato di settore esprime il

parere  sul  testo  contrattuale  e  sugli oneri finanziari diretti e

indiretti a carico dei bilanci delle amministrazioni interessate.Fino

alla  data di entrata in vigore dei decreti di attuazione della legge

5  maggio  2009,  n.  42,  il  Consiglio  dei Ministri puo' esprimere

osservazioni  entro  20  giorni  dall'invio  del  contratto  da parte

dell'ARAN.  Per  le  amministrazioni  di  cui al comma 3 del medesimo

articolo  41,  il parere e' espresso dal Presidente del Consiglio dei

Ministri,  tramite  il  Ministro  per  la  pubblica amministrazione e

l'innovazione, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

  5.  Acquisito il parere favorevole sull'ipotesi di accordo, nonche'

la   verifica   da  parte  delle  amministrazioni  interessate  sulla

copertura  degli  oneri  contrattuali,  il  giorno  successivo l'ARAN

trasmette  la  quantificazione  dei costi contrattuali alla Corte dei

conti   ai  fini  della  certificazione  di  compatibilita'  con  gli

strumenti  di  programmazione e di bilancio di cui all'articolo 1-bis

della  legge  5  agosto  1978, n. 468, e successive modificazioni. La

Corte  dei  conti certifica l'attendibilita' dei costi quantificati e

la  loro  compatibilita'  con  gli  strumenti  di programmazione e di

bilancio.  La  Corte  dei  conti delibera entro quindici giorni dalla

trasmissione  della quantificazione dei costi contrattuali, decorsi i

quali  la certificazione si intende effettuata positivamente. L'esito

della  certificazione  viene  comunicato  dalla  Corte  all'ARAN,  al

comitato  di  settore e al Governo. Se la certificazione e' positiva,

il  presidente  dell'ARAN  sottoscrive  definitivamente  il contratto

collettivo.

  6.  La  Corte  dei  conti  puo'  acquisire  elementi  istruttori  e

valutazioni  sul  contratto  collettivo  da  parte  di tre esperti in

materia  di  relazioni  sindacali  e costo del lavoro individuati dal

Ministro  per la pubblica amministrazione e l'innovazione, tramite il

Capo  del  Dipartimento della funzione pubblica di intesa con il Capo

del  Dipartimento  della Ragioneria generale dello Stato, nell'ambito

di  un  elenco  definito  di concerto con il Ministro dell'economia e

delle finanze. Nel caso delle amministrazioni di cui all'articolo 41,

comma  2,  la designazione di due esperti viene effettuata dall'ANCI,

dall' UPI e dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome.

  7.  In caso di certificazione non positiva della Corte dei conti le

parti contraenti non possono procedere alla sottoscrizione definitiva

dell'ipotesi  di  accordo.  Nella  predetta  ipotesi,  il  Presidente

dell'ARAN,  d'intesa  con il competente comitato di settore, che puo'

dettare   indirizzi   aggiuntivi,   provvede  alla  riapertura  delle

trattative  ed  alla  sottoscrizione  di una nuova ipotesi di accordo

adeguando  i  costi  contrattuali  ai  fini  delle certificazioni. In

seguito  alla sottoscrizione della nuova ipotesi di accordo si riapre

la  procedura  di  certificazione  prevista dai commi precedenti. Nel

caso  in  cui  la  certificazione non positiva sia limitata a singole

clausole    contrattuali    l'ipotesi    puo'   essere   sottoscritta

definitivamente   ferma   restando   l'inefficacia   delle   clausole

contrattuali non positivamente certificate.

  8. I contratti e accordi collettivi nazionali, nonche' le eventuali

interpretazioni  autentiche  sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale

della  Repubblica  italiana  oltre  che  sul  sito  dell'ARAN e delle

amministrazioni interessate.

  9.  Dal  computo  dei  termini  previsti dal presente articolo sono

esclusi i giorni considerati festivi per legge, nonche' il sabato.».

  2.  Dopo  l'articolo  47  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165, e' inserito il seguente:

  «Art.  47-bis (Tutela retributiva per i dipendenti pubblici.). - 1.

Decorsi  sessanta  giorni dalla data di entrata in vigore della legge

finanziaria   che   dispone  in  materia  di  rinnovi  dei  contratti

collettivi per il periodo di riferimento, gli incrementi previsti per

il  trattamento stipendiale possono essere erogati in via provvisoria

previa  deliberazione  dei rispettivi comitati di settore, sentite le

organizzazioni  sindacali  rappresentative. salvo conguaglio all'atto

della stipulazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

  2. In ogni caso a decorrere dal mese di aprile dell'anno successivo

alla  scadenza  del contratto collettivo nazionale di lavoro, qualora

lo  stesso  non  sia  ancora stato rinnovato e non sia stata disposta

l'erogazione  di  cui  al  comma 1, e' riconosciuta ai dipendenti dei

rispettivi   comparti  di  contrattazione,  nella  misura  e  con  le

modalita'  stabilite  dai  contratti  nazionali,  e  comunque entro i

limiti  previsti dalla legge finanziaria in sede di definizione delle

risorse   contrattuali,una   copertura   economica   che  costituisce

un'anticipazione  dei  benefici  complessivi  che  saranno attribuiti

all'atto del rinnovo contrattuale.».

 

                              Art. 60.

 

Modifiche  all'articolo  48 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  48 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

sono apportate le seguenti modificazioni:

   a)  al  comma  1,  ultimo  periodo, le parole: «40, comma 3.» sono

sostituite dalle seguenti: «40, comma 3 -bis.»;

   b)   il   comma   2   e'  sostituito  dal  seguente:  «2.  Per  le

amministrazioni  di  cui  all'articolo  41,  comma  2, nonche' per le

universita' italiane, gli enti pubblici non economici e gli enti e le

istituzioni di ricerca, ivi compresi gli enti e le amministrazioni di

cui   all'articolo   70,   comma   4,   gli   oneri  derivanti  dalla

contrattazione  collettiva  nazionale  sono  determinati a carico dei

rispettivi  bilanci nel rispetto dell'articolo 40, comma 3-quinquies.

Le  risorse  per  gli  incrementi  retributivi  per  il  rinnovo  dei

contratti   collettivi  nazionali  delle  amministrazioni  regionali,

locali  e  degli  enti del Servizio sanitario nazionale sono definite

dal  Governo,  nel  rispetto  dei  vincoli  di bilancio, del patto di

stabilita'  e  di  analoghi  strumenti  di  contenimento della spesa,

previa  consultazione  con le rispettive rappresentanze istituzionali

del sistema delle autonomie.»;

   c) il comma 6 e' abrogato.

 

                              Art. 61.

 

Modifica  all'articolo  49  del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  L'articolo 49 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e'

sostituito dal seguente:

  «Art. 49 (Interpretazione autentica dei contratti collettivi). - 1.

Quando  insorgano  controversie  sull'interpretazione  dei  contratti

collettivi,  le  parti  che  li  hanno sottoscritti si incontrano per

definire consensualmente il significato delle clausole controverse.

  2.  L'eventuale accordo di interpretazione autentica, stipulato con

le  procedure  di  cui  all'articolo  47,  sostituisce la clausola in

questione  sin  dall'inizio della vigenza del contratto. Qualora tale

accordo  non  comporti oneri aggiuntivi e non vi sia divergenza sulla

valutazione  degli stessi, il parere del Presidente del Consiglio dei

Ministri   e'   espresso   tramite   il   Ministro  per  la  pubblica

amministrazione   e   l'innovazione,  di  concerto  con  il  Ministro

dell'economia e delle finanze.».

 

                              Art. 62.

 

Modifiche  all'articolo  52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

il  comma  1  e' sostituito dai seguenti: «1. Il prestatore di lavoro

deve  essere  adibito  alle  mansioni per le quali e' stato assunto o

alle     mansioni     equivalenti     nell'ambito     dell'area    di

inquadramento ovvero  a quelle corrispondenti alla qualifica superiore

che  abbia  successivamente  acquisito  per  effetto  delle procedure

selettive di cui all'articolo 35, comma 1, lettera a). L'esercizio di

fatto  di  mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza

non   ha   effetto   ai  fini  dell'inquadramento  del  lavoratore  o

dell'assegnazione di incarichi di direzione.

  1-bis.  I  dipendenti  pubblici, con esclusione dei dirigenti e del

personale  docente  della  scuola,  delle  accademie,  conservatori e

istituti  assimilati,  sono  inquadrati  in  almeno tre distinte aree

funzionali.  Le  progressioni all'interno della stessa area avvengono

secondo   principi   di  selettivita',  in  funzione  delle  qualita'

culturali  e  professionali,  dell'attivita'  svolta  e dei risultati

conseguiti,   attraverso   l'attribuzione  di  fasce  di  merito.  Le

progressioni  fra  le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma

restando  la  possibilita'  per  l'amministrazione  di  destinare  al

personale  interno,  in  possesso  dei titoli di studio richiesti per

l'accesso  dall'esterno,  una riserva di posti comunque non superiore

al  50  per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva

conseguita  dal  dipendente  per  almeno  tre anni costituisce titolo

rilevante  ai  fini  della progressione economica e dell'attribuzione

dei posti riservati nei concorsi per l'accesso all'area superiore.

  1-ter.  Per l'accesso alle posizioni economiche apicali nell'ambito

delle  aree  funzionali  e'  definita una quota di accesso nel limite

complessivo  del  50 per cento da riservare a concorso pubblico sulla

base  di  un  corso  concorso  bandito  dalla  Scuola superiore della

pubblica amministrazione.».

 

                              Art. 63.

 

Procedimenti negoziali per il personale ad ordinamento pubblicistico

 

  1.  All'articolo  112 del decreto del Presidente della Repubblica 5

gennaio  1967,  n.  18,  al  primo  comma,  le  parole:  «con cadenza

quadriennale   per  gli  aspetti  giuridici  e  biennale  per  quelli

economici»  sono  sostituite  dalle  seguenti: «con cadenza triennale

tanto  per  la  parte economica che normativa». Fermo quanto disposto

dal  primo  periodo,  al  fine di garantire il parallelismo temporale

della  disciplina  della carriera diplomatica rispetto a quella degli

altri  comparti del settore pubblico, il decreto del Presidente della

Repubblica  emanato in riferimento al quadriennio 2008-2011 ha durata

limitata al biennio 2008-2009 anche per gli aspetti giuridici.

  2.  All'articolo  7 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195,

il  comma  12  e' sostituito dal seguente: «12. La disciplina emanata

con  i  decreti del Presidente della Repubblica di cui al comma 11 ha

durata  triennale  tanto  per  la  parte  economica  che normativa, a

decorrere  dai termini di scadenza previsti dai precedenti decreti, e

conserva  efficacia  fino  alla data di entrata in vigore dei decreti

successivi.».

  3.  All'articolo 26 del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139,

il  comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. La disciplina emanata con

il  decreto  di cui al comma 2 ha durata triennale tanto per la parte

economica  che normativa a decorrere dal termine di scadenza previsto

dal precedente decreto e conserva efficacia fino alla data di entrata

in vigore del decreto successivo.».

  4. All'articolo 34 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217,

il  comma 2 e' sostituito dal seguente: «2. Il procedimento negoziale

di  cui  al  comma  1  si conclude con l'emanazione di un decreto del

Presidente  della  Repubblica,  la cui disciplina ha durata triennale

tanto per la parte economica che normativa.».

  5. All'articolo 80 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217,

il  comma 2 e' sostituito dal seguente: «2. Il procedimento negoziale

di  cui  al  comma  1  si conclude con l'emanazione di un decreto del

Presidente  della  Repubblica,  la cui disciplina ha durata triennale

tanto per la parte economica che normativa.».

  6.  Il  comma  6  degli articoli 37 e 83 del decreto legislativo 13

ottobre 2005, n. 217, e' sostituito dal seguente: «6. Nel caso in cui

la  Corte dei conti, in sede di esercizio del controllo preventivo di

legittimita'  sul  decreto  di cui al comma 5, richieda chiarimenti o

elementi  integrativi, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge

14  gennaio  1994,  n. 20, le controdeduzioni devono essere trasmesse

entro quindici giorni.».

  7. All'articolo 20 del decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63,

il  comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. La disciplina emanata con

il  decreto  di cui al comma 2 ha durata triennale tanto per la parte

economica che normativa, a decorrere dal termine di scadenza previsto

dal precedente decreto e conserva efficacia fino alla data di entrata

in vigore del decreto successivo.».

 

                              Art. 64.

 

Modifiche  all'articolo  43 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

 

  1.  All'articolo  43,  comma  5,  le  parole:  «40,  comma  3» sono

sostituite dalle seguenti: «40, commi 3-bis e seguenti».

 

                              Art. 65.

 

      Adeguamento ed efficacia dei contratti collettivi vigenti

 

  1.  Entro  il  31  dicembre  2010,  le  parti  adeguano i contratti

collettivi  integrativi  vigenti  alla  data di entrata in vigore del

presente  decreto  alle disposizioni riguardanti la definizione degli

ambiti  riservati,  rispettivamente, alla contrattazione collettiva e

alla  legge,  nonche' a quanto previsto dalle disposizioni del Titolo

III del presente decreto.

  2. In caso di mancato adeguamento ai sensi del comma 1, i contratti

collettivi  integrativi  vigenti  alla  data di entrata in vigore del

presente  decreto cessano la loro efficacia dal 1° gennaio 2011 e non

sono ulteriormente applicabili.

  3.  In  via  transitoria,  con  riferimento al periodo contrattuale

immediatamente successivo a quello in corso, definiti i comparti e le

aree  di  contrattazione  ai  sensi degli articoli 40, comma 2, e 41,

comma  4,  del  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165, come

sostituiti,  rispettivamente,  dagli  articoli  54  e 56 del presente

decreto  legislativo,  l'ARAN avvia le trattative contrattuali con le

organizzazioni  sindacali  e  le  confederazioni  rappresentative, ai

sensi  dell'articolo  43, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 165

del  2001,  nei  nuovi comparti ed aree di contrattazione collettiva,

sulla base dei dati associativi ed elettorali rilevati per il biennio

contrattuale  2008-2009. Conseguentemente, in deroga all'articolo 42,

comma  4,  del  predetto  decreto  legislativo  n. 165 del 2001, sono

prorogati  gli  organismi di rappresentanza del personale anche se le

relative  elezioni  siano state gia' indette. Le elezioni relative al

rinnovo  dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con

riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre

2010.

  4.  Relativamente al comparto regioni e autonomie locali, i termini

di  cui  ai  commi  1 e 2 sono fissati rispettivamente al 31 dicembre

2011   e   al  31  dicembre  2012,  fermo  restando  quanto  previsto

dall'articolo 30, comma 4.

  5.   Le   disposizioni   relative  alla  contrattazione  collettiva

nazionale  di  cui al presente decreto legislativo si applicano dalla

tornata successiva a quella in corso.

 

                              Art. 66.

 

                             Abrogazioni

 

  1. Sono abrogati:

   a)  l'articolo  39,  comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n.

449, e successive modificazioni;

   b) l'articolo 28, comma 2, del decreto legislativo 19 maggio 2000,

n. 139;

   c)  gli  articoli  36,  comma  2,  e  82,  comma  2,  del  decreto

legislativo 13 ottobre 2005, n. 217;

   d)  l'articolo  22,  comma  2, del decreto legislativo 15 febbraio

2006, n. 63;

   e)  l'articolo  67,  commi  da 7 a 12, del decreto-legge 25 giugno

2008,  n.  112,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 6 agosto

2008, n. 133.

  2.  All'articolo  11,  comma  8,  del  decreto del Presidente della

Repubblica  4  dicembre  1997, n. 465, e successive modificazioni, le

parole: «, sulla base delle direttive impartite dal Governo all'ARAN,

sentite  l'ANCI e l'UPI» sono soppresse. E' conseguentemente abrogato

l'articolo 23 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387.

  3. All'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001,

n.  165,  il  terzo,  il  quarto ed il quinto periodo sono soppressi.

L'Ente   nazionale   aviazione   civile  (ENAC),  l'Agenzia  spaziale

italiana -  (ASI),  il  Centro  nazionale  per  l'informatica  per la

pubblica  amministrazione  (CNIPA),  l'UNIONCAMERE  ed  il  Consiglio

nazionale   dell'economia   e  del  lavoro  (CNEL)  sono  ricollocati

nell'ambito dei comparti e aree di contrattazione collettiva ai sensi

dell'articolo  40, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e

ad  essi  si  applica  interamente il Titolo III del medesimo decreto

legislativo.

 

           
CAPO V

Sanzioni disciplinari e responsabilita'
dei dipendenti pubblici
         

                              Art. 67.

 

                         Oggetto e finalita'

 

  1.  In  attuazione dell'articolo 7 della legge 4 marzo 2009, n. 15,

le  disposizioni  del  presente  Capo  recano modifiche in materia di

sanzioni   disciplinari   e   responsabilita'  dei  dipendenti  delle

amministrazioni  pubbliche  in relazione ai rapporti di lavoro di cui

all'articolo  2, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, al

fine  di  potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici e

di contrastare i fenomeni di scarsa produttivita' ed assenteismo.

  2.   Resta   ferma   la  devoluzione  al  giudice  ordinario  delle

controversie  relative  al procedimento e alle sanzioni disciplinari,

ai sensi dell'articolo 63 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

 

                              Art. 68.

 

Ambito   di   applicazione,   codice   disciplinare,   procedure   di conciliazione

 

  1.  L'articolo 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e'

sostituito dal seguente:

«Art.   55   (Responsabilita',   infrazioni   e  sanzioni,  procedure

conciliative). - 1. Le disposizioni del presente articolo e di quelli

seguenti,    fino   all'articolo   55-octies,   costituiscono   norme

imperative,  ai  sensi  e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419,

secondo  comma,  del  codice  civile,  e  si applicano ai rapporti di

lavoro  di  cui  all'articolo  2,  comma  2,  alle  dipendenze  delle

amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2.

  2.  Ferma  la  disciplina  in  materia  di  responsabilita' civile,

amministrativa,  penale  e contabile, ai rapporti di lavoro di cui al

comma  1  si  applica l'articolo 2106 del codice civile. Salvo quanto

previsto  dalle  disposizioni  del  presente Capo, la tipologia delle

infrazioni  e  delle  relative  sanzioni  e'  definita  dai contratti

collettivi.     La     pubblicazione     sul    sito    istituzionale

dell'amministrazione  del  codice disciplinare, recante l'indicazione

delle  predette  infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli

effetti alla sua affissione all'ingresso della sede di lavoro.

3.  La  contrattazione  collettiva  non  puo'  istituire procedure di

impugnazione  dei provvedimenti disciplinari. Resta salva la facolta'

di   disciplinare   mediante  i  contratti  collettivi  procedure  di

conciliazione  non  obbligatoria,  fuori  dei  casi  per  i  quali e'

prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e

concludersi  entro  un  termine  non  superiore a trenta giorni dalla

contestazione  dell'addebito  e comunque prima dell'irrogazione della

sanzione.  La  sanzione  concordemente  determinata all'esito di tali

procedure non puo' essere di specie diversa da quella prevista, dalla

legge  o  dal  contratto collettivo, per l'infrazione per la quale si

procede e non e' soggetta ad impugnazione. I termini del procedimento

disciplinare  restano  sospesi dalla data di apertura della procedura

conciliativa  e  riprendono  a  decorrere nel caso di conclusione con

esito  negativo.  Il  contratto  collettivo  definisce gli atti della

procedura conciliativa che ne determinano l'inizio e la conclusione.

  4.  Fermo  quanto  previsto  nell'articolo  21,  per  le infrazioni

disciplinari ascrivibili al dirigente ai sensi degli articoli 55-bis,

comma  7,  e  55-sexies,  comma 3, si applicano, ove non diversamente

stabilito dal contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4

del  predetto  articolo  55-bis,  ma le determinazioni conclusive del

procedimento  sono  adottate  dal  dirigente  generale  o titolare di

incarico conferito ai sensi dell'articolo 19, comma 3.».

 

                              Art. 69.

 

         Disposizioni relative al procedimento disciplinare

 

  1.  Dopo l'articolo 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001 sono

inseriti i seguenti:

  «Art.  55-bis (Forme e termini del procedimento disciplinare). - 1.

Per  le  infrazioni  di  minore  gravita',  per  le quali e' prevista

l'irrogazione   di   sanzioni  superiori  al  rimprovero  verbale  ed

inferiori   alla   sospensione  dal  servizio  con  privazione  della

retribuzione  per piu' di dieci giorni, il procedimento disciplinare,

se  il  responsabile  della  struttura  ha qualifica dirigenziale, si

svolge  secondo  le  disposizioni del comma 2. Quando il responsabile

della  struttura  non  ha  qualifica  dirigenziale  o comunque per le

infrazioni  punibili  con  sanzioni piu' gravi di quelle indicate nel

primo  periodo,  il  procedimento  disciplinare  si svolge secondo le

disposizioni del comma 4. Alle infrazioni per le quali e' previsto il

rimprovero  verbale  si applica la disciplina stabilita dal contratto

collettivo.

  2.  Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in

cui  il  dipendente  lavora, anche in posizione di comando o di fuori

ruolo,  quando  ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle

sanzioni disciplinari di cui al comma 1, primo periodo, senza indugio

e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l'addebito al

dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa,

con   l'eventuale   assistenza   di   un  procuratore  ovvero  di  un

rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce

o  conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro

il   termine   fissato,  il  dipendente  convocato,  se  non  intende

presentarsi,  puo' inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed

oggettivo  impedimento,  formulare  motivata  istanza  di  rinvio del

termine   per  l'esercizio  della  sua  difesa.  Dopo  l'espletamento

dell'eventuale ulteriore attivita' istruttoria, il responsabile della

struttura  conclude il procedimento, con l'atto di archiviazione o di

irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione

dell'addebito.  In  caso di differimento superiore a dieci giorni del

termine  a  difesa, per impedimento del dipendente, il termine per la

conclusione  del  procedimento e' prorogato in misura corrispondente.

Il differimento puo' essere disposto per una sola volta nel corso del

procedimento.  La violazione dei termini stabiliti nel presente comma

comporta,    per    l'amministrazione,   la   decadenza   dall'azione

disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di

difesa.

  3.   Il   responsabile   della   struttura,  se  non  ha  qualifica

dirigenziale  ovvero  se  la  sanzione  da applicare e' piu' grave di

quelle  di  cui  al comma 1, primo periodo, trasmette gli atti, entro

cinque  giorni  dalla  notizia  del fatto, all'ufficio individuato ai

sensi del comma 4, dandone contestuale comunicazione all'interessato.

  4.   Ciascuna  amministrazione,  secondo  il  proprio  ordinamento,

individua  l'ufficio  competente  per  i procedimenti disciplinari ai

sensi  del  comma  1,  secondo  periodo. Il predetto ufficio contesta

l'addebito  al  dipendente,  lo  convoca per il contraddittorio a sua

difesa,  istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto

nel  comma 2, ma, se la sanzione da applicare e' piu' grave di quelle

di cui al comma 1, primo periodo, con applicazione di termini pari al

doppio  di  quelli  ivi  stabiliti e salva l'eventuale sospensione ai

sensi   dell'articolo   55-ter.   Il  termine  per  la  contestazione

dell'addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai

sensi  del  comma  3  ovvero  dalla  data  nella  quale  l'ufficio ha

altrimenti  acquisito  notizia  dell'infrazione, mentre la decorrenza

del  termine  per  la  conclusione  del  procedimento  resta comunque

fissata    alla    data   di   prima   acquisizione   della   notizia

dell'infrazione,  anche  se  avvenuta da parte del responsabile della

struttura  in  cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di

cui  al  presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza

dall'azione  disciplinare  ovvero,  per il dipendente, dall'esercizio

del diritto di difesa.

  5.  Ogni  comunicazione al dipendente, nell'ambito del procedimento

disciplinare,  e'  effettuata  tramite posta elettronica certificata,

nel  caso  in  cui  il dipendente dispone di idonea casella di posta,

ovvero  tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla

contestazione  dell'addebito,  il dipendente puo' indicare, altresi',

un  numero  di  fax,  di  cui  egli  o  il  suo  procuratore abbia la

disponibilita'.   In  alternativa  all'uso  della  posta  elettronica

certificata  o  del  fax  ed  altresi'  della  consegna  a  mano,  le

comunicazioni   sono  effettuate  tramite  raccomandata  postale  con

ricevuta  di  ritorno.  Il dipendente ha diritto di accesso agli atti

istruttori  del  procedimento.  E'  esclusa l'applicazione di termini

diversi   o  ulteriori  rispetto  a  quelli  stabiliti  nel  presente

articolo.

  6.  Nel corso dell'istruttoria, il capo della struttura o l'ufficio

per   i   procedimenti   disciplinari   possono  acquisire  da  altre

amministrazioni  pubbliche  informazioni o documenti rilevanti per la

definizione  del  procedimento. La predetta attivita' istruttoria non

determina  la  sospensione  del procedimento, ne' il differimento dei

relativi termini.

  7.  Il  lavoratore  dipendente  o  il  dirigente, appartenente alla

stessa amministrazione pubblica dell'incolpato o ad una diversa, che,

essendo  a  conoscenza  per  ragioni  di  ufficio  o  di  servizio di

informazioni  rilevanti  per  un  procedimento disciplinare in corso,

rifiuta,  senza  giustificato  motivo,  la  collaborazione  richiesta

dall'autorita'  disciplinare  procedente  ovvero  rende dichiarazioni

false   o   reticenti,   e'   soggetto   all'applicazione,  da  parte

dell'amministrazione  di  appartenenza,  della  sanzione disciplinare

della  sospensione  dal  servizio  con privazione della retribuzione,

commisurata  alla  gravita'  dell'illecito  contestato al dipendente,

fino ad un massimo di quindici giorni.

  8.  In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in

un'altra  amministrazione  pubblica,  il procedimento disciplinare e'

avviato o concluso o la sanzione e' applicata presso quest'ultima. In

tali  casi  i  termini  per  la  contestazione dell'addebito o per la

conclusione  del  procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e

riprendono a decorrere alla data del trasferimento.

  9.  In  caso  di  dimissioni  del  dipendente,  se per l'infrazione

commessa  e'  prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e'

stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento

disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente

articolo  e  le  determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli

effetti  giuridici  non  preclusi  dalla  cessazione  del rapporto di

lavoro.

  Art.  55-ter (Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento

penale).  - 1. Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in

tutto  o  in  parte,  fatti in relazione ai quali procede l'autorita'

giudiziaria,   e'   proseguito  e  concluso  anche  in  pendenza  del

procedimento  penale.  Per  le  infrazioni di minore gravita', di cui

all'articolo  55-bis,  comma  1,  primo  periodo,  non  e' ammessa la

sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravita',

di  cui  all'articolo  55-bis,  comma  1,  secondo periodo, l'ufficio

competente,  nei  casi  di particolare complessita' dell'accertamento

del    fatto    addebitato   al   dipendente   e   quando   all'esito

dell'istruttoria  non  dispone  di  elementi  sufficienti  a motivare

l'irrogazione   della   sanzione,  puo'  sospendere  il  procedimento

disciplinare  fino al termine di quello penale, salva la possibilita'

di  adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti

del dipendente.

  2.  Se  il  procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con

l'irrogazione  di  una  sanzione  e, successivamente, il procedimento

penale  viene  definito  con una sentenza irrevocabile di assoluzione

che  riconosce  che  il fatto addebitato al dipendente non sussiste o

non  costituisce  illecito penale o che il dipendente medesimo non lo

ha  commesso, l'autorita' competente, ad istanza di parte da proporsi

entro  il termine di decadenza di sei mesi dall'irrevocabilita' della

pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne

o  confermarne  l'atto conclusivo in relazione all'esito del giudizio

penale.

  3.  Se il procedimento disciplinare si conclude con l'archiviazione

ed  il  processo  penale  con  una sentenza irrevocabile di condanna,

l'autorita'   competente  riapre  il  procedimento  disciplinare  per

adeguare  le determinazioni conclusive all'esito del giudizio penale.

Il procedimento disciplinare e' riaperto, altresi', se dalla sentenza

irrevocabile  di  condanna  risulta  che  il  fatto  addebitabile  al

dipendente   in   sede   disciplinare   comporta   la   sanzione  del

licenziamento, mentre ne e' stata applicata una diversa.

  4.  Nei  casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare

e',  rispettivamente,  ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla

comunicazione  della sentenza all'amministrazione di appartenenza del

lavoratore  ovvero  dalla presentazione dell'istanza di riapertura ed

e'   concluso   entro   centottanta  giorni  dalla  ripresa  o  dalla

riapertura.  La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo

della    contestazione    dell'addebito   da   parte   dell'autorita'

disciplinare  competente  ed  il procedimento prosegue secondo quanto

previsto   nell'articolo   55-bis.   Ai   fini  delle  determinazioni

conclusive,  l'autorita'  procedente,  nel  procedimento disciplinare

ripreso  o riaperto, applica le disposizioni dell'articolo 653, commi

1 ed 1-bis, del codice di procedura penale.

  Art.   55-quater   (Licenziamento  disciplinare).  -  1.  Ferma  la

disciplina   in   tema  di  licenziamento  per  giusta  causa  o  per

giustificato  motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto

collettivo,   si   applica  comunque  la  sanzione  disciplinare  del

licenziamento nei seguenti casi:

   a)   falsa  attestazione  della  presenza  in  servizio,  mediante

l'alterazione  dei  sistemi di rilevamento della presenza o con altre

modalita'   fraudolente,   ovvero  giustificazione  dell'assenza  dal

servizio  mediante  una  certificazione  medica  falsa  o che attesta

falsamente uno stato di malattia;

   b)  assenza  priva  di  valida  giustificazione  per  un numero di

giorni,  anche  non  continuativi,  superiore  a  tre nell'arco di un

biennio  o  comunque  per piu' di sette giorni nel corso degli ultimi

dieci  anni  ovvero  mancata ripresa del servizio, in caso di assenza

ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione;

   c)    ingiustificato    rifiuto    del    trasferimento   disposto

dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio;

   d)  falsita'  documentali  o  dichiarative  commesse  ai fini o in

occasione   dell'instaurazione  del  rapporto  di  lavoro  ovvero  di

progressioni di carriera;

   e)   reiterazione   nell'ambiente  di  lavoro  di  gravi  condotte

aggressive  o  moleste  o  minacciose  o ingiuriose o comunque lesive

dell'onore e della dignita' personale altrui;

   f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale e' prevista

l'interdizione  perpetua  dai  pubblici  uffici  ovvero l'estinzione,

comunque denominata, del rapporto di lavoro.

  2. Il licenziamento in sede disciplinare e' disposto, altresi', nel

caso  di  prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non

inferiore  al biennio, per la quale l'amministrazione di appartenenza

formula,  ai  sensi  delle  disposizioni  legislative  e contrattuali

concernenti   la  valutazione  del  personale  delle  amministrazioni

pubbliche,  una  valutazione  di insufficiente rendimento e questo e'

dovuto  alla  reiterata  violazione  degli  obblighi  concernenti  la

prestazione  stessa,  stabiliti da norme legislative o regolamentari,

dal  contratto  collettivo  o  individuale,  da  atti e provvedimenti

dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di

cui all'articolo 54.

  3.  Nei  casi  di  cui  al  comma  1,  lettere a), d), e) ed f), il

licenziamento e' senza preavviso.

  Art. 55-quinquies (False attestazioni o certificazioni). - 1. Fermo

quanto  previsto  dal  codice penale, il lavoratore dipendente di una

pubblica  amministrazione  che attesta falsamente la propria presenza

in  servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della

presenza   o  con  altre  modalita'  fraudolente,  ovvero  giustifica

l'assenza  dal  servizio  mediante  una certificazione medica falsa o

falsamente  attestante  uno  stato  di  malattia  e'  punito  con  la

reclusione  da  uno  a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro

1.600.  La  medesima  pena  si  applica  al medico e a chiunque altro

concorre nella commissione del delitto.

  2.   Nei   casi  di  cui  al  comma  1,  il  lavoratore,  ferme  la

responsabilita'  penale  e  disciplinare  e  le relative sanzioni, e'

obbligato  a  risarcire  il  danno  patrimoniale,  pari  al  compenso

corrisposto  a  titolo  di  retribuzione  nei periodi per i quali sia

accertata  la  mancata  prestazione,  nonche'  il  danno all'immagine

subiti dall'amministrazione.

  3.  La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena

per il delitto di cui al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione

disciplinare della radiazione dall'albo ed altresi', se dipendente di

una  struttura  sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio

sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza

dalla  convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se

il   medico,   in   relazione   all'assenza  dal  servizio,  rilascia

certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati

ne' oggettivamente documentati.

  Art.   55-sexies   (Responsabilita'   disciplinare   per   condotte

pregiudizievoli    per    l'amministrazione   e   limitazione   della

responsabilita'  per  l'esercizio  dell'azione disciplinare). - 1. La

condanna  della  pubblica  amministrazione  al risarcimento del danno

derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli

obblighi  concernenti  la  prestazione lavorativa, stabiliti da norme

legislative  o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale,

da  atti  e  provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai

codici   di   comportamento   di   cui   all'articolo   54,  comporta

l'applicazione   nei   suoi  confronti,  ove  gia'  non  ricorrano  i

presupposti  per  l'applicazione  di  un'altra sanzione disciplinare,

della  sospensione  dal servizio con privazione della retribuzione da

un  minimo  di  tre  giorni  fino  ad  un  massimo  di  tre  mesi, in

proporzione all'entita' del risarcimento.

  2.  Fuori  dei  casi  previsti  nel  comma 1, il lavoratore, quando

cagiona   grave   danno  al  normale  funzionamento  dell'ufficio  di

appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate

dall'amministrazione   ai  sensi  delle  disposizioni  legislative  e

contrattuali   concernenti   la   valutazione   del  personale  delle

amministrazioni  pubbliche, e' collocato in disponibilita', all'esito

del  procedimento disciplinare che accerta tale responsabilita', e si

applicano  nei suoi confronti le disposizioni di cui all'articolo 33,

comma  8,  e all'articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento che

definisce  il  giudizio  disciplinare  stabilisce  le  mansioni  e la

qualifica  per  le  quali  puo'  avvenire l'eventuale ricollocamento.

Durante  il  periodo  nel  quale  e'  collocato in disponibilita', il

lavoratore   non   ha   diritto   di  percepire  aumenti  retributivi

sopravvenuti.

  3.  Il  mancato  esercizio o la decadenza dell'azione disciplinare,

dovuti  all'omissione  o al ritardo, senza giustificato motivo, degli

atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull'insussistenza

dell'illecito  disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate,

in   relazione   a  condotte  aventi  oggettiva  e  palese  rilevanza

disciplinare,  comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica

dirigenziale,   l'applicazione   della  sanzione  disciplinare  della

sospensione   dal  servizio  con  privazione  della  retribuzione  in

proporzione  alla gravita' dell'infrazione non perseguita, fino ad un

massimo  di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il

licenziamento, ed altresi' la mancata attribuzione della retribuzione

di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del

periodo  della  durata  della  sospensione.  Ai  soggetti  non aventi

qualifica   dirigenziale   si  applica  la  predetta  sanzione  della

sospensione  dal  servizio con privazione della retribuzione, ove non

diversamente stabilito dal contratto collettivo.

  4.  La  responsabilita' civile eventualmente configurabile a carico

del   dirigente   in   relazione   a   profili  di  illiceita'  nelle

determinazioni    concernenti   lo   svolgimento   del   procedimento

disciplinare  e'  limitata,  in  conformita' ai principi generali, ai

casi di dolo o colpa grave.

  Art.  55-septies (Controlli  sulle  assenze).  - 1. Nell'ipotesi di

assenza  per  malattia  protratta  per  un  periodo superiore a dieci

giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno

solare   l'assenza   viene   giustificata   esclusivamente   mediante

certificazione  medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica

o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

  2. In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica

e'  inviata  per  via  telematica,  direttamente  dal  medico o dalla

struttura  sanitaria  che  la  rilascia, all'Istituto nazionale della

previdenza   sociale,   secondo   le   modalita'   stabilite  per  la

trasmissione  telematica  dei  certificati medici nel settore privato

dalla  normativa vigente, e in particolare dal decreto del Presidente

del  Consiglio  dei  Ministri previsto dall'articolo 50, comma 5-bis,

del   decreto-legge  30  settembre  2003,  n.  269,  convertito,  con

modificazioni,  dalla  legge  24  novembre  2003,  n. 326, introdotto

dall'articolo  1,  comma 810, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e

dal  predetto  Istituto  e' immediatamente inoltrata, con le medesime

modalita', all'amministrazione interessata.

  3.  L'Istituto  nazionale  della  previdenza  sociale, gli enti del

servizio  sanitario  nazionale e le altre amministrazioni interessate

svolgono  le  attivita' di cui al comma 2 con le risorse finanziarie,

strumentali e umane disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o

maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

  4. L'inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica

della  certificazione  medica  concernente  assenze di lavoratori per

malattia  di  cui  al comma 2 costituisce illecito disciplinare e, in

caso  di  reiterazione,  comporta  l'applicazione  della sanzione del

licenziamento  ovvero,  per i medici in rapporto convenzionale con le

aziende  sanitarie locali, della decadenza dalla convenzione, in modo

inderogabile dai contratti o accordi collettivi.

  5.   L'Amministrazione   dispone   il   controllo  in  ordine  alla

sussistenza  della  malattia del dipendente anche nel caso di assenza

di   un  solo  giorno,  tenuto  conto  delle  esigenze  funzionali  e

organizzative. Le fasce orarie di reperibilita' del lavoratore, entro

le  quali  devono  essere  effettuate le visite mediche di controllo,

sono   stabilite   con   decreto   del   Ministro   per  la  pubblica

amministrazione e l'innovazione.

  6.  Il  responsabile  della  struttura  in cui il dipendente lavora

nonche'   il  dirigente  eventualmente  preposto  all'amministrazione

generale  del  personale,  secondo  le  rispettive competenze, curano

l'osservanza delle disposizioni del presente articolo, in particolare

al   fine   di   prevenire   o   contrastare,   nell'interesse  della

funzionalita' dell'ufficio, le condotte assenteistiche. Si applicano,

al riguardo, le disposizioni degli articoli 21 e 55-sexies, comma 3.

  Art.  55-octies (Permanente inidoneita' psicofisica). - 1. Nel caso

di  accertata  permanente  inidoneita'  psicofisica  al  servizio dei

dipendenti  delle  amministrazioni  pubbliche, di cui all'articolo 2,

comma  2, l'amministrazione puo' risolvere il rapporto di lavoro. Con

regolamento  da emanarsi, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera

b),  della  legge  23  agosto 1988, n. 400, sono disciplinati, per il

personale   delle   amministrazioni  statali,  anche  ad  ordinamento

autonomo, nonche' degli enti pubblici non economici:

   a)  la  procedura  da  adottare  per la verifica dell'idoneita' al

servizio, anche ad iniziativa dell'Amministrazione;

   b) la possibilita' per l'amministrazione, nei casi di pericolo per

l'incolumita'  del  dipendente  interessato  nonche' per la sicurezza

degli  altri  dipendenti e degli utenti, di adottare provvedimenti di

sospensione  cautelare  dal  servizio,  in  attesa dell'effettuazione

della  visita di idoneita', nonche' nel caso di mancata presentazione

del  dipendente  alla visita di idoneita', in assenza di giustificato

motivo;

   c)  gli  effetti  sul  trattamento  giuridico  ed  economico della

sospensione  di  cui  alla  lettera  b),  nonche'  il contenuto e gli

effetti dei provvedimenti definitivi adottati dall'amministrazione in

seguito all'effettuazione della visita di idoneita';

   d)   la  possibilita',  per  l'amministrazione,  di  risolvere  il

rapporto  di  lavoro  nel  caso  di  reiterato  rifiuto, da parte del

dipendente, di sottoporsi alla visita di idoneita'.

  Art.  55-novies  (Identificazione  del  personale a contatto con il

pubblico).  - 1.  I  dipendenti  delle  amministrazioni pubbliche che

svolgono  attivita'  a contatto con il pubblico sono tenuti a rendere

conoscibile  il  proprio  nominativo  mediante  l'uso  di  cartellini

identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro.

  2.  Dall'obbligo  di  cui  al  comma  1  e'  escluso  il  personale

individuato  da  ciascuna  amministrazione  sulla  base  di categorie

determinate, in relazione ai compiti ad esse attribuiti, mediante uno

o  piu'  decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri o del

Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, su proposta

del  Ministro  competente  ovvero,  in  relazione  al personale delle

amministrazioni  pubbliche  non  statali,  previa  intesa  in sede di

Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le

province autonome di Trento e di Bolzano o di Conferenza Stato-citta'

ed autonomie locali.».

 

                              Art. 70.

 

                    Comunicazione della sentenza

 

  1.  Dopo l'articolo 154-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989,

n.  271,  e' inserito il seguente: «Art. 154-ter (Comunicazione della

sentenza).  - 1.  La  cancelleria  del  giudice  che  ha  pronunciato

sentenza   penale  nei  confronti  di  un  lavoratore  dipendente  di

un'amministrazione    pubblica    ne    comunica    il    dispositivo

all'amministrazione  di  appartenenza  e,  su  richiesta  di  questa,

trasmette  copia  integrale  del provvedimento. La comunicazione e la

trasmissione  sono effettuate con modalita' telematiche, ai sensi del

decreto  legislativo  7  marzo 2005, n. 82, entro trenta giorni dalla

data del deposito.».

 

                              Art. 71.

 

                  Ampliamento dei poteri ispettivi

 

  1.  All'articolo  60  del  decreto  legislativo n. 165 del 2001, il

comma 6 e' sostituito dal seguente:

  «6.  Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento

della  funzione  pubblica  e' istituito l'Ispettorato per la funzione

pubblica,  che  opera  alle dirette dipendenze del Ministro delegato.

L'Ispettorato vigila e svolge verifiche sulla conformita' dell'azione

amministrativa   ai  principi  di  imparzialita'  e  buon  andamento,

sull'efficacia  della  sua attivita' con particolare riferimento alle

riforme  volte  alla  semplificazione  delle  procedure, sul corretto

conferimento degli incarichi, sull'esercizio dei poteri disciplinari,

sull'osservanza  delle  disposizioni  vigenti in materia di controllo

dei  costi, dei rendimenti, dei risultati, di verifica dei carichi di

lavoro.  Collabora  alle  verifiche  ispettive  di  cui  al  comma 5.

Nell'ambito  delle  proprie  verifiche,  l'Ispettorato puo' avvalersi

della  Guardia di Finanza che opera nell'esercizio dei poteri ad essa

attribuiti   dalle   leggi   vigenti.   Per   le  predette  finalita'

l'Ispettorato  si  avvale  altresi' di un numero complessivo di dieci

funzionari  scelti  tra  esperti  del Ministero dell'economia e delle

finanze,  del  Ministero dell'interno, o comunque tra il personale di

altre  amministrazioni  pubbliche,  in  posizione  di comando o fuori

ruolo, per il quale si applicano l'articolo 17, comma 14, della legge

15  maggio  1997,  n.  127, e l'articolo 56, comma 7, del Testo unico

delle  disposizioni  concernenti  lo  statuto  degli impiegati civili

dello  Stato  di  cui  al  decreto del Presidente della Repubblica 10

gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni. Per l'esercizio delle

funzioni ispettive connesse, in particolare, al corretto conferimento

degli  incarichi  e  ai  rapporti  di  collaborazione,  svolte  anche

d'intesa   con   il   Ministero   dell'economia   e   delle  finanze,

l'Ispettorato  si avvale dei dati comunicati dalle amministrazioni al

Dipartimento  della  funzione  pubblica  ai  sensi  dell'articolo 53.

L'Ispettorato,  inoltre,  al  fine di corrispondere a segnalazioni da

parte   di   cittadini   o   pubblici   dipendenti   circa   presunte

irregolarita',  ritardi  o  inadempienze delle amministrazioni di cui

all'articolo  1,  comma 2, puo' richiedere chiarimenti e riscontri in

relazione  ai  quali  l'amministrazione  interessata  ha l'obbligo di

rispondere,  anche  per  via  telematica,  entro  quindici  giorni. A

conclusione  degli  accertamenti,  gli  esiti  delle verifiche svolte

dall'ispettorato   costituiscono  obbligo  di  valutazione,  ai  fini

dell'individuazione  delle responsabilita' e delle eventuali sanzioni

disciplinari  di cui all'articolo 55, per l'amministrazione medesima.

Gli  ispettori,  nell'esercizio  delle  loro  funzioni,  hanno  piena

autonomia   funzionale  ed  hanno  l'obbligo,  ove  ne  ricorrano  le

condizioni, di denunciare alla Procura generale della Corte dei conti

le irregolarita' riscontrate.».

 

                              Art. 72.

 

                             Abrogazioni

 

  1. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

   a)  articolo 71, commi 2 e 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.

112,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 6 agosto 2008, n.

133;

   b)  articoli  da 502 a 507 del decreto legislativo 16 aprile 1994,

n. 297;

   c) l'articolo 56 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

  2.  All'articolo  5,  comma 4, della legge 27 marzo 2001, n. 97, le

parole:  «,  salvi  termini diversi previsti dai contratti collettivi

nazionali di lavoro,» sono soppresse.

 

                              Art. 73.

 

                          Norme transitorie

 

  1.  Dalla  data  di  entrata  in vigore del presente decreto non e'

ammessa,  a pena di nullita', l'impugnazione di sanzioni disciplinari

dinanzi  ai  collegi  arbitrali  di  disciplina.  I  procedimenti  di

impugnazione  di  sanzioni  disciplinari pendenti dinanzi ai predetti

collegi  alla  data  di  entrata  in vigore del presente decreto sono

definiti, a pena di nullita' degli atti, entro il termine di sessanta

giorni decorrente dalla predetta data.

  2.  L'obbligo di esposizione di cartellini o targhe identificativi,

previsto  dall'articolo  55-novies  del  decreto legislativo 30 marzo

2001,  n.  165,  introdotto  dall'articolo  69  del presente decreto,

decorre  dal  novantesimo giorno successivo all'entrata in vigore del

presente decreto.

  3.  Le  disposizioni  di  legge,  non  incompatibili con quelle del

presente  decreto,  concernenti  singole  amministrazioni  e  recanti

fattispecie  sanzionatorie  specificamente  concernenti i rapporti di

lavoro  del  personale  di  cui  all'articolo 2, comma 2, del decreto

legislativo  30  marzo 2001, n. 165, continuano ad essere applicabili

fino  al primo rinnovo del contratto collettivo di settore successivo

alla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

            
TITOLO V

NORME FINALI E TRANSITORIE
 

       

                              Art. 74.

 

                       Ambito di applicazione

 

  1.  Gli  articoli  11, commi 1 e 3, da 28 a 30, da 33 a 36, 54, 57,

61,  62,  comma  1,  64,  65, 66, 68, 69 e 73, commi 1 e 3, rientrano

nella potesta' legislativa esclusiva esercitata dallo Stato, ai sensi

dell'articolo 117, secondo comma, letterel) edm), della Costituzione.

  2.  Gli  articoli 3, 4, 5, comma 2, 7, 9, 15, comma 1, 17, comma 2,

18,  23,  commi  1  e  2,  24,  commi  1  e 2, 25, 26, 27, comma 1, e

l'articolo 62, commi 1-bis e 1-ter recano norme di diretta attuazione

dell'articolo 97 della Costituzione e costituiscono principi generali

dell'ordinamento  ai  quali si adeguano le regioni e gli enti locali,

anche  con  riferimento  agli  enti del Servizio sanitario nazionale,

negli ambiti di rispettiva competenza.

  3. Con uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri

sono determinati, in attuazione dell'articolo 2, comma 5, della legge

4  marzo  2009,  n.15,  limiti  e  modalita'  di  applicazione  delle

disposizioni,   anche   inderogabili,   del   presente  decreto  alla

Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri, anche con riferimento alla

definizione  del  comparto  autonomo di contrattazione collettiva, in

considerazione  della  peculiarita'  del  relativo  ordinamento,  che

discende dagli articoli 92 e 95 della Costituzione. Fino alla data di

entrata  in  vigore  di ciascuno di tali decreti, alla Presidenza del

Consiglio   dei   Ministri   continua   ad  applicarsi  la  normativa

previgente.

  4.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, di

concerto  con  il  Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della

ricerca  e  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze, sono

determinati i limiti e le modalita' di applicazione delle diposizioni

dei  Titoli  II e III del presente decreto al personale docente della

scuola  e  delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale,

nonche'  ai  tecnologi  e ai ricercatori degli enti di ricerca. Resta

comunque  esclusa la costituzione degli Organismi di cui all'articolo

14  nell'ambito  del  sistema  scolastico e delle istituzioni di alta

formazione artistica e musicale.

  5.  Le  disposizioni  del presente decreto legislativo si applicano

nei  confronti  delle  regioni  a  statuto  speciale e delle province

autonome  di  Trento e di Bolzano compatibilmente con le attribuzioni

previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione.

  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

   Dato a Roma, addi' 27 ottobre 2009

 

NAPOLITANO

 

Berlusconi, Presidente del  Consiglio dei Ministri

 

Brunetta, Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione

 

Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze

 

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Top twentytwo collaboratori attivi

1-Paola Viale (1045 file)

2-Miriam Gaudio (676 file)

3-Carlo Zacco (394 file)

4-Vincenzo Andraous (354 file)

5-Gianni Peteani (294 file)

6- Giovanni Ghiselli (288 file)

7-Enrico Maranzana  (266 file)

8-Piero Torelli (153 file)

9-Luca Manzoni (147 file)

10-Sandro  Borzoni (133 file)

11-Maria Concetta Puglisi (117 file)

12-Irma Lanucara (104 file)

13-Gennaro Capodanno (92 file)

14-Elio Fragassi (85 file)

15-Laura Alberico (70 file)

16-Alissa Peron (63 file)

17-Francesco Avolio (59 file

18-Rosalia Di Nardo (54 file)

19-Silvia Sorrentino (47 file)

20-Vittorio Tornar (46 file)

20-Cristina Rocchetto (46 file)

22-Samuele Gaudio (44 file)

 

 

Pagina facebook Atuttascuola

Pagina facebook Cantastoria

iscriviti al gruppo facebook di Atuttascuola se sei un docente o al gruppo facebook di Maturità 2017 se sei uno studente

 

 

Temi svolti

Tesine

Invalsi

Esami di stato

 

 

 

 

 

 

 

Didattica, Pedagogia, Musica, Ed. fisica, Religione, Software, Corsi online, Francese, Tedesco, Spagnolo, AltreMaterie, Atuttascuola 2.0, Docenti, Studenti, Biblioteca di letteratura italiana, Autopresentazione del webmaster, Hanno scritto di noi, Collabora con noi, Segnala un sito, Note legali, E-mail, Newsletter

Compra i libri di

 

 

Privacy Policy