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A ciascuno il suo

di Leonardo Sciascia

Classe IIF

Anno scolastico 2004/05

Cucchetti Chiara

Frigerio Melissa

Galli Francesca

SCHEDA DI ANALISI DEL TESTO NARRATIVO

 

1.     TITOLO: A ciascuno il suo (Adelphi, 1966)

 

2.     AUTORE: Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto nel 1921, primo di tre fratelli. La madre viene da una famiglia di artigiani, il padre è impiegato in una delle miniere di zolfo della zona. Sciascia trascorre con il nonno e le zie la maggior parte dell’infanzia e il loro ricordo, così come il profondo legame con la Sicilia, ricorrerà spesso nelle interviste successivamente rilasciate dall’autore. Durante la scuola affiora subito la sua forte passione per la storia, unita all’amore per la scrittura e gli strumenti dello scrivere: matite, penne, carta e inchiostro sono oggetto dei suoi giochi. A partire dagli otto anni si dedica intensamente alla lettura di tutti i libri che gli è possibile scovare. Nel 1935 l’autore si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia e si iscrive all’Istituto Magistrale IX Maggio. Per due volte rimandato alla visita di leva, la terza è considerato idoneo al servizio militare ed è assegnato ai servizi sedentari, anche se non viene richiamato alle armi. Nel 1941 supera l’esame per diventare maestro elementare. Nel 1944 sposa Maria Andronico, maestra nella scuola elementare di Racalmuto. Da lei Sciascia avrà le sue due figlie, Laura e Anna Maria. Pochi anni dopo, nel 1948, il suicidio del fratello Giuseppe lascia un segno profondo nell’animo dell’autore. Nel 1949 inizia ad insegnare nella scuola elementare nel suo paese. È del 1952 la pubblicazione di Sciascia: si tratta di Favole della dittatura, ventisette testi brevi di prosa assai studiata. Sempre nel 1952, esce la raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore. Sciascia vince nel 1953 il Premio Pirandello per un suo importante intervento critico sull’autore di Girgenti (Pirandello e il pirandellismo). Dal 1954 si trova alla direzione di «Galleria» e di «I quaderni di Galleria», riviste antologiche dedicate alla letteratura e agli studi etnologici. Nel 1956 esce il primo libro di rilievo Le parrocchie di Ragalpetra, a cui seguono nell’autunno del ’58 i tre racconti della raccolta Gli zii di Sicilia: La zia d’America, Il quarantotto e La morte di Stalin. Nel 1960 è pubblicata la seconda edizione de Gli Zii di Sicilia, a cui s’è aggiunto un quarto racconto, L’antimonio. Del 1961 è invece Il giorno della civetta, il romanzo sulla mafia che porterà a Sciascia la maggior parte della sua celebrità. Oltre a Il consiglio d’Egitto (1963), gli anni Sessanta vedranno nascere alcuni dei romanzi più sentiti dallo stesso autore, dedicati proprio alle ricerche storiche sulla cultura siciliana: A ciascuno il suo (1966) un libro bene accolto dagli intellettuali e da cui Elio Petri ha tratto un film nel 1967; e Morte dell’Inquisitore (1967), che prende spunto dalla figura dell’eretico siciliano Fra Diego La Matina. Nello stesso anno esce per l’editore Mursia un’Antologia di narratori di Sicilia, curata da Sciascia. Sul finire del decennio Sciascia si trasferisce a Palermo in una casa zeppa di libri e d’estate torna a Racalmuto per scrivere. Il 1970 è l’anno del pensionamento e dell’uscita de La corda pazza. Il 1971 è l’anno de Il contesto, libro destinato a destare una serie di polemiche, più politiche che estetiche. Tuttavia si fa sempre più forte la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di episodi veri di cronaca nera: gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), I pugnalatori (1976) e L’affaire Moro (1978) ne sono un esempio. Nel 1974 nasce Todo modo, un libro che parla «di cattolici che fanno politica» (Sciascia) e che viene naturalmente stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche. Nel 1975 vi è la pubblicazione di Candido. Ovvero, un sogno fatto in Sicilia. In un articolo sul «Corriere della sera» dal titolo I professionisti dell’antimafia nel 1987 Leonardo Sciascia afferma che in Sicilia, per far carriera nella magistratura, nulla vale più del prender parte a processi di stampo mafioso. La memoria, privata e collettiva, restano però al centro della produzione letteraria sciasciana. Egli origina una collana chiamata "La memoria", che si apre con un suo libro, Dalle parte degli infedeli (1979), e che con le sue Cronachette festeggia nel 1985 la centesima pubblicazione. Per un ritratto dello scrittore da giovane è un’opera considerata “minore” di Leonardo Sciascia. Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla malattia che lo costringe a frequenti trasferimenti a Milano per curarsi. Sia pure a fatica prosegue la sua attività di scrittore. Carichi di dolenti inflessioni autobiografiche sono i brevi racconti gialli Porte aperte (1987), Il cavaliere e la morte (1988) e Una storia semplice (in libreria il giorno stesso della sua morte), in cui si scorgono tracce di una ricerca narrativa all'altezza della difficile e confusa situazione italiana di quegli anni. Pochi mesi prima di morire pubblica Alfabeto pirandelliano, A futura memoria (pubblicato postumo), e Fatti diversi di storia letteraria e civile. Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989.

 

3.     RIASSUNTO:

     Nell’estate del 1964, il farmacista Manno riceve dal postino una lettera anonima che lo minaccia di morte. Uomo tranquillo, esterno alla politica ed in grado di avere un rapporto sereno con chiunque, egli si meraviglia molto dell’accaduto. Ha, come unico divertimento, la caccia. Nascono dunque dei sospetti legati a questa passione, ma nessuno mai potrebbe avercela con lui. E’ quindi convinto che si tratti di uno scherzo, causato dall’invidia di alcuni suoi colleghi cacciatori. Una sera però, dopo una battuta di caccia, viene ucciso insieme ad uno dei suoi cani ed all'amico, il dottor Roscio. Gli inquirenti cercano quindi di risolvere la causa del misterioso omicidio di due persone apparentemente tranquille e perbene. Essi pensano che tutto sia stato causato da una relazione che Manno aveva con una frequentatrice della farmacia, ma questa ipotesi si rivela errata. Si basano infine su dei resti di ceneri lasciate da un sigaro di marca “Branca”.

Una diversa pista segue invece il professor Laurana, attratto dall'unicuique che nota scritto (con lettere ritagliate da un giornale) sul retro della lettera anonima. Si tratta senza ombra di dubbio di un ritaglio ricavato dall'Osservatore romano, che in paese ricevono solo due persone: il parroco di Sant’Anna e l’arciprete. Il professor Laurana, basandosi proprio sull’unicuique, che significa “a ciascuno il suo”, imbocca la strada esatta: il farmacista non c'entra niente, in quanto la sua uccisione serviva soltanto per portare fuori strada le indagini; era il dottor Roscio il vero bersaglio dell'agguato. Aiutato da alcuni personaggi essenziali, quali appunto il parroco di Sant’Anna, l’arciprete, il padre di Roscio ed alcuni suoi amici, riesce a trovare la risoluzione corretta: il dottor Roscio aveva scoperto la relazione che sua moglie, Luisa, aveva con suo cugino, l'avvocato Rosello, e che ormai continuava da anni. A causa dell’ultimatum che il dottor Roscio aveva lanciato a Rosello, l’avvocato reagisce facendolo uccidere da un sicario. L’ultimatum infatti prevedeva che, se non fosse terminata la tresca con sua moglie, Roscio, avrebbe fatto scoppiare uno scandalo sulla base di documenti compromettenti personalmente procuratisi.

Laurana si propone di tenere per sé i risultati della sua indagine, continuando per la sua strada. Ma non ci riesce in quando viene sedotto ed ingannato dalla bella Luisa, che, in accordo con il cugino, vuole liberarsi della pericolosa testimonianza che avrebbe potuto costituire. Mentre il professor Laurana giace in una solfatara, Rosello e la vedova Roscio si sposano, giungendo dunque al loro obiettivo finale.

 

4.     PERSONAGGI: Il protagonista dal romanzo è il professor Paolo Laurana.  Professore di latino ed italiano nel liceo classico di Palermo, viene considerato dai sui studenti un insegnante valido e molto bravo, anche se un po’ curioso. Molto gentile, a volte timido, è deciso ed irremovibile. Amante dei libri e della lettura in generale, si rivela onesto ma a volte troppo ingenuo (causa della sua morte). A volte triste e pensieroso, è molto legato alla figura di sua madre, la signora Laurana, tanto che vive nella frenesia di ogni singola giornata pur di vivere con lei. Altro personaggio importante è il dottor Roscio, marito di Luisa. Intelligente e deciso, non si abbatte quando scopre il tradimento della moglie, ma, anzi, fa di tutto per ricostruire la loro famiglia. Amante della caccia, è un uomo tranquillo, a cui piace leggere e che si comporta da onesto cittadino. Il farmacista Manno è un uomo per bene, che compie il suo lavoro quotidianamente, distraendosi, una volta a settimana, in quella che è la sua unica passione: la caccia. Su di lui tutti riversano la colpa dell’omicidio, senza però sapere che è proprio lui ad essere stato ucciso ingiustamente. Luisa, la moglie di Roscio, è una donna molto bella. Giovane, alta e slanciata, con i capelli scuri, è la figura della moglie ideale: splendida e religiosa. Tutti gli uomini del paese sarebbero fieri di averla come propria moglie. E’ però una donna ingannevole e falsa in quanto ha tradito sia la fiducia di suo marito, che quella di Laurana. L’avvocato Rosello, cugino di Luisa e nipote dell’arciprete, è un uomo spregevole ma che, inizialmente, sembrava volesse aiutare Laurana a risolvere il caso, di cui lui conosceva benissimo l’epilogo. Molto ricco, finge di accettare Luisa come moglie solo per pietà. Il parroco di Sant’Anna, spinto al clero per costrizione, a causa di una eredità, è un uomo simpatico e volubile, che conosce tutto di tutti e che si diverte a prendere in giro il suo cappellano. E proprio il parroco che fornisce a Laurana importanti informazioni su Rosello. L’arciprete, zio di Luisa e di Rosello, è un uomo che finge di non sapere la relazione tra i suoi nipoti, ma in fondo la conosce da tempo. Altri personaggi, di minore importanza, sono il padre di Roscio, gli amici di Laurana, don Luigi, il commissario, i frequentatori del caffè Romeris, l’onorevole Abello e Benito. 

 

5.     SPAZIO: Le scene si svolgono nella Sicilia degli anni 60, in un paesino di circa 7500 abitanti, non lontano da Palermo. Vi sono sia ambienti chiusi, sia aperti. Gli spazi occupano un importante ruolo nelle scene (per esempio nel dialogo tra Laurana e il padre di Roscio). Prevalgono gli ambienti chiusi; i principali sono la farmacia, la casa di Roscio, il caffè Romeris, il circolo, la chiesa di Sant’Anna, il pullman. Quelli aperti sono le strade di Palermo e del paesino, il cimitero e i campi dediti alla caccia.

 

6.     TEMPO: Il romanzo si ambienta nel 1964. Precisamente l’omicidio di Roscio e Manno avviene il ventitré agosto di quell’anno, mentre la consegna della lettera avviene circa una settimana prima. Il racconto si sviluppa fino all’inizio di novembre, con la festa dei defunti. E’ qualche giorno dopo a questa ricorrenza che avviene la morte del professore. L’ultimo capitolo si ambienta invece l’otto settembre dell’anno successivo.

 

7.     STILE: La lingua adottata dall’autore è un italiano letterario, che attinge tuttavia al “parlato” siciliano, di cui riproduce la struttura sintattica. Vi è, comunque, da parte di tutti una tendenza ad un registro formle.

 

8.     TECNICHE DI PRESENTAZIONE DELLE PAROLE E DEI PENSIERI DEI PERSONAGGI: Nel romanzo compaiono sia discorsi diretti che indiretti. Essi si equivalgono. Vengono anche riportati i monologhi interiori abbastanza frequentemente.

 

9.     NARRATORE: Il narratore è esterno, e segue le vicende come se non conoscesse il finale, esclusi alcuni particolari. Egli descrive i personaggi e, a volte, assume il punto di vista di essi.

 

10. TEMATICHE: Protagonista di questo romanzo è la mafia. L’autore fa prevalere la realtà siciliana sia di quel periodo, ma anche attuale, in cui una minaccia di morte non verrebbe presa così seriamente come invece andrebbe fatto. La politica e l'economia siciliane, l’amministrazione centrale, e i partiti politici vengono degradati dai protagonisti, e quindi dall’autore stesso. Presente e costante sullo sfondo, vi è l'analisi accurata dell'animo siciliano, le considerazioni di morte e vita, il mito della donna. Vengono inoltre citati, a volte, le opere letterarie care a Sciascia, tra cui Verga, Borgese, Pirandello e Brancati.

 

11. COMMENTO: Questo libro ci è piaciuto abbastanza, in quanto molto interessante e ci ha quindi involgiate alla sua lettura. Non ci è piaciuto però il finale, in quanto non ci saremmo mai aspettate un comportamento del genere da parte di Luisa. Speravamo invece in un matrimonio tra Luisa e Laurana, anche se questo finale non sarebbe stato propriamente adatto ad un romanzo giallo. In generale, comunque, è stato abbastanza bello.

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