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Marta Cuscunà, l’eretica della libertà

in scena con “È bello vivere liberi” per ricordarci che la resistenza non è solo un diritto ma, ora più che mai, un dovere collettivo

È bello vivere liberi (Premio Scenario per Ustica nel 2009), spettacolo di teatro civile scritto e interpretato dall’attrice Marta Cuscunà e dedicato alla figura di Ondina Peteani, la prima staffetta partigiana d’Italia, continua – per fortuna – ad essere rappresentato in tutta Italia. Venerdì 3 febbraio la piéce, liberamente ispirata alla biografia della partigiana-operaia Ondina (lavorava ai Cantieri Navali di Monfalcone) scritta dalla storica Anna Di Gianantonio e da Gianni Peteani per Mursia Editore, è andata in scena in uno dei teatri del circuito ERT FVG, il Plinio Clabassi di Sedegliano, delizioso paese della provincia friulana dove la cultura è ancora un valore da coltivare.

La definizione di “eretica della libertà” che ho scelto pensando a Marta, dopo aver visto tutti gli spettacoli della trilogia sulle Resistenze femminili, nasce dall’etimologia del termine eresia, dal greco “airesis”, che significa scegliere, schierarsi… e quindi avere il coraggio di impugnare e confutare verità dogmatiche. Una scelta di emancipazione che accomuna tutte le donne raccontate da Marta: dalla Ondina Peteani di È bello vivere liberi alle rivoluzionarie clarisse del Santa Chiara di Udine de La semplicità ingannata (usare il termine "rivoluzionarie", parlando di monache vissute nel 1500 che, non dimentichiamolo, vivevano recluse tra le mura di un convento, potrebbe sembrare insensato, ardito... eppure...) alle 18 giovanissime studentesse di Gloucester, Massachusetts, in Sorry_Boys, basato su un fatto realmente accaduto, che decidono di rimanere incinte contemporaneamente per affermare la loro personale idea di "mondo nuovo". Esperimenti di resistenza, per non subire, per contrastare gli oscurantismi di ogni epoca...



Marta, oltre ad essere, senza ombra di smentita, una tra le figure più interessanti della scena teatrale contemporanea (nel 2016, nuovamente finalista come miglior performer al premio Ubu), ha anche una capacità drammaturgica e narrativa che attraversa la profondità con leggerezza. In questo monologo, dove l’attrice-autrice divide in sei capitoli la vita della Peteani, lo spazio scenico è condiviso con i suoi burattini e pupazzi (meraviglie di espressività realizzate da Belinda De Vito), protagonisti del teatro di figura.

A dispetto della sua conformazione fisica minuta, la Cuscunà domina il palcoscenico, usando con disarmante naturalezza gli strumenti che le sono più congeniali: la voce (i suoi studi sulle tecniche vocali le consentono di riprodurre una variegata ed impressionante gamma di registri sia maschili sia femminili), gli effetti sonori (parti integranti dello spettacolo, che coinvolgono quasi fisicamente, a volte con violenza, lo spettatore), i gesti, le posture e le espressioni attraverso i quali caratterizza magistralmente i personaggi.

Di Ondina Peteani scopriamo così, con delicatezza, la pletora di sentimenti e di stati d’animo di una giovane donna alla ricerca di una sua dimensione sociale, politica e familiare.

Si affastellano così, capitolo dopo capitolo, tutte le figure fondamentali della vicenda di Ondina, a partire dai membri della famiglia Fontanot, Vinicio “Petronio” in primis, basilari per la sua formazione politica, a partire dalla decisione di aderire al Partito Comunista Italiano a soli 17 anni, maturata dopo aver assistito ad una strampalata quanto appassionata lezione di “comunismo al femminile”, tenuta dalla “maestrina” muggesana Alma Vivoda, che fu, nel 1943, la prima Caduta della Resistenza italiana. Munita di occhialoni da saldatore, Marta è irresistibile nei panni di Alma, deliziosa e buffa quando spiega come assemblare una specie di mitragliatore di produzione casalinga. Questo sarà il primo dei tanti successivi “schierarsi” della combattente Ondina Peteani, nome di battaglia “Natalia”, già in prima linea a 18 anni nella lotta antifascista nella Venezia Giulia, dove la Resistenza nacque prima che nel resto d’Italia dalle costole dei partigiani sloveni, che già nel 1941 si opposero all’occupazione fascista dei territori della Jugoslavia.



Marta, superando il limite della rappresentazione come imitazione, ci restituisce intatte la forza, la determinazione, l’onestà e la grande dignità di questa donna, che visse in prima persona l’immane tragedia dei totalitarismi, in condizioni di estrema vessazione e di negazione delle libertà più vitali.

Dalla mia poltroncina, al Teatro Clabassi, mi sono immedesimata con grande tenerezza e trasporto nella giovane partigiana Natalia, una delle poche donne ad aver partecipato all’eroica Battaglia di Gorizia (vi moriranno 256 operai di Monfalcone e 192 di Ronchi dei Legionari) e addetta ai collegamenti del Battaglione d’Assalto Trieste, il cui cuore palpita per i primi sussulti d’amore per Walter Gerlaschi “Blechi”, rivelatosi in seguito un traditore. Marta, per raccontare questo episodio, sceglie le note di Moon River, la splendida canzone cantata da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany… scelta semplicemente perfetta, evocativa, come la Danza della fata confetto, dallo Schiaccianoci di Tchaikovsky e come tutta la colonna sonora dello spettacolo.

La narrazione della vita di Ondina Peteani continua, serrata e travolgente. Nel 1943 i tedeschi effettuano un rastrellamento di massa a Vermegliano, la frazione di Ronchi dove Ondina risiedeva. Per questo fatto la Peteani visse un doppio dramma, subendo ingiustamente l’umiliante ombra del sospetto da parte dei suoi compagni… à la guerre comme à la guerre... e scoprendo di essere stata tradita dalla sorella Santina. Nel 1944 viene arrestata a Trieste e dopo una tremenda esperienza di carcerazione al Comando delle SS di Piazza Oberdan, deportata ad Auschwitz. Matricola 81672.

L’ultimo capitolo del monologo è un elettroshock dell’anima. Intenso e lancinante. Marta muove i suoi pupazzi dai grandi occhi lacrimevoli, che hanno l’enorme potere di trapassarti il cuore, un po’ come quelli ideati da Tim Burton per il film Big Eye, sulla vita della pittrice Margaret Keane.



Qui, la drammaturgia coinvolge anche l’autrice, obbligandola ad una trasformazione che avviene nella sua voce, strozzata dal pianto, nelle sue mani inguantate nel lattice, che danno vita alle marionette - il suono prodotto dallo sfregamento della gomma è inquietante, un simbolo di terrore che richiama alla mente agghiaccianti pratiche di tortura – nei movimenti dei pupazzi, che rappresentano Ondina e una delle sue compagne di sofferenza, una deportata ucraina… tutto l’orrore e le atrocità commesse nei lager nazisti e ovunque, ancora oggi, nel mondo, ti si riversano addosso… ti fanno fremere la pelle… su quei volti emaciati si vede “tutto il male del mondo”.

Queste sono parole che ha usato Paola, la mamma di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo, che Marta Cuscunà ricorda in ogni suo spettacolo, anche a Sedegliano, appendendo sul fronte del palco la bandiera gialla di Amnesty International “verità per Giulio Regeni”, diventata ovunque un simbolo d’impegno civile, contro l’indifferenza. Perché anch’io, come Marta, come Giulio, come tutti dovrebbero… “credo che vivere voglia dire essere partigiani” (Antonio Gramsci).


Penso sia doveroso e giusto chiudere questo racconto con le parole dell’ultimo intervento di Ondina Peteani sui valori della Resistenza, scritte nel 1990 per una conferenza:

“contro ogni forma di razzismo, contro qualsiasi discriminazione e prevaricazione razziale, sociale, culturale e religiosa, Ostinatamente, Ora e Sempre: Resistenza!”

ps: dieci minuti di applausi per Marta/Ondina al Teatro Plinio Clabassi di Sedegliano, Udine. E alla fine, nonostante la stanchezza e con un’incombente, mattiniera partenza verso Sezze, Latina, per una nuova rappresentazione, l’attrice si concede a lungo alle tante curiosità e alle domande rivoltele dal pubblico. Grazie Marta.

instArt 2016 / Marina Tuni ©


È bello vivere liberi

ideazione, drammaturgia, regia e interpretazione di Marta Cuscunà

oggetti di scena di Belinda de Vito

luci e audio Marco Rogante

disegno luci di Claudio “Poldo” Parrino

produzione: il Gaviale / Centrale Fies
____________________________

Marta Cuscunà racconta Ondina Peteani a Su il sipario!

http://www.gonews.it/2017/02/05/marta-cuscuna-racconta-ondina-peteani-sipario/


È Bello Vivere Liberi: la storia di Ondina, prima staffetta della Resistenza, in scena a Sezze

http://www.latinatoday.it/eventi/e-bello-vivere-liberi-marta-cuscuna.html

 

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